Logo sportellate
arsenal
, | 6 Settembre 2026

Arsenal-Chelsea 2-1, Considerazioni Sparse


Un Arsenal ispirato rimonta un Chelsea troppo contratto: Arteta si aggiudica il derby basco con Xabi Alonso.

Il match dello scorso marzo tra Arsenal e Chelsea, vinto dai Gunners per 2-1, era finito sotto la lente d'ingrandimento dei media inglesi, che lo avevano quasi indicato come una sorta di manifesto ideologico della Premier League odierna: troppo fisica e scorbutica, con l'eccessiva centralità delle palle inattive (in effetti, tutti e tre i gol erano arrivati da calcio d'angolo) a discapito della qualità tecnica.
Rispetto a sei mesi fa, diverse cose sono cambiate, a partire dallo status dell'Arsenal, scrollatosi di dosso più di vent'anni di frustrazioni e paure, fino all'allenatore del Chelsea, che ha ingaggiato un Xabi Alonso quantomai in cerca di riscatto dopo il prematuro esonero madrileno.

È proprio un volto nuovo di questa sfida come Morgan Rogers ad aprire le danze dopo due minuti scarsi: un suo destro un po' sporco ma preciso, scoccato dopo un furioso batti e ribatti su punizione (ma guarda un po') trova impreparato un Raya non proprio felino nell'andare a terra. Il prematuro svantaggio non spaventa l'Arsenal, che si appropria della partita e dei suoi ritmi, rendendoli infernali.

Arteta ordina ai suoi di andare a prendere in alto i Blues, che spesso e volentieri rinunciano alla costruzione da dietro affidandosi ai lanci del Dibu Martinez; quest'ultimo, su una punizione di Odegaard, copre quanta più porta possibile sullo sparo ravvicinato di Lewis-Skelly, prima che il successivo gol di Calafiori venga annullato per il fuorigioco di Konsa.

I compiti del terzino italiano sono ben noti, ossia andare a creare scompiglio tra le linee, incarico quantomai importante contro i Blues: proprio come contro Fulham e Brighton, il Chelsea rinuncia al pallone, difendendosi basso con una linea di 5 uomini. La vischiosa densità centrale creata da Alonso però non crea troppi problemi all'Arsenal, i cui leader sembrano trovarsi a occhi chiusi: i filtranti di Odegaard sono pietanze per palati fini, e un paio di chiusure in extremis di Hato e Fofana testimoniano una pressione impossibile da reggere a lungo andare.

Dopo una lunga azione di sovraccarico del lato destro condotta da White, Saka e Rice, ci pensa dunque Havertz a pareggiare i conti, puntando il primo palo di mancino, e trovando un Martinez ancor più incerto del proprio collega spagnolo venti minuti prima.

Alcuni meccanismi del Chelsea sono ancora piuttosto grezzi: in costruzione, ad esempio, Fofana e Lacroix rimangono bassi, mentre Acheampong si sgancia sulla trequarti per portare superiorità numerica. Il suo contributo offensivo, tuttavia, si rivelerà decisamente modesto, come testimoniato dai soli 9 passaggi completati nella metà campo avversaria.

Il fine ultimo dei Blues è innescare in verticale il proprio tridente d'attacco dopo il recupero palla. Questa continua ricerca del campo aperto, verso la fine primo tempo, permette a Pedro Neto (più volte isolato in uno contro uno sulla fascia destra con ripetuti cambi di gioco) di involarsi verso l'area dell'Arsenal, dopo una bella sventagliata apparentemente alla cieca di Joao Pedro: il mancino a giro dell'ex Lazio si stampa contro il palo alla destra di Raya.

Il pericolo corso appena prima dell'intervallo ottiene l'effetto sperato sugli uomini di Arteta, che trovano il gol nel giro di cinque minuti una volta tornati in campo. L'azione del 2-1 può sembrare un déjà vu per chiunque abbia assistito al trionfo nel Community Shield contro il Manchester City: Tzolīs trova a pelo d'erba l'invasione centrale di Odegaard, liberato da un velo geniale di un Havertz quantomai in formato Berbatov.

Neanche lo svantaggio convince il Chelsea a mettere il naso fuori dalla propria tana, mentre l'Arsenal continua a sciorinare la miglior versione del proprio calcio, lontana anni luce dalle tante partite grigie e contratte della scorsa primavera. Viaggiando da un mancino all'altro, sull'asse Odegaard-Havertz-Saka, il pallone a rientrare scagliato da Bukayo sa di 3-1, e soltanto i guantoni di un campione del mondo (e due volte campione d'America) gli impediscono di arrotondare il punteggio.

A quel punto, Alonso corre ai ripari, ma sceglie in maniera abbastanza incomprensibile di inserire Malo Gusto al posto di Lavia (sobbarcatosi fin lì un lavoro enorme, oltre ad essere il suo unico centrocampista di ruolo), affidandosi di fatto ad affidare ad una coppia mediana composta da due terzini destri come lui e Reece James.

Arteta, che si è goduto abbastanza i propri spadaccini, si prepara alla fase più fangosa del match, e fa entrare i propri carri armati, ossia Gyokeres e Merino. Eppure, in mezzo a simili colossi, il più vicino a cambiare il destino del match è il piccolo Estêvão: il suo mancino "Robbeniano" non è precisissimo, ma è fulmineo e si materializza dal nulla da dietro una miriade di corpi, e soltanto un grande Raya riesce a disinnescare il pericolo.

È sostanzialmente l'unico pericolo corso da un Arsenal che riesce ad amministrare il vantaggio senza troppi affanni: dopo tre giornate di Premier League, solo i Gunners e il Manchester City sono ancora a punteggio pieno, con la differenza che i londinesi si sono già lasciati alle spalle ben due scontri diretti (settimana scorsa hanno infatti espugnato il Villa Park). Rimandato invece il Chelsea (che non riesce a battere l'Arsenal dall'ormai lontanissimo agosto 2021), al primo vero esame della propria stagione: se il benchmark da raggiungere è il calcio spumeggiante fatto vedere ai tempi di Leverkusen, Xabi Alonso avrà non poco lavoro da fare nelle prossime settimane.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

pencilcrossmenu