
Lecce-Roma 0-4, Considerazioni Sparse
Il solito Malen la chiude dopo venti minuti, poi segnano anche Soulè e Mora e la Roma ne fa 4 anche al Lecce.
È una Roma in versione deluxe quella che passeggia al Via del Mare su un Lecce davvero troppo brutto ed impreciso, regalando a Gasperini altri tre punti che portano i capitolini in vetta alla classifica insieme a Juve, Milan, Inter, Atalanta e Lazio. Una Roma che chiude la pratica addirittura prima del cooling break del primo tempo grazie alla doppietta del solito Malen, arrivato all’incredibile bottino di 19 gol in 20 partite di Serie A. Ad arrotondare il risultato ci pensano poi Soulè al 25', mentre nel secondo tempo è Rodrigo Mora a fissare il tabellino: per la Roma sono due vittorie per 4-0 in altrettante partite di campionato. Niente male.
Di Francesco opta per la difesa a tre già vista nel secondo tempo di Venezia, con Pierotti a far compagnia a Geubbels davanti. Gasperini, invece, come da tradizione parte con il consolidato 3-4-2-1, con Soulè che prende il posto di Mora dietro alle punte e Ghilardi (forse il migliore in campo, a dimostrazione di quanto sia rodata e in fiducia la formazione capitolina) dentro in extremis per l’infortunio di Ndicka. Le variabili sulle consegne della Roma a seconda dello schieramento difensivo avversario sono forse l’unico spunto interessante di una partita che tatticamente ha detto poco. Troppo più forte la squadra di Gasperini, troppo arrendevole il Lecce che dopo neanche tre minuti regala palla in uscita, e non lo puoi fare se il tuo avversario schiera il centravanti più letale del campionato, che infatti punisce subito. I successivi venti minuti sono un monologo della Roma, che prima fallisce il raddoppio con Soulè e poi lo trova ancora con Malen, ben imboccato da Wesley che ha giocato un’ora ad altissimi livelli. Passano due minuti e Soulè non fallisce l’ennesima occasione nata da un recupero palla alto della Roma e di fatto chiude la contesa al venticinquesimo.
Il resto della partita è un monologo della squadra di Gasperini, che stasera ha dato un’interpretazione perfetta dell’efficacia del pressing che ha sempre contraddistinto le squadre del tecnico piemontese. La Roma ha costantemente recuperato palla sulla trequarti avversaria, con una facilità francamente disarmante e figlia sì di tante imprecisioni del Lecce ma anche di una grande forma atletica dei giallorossi oggi in bianco. Così a far notizia nella restante ora di gioco sono solo 2/3 occasioni stranamente fallite da Malen – che davvero oggi poteva farne cinque – prima del 4-0 finale siglato da Rodrigo Mora. Il trequartista portoghese è entrato alla grande, sfruttando bene una difesa remissiva come quella leccese, e ha prima servito Dybala, con quest’ultimo che ha clamorosamente fallito il tap in da pochi metri, e poi ha segnato la sua prima rete in Italia dopo una bella giocata di Mancini. Nel mentre c’è stato spazio anche per due occasioni dei padroni di casa – figlie di un comprensibile rilassamento della Roma – ma siamo davvero nell’ambito del mero dovere di cronaca.
Dopo la preziosa vittoria di Venezia, per il Lecce arriva un passo indietro significativo. La squadra di Di Francesco è apparsa macchinosissima nell’uscita palla al piede, finendo per essere sistematicamente aggredita dagli ospiti senza riuscire a trovare, nemmeno attraverso i lanci lunghi, l’isolato Geubbels davanti. Nonostante lo schieramento accorto, poi, i tre attaccanti della Roma sono andati a nozze nello spazio fra difesa e centrocampo dei padroni di casa, creando occasioni da gol ad ogni pallone recuperato. Mancano poco meno di 24 ore alla fine del mercato ma la sensazione è che i salentini abbiano bisogno di rinforzi un po’ in tutti i reparti per centrare la salvezza anche quest’anno. In attacco manca l’imprevedibilità di un Banda il cui caso sembra sempre più destinato alle vie legali, in difesa si è vista troppa inclinazione e a commettere errori banali. In mezzo al campo, infine, quantomeno in questa gara il Lecce è sembrato – onestamente – inesistente. L’unico lampo è stato l’interessante ingresso in campo di Fatah, ma la strada è molto in salita.
Nella Roma, di contro, ha funzionato tutto. Ha funzionato il pressing asfissiante uomo su uomo – senza neanche dover ricorrere troppo ai tre difensori visto che la palla raramente arrivava dietro – così come il solito filtro di Cristante e Kone, con quest’ultimo propositivo anche in attacco a dimostrazione della sua imprescindibilità in questa squadra. Sulle fasce, poi, un ottimo Wesley è tornato a macinare dribbling e assist, mentre dall’altro lato il classe 2007 Lulli ha confermato quanto di buono si era visto contro la Fiorentina, in particolare la sua capacità di recuperare palla molto in avanti, caratteristica utile per andare a genio a Gasperini. Sugli attaccanti c’è poco da aggiungere se non che la titolarità di Soulè, nonostante le voci di mercato, dimostra sia che la Roma può giocare con diverse soluzioni in avanti ed essere pericolosa in ogni caso; sia che nella stagione ci sarà bisogno di tutti. E se a queste soluzioni si riuscisse ad aggiungere anche il famoso esterno sinistro con qualità più di corsa che di tecnica allora sì che potremmo parlare di una rosa pienamente attrezzata per affrontare ogni situazione, con prospettive molto interessanti. Nel mentre, due vittorie con otto gol fatti e zero subiti e l’impressione che la squadra giochi già a memoria, cosa che in questo periodo dell’anno scorso non avveniva. Il 30 agosto del 2025 la Roma vinceva a Pisa in modo cinico, sfruttando con Soulè l’unica occasione del match. Un anno dopo ne ha fatti quattro ma potevano essere anche di più, certo che con Malen al centro dell’attacco è tutta un’altra storia.
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