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Appiah Mondiale Under 20 femminile Italia
, | 30 Settembre 2026

Cosa resta del Mondiale U20 dell'Italia Femminile?


Percorso di crescita storico, ma anche tanti elementi su cui lavorare per costruire il calcio femminile del futuro.

Prendere la tastiera in mano e pensare a cosa scrivere dopo l'ultimo Mondiale U20 Femminile è come aprire una seduta dallo psicologo. Per districare le emozioni ma al contempo distaccarle dalla cruda realtà dei fatti, si ha bisogno di un contributo quasi esterno.

Si conclude una manifestazione che sarebbe stata storica già solo superando i gironi: mai le Azzurrine, nelle partecipazioni precedenti (2004, quando il torneo era riservato alle Nazionali U19, e 2012, quando invece era già in piena denominazione Under20) erano riuscite a vincere una partita.

Ci erano andate vicine con la Nigeria nella prima edizione (il gol di Raffaella Manieri viene pareggiato a due minuti dal 90' da Akudo Sabi) e con il Brasile nell'ultima partecipazione, con la rete di Elena Linari recuperata in pieno recupero da Amanda Brunner Veiga.

Non solo le Azzurrine sono riuscite a vincere un incontro, aprendo la competizione col giant killing ai danni degli Stati Uniti, ma sono riuscite a vincere prima il girone, e poi a farsi strada fino alla semifinale, contendendosi una medaglia fino all'ultimo rigore. Il percorso di per sé è stato un crescendo di esperienze e lezioni, generando emozioni che solo la Nazionale U17 nel 2014 può dire di aver provato a livello giovanile - tutt'ora quel terzo posto rimane il miglior risultato di sempre di una nazionale giovanile femminile al di fuori del proprio continente (in bacheca si annovera invece l'Europeo Under19 del 2008).

Dimostrato il valore offensivo di Karen Appiah, Giada Pellegrino Cimò e Giulia Galli, confermato il talento di Emma Lombardi e Maya Cherubini, ha compiuto passi in avanti a livello di leadership anche Azzurra Gallo, capitana della spedizione. Ma sarebbe un gravissimo peccato non citare Elena Belli, che al netto di qualche errore grave ha fatto probabilmente più esperienza in queste 7 partite che in tutta la carriera giovanile.

Karen Appiah festeggia l'accesso alle semifinali dopo il 3-1 alla Corea del Sud.

Si sono messe in luce Lidia Consolini, Caterina Venturelli, Martina Cocino. Paola Fadda ha disegnato arabeschi in mezzo al campo, portando fantasia e creatività in un reparto che ne aveva assoluto bisogno; si è fatta valere Rosanna Ventriglia, la cui doppietta alla Nuova Zelanda ha permesso di strappare la qualificazione con un turno di anticipo.

Menzione d'onore per Sofia Testa, Martina Bressan, Marta Zamboni, Giada Catena, Manuela Sciabica e Gabriella Langella. Ognuna di queste 19 calciatrici o gioca nelle rotazioni di una squadra di bassa Serie A, o è stata frettolosamente mandata in prestito in B (Appiah al Cesena è una ferita aperta), o tutt'ora non le si riesce a costruire uno spazio al di fuori del settore giovanile.

Si parla di valorizzare le giovani, ma alla fine vengono concessi loro solo spazi di rincalzo fuori dai top club. La selezione annovera anche portiere come Lavinia Tornaghi ed Erica Di Nallo, che, seppur non abbiano mai giocato, sarebbe un errore sanguinoso non citare. L'impegno e la dedizione che ci hanno messo, pur non scendendo mai in campo, vanno premiati e segnalati.

Come in ogni terapia che si rispetti, ora arriva la parte più dolorosa, quella dei risultati ottenuti. Parlare di risultato per le giovani è precoce: tanta è la crescita da far fruttare nelle prossime annate, e una giocatrice può esprimere il suo potenziale già adesso, o tirarlo fuori anche a 30 anni. Ma va anche detto che, se si vuole concedere loro più spazio, è comunque giusto segnalare ciò che ha o non ha funzionato, e su cosa lavorare. Come visto durante la competizione, sono emersi problemi che sono strutturali e che non dipendono dalle calciatrici in sé.

Partiamo da un dato di fatto: il percorso è stato storico, ma parzialmente prevedibile. Il girone permetteva di essere superato con 4 punti e ripescaggio tra le migliori terze; la vittoria di esso è stata sorprendente, ma ha ovviamente agevolato il percorso, con la sfida alle due terze classificate della Coppa d'Asia U20 che ha spalancato la strada alla semifinale. Le partite poi vanno giocate e vinte, cercando di non cadere nei trappoloni, però alla fine il grosso del lavoro è dipeso da una sola partita, dal 2-1 sugli Stati Uniti.

Risultato a sua volta storico: mai a nessun livello si era vinto con quella che è la Nazionale di riferimento, ma è pur sempre vero che gli States stanno vivendo una fase di regressione del proprio movimento giovanile, con la rimozione del Draft che ha disperso il talento, e quel poco che c'è si trova diviso tra l'altissima competitività della NWSL (ma è il problema anche dell'Inghilterra) e club che preferiscono tenere le loro giocatrici a disposizione per il campionato, togliendo loro un'esperienza preziosa, come ha segnalato Emma Hayes. Quindi la sorpresa era possibile.

La Nazionale italiana probabilmente sta gestendo l'unica generazione che ha effettivamente beneficiato dell'ingresso dei club professionistici sin dalle età cruciali per lo sviluppo psicomotorio: è la generazione più preparata di sempre. Ciononostante, il gap contro squadre che fanno del settore giovanile un fiore all'occhiello - la Spagna campionessa del mondo lo ha confermato - è ancora enorme: la differenza la fa anche avere talenti che giocano già in Liga F (campionato che offre molto di più di quanto si dica) contro giocatrici che come picco massimo giocano in una squadra che ha chiuso al 4° posto l'ennesimo campionato sotto le aspettative (Cherubini e Lombardi, primi cambi della Fiorentina lo scorso anno).

Le semifinali e la finale per il terzo posto hanno poi evidenziato qualche limite dello staff tecnico nella preparazione delle partite chiave. Non si possono colmare due decenni di differenza con la Spagna in una sola partita, è vero, ma al contempo come la storia del calcio femminile insegna, una squadra molto tecnica e rapida può essere messa in difficoltà con una squadra fisica capace di sporcare la partita, mentre le Azzurrine sono state mandate in campo cercando di imitare il livello delle pari età spagnole.

Posto che anche metterla sul fisico può non pagare - la Spagna ha stelle futuribili in praticamente ogni ruolo - ma almeno puoi costruire una partita in cui l'esito può essere molto più incerto, e non basarti solo sugli errori sottoporta delle tue rivali.

Niente, la Fifa ci odia (sarà per questo articolo?) ma su Youtube potete comunque guardare questa sintesi della semifinale tra Spagna e Italia.

L'altro dato impressionante riguarda il minutaggio di una calciatrice come Manuela Sciabica, che sarebbe stata preziosa per le gare decisive. Al netto di quella che può essere stata la scelta tecnica (dai comunicati ufficiali non risulta alcun infortunio rilevante, differentemente da Sofia Testa, che aveva avuto un guaio muscolare dopo la prima partita), la centrocampista oggi in forza alla Lazio conta 71 minuti totali nella fase a gironi, e solo 25 circa nel quarto di finale vinto contro la Corea del Sud.

Dopo il primo tempo contro la Nuova Zelanda, non ha più trovato uno spazio. Probabilmente il selezionatore Matteucci si è fidato dell'alchimia che si era creata tra le giocatrici titolari, che rispecchiavano la sua idea di gioco, ma non metterla in campo in due partite decisive in cui avrebbe potuto dare il suo contributo è forse la macchia più grande della spedizione 2026.

Non c'è da soffermarsi troppo sugli errori individuali, in quanto facenti parte del processo di crescita e risultando enormemente meno pesanti che in un Mondiale per Nazionali Maggiori, e inoltre determinati dal fatto che molte giocatrici non sono abituate a certi ritmi. Alcuni errori di Belli, soprattutto quando si parla di esplosività, dipendono da una preparazione migliorabile da parte di chi la allena, mentre lei può fare passi da gigante ancora nella lettura di determinate situazioni.

Finché non le viene trovato un posto da titolare, o comunque un dualismo di livello, almeno in B, è difficile però che possa fare l'esperienza che serve. Già nell'ultima partita, soprattutto ai rigori, ha dimostrato che la forza interiore le permette di cancellare gli errori pregressi, e già in parte l'aveva messo in mostra con la Cina, evitando il possibile 2-1 dopo aver di fatto regalato il pareggio.

Elena Belli in lacrime sfoga la tensione dopo i rigori vinti in Italia-Cina, abbracciata dalla compagna di squadra dell'Inter Lidia Consolini: la numero 1 azzurra era stata protagonista in negativo sul pareggio cinese.

Anche sui rigori, c'è poco da eccepire. Bressan è stata sfortunata nell'angolare troppo la conclusione, Gallo forse troppo sicura nella battuta: il suo stato d'animo è talmente mutato nella squadra prima della serie finale tanto che, probabilmente, chiunque avesse calciato l'ultimo rigore lo avrebbe sbagliato. Ma è un'esperienza che servirà in futuro. Ora ha una Première Ligue da affrontare con il neopromosso Tolosa (club che non ha lesinato l'apertura dello stadio principale per le partite della squadra femminile), e avrà terreno per continuare a mettersi in discussione, quindi a migliorare.

La spedizione in Polonia si chiude con: tre vittorie (2-1 agli Stati Uniti, 3-0 alla Nuova Zelanda e 3-1 alla Corea del Sud), tre pareggi (1-1 con il Giappone, con la Cina e con la Colombia, le partite terminate ai rigori entrano in questa statistica) e una sola sconfitta, contro la Spagna in semifinale.

Dettagli che raccontano tutto e niente: due vittorie su tre alla portata, almeno due pareggi che andavano convertiti in vittoria entro i 90 minuti, un distacco abissale contro le iberiche. I numeri sono freddi e nascondono i tanti progressi delle nostre nazionali giovanili, ma al contempo indicano che non ci si può mai accontentare di qualche exploit se si vogliono coltivare generazioni, se non di talenti, comunque di giocatrici che possono giocare al più alto livello possibile.

  • Piacentino DOC, nel tempo libero studia Civilità e Lingue Straniere Moderne a Parma, ma principalmente scrive di calcio femminile per diverse testate. Appassionato inoltre di ciclismo, ma quando può segue qualsiasi sport.

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