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Grosso Fiorentina
, | 11 Settembre 2026

Fabio Grosso le ha perse tutte


Le tre sconfitte e i litigi con la dirigenza hanno terminato l'esperienza di Grosso alla Fiorentina.

Fabio Grosso non è più l'allenatore della Fiorentina. Il "progetto di tre anni" annunciato dal DS viola Fabio Paratici viene meno dopo appena tre giornate di Serie A, condite con altrettante sconfitte contro Roma, Frosinone e Torino. Lo sostituirà Paolo Vanoli, già subentrato alla guida dei toscani lo scorso anno (anche allora, la Fiorentina era ultima in classifica in quel momento) ma non confermato proprio da Paratici a fine stagione.

La Fiorentina, come lo scorso anno, cambia un allenatore scelto a giugno dopo pochi mesi. Stavolta lo fa con ancor più anticipo, come rimedio "prima che sia troppo tardi", e con un rapporto di fiducia tra tecnico e chi lo ha scelto esauritosi molto rapidamente. Al di là delle tempistiche dell'esonero e delle contraddizioni dell'ultimo mese viola, rimane un quesito: come mai la Fiorentina, che in estate si è gettata a capofitto in una campagna acquisti rivoluzionaria e – almeno in teoria – di ampio respiro e prospettiva, ha pensato a Fabio Grosso come uomo giusto come una così ambiziosa rifondazione?

Grosso è un allenatore classe '77. Va verso i 49 anni. Questa era stata la sua 10° stagione da tecnico tra i professionisti, dopo un quadriennio sulla panchina della Juventus Primavera (il primo anno come assistente, poi come primo allenatore). Ha allenato otto squadre: Bari, Verona, Brescia, Sion, Frosinone, Lione e Sassuolo, prima della Fiorentina. Da cinque di queste è stato esonerato.

Il 2025/26 col Sassuolo è la sua unica stagione in Serie A portata da cima in fondo con un dignitoso 11° posto, preceduta dal campionato cadetto vinto sempre con gli emiliani e dai positivi due anni e mezzo con il Frosinone culminati nella promozione nel 2022/23. Di fatto, quella in terra ciociara è stata la sua avventura più lunga, nella quale Grosso è riuscito al meglio a impostare un lavoro fruttuoso, valido e solido.

Nonostante la vulgata, l'ex terzino della Nazionale non è un allenatore giovane, né dal punto di vista anagrafico né da quello della carriera. La sua nota di "gioventù" è dovuto alla pochissima esperienza ad alto livello, con una sola stagione in massima serie portata a termine. Non è nemmeno un allenatore apparso brillante come principi e soluzioni di gioco, fatta eccezione per il lavoro impostato a Frosinone. In senso strettissimo, può (poteva?) esser definito emergente, in quanto reduce da 4 stagioni positive nelle ultime 5. La nota stonata nell'ultimo lustro di Grosso è stata la parentesi di Lione, dove da subentrante dura sette partite raccogliendo una vittoria e quattro K.O.

Un contesto sconvolto, quello della squadra francese, alle prese col discusso passaggio di proprietà dal controverso Aulas all'ancor più nebuloso Textor, e soprattutto gravato dalle sanzioni della Direction Nationale du Contrôle de Gestion, che tuttora limitano l'operatività del club (sommerso da una marea di debiti) e che nel 2025/26 si erano spinte a minacciarne la retrocessione.

Grosso era subentrato al Laurent Blanc, esonerato – con curioso parallelismo – ai primi di settembre, senza venir a capo della difficile situazione. Rimosso a sua volta dall'incarico con la squadra ultima in classifica (e dopo esser rimasto coinvolto in una sassaiola nella trasferta a Marsiglia, con tanto di gara rimandata), ci vorrà Pierre Sage (lo scorso anno al Lens vincitore della Coppa di Francia e secondo in Ligue 1, oggi al Crystal Palace) per raddrizzare una situazione disperata.

Si può e si deve dire che lo scenario di Lione sarebbe bastato per far sbiancare i capelli a chiunque, in maniera persino peggiore della sua prima (e fino al 2025, unica) esperienza in Serie A: il Brescia 2019/20. Con le Rondinelle di Cellino ultime in classifica, Grosso prendeva il posto di Corini per un esonero che sapeva tanto di decisione vulcanica del discusso presidente, salvo lasciarlo dopo tre giornate. Quello è il Brescia di Balotelli e Tonali, squadra in realtà piuttosto sgangherata per la massima categoria.

A parte i dieci gol subiti e gli zero fatti nella sua breve gestione, si segnalerà per il pronosticatissimo litigio con Balotelli, lasciato a casa per la trasferta a Roma. Quando due partite dopo sulla panchina c'è di nuovo Corini, come volevasi dimostrare, il gol della prima vittoria dopo mesi porterà la firma di Mario. Grosso resta sulla panchina dei lombardi appena 27 giorni.

Sembra esserci un filo conduttore nella carriera del non-più-giovane allenatore Fabio Grosso: i tunnel senza uscita. Grosso sembra essere un'allenatore che ha bisogno di un piano e che questo venga seguito; se subentrano complicazioni o ci sono delle premesse rischiose, farà fatica a reagire. A Verona, nel suo secondo anno da mister tra i professionisti, guida gli scaligeri freschi di retrocessione in un'ottima prima metà di stagione (nonostante una sbandata tra ottobre e novembre), ma il ritorno si trasforma in un disastro che rischia di compromettere persino l'accesso ai playoff.

Grosso viene esonerato a due giornate dal termine, dopo una striscia di otto gare senza vittorie con la squadra ormai avvitatasi in una crisi più emotiva che tecnica: l'Hellas strapperà l'accesso agli spareggi (che poi lo porteranno in A) solo all'ultima di campionato, battendo in rimonta nei minuti finali il Foggia. In Svizzera, al Sion, una delle sue quattro esperienze in una massima serie, nelle 23 partite sotto la sua guida la compagine – il cui obiettivo è un'onesta salvezza – resta quasi inchiodata all'ultimo posto insieme ai liechtensteiniani del Vaduz.

Il recente psicodramma di Firenze ("Se mi vuoi bene, esonerami") sembra essere l'apice negativo di questa mancanza di reattività. Il tecnico nato a Roma, dopo la positiva esperienza di Sassuolo, era chiamato al salto: Firenze voleva dire, nonostante gli sfaceli dell'ultima annata, provare ad alzare la personale asticella. Invece, la sensazione è che Grosso sia franato prima di tutto sotto il peso delle aspettative, come se quell'asticella fosse da subito stata fissata troppo in alto. Nelle tre partite di campionato dei viola, andando oltre il risultato, era sempre più tangibile la sofferenza emotiva e il progressivo stato confusionale di un allenatore che forse non si aspettava di vedersi consegnata una squadra costruita in maniera così roboante.

Postura, espressioni, linguaggio del corpo, scelte iniziali e via andando anche le dichiarazioni a mezzo stampa: tutto tradiva, già a partire dalle ultimissime amichevoli della Fiorentina, un crescente senso di inadeguatezza di Grosso, un malessere evidentemente figlio delle sue difficoltà nel disegnare, nel dare forma a una squadra carica di talento, ma priva ai nastri di partenza di punti fermi su cui appoggiarsi e tutt'altro che semplice da rendere coerente in quanto a principi di gioco. E si parla di un tecnico che, anche l'anno scorso a Sassuolo, in altra cornice e con ben più rassicurante andamento generale, nei novanta minuti trasudava una tensione emotiva enorme, come uno studente non troppo sicuro di sé al primo esame all'università.

Pare quasi che, nonostante sia stato Paratici a sceglierlo, i due non siano mai stati sulla stessa lunghezza d'onda: gli stravolgimenti della rosa della Fiorentina (avvenuti anche negli ultimi giorni di mercato, con la cessione di giocatori già schierati titolari e considerati centrali fino a poche settimane prima) e il carico d'entusiasmo che era stato alimentato sembrano tutte cose distanti anni luce dalla un allenatore bisognoso – a quanto pare – di clima ovattato e sicurezze. Che le potesse trovare a Firenze, piazza di facili entusiasmi e di ancor più facili polemiche, era difficile da immaginare.

Tantopiù con un gruppo - per caratteristiche, parecchio diverso dal suo Sassuolo - le cui conoscenze, relazioni e intese in campo sono tutte da definire, visti i tanti cambiamenti. Ancora, altri punti fermi che vengono a mancare, e che dentro la Fiorentina paiono esser stati ignorati con una certa, colpevole, superficialità.

Alla fine, si torna al quesito iniziale: perché Fabio Grosso? Per quanto esonerare un allenatore scelto a giugno dopo sole tre giornate non può che apparire, se non come una fesseria, almeno come una ammissione di errata valutazione, la situazione creatasi nelle ultime settimane e culminata con il K.O. di Torino e annesso dopopartita, in qualche modo spiega se non giustifica la decisione della Fiorentina. A maggior ragione, se fosse concreta quest'immagine di un mister che ha perso completamente la fiducia in sé stesso e nel suo gruppo (esisterebbero le dimissioni, ma tralasciamo).

E, in ogni caso, era evidente il venir meno di un sostanziale rapporto fiduciario reciproco, già da un lato con il bislacco "abbandono" della squadra sotto la curva lo scorso sabato e dall'altro con la successiva mancata difesa pubblica di Paratici dell'allenatore stesso ai microfoni, scelta che a posteriori assume un senso ma solo per via del conseguente esonero.

E allora, tenendo conto del suo storico, del suo profilo, della sua carriera, dei pregi e difetti visti a Sassuolo, cosa ha portato la Fiorentina a pensare che Grosso potesse esser l'uomo giusto per l'ennesima ricostruzione? Domanda che, a meno di virgolettati di Paratici, resterà senza risposta. Probabilmente insieme a quella per cui quest'uomo possa esser Vanoli, non confermato a giugno nonostante la sua più che manifestata volontà di proseguire, e richiamato di fretta e furia dopo sole tre partite di Serie A.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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