
50 anni di Totti in 10 gol iconici
L’ex capitano della Roma compie metà secolo: questi, secondo noi, i gol che lo rappresentano meglio.
Il 27 settembre, a Roma, è festa da una trentina d’anni. È il compleanno del figlio di Roma, quello che Carlo Zampa chiamava affettuosamente il bimbo de oro. Totti non è più un bimbo, ne compie 50, non ha più rapporti con la Roma dal 2019, quando lasciò la società in aperta polemica con l’allora gestione di James Pallotta.
Negli ultimi anni c’è stato qualche tentativo di riavvicinamento ma non se n’è mai fatto nulla. Gli ultimi dieci anni di vita di Francesco Totti – ritirato dal calcio giocato a maggio 2017 – sono stati piuttosto dimenticabili, fra polemiche e problemi personali fuori dal campo, fino alla sua inclusione come ambassador della neonata società cestistica Maxima Roma.
La sua figura, infatti, è stata sempre accompagnata da un’attenzione quasi morbosa per tutto ciò che lo riguardava, compresi quegli aspetti di vita privata che col calcio non c’entravano nulla. Tant’è che in questi giorni è uscito il suo secondo libro – scritto con Alessandro Alciato (sic) – e le anticipazioni comparse su social e giornali riguardano tutte aspetti extra-campo.
Eppure, Francesco Totti è stato il più grande calciatore della storia della Roma, forse – senza dubbi, secondo chi scrive – il più forte calciatore italiano di sempre. Tra le infinite giocate magnifiche della carriera, ha segnato ben 307 gol coi giallorossi (e servito 205 assist) e 9 con la nazionale. Ho provato – e non è stato affatto facile – a scegliere i 10 gol più iconici (sic).
Non è stato facile: ne ha segnati moltissimi. Pensavo fosse doveroso sceglierne dieci, come il numero di maglia che ha sempre indossato. Non sono i più belli. Sono, appunto, iconici. Esemplificativi delle qualità di Totti, o catartici per l’importanza del momento in cui sono stati messi a segno. E sono, ovviamente, molto opinabili.
Roma-Parma 2-2, 1997/98
Totti non ha neanche 22 anni ma si prende definitivamente sulle spalle la Roma, giocando sulla sinistra del 4-3-3 zemaniano. Alla 27° giornata i giallorossi sono 5° appaiati al Parma di Ancelotti, che in porta schiera un giovane ventenne, Gianluigi Buffon.
E proprio all’amico Buffon Totti segnerà il secondo (il primo lo aveva segnato all’andata) di 11 gol messi a segno contro il Gigi nazionale. Il Parma è la vittima preferita del capitano giallorosso (che all’epoca non era ancora tale, lo diventerà 7 mesi dopo): dopo 10' di gioco, Totti spegne la contestazione dell’Olimpico contro la famiglia Sensi portando avanti la Roma con un pallonetto magnifico.
È un pallonetto in cui c’è tutto ciò che Totti si accingeva ad essere: la corsa in avanti a bruciare due avversari – figlia della preparazione con Zeman, tecnico che Totti ha sempre ringraziato per averlo ‘costruito’ fisicamente –, un solo sguardo al portiere per capire cosa fare, il tocco di genio. Perché per fare uno scavetto da lì col piede debole puoi essere solo che un genio.
La palla arriva da dietro, Totti è al limite dell’area, scorge Buffon a metà strada e scava il pallone col sinistro. La sfera è altissima sopra la testa del portiere, eppure riesce a varcare la linea quando è quasi a terra. Si abusa spesso del termine colpo da biliardo, eppure la palla viaggia nello stesso modo in cui viaggia la palla viene colpita in modo secco dala stecca. Ma dare quella traiettoria ad un pallone colpito in modo secco è quasi impossibile.
Questo sarebbe diventato uno dei più bei marchi di fabbrica dell'intera carriera di Totti, capace di segnare col pallonetto da ogni posizione.
Roma-Bologna 2-0, 2000/01
Il 2000/01 iniziò con una enorme pressione sulle spalle della Roma. Solo pochi mesi prima lo scudetto lo aveva vinto la Lazio, e la missione estiva di Sensi era stata quella di rinforzare l’organico per portare il titolo al di là del Tevere. Arrivarono Batistuta, Samuel ed Emerson.
Neanche il tempo di iniziare la stagione e quest’ultimo si rompe il crociato, mentre i giallorossi vengono eliminati malamente dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta. A Trigoria è già contestazione: il primo ottobre all’Olimpico arriva il Bologna, per la Roma è già uno spartiacque. I giallorossi devono vincere quel giorno.
Non è una situazione comoda psicologicamente. La Roma la accusa e il primo tempo è un monologo degli uomini di Guidolin, con Antonioli che salva più volte il risultato. Nel recupero della prima frazione, però, arriva la svolta. Punizione dalla destra di Assunçao, Totti ruba il tempo alla difesa felsinea e insacca.
Non è il gol più bello di Totti, che di testa non ha mai segnato tantissimo (il più bello per me resterà un gol a San Siro contro il Milan nel 2006), ma è uno dei più pesanti. È il gol che diede il via ad una cavalcata che vide la Roma in testa dall’inizio alla fine del campionato.
Lo si capisce anche dall’esultanza del capitano giallorosso, fresco 24enne, con sguardo rivolto al pubblico, e dall’esultanza di Capello in panchina. Perché i grandi capiscono quando un momento è quello della svolta.
Roma-Parma 3-1, 2000/01
Da Bologna a Parma sono circa 100km, ma da Roma-Bologna a Roma-Parma passano otto mesi e mezzo, una stagione che finisce tardissimo, il 17 giugno. Una stagione in cui la Roma è sempre stata prima in classifica ma in cui ha già fallito il colpo del ko la giornata precedente, facendosi raggiungere al 90' da un disastratissimo Napoli.
L’Olimpico è strapieno, ben oltre il limite consentito. Il Parma di Ulivieri è una buona squadra ma le sue velleità – e gli incubi dei tifosi giallorossi – vengono spenti dopo 19' da un siluro di Totti che su assist di Candela spacca la porta.
Il capitano giallorosso si leva la maglietta e va sotto la Sud (è raro che la Roma attacchi nel primo tempo verso la sua curva, eppure quell’anno capitò in entrambe le partite citate): è l’inizio dell’apoteosi che continuerà coi gol di Montella e Batistuta e poi per molte settimane nelle vie della città.
È anche, oltre che uno dei gol più importanti della storia della Roma, bellissimo. Totti arriva sul pallone col passo leggermente lungo eppure riesce a orientare il corpo e il collo del piede all’ultimo in modo da metterla all’incrocio, imprendibile per Buffon.
È uno dei tanti gol in cui si vede l’incredibile tecnica di calcio di Totti. Nell'annata dello Scudetto, altri 11 gol e altrettanti assist, con una menzione d’obbligo per il gol di sinistro al volo contro l’Udinese alla decima giornata, un gol di una difficoltà e una bellezza indescrivibili. Ma questo, Totti lo definirà il gol più importante della sua carriera.
Lazio-Roma 1-5, 2001/02
A sorprendere sono i diversi modi in cui il capitano giallorosso riusciva a segnare in pallonetto. Stavolta il pallonetto che non lascia scampo a Peruzzi arriva dai 25 metri, con la palla che piano piano si abbassa e che sembra non entrare mai. Nella telecronaca tifosa di Zampa si sente “dimme che entra, dimme che entra”, una supplica davanti alla lentezza esasperante di quella traiettoria perfetta.
Fu il gol - tecnicamente perfetto - che suggellò un derby perfetto della Roma: i 4 gol precedenti erano stati segnati da uno scatenato Montella, Totti aveva già messo a referto il solito paio di assist straordinari. Un derby che lanciò la Roma al primo posto in coabitazione con l’Inter a 8 giornate dalla fine e che sancì la fine della fortissima Lazio di Cragnotti.
Ma ad essere iconica, oltre al gol in sé, fu l’esultanza di Totti che mostrò una maglietta con scritto “6 UNICA”, rivolta a Ilary Blasi, letterina che aveva appena iniziato a frequentare e che tre anni dopo sarebbe diventata sua moglie.
Purtroppo, sappiamo com’è finita fra Totti ed Ilary ed altrettanto male finì quella stagione per la Roma che – nonostante Totti stesso dopo quel derby avesse dichiarato, giustamente, che la Roma era la squadra più forte e che lo scudetto potevano perderlo solo loro – due settimane dopo perse lo scontro decisivo a Milano e arrivò seconda, nonostante forse la rosa più forte della sua storia.
Roma-Inter 3-3, 2004/05
Il gol su punizione con cui Totti accorcia le distanze contro l’Inter – prima del definitivo 3-3 di De Rossi con esultanza da copertina – è iconico per due motivi. Il primo è numerico: è il numero 100 di Totti con la Roma. Il secondo è la faccia di Toldo dopo il gol subito.
Il portierone neroazzurro, compagno di eroismo di Totti a Euro2000, si rialza e sembra dire “Ma che posso farci io”. Ed effettivamente, riguardando quel bolide sotto l’incrocio da oltre 30 metri, davvero Toldo non poteva farci nulla. Resta da capire come sia stato possibile mettere la palla lì, con quella traiettoria, senza che la sfera perdesse in nessun modo velocità.
Era la prima partita della Roma con Delneri in panchina, in una stagione in cui Totti guidò i giallorossi nella prima parte – superando il record di Pruzzo e diventando il primo marcatore all time della storia della Roma – mentre nella seconda rimediò un paio di espulsioni evitabili con i giallorossi incredibilmente invischiati fino all’ultimo nella lotta per non retrocedere.
Fu una delle ultime punizioni calciate sia di precisione che di potenza da Totti, che nella fase successiva della sua carriera scelte di tirarle esclusivamente di collo pieno, sfruttando una tecnica e una potenza di calcio con pochi eguali al mondo. Ce n’è una spettacolare contro la Lazio nel 2011, una contro il Bari di due anni prima e una a Mosca in Champions League abbastanza esemplificative: belle, potenti e precise come quella all’Inter non ce n'è nessuna.
Inter-Roma 2-3, 2005/06
Non cambia l’avversario, cambiano stagione e stadio. Siamo a San Siro, impianto di cui Francesco Totti è il primatista per gol segnati da avversario, ben 13. Un record che rende bene la grandezza del giocatore - mi è costato tenere fuori la botta di collo sempre contro i neroazzurri nel 2013 e la doppietta su punizione nella finale di Coppa Italia del 2003.
A detta dello stesso Totti, questo è il gol più bello della carriera, e penso di accordarmi al suo giudizio. È un gol in cui c’è tutto Totti: il capitano giallorosso viene a prendere palla basso, la difende col corpo dal ritorno di due avversari senza rinunciare alla progressione, vince il duello, ha il tempo di visualizzare la posizione fuori dai pali di Julio Cesar.
A quel punto riabbassa la testa e riesce a scavare il pallone senza rinunciare a dar forza alla traiettoria, che risulta imparabile. Ha preso palla a 60 metri dalla porta, l’ha portata per oltre 30 e l’ha depositata in rete senza entrare nell'area nerazzurra.
Nel secondo tempo di quella partita Totti segnò anche su rigore, prima di essere espulso nel finale insieme a Veron per motivi ignoti. Più avanti nella stagione, invece, Spalletti inventò il falso nueve quattro anni prima di Guardiola, con Totti vertice offensivo del suo 4-2-3-1 a creare spazi in cui mandare in porta Mancini, Taddei e Perrotta.
Fu anche la stagione in cui Totti rimediò il primo grave infortunio della carriera, con la caviglia spaccata da Vanigli in un Roma-Empoli del successivo febbraio. Infortunio che, però, non gli impedì di vincere il Mondiale da titolare pochi mesi dopo e di concludere la stagione con 17 gol e 10 assist in 29 partite.
Sampdoria-Roma 2-4, 2006/07
Fino all’ultimo sono stato indeciso se inserire o meno questo gol. Non perché non sia bello, anzi: è decisamente nella top 5 dei gol più belli della carriera di Totti. Ma perché è forse meno iconico di altri per importanza del momento.
Eppure, ci sono due motivi per cui – al di là della sua complessità difficilmente spiegabile – non si poteva togliere questa rete. Il primo è che questo capolavoro Totti lo fa col piede "debole", quel sinistro operato con cui non segnava da prima dell’infortunio.
Il secondo è la reazione del pubblico doriano. Totti, che all’epoca aveva appena compiuto 30 anni, non è mai stato tanto amato dalle altre tifoserie italiane. Erano ancora lontani i tempi degli applausi e degli striscioni che hanno accompagnato la sua ultima stagione. All’epoca erano insulti e critiche al suo modo di parlare troppo romanaccio.
Eppure quel giorno dopo quel gol (il secondo di giornata, con una Roma che faceva 3/4 gol a tutti giocando un calcio avanguardistico) furono solo applausi da parte di tutto Marassi. I tifosi doriani erano consapevoli di aver assistito a qualcosa di incredibile, come incredibile fu la stagione di Totti.
26 gol in Serie A, di cui divenne capocannoniere. 32 in tutte le competizioni, conditi dalla solita quindicina di assist. Nel mentre, la prima Coppa Italia della Roma dopo 16 anni e soprattutto la Scarpa d’Oro. Un stagione che gli valse, giustamente, la top 10 nella classifica del Pallone d'Oro.
Roma-Juventus 1-0, 2012/13
Nella stagione 2012/13 Totti ritrova Zeman, l’allenatore che quindici anni prima lo aveva lanciato dal punto di vista fisico e tattico. E i risultati – nonostante il Boemo-bis a Roma sia stato una delusione – non tardano ad arrivare: nella stagione dei suoi 36 anni, Totti mette a referto 12 gol e 13 assist, saltando solo 4 partite in tutta la stagione.
La stagione della Roma, però, sarà negativa, coi giallorossi mai in lotta per le posizioni che contano. Una piccola gioia per i tifosi romanisti arriva a febbraio con la vittoria per 1-0 contro la Juventus capolista. A decidere la sfida è un bolide di Totti all’ora di gioco.
La palla viene ribattuta dalla difesa juventina fuori dall’area di rigore, Totti fa un paio di passetti e dai 25 metri lascia partire un siluro di collo che supera i 110km/h. Buffon, al quale il capitano giallorosso segna per la decima volta in carriera, neanche la vede partire.
Quel gol, all’interno di una partita in cui avrà messo in porta i compagni una decina di volte, è emblematico dell’incredibile capacità di calcio di Totti, in grado di caricare il destro rapidamente e di sprigionare potenza anche con un movimento relativamente limitato grazie ad un’incredibile forza nel busto, che mentre calcia non perde mai l’equilibrio. Fatico a trovare nella storia tanti giocatori più forti di lui nella botta di collo pieno.
Per curiosità, la notte dopo la partita a Roma fu registrata una piccola scossa di terremoto, per fortuna senza danni a cose o persone. Fu (scherzosamente) attribuita all’impatto del pallone calciato da Totti.
Manchester City-Roma 1-1, 2014/15
Salto temporale di due stagioni - mi è costato lasciar fuori la 2013/14, dove Totti nei primi mesi della gestione Garcia fu semplicemente ingiocabile, prima di un grave infortunio rimediato contro il Napoli il cui impatto sulla fine della carriera fu secondo me sottovalutato -: il 2014/15 fu l’ultima stagione in cui Totti, a 38 anni, va in doppia cifra. 8 gol in campionato e 2 in Champions League, con questi ultimi che all’epoca furono i più “anziani” mai realizzati nella competizione.
Nonostante la bellezza del secondo gol – un bolide su punizione contro il CSKA Mosca – il primo contro il Manchester City è secondo me un altro gol emblematico dei punti di forza del capitano giallorosso.
Imbeccato in profondità da Nainggolan, Totti alza la testa, vede Hart piazzato male e accarezza il pallone quanto basta per superare il portiere sulla sua sinistra con un tocco che non esaspera verso l’alto la traiettoria, ma fa sì che lo scavetto sia arcuato quanto basta per essere imparabile.
Quanti gol ha fatto Totti col pallonetto/scavetto? Me ne vengono in mente a decine e tutti belli in modo diverso: scavetti come questo, pallonetti da lontano come quelli citati contro Inter e Lazio o un altro paio spettacolari nel corso degli anni contro Empoli o Milan. Anche qui, parliamo di uno dei più forti della storia nel padroneggiare questo fondamentale.
Roma-Torino 3-2, 2015/16
L’ultimo gol che ho scelto Totti lo segna 18 anni dopo il primo della selezione. Tra il primo e l’ultimo gol di Totti con la Roma sono passati 22 anni e mezzo, un lasso di tempo incredibilmente ampio che rende bene il motivo per il quale considero Totti il più forte calciatore italiano di tutti i tempi. Per la sua longevità.
Il 2015/16, in cui Totti compie 39 anni, è la prima stagione da non titolare della Roma dopo 20 anni. I motivi sono tanti: l’età, l’arrivo a Roma di Dzeko, un grave infortunio nella prima parte di stagione. Quando Totti rientra a disposizione a febbraio, poi, la Roma ha cambiato allenatore.
Al posto di Garcia è tornato a Trigoria Spalletti. Il toscano, dieci anni prima, mise Totti falso nueve, inventandogli una posizione nella quale il capitano giallorosso ha avuto la sua miglior stagione a livello realizzativo. Totti deve molto a Spalletti, così come quest’ultimo deve molto a Totti: l’efficacia di quel modulo dipese anche dall’immensa qualità del capitano giallorosso.
Si è detto e scritto tantissimo sulle liti fra i due in quella stagione e in quella successiva. Andrei oltre, sperando che riescano a farlo anche loro un giorno. In ogni caso, questi due gol segnati nel giro di pochissimi minuti, sono simbolici per la capacità di Totti di riscrivere ancora una volta la storia. Anche in un momento sportivamente e umanamente difficilissimo come quello del crepuscolo della propria carriera, in qualche modo anche della propria vita.
Il primo è un’incredibile acrobazia – simile ad un altro gol segnato l’anno prima contro la Lazio, quello del selfie sotto la Sud – venti secondi dopo il suo ingresso in campo. Il secondo è un rigore (nel corso di quella partita alla Roma furono negati due rigori solari, poi entrò Totti e gliene fu assegnato uno inesistente), col tiro che forse per la prima volta tradisce un po’ di emozione, per il 3-2 finale.
Totti entra con la Roma in svantaggio 1-2 all’86esimo e la ribalta in un attimo. Il giorno dopo per molti è la scusa per fare la guerra a Spalletti. Per tutti, però, è l’ennesima emozione incredibile che Totti, a quasi 40 anni, ancora riesce a regalare ai suoi tifosi.
Bonus track: i due rigori con la Nazionale: Olanda-Italia 0-0, 1-3 d.c.r. (Euro2000) & Italia-Australia 1-0 (Mondiali 2006)
La semifinale di Euro2000 è una delle partite non solo con uno dei gol più rappresentativi della carriera di Totti, ma credo sia una delle partite più memorabili della storia degli Azzurri. L’Italia resiste in dieci fino ai rigori contro i padroni di casa, che già durante i tempi regolamentari sbagliano due tiri dal dischetto.
Totti, che in quell’Europeo era già il migliore dell’Italia fino a quel momento segnando contro Belgio e Romania, entra solo nel finale al posto di Fiore. Gli Azzurri si affidano a lui per gestire e proteggere il pallone in attesa dei rigori.
Poi, quando per gli Oranje dal dischetto hanno già sbagliato De Boer e Stam (per l’Italia, invece, avevano segnato Di Biagio e Pessotto), Totti va per il 3-0. La storia della chiacchierata a centrocampo con Di Biagio e Maldini è storica, così come è storica la frase “Mo je faccio er cucchiaio”, accentuata nell’accento romano.
In ogni caso, Totti lo fa davvero. Scavetto e palla che si infila in rete placida alle spalle di Van der Sar, tuffato inutilmente alla sua destra, beffato da un pallone che lentamente consegna di fatto la finale agli Azzurri.
Finale che, per inciso, Totti giocherà in modo divino, propiziando il gol del vantaggio di Delvecchio e creando occasioni a ripetizione per il 2-0. Alla fine, la Francia la ribalta in extremis. Una delusione cocente per l’Italia e un gran peccato per Totti: non è una bestemmia ipotizzare che se l’Italia avesse vinto quell’Europeo (in cui Totti era stato il giocatore migliore) il romanista avrebbe potuto concorrere molto seriamente per il Pallone d’Oro.
Fast forward di 6 anni. 6 anni in cui Totti è stato spesso criticato per non fare in Nazionale la stessa differenza che fa con la Roma. Ottavi di finale dei Mondiali in Germania. Gli Azzurri sono bloccati sullo 0-0 contro l’Australia, dal 50' sono in inferiorità numerica per l’espulsione di Materazzi. A venti dalla fine Lippi manda in campo Totti – per la prima e unica volta in quel Mondiale, partiva in panchina – per difendere palla e far passare i secondi. La sensazione, però, è che ai supplementari la maggior freschezza fisica degli oceanici potrebbe costar cara all’Italia.
All’ultimo minuto di recupero Totti trova una trama impensabile per Grosso, che ottiene un rigore generoso (eufemismo). Lippi racconterà che in quel momento guardò negli occhi i suoi giocatori e tutti distoglievano lo sguardo o andavano altrove. Fu solo Totti a prendersi la responsabilità.
Quattro mesi e mezzo dopo la frattura del perone e dei legamenti della caviglia, Totti tirò un bolide alle spalle di Schwarzer, mettendo all’incrocio un pallone che pesava tonnellate. Il sollievo degli Azzurri è tutto nell’abbraccio finale e nell’esultanza di spalle di Buffon; il valore di Totti e la sua capacità di prendersi le responsabilità sono tutte nel suo sguardo all’arbitro un secondo prima di calciare.
A proposito di essere decisivo con l’Italia, un ricordo dalle partite successive. Due assist – di cui uno di tacco, fondamentale nel quale non penso di esagerare se dico che è stato fra i migliori di sempre – ai quarti contro l’Ucraina, prestazione incredibile in semifinale contro la Germania. Tutto questo con svariati pezzi di ferro nella caviglia.
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