
Real Madrid-Inter 2-1, Considerazioni Sparse
Un'Inter autodistruttiva consegna 3 punti al Real Madrid: lo scontro tra "Tripletisti" lo vince Mou
Nonostante la pachidermica fase a girone unico della nuova Champions League abbia un po' diluito il peso effettivo delle prime partite, certi scontri su certi palcoscenici avranno sempre il loro fascino: Real Madrid-Inter è di certo tra queste. Ancor più se accompagnati dalle schermaglie verbali che hanno visto protagonisti Mourinho e Chivu, 16 anni fa a Madrid insieme nella notte più indimenticabile della loro vita sportiva, prima di dividersi non soltanto dal punto di vista lavorativo, ma (a quanto sembra) anche da quello umano. Narrazioni da rotocalchi a parte, l'Inter arriva al Bernabéu per iniziare a ritrovare quello status europeo andato un po' perso nella scorsa stagione, impostando la sua consueta partita di palleggio e rotazioni. Pur giocando da centrale dei 3, e non da braccetto com'è abituato a fare, il più mobile dei nerazzurri è sempre Bisseck, la cui importanza in fase di possesso è ormai ben nota.
Il Real Madrid decide dunque di aspettare al varco i campioni d'Italia in un 4-5-1 molto basso. Nei Blancos, tuttavia, emergono due criticità: le rare volte in cui la squadra di Mou prova ad alzarsi in pressione, finisce quasi sempre per allungarsi, un difetto già emerso nei primi match di Liga. Inoltre, non avendo difensori specializzati nella protezione dell'area, il pasticcio è sempre dietro l'angolo: Huijsen, ad esempio, su un cross a rientrare di Diouf, rischia di fregare Courtois con una deviazione piuttosto goffa. Com'è ben noto, i madrileni sono ormai alla terza stagione di fila senza un regista vero e proprio, ed in fase di costruzione (dalla quale l'ex Dumfries è esentato, andando a dare l'ampiezza in alto a destra) certi limiti si vedono eccome: Alexander-Arnold, schierato a centrocampo per le assenze di Bernardo Silva e Camavinga, va in apnea se costretto a giocare spalle alla porta sotto pressione. Un pallone perso dall'inglese innesca infatti una rapida transizione dell'Inter, finalizzata da Lautaro da fuori area, e infrantasi sui guantoni di Courtois.
Proprio quando le cose sembrano iniziare a farsi davvero interessanti per l'Inter, ecco materializzarsi il primo errore da matita blu di una serata piena di sbavature inconsuete per una squadra così esperta: una pressione appena accennata di Trent basta e avanza per mandare in tilt Jones e Bisseck in uscita davanti all'area di rigore, laddove Brahim con l'imbucata, e Mbappé col quinto gol del suo avvio di stagione, non perdonano simili incertezze. L'Inter, a quel punto, ricomincia a tessere la propria tela, cercando di sfruttare soprattutto il lato destro. In assenza della balistica di Dimarco, infatti, sembra soprattutto la gamba di Diouf a poter fungere da risorsa creativa nel duello con un Cucurella piuttosto in difficoltà nel contenere il francese.
L'Inter, però, sembra giocare col fuoco, e neanche il salvataggio in extremis di Pavard su Vinicius (imbeccato da Bellingham, dopo un pallone perso scioccamente da Barella) instilla negli uomini di Chivu la tanto citata percezione del pericolo. Da mani nei capelli, infatti, la svagatezza di Josep Martinez, che quasi scongiura Valverde di venirlo a pressare per appoggiare il pallone in porta, dopo un pasticcio coi piedi abbastanza ingiustificabile. Il doppio svantaggio, che l'Inter non aveva proprio visto arrivare, è un cazzotto davvero forte, ma che non impedisce ai meneghini di rinunciare ai propri piani, anzi: dopo un bello sviluppo a sinistra, coinvolgendo anche Lautaro venuto fuori a giocare, Jones riesce a girarsi in un fazzoletto nel cuore dell'area, scheggiando la traversa col mancino.
Sono proprio le fasi di maggior pressione dell'Inter a far risaltare l'abnegazione senza palla di Bellingham e Vinicius. Chi invece, come ribadito da lui stesso in conferenza stampa, non ha bisogno di sbattersi in non possesso è Mbappé, anche perché ci pensano i suoi avversari a recapitargli il pallone. Gli errori in costruzione dell'Inter restano infatti il macrotema della gara: senza essere neanche messo sotto pressione, Pavard la passa di fatto al suo connazionale, che quando ha tanti metri davanti a sè difficilmente spicca per magnanimità. Soltanto Martinez (che sventa di piede sul francese, e con le mani sul tap-in di Bellingham) e il palo (su cui incoccia Brahim Diaz a porta praticamente vuota) salvano l'Inter da un 3-0 all'intervallo quasi comico per autolesionismo.
Forse per riportare un po' più di serenità lì dietro, consentendo al contempo a Bisseck di muoversi con libertà ancora maggiore, Chivu toglie Pavard e inserisce Stones, che si presenta al match stoppando Vinicius con una scivolata stilisticamente perfetta. L'Inter continua a pressare e a palleggiare, ma il Santiago Bernabéu e i suoi mille spettri fanno quasi sempre pagare gli eccessi di coraggio: Mbappé, lasciato in uno contro uno con Diouf su un calcio d'angolo interista, tocca picchi di velocità sconosciuti al resto del genere umano, e non trova la doppietta solo perché a volte la potenza non è niente senza il controllo.
I nerazzurri, intanto, accumulano occasioni sprecate (Jones che va a sbattere su Courtois col mancino, Thuram che non trova la porta su cross di Calhanoglu, e un errore nel controllo di Lautaro lanciato in verticale dal turco) e conseguenti rimpianti, mentre il Real si fa via via sempre meno cinico: ha dell'incredibile l'errore da due passi di Bellingham, che non trasforma in assist una serpentina quasi demoniaca di Brahim Diaz, schiantandosi su un Martinez che le prova tutte per farsi perdonare. Entrambi i portieri, in effetti, devono darsi da fare: Courtois ferma Bastoni, mentre il collega spagnolo si rifà su Mbappé, liberato al tiro dopo un errore in uscita di Bisseck, che la porta troppo facendosela scippare da Valverde.
In certi frangenti, è impietosa la differenza tra un'Inter priva di dribblatori, costretta dunque a cercare perennemente il ricamo giusto, e un Real in cui anche il meno celebrato dei suoi attaccanti (Brahim) potrebbe mettere a sedere anche il più esperto degli equilibristi del mondo. A 20' dalla fine le squadre iniziano a sfilacciarsi sempre di più; di fatto, sarebbe la condizione ideale per il Real e i suoi velocisti, che non riescono però a triplicare il vantaggio. Gira e rigira, dunque, alla fine i nerazzurri trovano il buco: la scelta del Real di fare densità in mezzo lasciando scoperte le fasce viene ben sfruttata dall'Inter, che costruisce come sempre a destra con Diouf e Lautaro, finalizzando poi in cutback con Carlos Augusto, sfrecciato davanti a Dumfries nell'area piccola. Il 2-1 obbliga dunque il Real a un ultimo quarto d'ora di sofferenza in blocco basso, senza però concedere altre occasioni davvero nette a un'Inter fisiologicamente più stanca dopo le fatiche di sabato pomeriggio. Sghignazza ovviamente Mourinho, che dopo la sconfitta in casa del Betis riprende il filo del proprio discorso, mentre mastica un po' più amaro il suo allievo, ancora alla ricerca di una vera grande notte di Champions.
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