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Napoli Arsenal
, | 10 Settembre 2026

Napoli-Arsenal 0-1, Considerazioni Sparse


Il Napoli soffre il giusto e cede all'Arsenal solo dinanzi a una gran giocata corale degli avversari. La lunga marcia dei partenopei continua a dare segnali non del tutto scoraggianti, ma i risultati latitano.

Pronti via e, nei primi dieci minuti, l'Arsenal non sembra nemmeno giocare al calcio, ma al ben più sadico gioco del gatto col topo: tra le due squadre c'è un divario evidente, sia tecnico che mentale visto l'avvio diametralmente opposto tra i due contendenti, e i vice-campioni d'Italia non sembrano fare nulla per cercare di mascherarlo. Fortunatamente per il Napoli, però, interviene anche la serata partenopea, particolarmente calda e densa di umidità, a non far mai accelerare i ritmi del gioco, permettendo agli azzurri di tenere il campo e superare indenni questo inizio complicato del match.

Passata la sfuriata iniziale, il Napoli lentamente esce fuori: la squadra di Allegri trova il suo equilibrio, con la coppia di centrocampo composta da Lobotka e Gilmour, oggi chiamato a sostituire l'infortunato Anguissa, che assorbe bene gli inserimenti dei dirimpettai inglesi e garantisce una buona protezione alla propria retroguardia. Soprattutto, però, dà seguito a quanto di buono fatto vedere a Milano e non disdegna fasi in cui la pressione si alza di diversi metri, permettendo un più precoce recupero di palla che favorisce le transizioni offensive degli azzurri, cui non mancano occasioni per rendersi pericolosi.

I numeri impietosi a fine gara dicono però 26 tiri a 5 in favore dell'Arsenal, eppure non si può parlare, a cuor leggero, di un Arsenal dominante in lungo e in largo su un Napoli impegnato solo a non prenderle: gran parte dei tiri dei campioni d'Inghilterra, infatti, sono stati (specialmente nel primo tempo) dei tentativi arrivati a seguito di conclusioni da lontano che non hanno, in fin dei conti, impensierito più di tanto i portieri (Meret nel secondo tempo ha lasciato spazio a Milinkovic-Savic a causa di un problema agli adduttori). Una sola, vera occasione è arrivata nel primo tempo, sulla quale Meret con un gran riflesso ha saputo mettere una pezza e tenere a galla i suoi.

La musica, nella seconda frazione, cambia radicalmente: sin dalle prime battute della ripresa l'Arsenal impone il suo ritmo, divorandosi in maniera clamorosa il gol del vantaggio con Hincapié. I Gunners, con pazienza, hanno lavorato ai fianchi del Napoli, logorando anche con l'ingresso del pimpante Havertz in luogo di un Gyökeres al di sotto della sufficienza la pur encomiabile resistenza dei padroni di casa, che col passare dei minuti hanno finito per perdere, lentamente ma inesorabilmente, distanze di gioco e tempismo nelle chiusure. I cambi, obbligati sia dalla fatica e dagli infortuni che da fattori extra-campo (senza le intemperanze comportamentali di Lang che lo hanno escluso dalla partita, probabilmente non avremmo visto l'esordio in maglia azzurra di Favasuli) non sono infatti riusciti a dare forze fresche sufficienti per continuare a tenere botta come fatto precedentemente, portando così il Napoli a sfiancarsi.

Finisce così 0-1: decide una prodezza balistica di Martin Ødegaard, uomo più in forma tra quelli a disposizione di Arteta e anche oggi migliore in campo, che con un sinistro chirurgico mette la firma d'autore a una grandissima giocata corale dei suoi, iniziata da White e rifinita dall'altro subentrato Tzolis. Un risultato che, in verità, avrebbe potuto essere anche più rotondo, con maggiore precisione da parte degli attaccanti e con il secondo gol che pure era arrivato, ma viziato dal fuorigioco di Havertz. Il Napoli lentamente, come se fosse nel corso di una lunga e difficile convalescenza, continua a muovere dei piccoli passi in avanti sul piano della manovra. Consolazione grama, visto il terzo ko in quattro partite stagionali, sul quale però pesano importanti lacune individuali: se da un lato infatti le idee ci sono, dall'altra manca la capacità di esecuzione (Politano e soprattutto Alisson Santos oggi hanno lasciato molto a desiderare nella fase di scelta prima ancora che nell'esecuzione della giocata) e brillantezza atletica: se il miglior giocatore della squadra, il 35enne De Bruyne la cui classe non ha bisogno di presentazioni, nei fatti riesce ad essere un fattore solo per 20-30 minuti al massimo in un gioco che prevede lo svolgimento delle operazioni in 90 minuti, andare più lontano di così continuerà ad essere difficile.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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