
Fenerbahçe-Roma 1-1, Considerazioni Sparse
La Roma gioca un gran primo tempo ma poi è riacciuffata dal Fenerbahçe: Brown risponde a Cristante e l'esordio giallorosso in Champions finisce in parità.
Che la Champions League fosse una competizione con tutte le sue difficoltà era cosa nota a tutti, anche a giocatori e tifosi della Roma, nonostante questi non la giocassero da otto anni. Eppure, il primo tempo di Istanbul nel catino del Şükrü Saraçoğlu ci aveva consegnato ancora una volta una Roma decisa, matura e compatta, che sembrava pienamente consapevole dell'importanza e delle insidie della partita. Purtroppo per loro, però, i giallorossi continuano ad avere gravi blackout ogni volta che rientrano dall'intervallo, che di fatto li portano spesso a vanificare quanto di buono fatto nella prima frazione. Era successo sabato con l'Atalanta ed è successo oggi. La Champions, però, non è una competizione che ammette queste disattenzioni (chiedere all'Inter), e soprattutto è un luogo in cui oltre ad un'intensità fisica - che già di per sé oggi non è stata eccellente - richiede un'intensità mentale sulla quale i giallorossi dovranno lavorare. Questo al netto del fatto che un punto ad Istanbul all'esordio non è scontato e che il bicchiere può essere visto sia nella sua parte piena che nella sua parte vuota.
Kartal, che non può contare né su Asensio né sulla tecnica in uscita di Semedo, sceglie intelligentemente per un centrocampista in più nel tentativo di non farsi schiacciare dalla pressione della Roma. Bertug affianca così Kantè e Yuksek (che sarà il migliore dei suoi insieme a Brown) in mediana, mentre Archie Brown e Muldur cercano di offrire ampiezza in uscita ai padroni di casa, la cui soluzione preferita rimane comunque giocare lungo su Muriqi e cercare il dialogo tra quest'ultimo e Greenwood. Nella Roma, invece, c'è a sorpresa Rensch dal primo minuto mentre davanti il ruolo di trequartista tocca a Soulè. Come ogni volta che affrontano un avversario che gioca a quattro, poi, le punte della Roma si allargano molto. La sensazione è che oggi questo sia stato dettato anche dal modo in cui il Fenerbache ha ben intasato gli spazi interni, tant'è che non solo Dybala, ma anche Malen ha svariato tantissimo sul fronte offensivo, e la prima grande occasione dei giallorossi arriva con l'argentino che calcia da posizione defilata sulla destra trovando i guantoni di Ederson. Al quarantesimo, una prima frazione intensa ma abbastanza povera di emozioni viene interrotta dalla botta all'angolino di Cristante - imprendibile per il portiere brasiliano - ben servito da Malen dopo che quest'ultimo era andato a spasso col pallone al limite dell'area. Un gol che corona un grande primo tempo sia del centrocampista italiano che del solito Kone: il lavoro della mediana della Roma, pur non traducendosi in un attacco continuo come contro l'Atalanta, ha tagliato in due il Fenerbache, lasciandone troppo isolate le punte, anche a causa di un centrocampo turco efficiente nell'intasare gli spazi ma molto meno in fase di transizione.
In ogni caso, un primo tempo in cui era emersa la superiorità e la maturità della Roma. Un primo tempo che, soprattutto, non lasciava presagire quello che sarebbe successo nel secondo. E invece, ancora una volta, la squadra di Gasperini prende gol dopo due minuti di ripresa, stavolta con la solita complicità delle lacune difensive di Mancini, la cui uscita sconsiderata su Greenwood lascia spazio ad una grande giocata dell'inglese per Archie Brown che elegantemente supera Svilar. Ci sarebbe ancora tempo per la Roma di far valere la propria superiorità, invece i giallorossi sbandano pericolosamente, e anche quando col passare dei minuti riacquistano campo non creano grossi pericoli per la porta di Ederson. I cambi di Gasperini, poi, stasera non hanno aggiunto nulla ad un attacco della Roma che ha dovuto fare i conti con la scarsa vena di Malen, mentre Dybala è stato generosissimo ma gli spazi intasati del Fenerbache l'hanno costretto a giocare troppo lontano dalla porta, finendo così letteralmente sulle gambe. In generale, il secondo tempo dei giallorossi è stato frustrante, con i giocatori di Gasperini che sono finiti sempre per andare a sbattere nelle zone di campo più intasate, e la partita si è trascinata fino all'1-1 finale con una sensazione quasi di impotenza per loro.

Dall'altro lato, il Fenerbache l'ha impostata sul blocco basso, intensità e spazi chiusi al centro, e non si può dire che il loro piano gara non abbia funzionato. Nei gialloblu è evidente la superiorità tecnica di Greenwood rispetto a tutti i compagni, ma anche a costo di lasciare l'inglese davvero a predicare nel deserto, Kartal ha rinforzato il centrocampo bloccando i rifornimenti per uno spento Malen. Anzi, l'uscita anzitempo di Kone (un problema fisico per lui sarebbe un enorme problema per la Roma) ha fatto pendere la bilancia dei muscoli in mezzo al campo in favore dei turchi che hanno sì chiuso in difesa ma senza soffrire troppo, bravi ad intasare tutte le linee di passaggio della Roma. Inoltre, l'uscita palla col lancione su Muriqi prima e Lukaku, pur spezzando la squadra in due, è stata un'arma efficacie per ricacciare indietro la Roma e costringerla ogni volta a risalire il campo. Tant'è che nel finale Gasperini, nel tentativo di alzare la squadra, ha provato a mettere Cristante davanti al posto di Malen per sfruttare qualche palla alta. La sensazione, però, era che il momento per i giallorossi fosse passato, e anzi l'ultima grande occasione del match è stata per il Fener che ha colpito una traversa su palla inattiva.
Forse, la difficoltà principale dei giallorossi è stata proprio nel ritrovarsi a ripartire da molto più indietro rispetto alle prime uscite stagionali. La consueta pressione alta, infatti, ha funzionato nel primo tempo, mentre nel secondo la Roma è stata incapace di dare ampiezza al proprio gioco - non aiutata dalle prestazioni insufficienti dei quinti, Wesley su tutti - finendo letteralmente per non sapere dove andare a sbattere e a faticare molto una volta arrivata sulla trequarti avversaria. Proprio questa difficoltà nel trovare gli spazi giusti denota come la Roma abbia attaccato più di rabbia che di raziocinio, e questo raramente produce effetti positivi. Il tabellino alla fine recita solo tre tiri in porta per la Roma che, nonostante abbia avuto per larghi tratti il pallino del gioco, ha impegnato Ederson meno di quanto il Fenerbache abbia fatto con Svilar, anche a causa dei cambi di Gasperini che stavolta non sono riusciti a far uscire la Roma dal modo in cui si stava incanalando la partita. Ad ogni modo, una prestazione a due facce consegna ai giallorossi un pari sì su un campo difficile, ma anche la sensazione di non aver vinto contro una squadra organizzata ma tecnicamente inferiore. Inoltre, vincere oggi ad Istanbul avrebbe significato mettere a segno tre dei 9/10 punti richiesti per arrivare almeno ai playoff. Vero è che i giallorossi potranno fare quei punti contro Slovan, AEK e Lille, ma il calendario più prossimo recita Real Madrid, Manchester United e PSG, motivo per il quale sarebbe stato fondamentale non iniziare l'avventura in Champions con già dei rimpianti.
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