
Che Juventus sarà senza Locatelli?
Per la prima volta dal suo arrivo, la Juve dovrà rinunciare a Locatelli per molto tempo. Con quali conseguenze?
- "Guarda il lato positivo, papà. Lo sai che i cinesi usano lo stesso termine sia per crisi che per opportunità?"
-"Sì! Crisortunità!"
Il botta e risposta tra Lisa e suo padre, nella puntata dei Simpson in cui Homer viene bandito dal bar di Boe, è la perfetta rappresentazione del sentiment che ruota attorno alla Juventus in seguito all'infortunio di Manuel Locatelli. Ma perché l'assenza prolungata del capitano dovrebbe essere giudicata dalla tifoseria, e da alcuni addetti e lavori, un possibile vantaggio per la Vecchia Signora, e non solamente un depotenziamento?
Non scopriamo certo l'acqua calda nell'affermare che gli ultimi capitani della Juve sono sempre stati accolti in modo controverso. Considerando soltanto quelli che hanno indossato la fascia per un numero congruo di partite, è da Giorgio Chiellini in poi che la Juventus non possiede un capitano universalmente amato e rispettato, ritenuto degno successore dei suoi illustrissimi predecessori.
A Bonucci non è mai stato perdonata la fuga al Milan; Danilo è stato considerato, da una frangia di una tifoseria mai così spaccata, un capitano "imposto", non un leader spontaneo, ed estensione del credo calcistico di Allegri. Locatelli, scelto da Thiago Motta dopo un periodo in cui la fascia non trovò fissa dimora, paga il non essere un campione e, per estensione, il non poter rappresentare una squadra vincente come la Juventus, avendo vinto poco o niente nel corso della sua carriera.
Esiste quindi una nutrita rappresentanza di tifosi bianconeri che non accettano che il proprio capitano possa essere uno da essi considerato mediocre: senza grandi conquiste in carriera, poco riconosciuto a livello internazionale, privo del carisma necessario e incapace di trascinare la squadra. Locatelli paga, anche oltre le sue colpe, il rappresentare una Juventus che non vince.
C'è poi un lato che riguarda prettamente il campo: un calciatore sì imprescindibile nella Juventus degli ultimi anni, ma ritenuto tra i principali responsabili dei modesti risultati raccolti. L'ultima versione di Locatelli (decisamente diversa da quella arrivata a Torino nel 2021) restituisce un giocatore importantissimo per l'equilibrio della squadra, ma dall'apporto risibile in rifinitura e finalizzazione, dalla regia pulita ma mai illuminata.
Si tratta solo di una percezione più o meno comune, per non dire di un effetto Mandela, o la Juventus viene davvero imbrigliata dalla presenza di Locatelli – capitano e dunque scomodo da mandare in panchina – e, senza di lui, riuscirà ora ad esprimere tutto il proprio potenziale?
Manuel AA
Se siete finiti su queste pagine probabilmente conoscete già Sofascore, il più grande contenitore gratuito di dati sul calcio e su innumerevoli altri sport. Le valutazioni di Sofascore non somigliano ai classici voti da quotidiano o da fantacalcio, bensì aggregano una grande mole di dati che, contestualizzati a seconda del ruolo del calciatore preso in considerazione, esprimono una valutazione che va da 3 a 10, decimali compresi, con 6,5 come voto di partenza.
Ogni anno, per moltissimi campionati di tutto il mondo, Sofascore assegna il premio al Player of The Season: il giocatore con la media migliore nel singolo torneo nell'arco di tutta la stagione. Non si tratta di un riconoscimento fittizio, ma di un vero e proprio trofeo. L'anno scorso, a riceverlo, relativamente alla Serie A, è stato proprio Manuel Locatelli, con una valutazione media di 7,38.

A far lievitare la valutazione di Locatelli – calciatore che non spicca per gol, assist, dribbling o grandi occasioni create – sono stati il contributo difensivo e l'abilità nella distribuzione del pallone. Il capitano della Juventus è stato il migliore in Serie A per palloni giocati a partita, lanci lunghi riusciti e contrasti vincenti, oltre ad aver chiuso al 2° posto in classifica per numero di passaggi riusciti. Non entriamo nel merito della validità dei voti Sofascore nel definire il livello di un calciatore, ma tali numeri sono comunque utili per raccontare la centralità di Locatelli nell'economia del gioco della Juve.
In una squadra priva di registi naturali e di incontristi puri, Locatelli è stato allo stesso tempo sia l'uno che l'altro, sacrificando inserimenti e rifinitura sull'altare degli equilibri della squadra. Nelle scorse stagioni, Loca si è trovato a giocare principalmente in coppia con uno tra McKennie e Thuram: il primo è naturalmente portato all'inserimento e nel corso degli anni ha allargato il proprio raggio d'azione, mentre il secondo possiede doti di interdizione ma è soprattutto un ball carrier, e non possiede grandi letture difensive.
All'incontrovertibile influenza di Locatelli dal punto di vista statistico e quantitativo, fanno da contraltare coloro che ritengono eccessivo il suo coinvolgimento in ogni aspetto del gioco, tanto da considerarlo un "freno" alle ambizioni della Juventus di diventare una squadra dominante. Nel fitto sottobosco del tifo da social, con esponenti di media più o meno illustri che non di rado si aggiungono al coro, Locatelli è considerato uno statpadder: uno di quei calciatori che "alza" la propria valutazione con giocate semplici e non sempre produttive, migliorando le proprie statistiche ben più di quanto ne benefici poi l'impatto "concreto".
Soprattutto contro le squadre che difendono in blocco basso, o nelle occasioni in cui la Juve deve ribaltare una gara o sbloccare il risultato, il #5 è visto più come un peso che come risorsa: tra le critiche a lui rivolte vi sono una certa lentezza nel giro palla, la poca qualità in rifinitura, l'apporto minimo in zona gol/assist e i fin troppi palloni "rubati" ai compagni.
Al di là delle opinioni, l'unica cosa certa è che, senza Locatelli, Spalletti dovrà trovare nuovi adattamenti e nuove dinamiche per la mediana che deciderà di mandare in campo ogni settimana. Come potranno i centrocampisti bianconeri sopperire all'assenza del capitano? Come potranno, allo stesso tempo, cambiare il gioco della Juventus e – perché no – regalare alla Vecchia Signora una nuova dimensione?
Ciao, mi chiamo Luiz
Fatta eccezione per Lucumí e Çelik, la grande novità della Juventus 2026/27 ha un nome e tanti cognomi: Douglas Luiz Soares de Paulo, il centrocampista arrivato a peso d'oro nell'estate 2024, che sembrava smarritosi tra J-Medical, Nottingham e Birmingham. Complice l'infortunio di Thuram e la difficoltà nell'arrivare a un altro centrocampista sul mercato, Spalletti si è affidato al brasiliano sin dalle amichevoli. Le prove convincenti lo hanno spinto a schierarlo dal 1' anche nelle prime tre uscite di campionato.
Rispetto al giocatore ipertecnico ma un po' svagato che avevamo intravisto con Thiago Motta, l'ex Aston Villa è sembrato fin da subito in focus totale, calatosi alla perfezione nel ruolo di partner di Locatelli, nonostante le caratteristiche siano ben diverse da quelle dei predecessori Thuram e McKennie. Contro Frosinone, Parma e Milan, Dougie – come lo chiama Spalletti – ha giocato in media 72 palloni, lontano dai 93 di Locatelli (che ha giocato 25' più di lui) ma ben superiore ai 53,6 medi di Thuram della scorsa stagione.
Per la prima volta, la Juventus dispone di un doppio centro di comando, non dovendosi affidare al solo Locatelli per uscire dalla pressione, per la prima costruzione e per supportare i trequartisti. Rispetto al capitano, Douglas Luiz possiede un tocco più sensibile, intuisce in anticipo i movimenti dei compagni ed è capace di imbucare con maggiore efficacia; Locatelli mantiene la sua importanza in non possesso e nei cambi gioco lunghi, ma è ora coadiuvato da un calciatore con cui dividere i compiti in fase di possesso e associarsi con gli uomini offensivi con più naturalezza.
Con Locatelli out, Douglas diventa a tutti gli effetti il padrone della mediana; c'è solo da capire a chi verrà abbinato il brasiliano sul breve-medio periodo, e con quali risvolti sugli schemi della Juventus. Come lo stesso Locatelli, Luiz ai tempi dell'Aston Villa ha giocato con compagni molto diversi tra loro (McGinn, Boubacar Kamara, Dendoncker, Tielemans); anche se la brillantezza fisica non è ancora quella dei giorni migliori, il ragazzo nato a Rio sa fungere da schermo e orientare la squadra in fase di non possesso. Ma chi ci sarà con lui?
La Koop sei tu
Il primo partner di Douglas Luiz sarà il redivivo Teun Koopmeiners, e non potrebbe essere altrimenti: Pape Matar Sarr deve ancora smaltire l'infortunio che si trascina da Londra, Thuram tornerà disponibile solamente nel nuovo anno e McKennie sembra acciaccato, ed è comunque considerato da Spalletti più idoneo a giostrare sulla linea dei trequartisti. Una chance insperata, per il neerlandese, per prendersi una Juventus che non è mai stata sua, a prescindere dai recenti flash che sono valsi il 2-0 contro il Parma e l'assist nel recupero per Gatti con il Milan.
I tre scampoli di gara disputati dall'ex Atalanta fin qui, benché meritevoli di attenzione per il carattere che il ragazzo ha messo in campo, non restituiscono spunti utili dal punto di vista tattico: a Frosinone Koop è subentrato in mediana al posto di Douglas Luiz; col Parma ha sostituito l'infortunato Cambiaso negli ultimissimi minuti di gara giocando da esterno sinistro; contro il Milan si è posizionato sulla trequarti al posto di Nico González. 41 minuti, tre ruoli diversi.
Da quando è arrivato alla Juventus, Spalletti ha schierato Koopmeiners titolare nei due di centrocampo in modo saltuario, preferendo utilizzarlo come braccetto di sinistra e centrale della difesa a 4, o inserendolo a gara in corso per innalzare la qualità del reparto. Motta ha impiegato l'ex AZ perlopiù da trequartista – con risultati avvilenti; Tudor è stato l'unico, seppur per un breve periodo, a vedere in Teun un possibile titolare della sua mediana nel 3-4-2-1. Anche col croato, però, il numero 8 bianconero ha faticato a imporsi, ma questo non significa che non sia in grado in assoluto di interpretare il ruolo che ha contraddistinto la prima parte della sua carriera.
Prendiamo in considerazione la sua prima annata in Italia, con la maglia dell'Atalanta, stagione 2021/22; una vita fa, calcisticamente parlando, ma comunque uno spunto interessante per provare a immaginare il Koop del futuro prossimo. Nel suo primo anno con la Dea, il neerlandese è stato schierato da Gasperini nella coppia mediana, sulla falsariga di quanto visto negli ultimi anni ad Alkmaar con l'AZ, periodo cruciale della sua carriera in cui Teun si è alternato tra la difesa e il centro del campo, prima di propendere definitivamente per quest'ultima zona.
Il primo Koopmeiners visto a Bergamo colpiva per la grande capacità di trovare i compagni con lanci panoramici di 70 metri, mentre la sua efficacia in zona gol non era ancora stata esplorata a sufficienza. In fase di non possesso, però, Gasperini gli chiedeva esclusivamente di difendere in avanti; a dare copertura ci pensavano de Roon o Freuler. Non di rado, inoltre, l'Atalanta si è sistemata con quello che sembrava più un 3-5-2 che un 3-4-2-1, con il trequartista Pasalic che scalava sulla linea dei centrocampisti e Koop che diventava mezzala. Stesso ruolo di Locatelli, diversi compiti.

Una coppia Douglas Luiz-Koopmeiners, che sulla carta dovrà andare in campo almeno nelle prime uscite, costringerà giocoforza uno dei due a snaturare il proprio gioco. La Juventus è una squadra che ha la volontà di essere dominante, ma non sempre riesce a tradurlo in campo; se c'è chi dice che è proprio Locatelli l'elemento che separa la Vecchia Signora dal realizzare la sua ambizione, non è nemmeno detto che si possa fare a meno del suo apporto a cuor leggero.
La Juve inoltre soffre ancora tremendamente i cambi di fronte: una cerniera mediana ben poco abituata a correre all'indietro, come quella sopracitata, potrebbe acuire ancor di più tale problema. Spalletti riuscirà a trovare una quadratura con i soli Koop e Luiz, oppure il tecnico avrà bisogno di inserire un altro elemento che possa cambiare ancora le dinamiche del centrocampo?
Pape V
L'uomo capace di cambiare le sorti della Juventus doveva essere Franck Kessié – con tutte le incognite del caso: l'ivoriano viene da tre stagioni piene in Arabia e il suo ultimo periodo convincente in Europa è il girone d'andata del 2021/22, culminato con lo Scudetto del Milan ma anche coi "mal di pancia" che hanno fatto da apripista al suo addio a parametro zero verso Barcellona.
Nonostante le settimane spese a fare la corte all'ivoriano e la sensazione che l'affare fosse in dirittura d'arrivo, la Juventus non si è fatta cogliere impreparata e nel giro di poche ore ha chiuso col Tottenham per il trasferimento di Pape Matar Sarr. Un fulmine a ciel sereno – come lo sono stati Ekhator, Çelik, Alajbegović e in parte Woltemade. Non si pensi però al senegalese come a una versione Eurospin di Kessié: Sarr è un calciatore con caratteristiche peculiari, messe in mostra con chiarezza nelle oltre 200 presenze tra Metz e Tottenham.
Non siamo davanti al classico centrocampista difensivo africano tutto polmoni e tackle, tutt'altro. Con Thuram out, Pape Sarr è ad oggi decisamente il miglior ball carrier della Juve: è un centrocampista dotato di coraggio, progressione e tempi d'inserimento. Fin qui non ha segnato molto in carriera – al massimo 3 reti stagionali –, ma ha tutti i mezzi per migliorare lo score.
La tecnica di base di Sarr è di buon livello, al di là di qualche incertezza in prima costruzione; scambia con naturalezza coi compagni, è capace di giocate ardite in fase di rifinitura, senza limitarsi al passaggio conservativo. Sembra il classico giocatore del quale, per il tifoso, è incredibilmente facile innamorarsi, ma non siamo di fronte a un calciatore che possa sostituire in tutto e per tutto Locatelli.
Rispetto al capitano bianconero, l'ex Tottenham possiede una maggior mobilità e copertura del campo, ma non quell'abilità nelle letture difensive che Loca ha reso sua. Sarr è un centrocampista che fisicamente può dire la sua – 185cm per 80kg e l'abitudine a viaggiare a ritmi più elevati rispetto a quelli della Serie A – ma l'impressione, ad oggi, è quella di essere di fronte a una mezzala più che a un mediano a due. Nel gioco delle coppie, sembra Douglas Luiz il giocatore più in grado di fare le veci di Locatelli, mentre le caratteristiche di Sarr lo avvicinano di più a Thuram.
Sarr ha tutti i mezzi atletici per diventare un uomo ovunque della mediana bianconera, un box to box che ruba palla davanti alla propria area di rigore e si fionda verso quella avversaria, ma Spalletti dovrà costruire almeno in parte la sua identità in fase di non possesso, incanalando il suo dinamismo nel modo giusto. Il senegalese può giocare sia con Douglas Luiz che con Koopmeiners, ma in entrambi i casi vedremo, con ogni probabilità, una Juventus più aggressiva: nessuno dei centrocampisti a disposizione del tecnico dà il meglio di sé in fase di difesa posizionale.

Esiste infine l'ipotesi – remota, visti i pochi calciatori a disposizione – che la Juventus si disponga con il centrocampo a 3, rinunciando al trequartista. Con Douglas Luiz da play e due tra Sarr, Koopmeiners e McKennie da mezzali, il centrocampo bianconero disporrebbe di qualità, dinamismo e inserimenti, senza snaturare eccessivamente le caratteristiche di nessun elemento.
Realisticamente, da qui a dicembre vedremo alternarsi un po' tutte le coppie sopra elencate, con l'estemporaneo inserimento di McKennie nei due in caso di necessità; l'Europa League incombe, e toglierà energie alla rosa bianconera, dalla quale Spalletti dovrà attingere nella sua interezza. Quel che è certo è che, senza Locatelli, vedremo una Juventus diversa: nessuno dei giocatori in rosa può fungere da cosplayer dell'ex Sassuolo, né gli verrà chiesto di farlo da Spalletti, che potrebbe trasformare la crisi in opportunità di costruire una nuova Juve. Se sarà migliore o peggiore, solo il tempo saprà dirlo.
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