
Roma e Inter sono le migliori squadre della Serie A 2026-27 per motivi diversi
Il 2-2 dell'Olimpico ci ha rivelato pregi e difetti di Roma e Inter, ma soprattutto su cosa differiscano davvero nelle loro qualità tattiche.
Più che Roma-Inter, quella andata in scena sabato sera è una partita che ormai da anni ha preso sempre più le sembianze di una sfida personale tra Gasperini e i nerazzurri: da una parte il calcio caratteristico del tecnico di Grugliasco, allenatore che reso le marcature a uomo a tutto campo il mantra di un paese calcistico intero; dall'altra parte, la squadra che più di tutte ha mostrato i punti deboli di questo tipo di gioco di pressione, capace di aggirarlo facilmente con le sue rotazioni e la sua fluidità. Discorsi triti e ritriti insomma: sappiamo già tutti del record negativo dell'ex Atalanta in questa particolare sfida.
Cosa succederebbe però se tutto a un tratto l'Inter stessa abbracciasse la stessa filosofia di Gasperini, abbandonando quel gioco ragionato e coordinato che tanto ha esposto una delle più grandi certezze del calcio nostrano? La risposta è scritta tra le righe ovviamente: la partita tra le due capoliste (insieme alla Lazio) del campionato che abbiamo visto sabato sera è la rappresentazione di due squadre che hanno pensato poco, andando sempre in verticale con propensione molto offensiva.
La cosa più interessante è proprio questa trasformazione dell'Inter, passata dal dominare questi confronti aggirando – figurativamente e concretamente – le marcature a uomo all'affrontarle nel modo apparentemente più intuitivo possibile. Questo non ha potuto che agevolare il piano gara di Gasperini che ha sempre fatto esaltare le proprie squadre, storiche underdog, mettendo le partite sul piano dei duelli, quasi convincendo i propri giocatori che potessero battersela con compagini ben più blasonate.
Se prima la strategia nerazzurra era controintuitiva, adesso è perfettamente coerente: mi pressi con tutti gli uomini? Io gioco direttamente sulle punte. La partita si è svolta tutta lì, con gli ospiti che hanno rinunciato a penetrare il pressing per scavalcarlo direttamente. Paradossalmente è stata più la Roma quella che ha portato attacchi più ragionati, con le classiche rotazioni in fascia tra braccetto-mediano-mezza punta, specialmente a destra con Mancini, Cristante e Dybala, un principio che Chivu ha totalmente abbandonato in questa partita.
I primi 15 minuti, ma più in generale il primo tempo, hanno seguito il solito canovaccio delle ultime partite dei campioni in carica: una squadra distratta e che fa errori molto banali, non solo nella gestione del palleggio ma anche in piccole situazioni difensive, soprattutto in fascia. Si è parlato tanto di come Chivu avesse reso molto meno importante la costruzione dal basso rispetto al suo predecessore, eppure ad inizio stagione – contro il Monza di Juric che, si sa, è un seguace di Gasperini – i nerazzurri hanno spesso giocato contro la pressione, forzando molto anche a ridosso della loro area.
Contro la Roma, invece, il piano gara era evidente: bypassare la pressione e puntare tutto sui duelli degli attaccanti, marcati da Balerdi e Mancini mentre Barella veniva seguito da Hermoso.
Thuram, dopo la partita, ha detto una cosa molto intelligente e di cui spesso ci si dimentica: «le squadre possono fare delle grandi partite, non c'è solo l'Inter in campo. Il primo tempo della Roma è stato spettacolare, non trovavamo le soluzioni e loro andavano fortissimo». Un discorso sacrosanto e coerente con quello che si è visto in campo.
I padroni di casa infatti hanno dominato nei duelli in tutti i primi 45 minuti e hanno mostrato soprattutto una riaggressione di alto livello. Non a caso, è lì che l'Inter subisce il primo gol. Lato nerazzurro, non ci sono particolari colpevoli nell'azione che porta alla prima rete di Koné se non un'eccessiva attenzione sul pallone – Zielinski avrebbe potuto assorbire l'inserimento che occupava Akanji – e una piccola mancanza di effort soprattutto da parte di Barella.
Detto questo, è anche vero che l'Inter in primis non ha approcciato la partita in modo ottimale, sia nell'uscita dal gegenpressing che nelle prime fasi della costruzione, rivelatesi sempre molto rinunciatarie.

Gli ospiti, dunque, si sono ritrovati in territorio nemico e la diretta conseguenza di ciò è stata una prestazione sottotono dei centrocampisti. Proprio in quella zona del campo è evidente quale delle due squadre sia riuscita maggiormente a comandare questo tipo di partita: da un lato, l'esuberanza della mediana romanista, specialmente di un Cristante che a livello difensivo l'ha fatta da padrone; dall'altro, il dominio del terzetto difensivo interista, con Bisseck e Akanji che sono sempre riusciti a contenere le transizioni avversarie.
Se dovessimo leggere la partita attraverso queste prestazioni, potremmo dire che l'Inter non riusciva a far partire la transizione o comunque a lanciare in profondità i giocatori più avanzati, a differenza della Roma che però spesso e volentieri si scontrava contro la difesa degli ospiti per via di scelte sbagliate nel momento della rifinitura. La squadra di Chivu, inoltre, aveva più di qualche problema nell'alzarsi in pressing: le uscite non erano proprio chiare e i giocatori meno avanzati non riuscivano a risalire il campo, con gli attaccanti e Jones – nettamente il più attivo nell'attivarsi sui classici trigger – che si ritrovavano da soli a pressare.

Jones, infatti, usciva su Cristante con Thuram e Lautaro sugli altri due difensori. Mancini rimaneva largo e forse, nelle idee di Chivu, era Dimarco a doverlo aggredire. L'esterno però non riusciva mai a farlo, dal momento che sui palloni laterali a destra l'Inter risultava sempre lunga, con Zielinski che rimaneva senza un particolare compito. In parte, questo problema ha causato la rete del 2-0.
Gasperini, infatti, teneva i braccetti molto larghi: una mossa tipica dell'allenatore di Grugliasco, quella di allargare la struttura con smarcamenti fuori linea dei mediani. Essendo che, come detto, Jones usciva su Cristante, Mancini dunque veniva lasciato con tanto spazio per avanzare, il che costringeva i nerazzurri ad abbassarsi.

Appena i nerazzurri si abbassano, però, tendono a far qualche errore. L'identità è cambiata, anche col cambio Dumfries-Diouf, e adesso la squadra di Chivu fatica nelle situazioni di difesa posizionale. Oltretutto si è sentita l'assenza di Calhanoglu, con Zielinski che è stato molto passivo ritrovandosi molte volte senza posizione.
Da quel cambio gioco di Hermoso, come detto, l'Inter perde campo, assorbe gli inserimenti ma quando deve risalire lo fa con riferimenti sbagliati. Qui, il centrocampo ha stretto troppo e Barella si ritrova a dover uscire su Konè lasciando però Diouf da solo contro due avversari.

Soulè punta e tira, viene fermato ma mantiene il possesso del pallone e cambia gioco. Nel risistemarsi, la linea difensiva fa un mezzo disastro: Bisseck risale mettendosi in linea con Akanji, probabilmente per lasciare in fuorigioco gli avversari; una volta che Dybala minaccia il cross, però, lo svizzero giustamente indietreggia, Bisseck non lo segue e lascia un buco; nel frattempo, Diouf è totalmente passivo, non si accoda alla linea e lascia una voragine. Konè e Mancini si ritrovano quindi soli e la Roma trova il raddoppio.

Gli ospiti rientrano negli spogliatoi dopo un primo tempo in cui hanno perso tutti i duelli a centrocampo e in cui hanno creato solo una palla gol, nata da un'astuzia di Lautaro che lancia Bisseck direttamente da fallo laterale – l'altra occasione importante è viziata da un fuorigioco dello stesso Lautaro. Inoltre, i nerazzurri non sono riusciti a difendere bene né stando bassi, come abbiamo visto, né tantomeno pressando, risultando molto lunghi e con tante iniziative personali che non hanno visto seguito.
Specialmente Jones si è dimostrato giocatore che viene da un ambiente calcistico, il Liverpool, che fa dell'intensità il proprio credo più importante, risultando però a volte totalmente slegato dal resto della squadra e non capendo perché nessuno lo seguisse.

A fare le fortune di Chivu, una volta rientrati in campo, sono stati i due attaccanti: Lautaro e Thuram, dopo nemmeno un minuto dall'inizio del secondo tempo, si inventano un gol praticamente da soli. Da lì probabilmente l'Inter si fa coraggio e la Roma si abbassa un po'. È in quei momenti che i nerazzurri giocano meglio, anche perché Barella ha più tempo per muoversi in mezzo al campo e sfruttare quel vantaggio strutturale che gli ospiti hanno: era Hermoso ad uscire sulla mezzala sarda, ma partendo dalla linea difensiva non sempre riusciva a seguirlo se i giallorossi si abbassavano, anche perché l'ex Cagliari si muove spesso verso sinistra per creare superiorità.
Così era Soulè a sacrificarsi, la Roma perdeva campo e uomini per le ripartenze, le energie sono calate e l'Inter ha potuto far prevalere il suo dominio territoriale, pur rischiando qualcosa in transizione viste delle preventive ancora deficitarie.
Questo anche perché l'occupazione del campo non era delle migliori, specie quando i nerazzurri attaccavano a sinistra. Diouf ha infatti la tendenza ad accentrare non solo le sue ricezioni ma anche le sue conduzioni dando vita a molte combinazioni centrali. Il problema è che spesso e volentieri i compagni non potevano trovare sfogo in lui, e con Barella che si spostava verso l'altra fascia la struttura interista mancava di stratificazione per affrontare eventuali transizioni. Inoltre, questa indole dell'esterno francese ha un po' ingolfato alcuni possibili attacchi veloci, visto che talvolta andava a scontrarsi con i suoi compagni di squadra invece che attaccare in binario.

In generale l'ex giocatore del Lens – fresco di convocazione in nazionale francese – ha portato vivacità in alcune situazioni in cui l'Inter ha potuto attaccare il campo in lungo restando, però, l'anello debole della squadra in fase difensiva. Lo dimostra la partita con la Roma, con i giallorossi che hanno trovato tante soluzioni progressive sulla sua fascia specialmente nel secondo tempo.
Alla fine l'Inter esce dall'Olimpico con un ottimo punto, specie per come si era messa la partita, sebbene l'impressione è che ci sia tanto da migliorare sia a livello tattico che non: Diouf da quinto ha funzionato per certi aspetti – ricerca del fondo, imprevedibilità, attacchi veloci, dominio territoriale – ma se dovessimo mettere sulla bilancia i pro e i contro forse rischia di limitare le potenzialità di questa squadra. Il rientro di Spence dovrebbe risolvere alcuni problemi difensivi, ma dobbiamo ancora capire come verrà sfruttato in fase offensiva. Infine, Jones si deve ancora integrare e Chivu deve aiutarlo nel in tale processo, specie difensivamente dove i nerazzurri non riescono a rendere bene in nessuna delle fasi.
In generale, il pressing dell'Inter è regredito e il cambio definitivo degli uomini in difesa – non c'è più un marcatore in squadra – ha tolto certezze decisive nelle fasi di difesa posizionale.
Sarà interessante vedere nei prossimi mesi come si evolveranno tutti questi temi, così come se Chivu vorrà tornare a organizzare una costruzione più sofisticata di quella vista contro la Roma: l'impressione è che sia un peccato aver rinunciato a degli automatismi consolidati, anche perché la partita è andata sui binari che voleva Gasperini, con i nerazzurri l'hanno ripresa solo perché dispongono di una rosa forte composta da giocatori che sanno come sporcarsi le mani.
Dall'altro lato, la Roma si conferma una squadra forte e in forma, con dei principi ormai assimilati da tutti i suoi giocatori: il pressing, quando eseguito, è gestito bene; i cambi di marcatura son sempre fatti alla perfezione; inoltre, i movimenti in catena stanno portando tanti frutti in termini di creazione di occasioni. La rosa della Roma manca di profondità e questo potrebbe essere un problema sul lungo periodo ma i giallorossi, anche contro l'Inter e nonostante la rimonta subita sul 2-0, hanno confermato l'impressione generale: ovvero che è la squadra che ha iniziato meglio di tutte questa Serie A.
Il pareggio finale lascia naturalmente i giallorossi con l'amaro in bocca. Gasperini e la Roma, tuttavia, devono essere consapevoli di aver giocato una gran partita contro quella che è la squadra da battere in un campionato, specialmente appena prima di questa maxi-sosta per le nazionali. Questa Roma-Inter è stata la perfetta partita di cartello per chiudere in bellezza un inizio di stagione divertente di questa Serie A, sperando le cose non cambino troppo in futuro.
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