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Primo piano di Gian Piero Gasperini a bordocampo con la Roma
, | 7 Settembre 2026

Quali ambizioni per la Roma di Gasperini?


I giallorossi hanno chiuso il mercato con sei acquisti ma non sono riusciti a prendere almeno (altri) due giocatori fondamentali. Basterà per lo Scudetto?

È difficile dare un voto al mercato estivo della Roma. Vuoi perché si rischia di cadere nell’errore di anticipare il giudizio del campo, vuoi perché i giallorossi hanno provato sulla loro pelle alcune delle difficoltà con cui tutte le realtà italiane dovranno fare sempre di più i conti, vuoi perché – e qui forse un giudizio lo anticipo – la Roma si è rinforzata nella profondità della rosa, meno nell’undici titolare.

Serve, però, andare con ordine e partire da come la Roma è arrivata a questa sessione estiva di calciomercato, analizzando ciò che le serviva. Per la prima volta dopo 8 anni, lo scorso maggio i giallorossi hanno centrato la qualificazione in Champions League. Un risultato straordinario, a mio parere frutto principalmente del lavoro dell’allenatore straordinario che dall’anno scorso guida la Roma.

Fare la Champions League significa – dal punto di vista economico – aumentare notevolmente i propri ricavi (almeno 50 milioni dalla sola partecipazione, bonus sostanziosi per ogni partita vinta e turno superato), ma dal punto di vista sportivo comporta la necessità di allestire una rosa più lunga e più competitiva non solo nei titolari ma anche e soprattutto nelle alternative. Per un calciatore, giocare cinquanta partite a stagione non è la stessa cosa se dieci di quelle partite sono di Champions anziché di Europa League o Conference League.

Guardando la rosa della Roma dello scorso anno apparivano evidenti quali fossero le aree di miglioramento. Accanto ad una generale necessità di alzare il livello delle alternative, infatti, la Roma aveva bisogno di un laterale destro (o sinistro riportando Wesley a destra) titolare e di un attaccante/trequartista di sinistra titolare. Sono le due posizioni nelle quali i giallorossi – con i vari Celik, Pellegrini, El Shaarawy e la coppia di prestiti Bailey/Zaragoza – avevano sofferto di più lo scorso anno.

E un’indicazione in più l’ha data Gasperini stesso quando – prima ad inizio agosto e poi il 30 nella conferenza prima della trasferta a Lecce – aveva indicato la necessità di prendere quei due giocatori. Segno che gli acquisti in quelle posizioni di Molina e Rodrigo Mora non erano sufficienti.

Tornando poi al ruolo del tecnico giallorosso, possiamo affermare con ragionevole certezza che questo è stato il suo mercato. Abbiamo scritto a lungo delle questioni interne alla dirigenza della Roma e di come la scorsa estate Gasperini non avesse apprezzato il lavoro di Massara, infine allontanato la scorsa primavera dopo che era saltato anche il suo protettore Ranieri.

Quest’anno la Roma ha fatto qualcosa di atipico. È stato l’allenatore, di fatto, a scegliersi i dirigenti che dovevano seguire il mercato. Gasperini ha preteso ed ottenuto l’ingaggio di Tony D’Amico – con cui aveva lavorato bene a Bergamo – che in fase di mercato è stato affiancato ufficiosamente da Pietro Leonardi che ha orchestrato nell’ombra quasi tutte le operazioni di mercato dei giallorossi.

Sicuramente, quindi, non si può dire che i giocatori arrivati non siano stati avallati dal tecnico. Qualcosa che a Roma è una rarità visto che lo scorso anno Gasperini non aveva chiesto l’acquisto dei vari El Aynaoui, Ziolkowski o Robinio Vaz (non a caso tutti ceduti questa estate), ma che Gasperini si è guadagnato sul campo avendo raggiunto un risultato che a Roma avevano mancato tutti i suoi predecessori nella storia recente.

La mano del tecnico si è vista in primis sui rinnovi, con la società che non avrebbe rinnovato né Dybala né Pellegrini, rimasti invece su volere di Gasp che dal canto suo avrebbe tenuto anche Celik, finito invece alla Juventus. Quindi – nel bene o nel male – questo è stato il mercato di Gasperini.

Detto ciò, però, verso la fase finale del mercato sembra sia emersa nuovamente quella bicefalia della dirigenza della Roma, con l’area sportiva (Gasperini, D’Amico e Leonardi) a spingere per il completamento della rosa con altri acquisti in attacco; l’area economica (il nuovo AD – con due anni di ritardo – John Galantic e la famiglia Friedkin) a frenare l’allenatore chiedendogli di farsi andare bene i giocatori a disposizione, compresi quelli che tanto aveva spinto per far rinnovare.

Inoltre, la Roma ha dovuto fare i conti con la spada di Damocle del Settlement Agreement siglato con la UEFA anni fa. Il contenuto preciso dell’accordo, essendo privato, non si conosce nei minimi dettagli ma era opinione dei più affidabili addetti ai lavori che la Roma dovesse fare almeno una cinquantina di milioni di plusvalenze entro fine giugno.

La Roma – complice anche il mercato spostato più avanti a causa Mondiali – non lo ha fatto, scegliendo di tenere tutti i big. I giallorossi hanno rifiutato un’offerta della Juve per Svilar e hanno provato a finanziare il mercato con le cessioni di Soulè e Koné ma – tranne un interessamento del Chelsea per quest’ultimo a fine mercato – il mercato è stato piuttosto timido.

Ad inizio novembre i dirigenti giallorossi sottoporranno il bilancio 2025/26 al giudizio della UEFA e vedremo se le mancate plusvalenze comporteranno sanzioni. Sicuramente possiamo dire che la scelta di trattenere i big a costo di fare qualche acquisto in meno è stata anch’essa concordata con Gasperini, così come le scelte sui giocatori acquistati.

Infine, in questo mercato la Roma (così come altre squadre italiane) ha fatto i conti anche con la concorrenza di campionati che fino a qualche anno fa non disturbavano gli affari dei nostri club, in particolare Turchia e Arabia Saudita.

Sono i casi di Greenwood e Summerville, dove la Roma ha grosse colpe per la solita lentezza nel chiudere le operazioni ma dove c’è anche un’enorme disparità di potenza economica fra i nostri club e realtà nelle quali non esistono paletti finanziari (e, nel caso dell’Arabia, probabilmente nella realtà non esistono neanche i soldi che dichiarano di pagare) e che – con la complicità di procuratori che hanno tutto l’interesse a che i loro assistiti vadano a prendere stipendi quadrupli – possono avventarsi su affari quasi chiusi senza nessun rispetto delle regole.

Non un’attenuante per le mancanze della Roma ma sono aspetti che dovranno essere considerati sempre di più, anche perché difficilmente qualcuno interverrà per fermare queste squadre (ci metto anche le inglesi) che collezionano giocatori e poi si ripuliscono i bilanci scambiandoseli tra loro.

Ma, prima di tirare le somme e soprattutto di aspettare il responso del campo, analizziamo nei dettagli gli acquisti, le cessioni e soprattutto la composizione dei reparti con cui la Roma affronterà una stagione che prevede anche le difficoltà della Champions League.

La difesa della Roma

Acquisti: Koulierakis, Balerdi (prestito)
Cessioni: Ziolkowski (prestito)
Spesa netta: 17 milioni di euro

Il reparto difensivo a tre è stato – insieme all’indispensabile Svilar – la piacevole sorpresa della scorsa annata della Roma. I giallorossi hanno concluso come seconda miglior difesa della Serie A dietro il Como e quando a giugno i dirigenti giallorossi hanno chiesto a Gasp chi fosse disposto a sacrificare, l’allenatore ha inserito i tre difensori centrali e il portiere fra gli incedibili.

Il primo effetto è stato il rinnovo di Mancini nonostante il pressing dell’Inter, dopodiché il reparto difensivo è stato rinforzato con l’acquisto del promettente Koulierakis, classe 2003 arrivato dal Wolfsburg per 16.5 milioni di euro, che a lungo termine dovrebbe sostituire Hermoso.

Come sesto difensore, poi, Gasp ha chiesto ed ottenuto la sostituzione di Ziolkowski (poco apprezzato come ogni acquisto di Massara) con il più esperto Balerdi, prelevato dal Marsiglia in prestito oneroso (1 milione) con diritto di riscatto a ben 15 milioni che può diventare obbligo a determinate condizioni.

Sostituire Ziolkowski – un 2005 – con un 1999 forse non è il massimo in ottica futura ma la partita con l'Atalanta ha dimostrato per quale motivo Gasp ha voluto questo cambiamento tra le riserve. Per il tecnico piemontese, infatti, quello che conta è che l'argentino sia più pronto oggi ed abbia caratteristiche di marcatore simili a quelle di Ndicka.

Il centrocampo della Roma

Acquisti: De Roon
Cessioni: El Aynaoui (prestito), Romano
Incasso netto: 9 milioni di euro

Eventuali sconvolgimenti nel centrocampo della Roma erano legati all’evoluzione della situazione Koné. Non è un mistero che già la scorsa estate Gasperini avrebbe sacrificato il francese per sbloccare un colpo davanti e anche quest’anno la Roma ha valutato questa possibilità.

Tuttavia, l’unico interessamento reale per Koné è stato quello del Chelsea negli ultimi due giorni di mercato, quando per la Roma era troppo tardi per trovare un sostituto all’altezza del suo miglior centrocampista e dopo che Gasperini – almeno a parole – lo aveva a quel punto blindato.

Inoltre, pochi giorni prima la Roma aveva ceduto anche El Aynaoui, andato al Lipsia in prestito oneroso (quattro milioni) con diritto di riscatto fissato a 28 milioni e il 20% della futura rivendita. Un peccato se consideriamo che la Roma si è privata di un centrocampista di 25 anni senza averne mai ammirato la versione migliore fra alta concorrenza, problemi fisici e Coppa d’Africa.

Meno un peccato, però, se consideriamo che Gasperini non lo hai apprezzato particolarmente (non lo aveva chiesto e lo stesso tecnico ha parlato di voglia del giocatore di trovare un contesto nel quale fosse più desiderato) e che in teoria la sua cessione – nell’ottica di un probabile riscatto da parte del Lipsia – avrebbe dovuto sbloccare l’arrivo dell’agognata ala sinistra. Che però, ne parleremo, non è arrivata.

Al suo posto, in un’operazione last minute a titolo gratuito, è arrivato Marten De Roon, fedelissimo di Gasperini che lo ha avuto per otto anni a Bergamo. L'olandese ha ben 10 anni in più di El Aynaoui – e questo è certamente un malus – ma è voluto dall’allenatore e ne conosce a memoria le richieste. Quando parlo di mercato concordato con Gasperini intendo esattamente questo.

Inoltre, De Roon sembra l’unico in grado di poter fare quello che fa Cristante, soprattutto in fase difensiva. E nell’ottica dei doppioni l’olandese potrebbe dare un po’ di respiro ad un giocatore che nell’ultimo lustro ha sempre fatto cinquanta partite a stagione. De Roon, poi, ha anche esperienza in Champions League, cosa che gli altri centrocampisti della Roma non hanno.

Al netto quindi di aver lasciato andare (ma comunque con una possibile plusvalenza futura) un giocatore che può diventare fortissimo altrove, la Roma mantiene un buon pacchetto di centrocampo considerando che Pisilli e De Roon sono ottimi per essere alternative. Certo, dopo Malen, Koné è forse il giocatore che i tifosi giallorossi devono pregare di più che resti integro vista le sue caratteristiche uniche nella rosa.

Gli esterni della Roma

Acquisti: Molina
Cessioni: Angelino, Celik (svincolato), Tsimikas (fine prestito)
Spesa netta: 10.5 milioni di euro

Già leggendo l’intestazione di questo paragrafo emerge come la Roma sia corta sulle fasce, avendo acquistato un solo giocatore a fronte di tre partenze. Si tratta di tre giocatori persi senza strapparsi i capelli (anche se Gasperini avrebbe tenuto Celik), ma di fatto la Roma passa dall’avere cinque esterni di centrocampo – anche se Angelino, purtroppo, non andrebbe considerato – ad averne tre.

Probabilmente farà parte delle rotazioni il classe 2007 del vivaio Emanuele Lulli – titolare con ottimi risultati nelle prime tre di campionato – ma nelle intenzioni di Gasperini ad inizio mercato c’era altro, e il tecnico piemontese ha insistito fino all’ultima conferenza stampa sulla necessità di prendere un altro esterno in grado di alternarsi a sinistra con Wesley.

Il brasiliano è ormai dirottato, con ottimi risultati, da quel lato, con Molina che dovrebbe essere il titolare a destra quando rientrerà in condizione. Entrambe le riserve, Rensch e Lulli, possono essere il backup su entrambe le fasce, ma in questo ruolo così importante per il gioco di Gasp la Roma è sicuramente molto corta e, tra l’altro, ha solo giocatori di piede destro.

Inoltre, la sensazione è che anche qui la Roma sia andata al risparmio (non affondando, ad esempio, per Cacciamani del Torino o Luis Henrique dell’Inter) nella speranza di prender un’ala sinistra, cosa che però non è avvenuta.

Se pensiamo all’Atalanta di Conti e Spinazzola o a quella di Hateboer e Gosens, questa Roma non sembra sullo stesso livello nonostante un grande giocatore come Wesley. E l’assenza di una riserva specializzata a giocare sulla sinistra potrebbe farsi sentire molto in Champions.

La trequarti della Roma

Acquisti: Rodrigo Mora
Cessioni: Baldanzi, El Shaarawy (svincolato), Venturino (fine prestito), Zaragoza (fine prestito)
Spesa netta: 15.5 milioni di euro

Nei paragrafi dedicati agli altri reparti abbiamo sottolineato come la Roma abbia risparmiato sia sul sostituto di El Aynaoui che su un altro esterno di centrocampo per prendere la famosa ala sinistra di piede destro che i giallorossi cercano almeno da quando è arrivato Gasperini (ma in realtà anche l’anno prima De Rossi chiese un calciatore simile). La suddetta ala non è arrivata.

In un reparto che ha perso quattro giocatori, l’unico rinforzo della Roma è stato il promettentissimo Rodrigo Mora di cui abbiamo già descritto punti di forza e criticità. Un po’ poco in un reparto che oltre a lui potrà contare su Soulè – alle prese con una pubalgia che però Gasperini dice superata – e la coppia Dybala-Pellegrini il cui grave storico di infortuni è noto a tutti.

Non solo un evidente problema numerico – quattro giocatori, con grossi problemi fisici, per tre competizioni – ma anche un problema di caratteristiche. I trequartisti della Roma sono tutti giocatori che prediligono ricevere palla sui piedi e accentrarsi verso il centro del campo.

Continua colpevolmente a mancare un giocatore con caratteristiche diverse, anche meno tecnico ma più forte nello strappo e nella progressione in velocità. Un giocatore che punti la porta in modo diverso rispetto a Mora e ai due argentini, la Roma non ce l’ha. E quando si hanno giocatori – seppur molto bravi – prevedibili, il rischio è che poi sia tutto il gioco della squadra ad essere di facile lettura, anche se non si direbbe da questo inizio di campionato.

Questa mancanza è doppiamente grave se pensiamo che sono tre sessioni di mercato che Gasperini chiede un giocatore con queste caratteristiche e che, soprattutto, la Roma aveva iniziato questo mercato proprio cercando questo giocatore. E non averlo preso dopo tre mesi, nonostante quel ruolo fosse stato proprio il punto debole della Roma dello scorso anno, è una responsabilità di tutti, compreso l’allenatore.

A fine giugno è saltato Greenwood, che ad un certo punto ha preferito i milioni del Fenerbache dopo che la Roma non riusciva ad accordarsi col Marsiglia. Resta, però, da capire per quale motivo la Roma abbia perso un mese dietro un giocatore economicamente irraggiungibile, e questa credo sia stata un’impuntatura dell’allenatore solo parzialmente giustificata dal fatto che Greenwood avrebbe fatto fare all’attacco giallorosso un impressionante salto di qualità.

A luglio è stata la volta di Summerville, che era praticamente preso prima che – a fronte dell’ennesimo ritardo della Roma nel chiudere un acquisto – si inserisse l’Al Hilal offrendo 18 milioni netti a stagione al giocatore.

Da quel momento in poi, la Roma ha virato su Mora, un giocatore di grande prospettiva e chi è anche partito benissimo ma con caratteristiche diversissime rispetto a quelle dei profili trattati prima di lui. Che il portoghese sia stato avallato da Gasperini è indubbio, ma in quel frangente il tecnico aveva comunque ribadito la necessità di un ulteriore acquisto sulla trequarti, che però non è mai arrivato.

Nelle ultime settimane di mercato sono stati tre i giocatori vicini ad approdare a Roma per ricoprire quel ruolo. Il primo è stato Malick Fofana del Lione, per il quale c’era l’accordo sia col giocatore che col club ma che alla fine pare sia stato scartato da Gasperini.

Col senno di poi, un errore visto che le due piste alternative seguite negli ultimissimi giorni – Leweling dello Stoccarda e Luiz Henrique dello Zenit – erano difficilmente percorribili per vari motivi, burocratici e di convincimento dei giocatori.

Leweling sarebbe stato il profilo perfetto secondo me. Veloce, con propensione a puntare la porta e in grado di giocare all’occorrenza anche come quinto di sinistra o come punta. Il comportamento del giocatore – stando a quello che si dice – non è stato limpidissimo e ha messo in difficoltà sia Roma che Stoccarda ma è stato un errore dei giallorossi ridursi a sperare fino all’ultimo di convincere un giocatore poco propenso al trasferimento. Soprattutto in un ruolo che era il primo da coprire questa estate.

Come sono andate davvero le cose su di lui, così come per quanto riguarda i ripensamenti su Fofana, non ci è dato saperlo con certezza. È vero che Gasperini aveva ribadito più volte di non voler comprare tanto per (memore di quanto fatto con Bailey e Zaragoza), ma sentire sempre questa frase inizia a diventare stucchevole.

La Roma aveva il dovere e le capacità di comprare il giocatore che le avrebbe dovuto far fare il salto di qualità definitivo e al tempo stesso offrirle una soluzione ulteriore rispetto all’immensa tecnica – ma anche all’immensa fragilità – dei giocatori di cui attualmente dispone sulla trequarti. E non averlo fatto è la più grande mancanza del mercato estivo della Roma, che rischia di condannarla ad un’altra stagione di passione in quella posizione del campo.

Rodrigo Mora, calciatore dell'AS Roma, in azione con i giallorossi (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)
Un goal nelle prime tre partite con la maglia della Roma per Rodrigo Mora.

L'attacco della Roma

Acquisti: Castro
Cessioni: Dobvyk (prestito), Ferguson (fine prestito), Vaz (prestito)
Spesa netta: 31 milioni di euro

Anche nel ruolo della punta, la Roma ha perso tre giocatori e ne ha preso uno solo. In questa posizione, però, come dimostrano anche le cifre delle varie operazioni, la Roma ha fatto un bel passo in avanti. Chi è andato via era o alle prese con gravi problemi fisici (Ferguson), o poco gradito all’allenatore (Vaz) o entrambe le cose (Dobvyk).

Mentre chi è arrivato, Castro, pur essendo stato pagato molto, è un giocatore il cui avvenire sembra abbastanza certo, così come certo è il gradimento dell’allenatore che lo ha voluto come primo acquisto anche quando sembrava che i giallorossi cercassero altro.

Passare da Dobvyk a Castro rappresenta sicuramente un upgrade nel ruolo di punta di riserva, soprattutto considerando che l'argentino è impiegabile nel 3-4-1-2 anche insieme a Malen. E soprattutto considerando che i giallorossi hanno nell'olandese l'attaccante più in forma del 2026, e che potrebbe beneficiare della concorrenza di un ottimo attaccante come Castro.

Il capitolo Robinio Vaz, invece, è emblematico di come le scorse due sessioni di mercato fossero state portate avanti con poca sinergia tra Gasperini e Massara. Lo scorso gennaio i giallorossi erano alla disperata ricerca della solita ala sinistra, e il DS ora alla Juve investì quasi 25 milioni per Vaz, un centravanti. Di belle speranze, ma ancora da svezzare.

Sei mesi dopo, Vaz – che non ha mai giocato titolare – va all’Hull City in prestito oneroso (due milioni) con diritto di riscatto fissato a trenta milioni. Un’operazione che, se andrà bene, consentirà ai giallorossi di realizzare una plusvalenza, mentre se dovesse andare male la giovane età del calciatore impedirà che diventi un peso per il bilancio della Roma.

Tuttavia, in assenza della famosa ala sinistra, Vaz forse avrebbe potuto fare comodo come terza punta della rosa. Soprattutto se consideriamo che Gasperini gioca spesso 3-4-1-2 contro le squadre che difendono a quattro. In quel caso una delle punte è Dybala ma così la Roma è ugualmente corta davanti.

Due o tre punte in una rosa che fa tre competizioni e che giocherà spesso a due davanti sono, infatti, troppo poche. E la Roma, che aveva bisogno di rinforzare l’attacco per fare il definitivo salto di qualità, alla fine è corta in quasi tutti i ruoli offensivi pur essendo oggettivamente migliorata a livello qualitativo nel ruolo del centravanti.

Conclusioni finali

E qui arriviamo alle contraddizioni del mercato della Roma. Una squadra che si è sicuramente rinforzata nei 22 – soprattutto in ruoli come la punta, il terzino destro e i difensori centrali – ma che negli undici titolari parte praticamente come lo scorso anno, come dimostrano le formazioni schierate ad inizio stagione.

Un po’ poco se consideriamo che questo è l’anno del ritorno in Champions e che le due mancanze (un altro quinto e l’ala sinistra) sono croniche e sono state sottolineate più volte dall’allenatore stesso.

Nella conferenza stampa del 22 agosto prima dell’esordio contro la Fiorentina, Gasperini aveva parlato – riferendosi ai due ruoli sopracitati – di squadra ancora incompleta. Da quel momento sono stati effettuati due acquisti (due riserve) a fronte di tre cessioni. Se possibile, quindi, la rosa è ancora più incompleta.

È ovvio, però, che dal momento in cui ad aver gestito questo mercato sono stati uomini di fiducia di Gasperini, le responsabilità ricadono anche sul tecnico. È Gasp ad aver chiesto i rinnovi di Pellegrini e Dybala, ed è quindi normale che in società gli ricordino che nelle rotazioni sulla trequarti loro ci sono eccome. Così come se Fofana non è stato chiuso per – pare – volontà di Gasperini perché non lo riteneva un giocatore da salto di qualità, ovviamente sarà lui ad accollarsi i rischi del caso.

Ad ogni modo, la gestione delle priorità della Roma è stata come al solito rivedibile. Si è partiti trattando due attaccanti/ali sinistre di corsa, con la Roma pronta a mettere sul piatto oltre 50 milioni per Greenwood e Summerville, e alla fine non è stato preso nessun giocatore con quelle caratteristiche, tra l’altro dopo aver fatto sapere a tutto il mondo che avevi quel budget da spendere, cosa che ad esempio ha comportato difficoltà nella successiva trattativa per Mora.

E anche gli acquisti di ottimi giocatori come Castro e Koulierakis possono destare qualche perplessità considerando quanto budget è stato investito per quelli che sono, ad oggi, due riserve mentre poi in altri ruoli la rosa è fortemente incompleta. Tuttavia, va detto che D’Amico ha dichiarato che le varie operazioni erano slegate e che i suddetti acquisti molto onerosi erano preventivati insieme – e non alternativamente – a quello della famosa ala sinistra.

In generale, mi sembra che da quando la famiglia Friedkin è proprietaria della Roma ci siano sempre delle grosse difficoltà nella gestione della fase finale del mercato. Lo si è visto l’anno scorso con la telenovela Sancho e due anni fa con i casi Danso e Dybala. E anche quanto accaduto all’Everton nel finale di mercato costituisce il proverbiale secondo indizio che fa la prova.

Se devo quindi trovare il difetto principale al mercato della Roma lo individuo proprio nella confusione degli ultimi giorni in merito alle priorità. Via El Aynaoui per finanziare l'ala, niente esterno per prendere l'ala sinistra, e poi quest'ultima non arriva perché si è provato a prendere in extremis giocatori che non erano proprio disponibili.

Nonostante due lacune clamorose, però, continuo a ritenere che la Roma nei 22 sia più forte dell’anno scorso. D’altronde – Celik a parte – nessuno dei giocatori lasciati andare via aveva dato un contributo rilevante alla qualificazione in Champions League. Inoltre, dei sei acquisti della Roma, uno solo è in prestito (Balerdi), mentre gli altri sono stati acquistati a titolo definitivo e nessuno ha il profilo di chi potrebbe rimanere sul groppone dei giallorossi se dovesse andare male.

Tutto questo ha comportato un saldo negativo di circa 65 milioni di euro (ai quali ne vanno aggiunti altri 35 per i riscatti automatici di Malen e Ghilardi) ma l’impatto sul conto economico dei giocatori in entrate è inferiore rispetto all’impatto che avevano i giocatori che sono usciti.

Secondo le stime di Calcio & Finanza, infatti, i nuovi acquisti determineranno un peso di circa 51,37 milioni di euro sul bilancio 2026/27 tra costi di ammortamento dei cinque acquisti a titolo definitivo, costo del prestito di Balerdi e stipendi lordi.

In uscita, invece, le cessioni della Roma hanno prodotto pochissimi incassi (l’unico rilevante è quello di Baldanzi) ma hanno comportato un grande avanzo per le casse giallorosse in termine di risparmio sugli ammortamenti e sugli stipendi, pari a oltre 55 milioni di euro. Si pensi ad esempio a Dobvyk, che a bilancio pesava più di quanto peserà Castro nonostante quest’ultimo sia stato pagato 36 milioni di euro.

La scadenza dei prestiti di giocatori con stipendio elevato (come ad esempio Ferguson, Bailey e Zaragoza), poi, ha consentito alla Roma di ridurre sensibilmente il proprio monte ingaggi. A questo hanno contribuito anche i rinnovi molto al ribasso di Dybala e Pellegrini.

È vero, quindi, che non sono arrivate le ormai celeberrime plusvalenze richieste dalla UEFA, ma per quanto riguarda il parametro del costo annuo complessivo – forse il più attenzionato da Nyon – la Roma dovrebbe averlo ridotto di un quinto, passando da circa 126 milioni di euro del 2025/26 a 100 milioni quest’anno. E probabilmente questa sarà la miglior credenziale che i dirigenti giallorossi presenteranno ai prossimi colloqui con la UEFA.

Quali obiettivi per la Roma di Gasperini?

Eppure, la mancanza ancora una volta dell’ala sinistra ed in generale di velocità alla trequarti della Roma, rischia di essere un vero peccato in ottica 2026/27, soprattutto se consideriamo la terza posizione da cui riparte la Roma dopo lo scorso anno.

Fermo restando che l’Inter resta davanti a tutti, il Napoli è rimasto con gli stessi problemi della rosa dell’anno scorso e ha perso un grandissimo allenatore. Dietro, Juve e Milan si sono rinforzate ma anche loro, come i giallorossi, hanno non poche lacune. Si è rinforzato molto il Como, forse l’unica squadra oltre all’Inter a poter vantare una rosa davvero completa in tutti i ruoli.

La sensazione è che se la Roma fosse riuscita a piazzare quel colpo sulla sinistra sarebbe stata competitiva per qualcosa di molto grande. In ogni caso, però, la Roma resta una squadra forte, molto ben allenata e già ben rodata, come dimostra questo inizio di stagione molto più brillante rispetto al precedente.

Però resta una squadra che con tre competizioni – e la stragrande maggioranza della rosa è tutta da testare in Champions League – presenta un paio di lacune offensive e sulle fasce che potrebbero essere sanguinose nell’ottica di infortuni e turnover.

L'ultima vittoria della Roma in una partita di Champions League.

Sicuramente l’allenatore – secondo me artefice unico del mercato – ne è consapevole e ha in testa come ovviare, ma un paio di impuntature di questi mesi potrebbero costare care ai giallorossi.

In generale, penso che a livello di obiettivi la Roma debba porsi quello di rimanere stabilmente in zona Champions League andando a migliorare il proprio bottino di punti. Lo scorso anno la Roma ha fatto 73 punti, cinque in più rispetto all’anno precedente. Un miglioramento di almeno altri cinque punti significherebbe avvicinarsi a quota 80.

Penso che un allenatore ambizioso e bravo come Gasperini stia pensando proprio a questo: fare 5/6 punti in più rispetto allo scorso anno e vedere cosa succede con quei punti in più. Potrebbero non essere sufficienti ad entrare nella lotta per il vertice oppure sì, in ogni caso sarebbero abbastanza per stabilizzare la Roma in Champions e continuare il circolo virtuoso iniziato col tecnico piemontese.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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