
Inter-Napoli 3-2, Considerazioni Sparse
L'Inter vince una partita folle dando una dimostrazione di forza complessiva che sa di dichiarazione d'intenti inappellabile. Il Napoli si lecca le ferite, ma ne esce meglio che dal ko contro il Como.
La terza giornata di campionato, in questo primo assaggio di settembre che a Milano è una lunga coda di un agosto rovente e infinito, propone già sul menu la sfida tra Inter e Napoli, una sorta di classico dei giorni nostri tra le squadre che si sono spartite gli ultimi quattro anni di calcio italiano. Due contendenti che non potrebbero arrivare alla sfida in maniera diversa: se l'entusiasmo permea l'ambiente nerazzurro, con uno stadio pieno che sembra annunciare una grande festa e numerosi invitati di lusso in tribuna ad arricchire la cornice, fosche nubi di preoccupazione avvolgono gli uomini in rosso di Massimiliano Allegri, che oltre a un avvio sottotono devono fare i conti con la lunga assenza della loro stella McTominay (cui va il nostro sentito in bocca al lupo per l'operazione cardiaca alla quale dovrà sottoporsi).
La partita, a sorpresa, rovescia il canovaccio atteso, il solito delle ultime tiratissime sfide tra nerazzurri e partenopei: le due squadre infatti rompono presto gli indugi, dando vita ad una sfida accesa, vibrante, senza esclusione di colpi. Nei primi 45' due occasionissime per parte, con Anguissa fermato dal provvidenziale intervento di Martinez, successivamente graziato da Højlund che da due passi piazza una conclusione fiacca, intervallano le occasioni ghiotte di Diouf in avvio e Dimarco sullo scadere della prima frazione, con una traversa a negare all'esterno l'ennesima gioia da calcio piazzato.
Nel mezzo una partita che offre diversi spunti che meritano approfondimento: da un lato Chivu rimescola le carte del suo 3-5-2, chiedendo a Bisseck di sganciarsi per rompere le linee difensive azzurre, spendendosi bene in un compito che solitamente è svolto sull'altro lato del campo da Bastoni, dall'altro Allegri, nonostante le frasi di circostanza, sceglie Vergara per il gravoso compito di sostituire McTominay, ricevendo dal napoletano una prova di sacrificio e concretezza che ha aiutato i compagni a resistere agli impeti degli avversari, ma anche di rara intelligenza quando si trattava di capovolgere il fronte di gioco.
Proprio sulle ripartenze, nel secondo tempo, il Napoli costruisce le sue fortune: sulla prima è Alisson a portare avanti quasi di forza i suoi, prima che Politano con caparbietà riuscisse a trovare il gol (che mancava da aprile scorso, e in generale dal 2018 nelle sfide ai nerazzurri), e poco dopo è Di Lorenzo a non accontentarsi di un fallo laterale ma a inseguire il pallone e servire Højlund, incapace quest'anno di segnare gol banali. Anzi, è proprio perdendo i due uomini apparsi più brillanti atleticamente (sostituiti da De Bruyne e Neres) che il Napoli, semplicemente, finisce per sbandare su sé stesso: dal gol dello 0-2 il Napoli produce quello che potremmo dire "1% è calcio e tutto il resto è stringere i denti"; abbassandosi sempre più verso la sua area di rigore, concedendo all'Inter quei metri che, con l'ingresso di Thuram per un non ispiratissimo Esposito, cercava disperatamente di trovare.
La spunta l'Inter, viene da dire meritatamente, nonostante la resistenza stoica del Napoli avrebbe, forse meritato una sorte migliore. Lo fa con le sue risorse, con la profondità del suo organico (nessuno, in Italia, può permettersi di far entrare Thuram e Calhanoglu solo nel momento del bisogno) e azzannando cinicamente tutto il campo che i suoi avversari le hanno concesso. Lo fa buttando in rete una palla sporca dopo mille rimpalli in area, pochi secondi dopo che dall'altra parte del campo Anguissa si è rivelato un boia dalla mannaia non affilata, mancando il colpo del 2-3 che avrebbe cambiato la storia di questa partita. L'istantanea di Martinez che esulta sotto la curva, circondato dall'abbraccio del suo pubblico, rischia già di diventare una foto simbolo di questa stagione. Dall'altro canto, quella degli impotenti Rrahmani, Marin e Badiashile potrebbe diventare la scena della fine di un'epoca, quella di un allenatore, Allegri, da sempre uno stratega infallibile nel gestire situazioni come uno 0-2 a favore attorno all'ora di gioco. San Siro come la Waterloo del tecnico livornese? Potrebbe sembrare, eppure questo Napoli si muove ed esce dal campo quantomeno con l'onore delle armi, facendo vedere passi avanti impossibili da ignorare rispetto alla gara casalinga col Como. In fondo, siamo alla terza giornata: il tempo dei verdetti è ancora lontano.
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