
L’Aurora Boreale del calcio norvegese
Quattro squadre in Europa, talenti generazionali e un progetto iniziato decenni fa: la Norvegia è diventata una delle realtà calcistiche più interessanti.
Bergen, Bodø, Lillestrøm e Stavanger. Quattro città che agli appassionati di natura, trekking e mercati del pesce possono dire qualcosa, meno sicuramente a quelli di calcio, almeno fino a qualche anno fa.
Brann, Bodø/Glimt, Lillestrøm e Viking. Queste sono le quattro squadre che rappresenteranno la Norvegia nelle competizioni europee 2026/2027. Bodø Glimt e Viking giocheranno la League Phase della Champions League, il Lillestrøm quella dell’Europa League, il Brann si metterà alla prova in Conference League.
Se la presenza del Bodø/Glimt non deve più stupirci, così parzialmente come quella del Brann, diverso è il discorso per Lillestrøm e Viking, squadre andate sempre “vicine” alla qualificazione senza però mai raggiungere la fase a gironi - eccezion fatta per il Viking nel 2005/06 che riuscì ad affrontare Monaco, Amburgo, Slavia Praga e CSKA Sofia nel girone A dell’allora Coppa UEFA.
Non è un caso che questo momento di grande esposizione del calcio norvegese arrivi dopo il Mondiale 2026, competizione nella quale la nazionale ha stupito raggiungendo i quarti di finale, e arrendendosi solamente all’Inghilterra dopo i tempi supplementari.
Proprio qui si sono messi in mostra diversi talenti che riempiono le prime pagine dei principali quotidiani europei: Haaland, Ødegaard, Nusa, Nyland, Ryerson, Berg e molti altri. Il fatto che buona parte di questi giocatori militi nei principali campionati europei è uno degli elementi che hanno contribuito a rendere la nazionale norvegese più competitiva ai massimi livelli.

Per capire come la Norvegia sia arrivata fin qui bisogna tornare indietro, nello specifico negli anni ‘90. La NFF (Norges Fotballforbund, l’organismo di governo del calcio in Norvegia) contava già oltre 300.000 iscrizioni. Insieme a essa, una quota degli utili provenienti da Norsk Tipping (società di giochi e lotterie di proprietà dello Stato norvegese) veniva continuamente destinata sia al finanziamento pubblico dello sport, sia alla costruzione e riqualificazione degli impianti.
Qui la svolta. Alla fine dei ‘90 si decise di investire massivamente nella costruzione di campi sintetici per rendere più accessibile il calcio a tutti. Il grande problema del paese è sempre stato la geografia: freddo e condizioni climatiche complicate hanno sempre fatto sì che il tempo e le strutture per allenarsi non fossero mai adeguati, lasciando indietro lo sviluppo di nuovi talenti.
Da quel momento in avanti i bambini (e non solo) avrebbero avuto modo di sfruttare meglio il proprio tempo libero, sia grazie alle scuole calcio che in maniera indipendente, passando all'aperto quel pomeriggio che probabilmente senza quel campo sarebbe stato passato in casa a fare altro.
Potrà sembrare una banalità, ma tutto questo ha portato ad una redistribuzione positiva dello sport nel paese. Il calcio non era più visto come un traguardo irraggiungibile bensì come un qualcosa di accessibile e di vicino a tutti.

Avere un campo nel proprio paese o nella propria città significava averlo a portata di mano quotidianamente. Significava far avvicinare anche chi prima non sapeva cosa fosse una palla, considerando che, data la geografia del paese già illustrata, ci si concentrava spesso e volentieri su altri sport.
Si comincia dunque a notare campi pieni di bambini e ragazzi che sognano di raggiungere obiettivi, ma ciò che manca forse sono persone qualificate a gestirli. Diventa così cruciale investire non solo su campi e ragazzi stessi, ma anche su allenatori, metodologie e scouting, per creare un’unica piramide dall’alto al basso che permettesse uno sviluppo lineare del tutto. Tra il 2010 ed oggi gli allenatori di sviluppo a tempo pieno erano una quarantina scarsa. Oggi è un lavoro che tiene impegnate oltre 300 persone.
Nel 2017 arriva un’ulteriore svolta: nasce l’Akademiklassifiseringen (letteralmente classificazione accademica) sistema con il compito di valutare i club secondo diversi parametri, tra cui allenatori, metodologia, strutture, risorse economiche ed organizzazione. Basti pensare che circa 300 milioni di NOK derivanti dai diritti televisivi (circa €27-28 milioni) sono stati investiti nel corso degli anni nello sviluppo dei giovani.
È proprio così che nascono i giocatori citati a inizio articolo. I vari Haaland, Ødegaard, Sørloth, Nusa e Berg, prima di diventare qualcuno nei propri club sono passati tutti per squadre norvegesi, quelle stesse squadre che a tratti hanno calcato campi di competizioni europee.
Ad oggi sembra facile parlare e scrivere di tutto questo, ma il lavoro effettuato su un intero sistema è a dir poco incredibile. La cosa più bella di tutto questo movimento è che alla base non ci sono risultati, ma le persone stesse. La NFF ha proibito medaglie e risultati prima dei 13 anni: al centro dell’attenzione deve esserci il bambino e non il risultato. L’obiettivo è sempre stato quello di giocare, ridere e stare insieme.
Chiaramente non è tutto rose e fiori. Degli innumerevoli bambini che si allenano sognando di diventare qualcuno, non tutti riescono nell’obiettivo.
Anche qui la Norvegia non si è fatta parlare alle spalle, istituendo un organo che si occupa di accompagnare e supportare psicologicamente quello stesso bambino che potrebbe aver subito una “brutta botta”. Il NISO Mental Helse, attraverso il NSIPH (Norsk senter for idrett og psykisk helse, il Centro norvegese per lo sport e la salute mentale), lavora intensamente su pressione, prestazione, fallimento, motivazione, ansia da prestazione e transizione fuori dallo sport. Chapeau.
A distanza di anni, dunque, sia la Nazionale che i club stanno raccogliendo i frutti di questo enorme lavoro fatto a partire da anni e anni.
Bodø/Glimt
Il Bodø/Glimt non è più una sorpresa, per informazioni chiedere ai tifosi di Lazio, Roma e Inter, ma anche Atlético Madrid e Manchester City, che hanno vissuto sulla propria pelle le difficoltà nell'affrontare i salmonari (copyright Paolo Di Canio), uscendone spesso con le ossa rotte.
Il Bodø è forse la squadra simbolo di questa esplosione internazionale del calcio norvegese, essendosi stabilita ormai da anni nelle competizioni europee, raggiungendo come massimo risultato la semifinale di Europa League nel 2024/2025, persa poi con il Tottenham futuro vincitore della competizione.
Capitanati da Patrick Berg (un’istituzione da quelle parti), i gialloneri fanno del 4-3-3, del possesso palla e dell’aggressività i loro marchi di fabbrica. Rapidi e temibili in tutte le zone del campo, riescono a coprire quest’ultimo grazie ad un pressing asfissiante e ad un recupero palla velocissimo che permette ai giocatori senza palla di muoversi e di inserirsi con facilità. Tutto ciò, sommato al sintetico dell’Aspmyra Stadion, è stato in grado di mettere in difficoltà squadre di ogni caratura.
L’urna è stata parzialmente benevola con i fulmini (Glimt = fulmine). Dalla prima fascia sono state sorteggiate Atlético Madrid (già sconfitto al Wanda Metropolitano lo scorso anno) e Bayern Monaco, decisamente più proibitivo, specialmente all’Allianz Arena. Da quelle parti saranno rimasti sicuramente contenti di potersi andare a sorseggiare una birra e godersi una grande squadra con un grande stadio.
Derby giallonero in casa con il Borussia Dortmund in una partita che per gli amanti delle scommesse è definibile da over, così come quella contro il Club Brugge, squadra belga ostica ma alla portata di un Bodø che ha saputo dimostrare di poter sconfiggere avversari con molto più blasone.
Poteva andare peggio anche in terza fascia, considerando che in Norvegia sarà ospitato il Lille (decisamente alla portata), mentre in trasferta si farà visita al Napoli in uno scontro tra due filosofie completamente opposte, dato lo stile di gioco di Max Allegri.
La quarta fascia è stata a dir poco benevola avendo regalato LASK Linz e Lens, due avversarie da tenere d’occhio ma ampiamente alla portata per una squadra che ha saputo raggiungere certi risultati negli ultimi anni.
Dopo la cessione di Høgh al Celtic, saranno le sgaloppate ed il fiuto del gol di Hauge (6 gol in Champions League per lui lo scorso anno compresi preliminari), Blomberg ed Helmersen a dover trascinare i gialloneri verso la fase successiva.
Viking
Vanno bene le cose anche al Viking che per la prima volta ascolterà l’inno della Champions League al Viking Stadion di Stavanger. Gli stavangersk hanno visto la propria squadra uscire sempre al primo turno dell’allora Coppa dei Campioni, quando erano soliti partecipare grazie a periodi di dominio in patria. Da segnalare l’eliminazione al 1° turno contro il Barcellona di Johan Cruijff nel 1992/1993 con un complessivo 1-0 (0-0 a Stavanger).
Il Viking si presenta ai nastri di partenza dopo aver buttato fuori la ben più blasonata e gettonata Dinamo Zagabria, meteora costante della competizione ma pur sempre presente ed abituata a giocare questo tipo di partite.
Considerato il livello di esperienza non possiamo certo dire sia andata male alla squadra di Stavanger che vedrà affrontare della prima fascia il Bayern (in casa) e l’Atlético Madrid (fuori). La caccia al biglietto per la partita con i bavaresi è probabilmente già iniziata.
PSV e Aston Villa dalla seconda fascia promettono gol e spettacolo, con la partita contro i neerlandesi che deve essere un must per provare a strappare almeno un punto prezioso per una insperata qualificazione agli spareggi. Più proibitiva invece la trasferta in casa dei detentori dell’Europa League, guidati dal re di coppe Unai Emery.
In terza fascia abbiamo un’altra ospitata neerlandese; al Viking Stadion arriva il Feyenoord, squadra rapida e temibile che può soffrire determinati ambienti, essendo storicamente molto umorale. Più complicata la trasferta a Napoli dove sarà difficile racimolare punti. Probabilmente sarà più facile rimediare una buona mangiata per i tifosi che la raggiungeranno.
Chiudono le due sfide contro Sabah Baku, ampiamente alla portata in quello che sarà un derby tra debuttanti e la trasferta a Stoccarda, in una partita che promette rapidità, intensità e gol.
La particolarità di questa squadra è che è allenata da due allenatori: Bjarte Lunde Aarsheim e Morten Jensen, che non rispondono alla classica accoppiata allenatore + vice. Giovani e con menti fresche, hanno impostato un calcio sullo stile del Bodø basato su giro palla veloce e riaggressione continua, finalizzata a verticalizzazioni immediate per sorprendere l’avversario. Chiedere informazioni proprio ai gialloneri, che nello scontro diretto in campionato ad aprile 2026 si sono visti rifilare un sonoro 5-0 che ha portato poi alla conquista del titolo per i blu.
Giocatore chiave della squadra è Zlatko Tripić, capitano e giocatore simbolo della squadra capace di collezionare 191 presenze e 64 gol in tutte le competizioni. Trequartista e fantasista, ma anche abile finalizzatore. A raccogliere i suoi assist ci provera, tra gli altri, Peter Christiansen, attaccante danese con un ottimo passato nel campionato danese.
Da tenere d’occhio, per gli scovatori di talenti, Simen Kvia-Egeskog, 23enne centrocampista dalle doti molto offensive, e Henrik Heggheim, difensore dal vizio del gol.
Brann
Non ricca di successi, ma ricca di partecipazioni è invece la storia del Brann. I bergenser giocheranno la League Phase della Conference League dopo aver affrontato il Bologna negli spareggi dell’Europa League 2025/2026, eliminati dopo aver subito un doppio 1-0. In passato da segnalare l’arrivo ai quarti di finale dell’allora Coppa delle Coppe, percorso interrotto dopo un sonoro 4-1 complessivo contro il Liverpool.
Percorso, quello dello scorso anno, che può essere ripetuto. Dall’urna infatti a Montecarlo sono uscite Braga, Lincoln Red Imps, Aarhus, Gent, Kauno Zalgiris e St. Truiden. Tolti i portoghesi e forse i belgi del Gent, la squadra di Bergen avrà l’occasione di mettersi in mostra con avversari quantomeno considerabili pari livello se non inferiore, motivo per il quale sarà fondamentale affrontare tutte le partite con la giusta concentrazione.
Eirik Horneland, tornato sulla panchina biancorossa dopo la sfortunata parentesi alla guida del Saint-Etienne, cercherà di ricostruire quanto di buono fatto tra il 2021 ed il 2024, quando riportò il Brann dalla prima alla seconda serie, collezionando due ottimi secondi posti. Con un 4-3-3 di stampo norvegese ama giocare sulle fasce ed attaccare gli spazi, sfruttando continui inserimenti dei centrocampisti e dei terzini.
Sulla sinistra gioca infatti Joachim Soltvedt, terzino di nome e non di fatto, capace di regalare diversi gol e diversi assist. I fantallenatori italiani pagherebbero per averlo in Serie A. Punta di diamante è Noah Holm, norvegese classe 2001 che vede facilmente la porta in patria ma che manca ancora il salto di qualità in Europa, nonostante i due gol e l'assist messi a referto lo scorso anno in Europa League.
Lillestrøm
La Cenerentola del calcio norvegese quest’anno sarà il Lillestrøm che vanta una tradizione abbastanza negativa nelle competizioni europee, avendo sì giocato spesso preliminari di CL ed EL ma senza mai arrivare alle fasi clou. Poter respirare un po’ di aria europea farà vivere atmosfere e sensazioni diverse alla città appena a nord-est della capitale Oslo.
Sorteggio che definire terribile è un eufemismo per gli altri gialloneri, che dovranno vedersela con Celta Vigo, Levski Sofia, Torreense, Real Sociedad, Viktoria Plzen, Bournemouth, Lione e Sparta Praga. Insomma, sarà importante salvare la faccia.
Se le sfide con i bulgari ed i portoghesi di seconda divisione potranno essere “alla portata”, le altre hanno un sapore interessante ma che non sarà facile digerire, dato vedranno i norvegesi impegnati contro squadre abituate a giocare in Europa.
Arrivato qui dopo aver vinto la Coppa di Norvegia, anche il Lillestrøm predilige il 4-3-3 con un blocco un po’ più basso, volto ad essere compatto ed al recupero palla per verticalizzare velocemente. Squadra molto fisica (tre difensori centrali sopra 187 cm) che fa della forza e delle seconde palle un must del suo gioco.
A finalizzare le azioni ci sarà Thomas Lehne Olsen, 35enne norvegese dal curriculum rispettabile in patria (98 gol in Eliteserien) che si confronterà con la fase a gironi di una competizione europea per la prima volta nella sua carriera.
Uno dei tre centrali sopra i 187 cm è tale Ruben Gabrielsen che a 34 anni indossa sporadicamente la fascia di capitano e fa parte della rosa dal 2023, dopo aver già giocato per i gialloneri tra il 2009 ed il 2014, tornato a Lillestrøm dopo aver girato un po’ l’Europa tra Tolosa e Copenaghen, collezionando anche 2 presenze in Nazionale.
Occhi puntati su Gustav Kjølstad Nyheim, centrocampista classe 2006 che ha fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili norvegesi ed è partito molto bene in campionato.
Questo autunno/inverno, coloro che si sono appassionati alla viking row in estate avranno modo di approfondire quanto di buono e di interessante questo paese sta costruendo nel calcio e per il calcio. Considerando che le basi sono ottime e a distanza di poco tempo i risultati raccolti sono già buoni, non resta altro che sederci e attendere l’Aurora Boreale del calcio norvegese.
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