
Juventus-Atalanta 2-0, Considerazioni Sparse
Bremer e Conceicao scacciano via i fantasmi di Sassuolo e rasserenano la Juventus prima della sosta per nazionali.
La Juventus supera 2-0 l’Atalanta di Maurizio Sarri grazie alle reti di Chico Conceicao e Bremer, e si appresta a vivere le tre settimane di sosta nazionali in acque molto più tranquille rispetto a quelle di una settimana fa. I bianconeri danno seguito alla bella prestazione col NEC ritrovando la vittoria in campionato che mancava dal 29 agosto (2-0 al Parma, sempre in casa), e soprattutto con una prestazione per larghi tratti più che convincente; tutto l’opposto invece per l’Atalanta, che incassa la terza sconfitta consecutiva e più opaca di così è difficile da ricordare: lontana parente sia di una squadra di Sarri che, anche banalmente per ritmi, della Dea alla quale Gasperini ci aveva abituato.
I primi minuti, in realtà fino al gol di Conceicao al 28', sono comunque ricchi di spunti interessanti da ambedue le parti: partita veloce, quasi frenetica, con entrambe le squadre che, recuperata palla, cercano subito la verticalità sugli esterni. Tanti, troppi errori tecnici però impediscono di creare occasioni limpide: il trio Ederson – Kessie – Samardzic non riesce mai a servire Rowe con i tempi giusti, mentre dall’altra parte la catena Bellanova – De Keteleare non riesce praticamente mai a giocare a uno-due tocchi, con il belga che arriva quasi sempre all’uno contro uno con Celik in conduzione statica e non lanciato, risultando molto più facile da neutralizzare. In generale, sembra un’Atalanta A-Sarrica: praticamente nessuna trama di prima, tanti tocchi in una singola azione da parte di partecipanti piatti nel giocare la palla, troppo poco coinvolgenti e soprattutto lenti. Addirittura, i due centrali, Kristensen e Scalvini, più di una volta saltano il centrocampo cercando direttamente la palla su Krstovic per guadagnare campo, di fatto sfiduciando il proprio centrocampo. Sarri dovrà evidentemente lavorare proprio sui tre interpreti lì in mezzo: Kessie è tanto indietro di condizione e di ritmo gara ed è tutt’altro che un vertice basso sarriano (alla Jorginho o banalmente Rovella per intenderci), Samardzic funziona a corrente troppo alternata nonostante le qualità tecniche importanti e Ederson, forse l’unica certezza a inizio stagione, pare non abbia ancora assimilato i concetti e le richieste del tecnico toscano (d'altronde, siamo solo alla quinta giornata).
La prima mezz’ora è molto interessante anche per quanto riguarda la Juventus: se in fase di non possesso i bianconeri hanno ancora il brutto vizio di scappare all’indietro fino alla loro area una volta che gli avversari superano il primo pressing, non riuscendo ancora ad essere impattanti in maniera continuativa in fase di riaggressione, è l’occupazione del campo in fase offensiva ad essere finalmente efficace: se a Sassuolo avevamo visto una squadra disorientata e confusa, con i bergamaschi, forti forse anche del fatto che il 433 disegnato da Sarri non ha brillato per dinamismo, la Vecchia Signora, quando ha la palla, mette praticamente sempre gli avversari alle corde. Spalletti va con una sorta di 3-2-4-1 dove gli uomini chiave sono Luiz, da cui passa praticamente tutta la manovra, Mckennie, che occupa tutta la percentuale del pianeta che non è acqua, rendendo così sostenibile avere Alajbegovic e Conceicao così vicini a Kolo Muani e centrali (non isolati con i piedi sulla linea del fallo laterale) e Nico Gonzalez. Ecco, la partita di oggi dell’ex Viola è l’esempio chiaro del perché è un giocatore amato da tutti gli allenatori. L’argentino si fa tutta la fascia destra, in un paio di occasioni fa addirittura il quarto con Kalulu e Bremer centrali e Lucumì leggermente a sinistra e permette a Conceicao di giocare molto più dentro il campo (infatti il gol nasce proprio dal fatto che il 7 può tagliare in area senza preoccuparsi di Bernasconi, che deve seguire Nico) e soprattutto garantisce al compagno un’opzione in termine di sovrapposizione molto più efficiente e qualitativa di Kalulu, che infatti rimane molto più bloccato del solito. Dall’altro lato un lavoro altrettanto importante lo fa Celik: seppur a piede invertito, gioca molto alto e spinge tanto sul lungolinea, costringendo sempre Bellanova a seguirlo e quindi portando via l’uomo ad Alajbegovic, sul quale deve uscire o Samardzic (non proprio un giocatore di interdizione) o uno dei due centrali; il risultato è che i bianconeri, con un paio di movimenti, sono bravissimi a creare delle situazioni di potenziale superiorità numerica, ma molto meno a sfruttarle. Infatti, c’è ancora tanto da lavorare su determinati aspetti, in primis sulla scelta della giocata: la Juventus è ancora troppo imprecisa nell’ultimo passaggio e i suoi giocatori toccano la palla ancora troppe volte, risultando a volte quasi leziosi. La manovra dev’essere molto più fluida e rapida, sia nel passare da destra e sinistra che nel risalire il campo.

Il piazzato dà, il piazzato toglie. Dopo il gol di Conceicao, la Juventus continua comunque a giocare, ma si porta dietro un altro vizio degli ultimi anni, quello di non riuscire a chiudere le partite; crea sì occasioni, ma dopo il vantaggio, forse ancora scottata dalla notte di Sassuolo, sembra vada un po’ col freno a mano tirato, senza esporsi troppo e rischia di pagarla in due occasioni; prima, Rowe trova un ottimo Vicario che gli nega la gioia del gol, poi, tra il 63esimo e il 76esimo c’è la sliding door che decide il match: Kristensen si libera benissimo della marcatura su un corner e schiaccia a botta sicura, trovando lo straordinario salvataggio di Kolo Muani (importante come un gol) che tiene il risultato sull’1-0, poi, meno di un quarto d’ora dopo, sempre su corner, Bremer batte un non brillante Scalvini e insacca il 2-0 che mette la parola fine alla gara. I bianconeri mettono in evidenza la loro pericolosità sui piazzati, che potrà essere arma importante nel corso della stagione, mentre l'Atalanta, storicamente e per struttura fisica dei suoi uomini temuta in queste occasioni, non riesce a raccogliere neanche quel poco che aveva seminato.
Spalletti torna a casa con qualche certezza e tre bei punti in più, che diventano anche più pesanti se si considera il fatto che diventano anche due punti recuperati su Inter, Roma e Napoli e tre sul Como, ma consapevole dell’enorme mole di lavoro ancora da fare e delle necessità di tenere altissima l’attenzione in una squadra che ha dimostrato che, appena molla un centimetro, crolla; per questo sarà fondamentale, soprattutto in questa fase, dare continuità a uomini e prestazioni. Sarri, invece, che nel post partita ha dichiarato che la sua squadra manca di coraggio e iniziativa, dovrà risolvere un rebus molto più complicato, che comprende interpreti, sistema di gioco e soprattutto direzione che dovrà prendere la sua squadra. Il Comandante, che per la seconda volta si trova a ricostruire su una squadra abituata alla difesa a 3, sta facendo fatica a far passare i suoi concetti non tanto sull’occupazione del campo quanto sulla gestione della palla; anche per lui e la sua Atalanta la sosta può essere un’occasione importante per rimettere insieme i cocci maturati tra Roma, Cagliari e Juventus e capire che strada percorrere.
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