
Fiorentina-Frosinone 0-3, Considerazioni Sparse
Una Fiorentina inspiegabile viene travolta nel giorno del suo centenario. Show del Frosinone con Raimondo protagonista assoluto.
Buon compleanno, Fiorentina. A cento anni esatti dalla sua fondazione, i viola di Fabio Grosso festeggiano con una ripassata per mano del Frosinone di Massimiliano Alvini, la seconda in due partite dopo il pesante ko dell'Olimpico nell'esordio in campionato. Una sconfitta che vale probabilmente il peggior avvio di stagione di sempre per i gigliati. E soprattutto una sconfitta destinata a lasciare molte scorie e malumori, e che perdipiù accresce i mille e più dubbi sulla reale dimensione di questa nuova Fiorentina, rivoluzionata da capo a piedi in estate ma all'oggi squadra completamente indefinita.
Con un undici iniziale ribaltato quasi da cima a fondo rispetto allo 0-4 contro la Roma - fuori Dodô, Ranieri, Fagioli, Joao Mario e Brescianini, dentro Jimenez, Pongracic, Oulai, Valdepenas e Gudmundsson, con Atta riportato in posizione di mezzala sinistra - Grosso sembra prendere atto delle scelte errate della settimana precedente, e va alla ricerca di una quadra diversa per il suo 4-3-3. Per almeno mezz'ora del primo tempo il cambio di interpreti pare avere un senso: da metà campo in su si vede una squadra che si esalta nelle conduzioni di palla, che si diverte nel tessere relazioni fluide ruotando intorno a un Pellegrino all'apparenza più brillante del suo esordio romano. Il Frosinone si predispone a reggere l'urto, conscio che lasciare troppi spazi alle spalle da attaccare rischia di favorire le volate di un Gudmundsson brillante e un vivace Mastantuono. In questo contesto, persino il gol subito al 26' per mano di Raimondo sembra solo un incidente di percorso, nonostante una preoccupante passività della coppia centrale di difesa e, soprattutto, degli spazi che sembrano aprirsi sulle corsie con troppa facilità. I pali colpiti in rapida successione da Mastantuono e di Valdepenas sembrano stare lì a ricordarlo.
Il seguito della partita racconta storia ben diversa. Lo 0-2 da calcio d'angolo (forse condizionato da un intervento ai limiti su Atta) più che lo spartiacque della partita è l'evento che rivela il bluff di una Fiorentina fragile, e ancora incapace di lavorare sui suoi punti deboli. Alvini, tecnico esperto e alquanto spregiudicato, vede bene le criticità dei suoi avversari e ci fa subito leva. Sul piano tattico, la scollatura tra i reparti viola sulle transizioni difensive è vistosa: se il Frosinone recupera palla dal cerchio di metà campo in su, ha grande facilità nell'arrivare fino in fondo facendo leva sugli spazi che si aprono tra i terzini e i centrali avversari. Sul piano nervoso, nonostante l'apparente brio della prima mezz'ora, l'ansia dei gigliati si palesa in un brusco fallo di reazione di Jimenez già poco prima dello 0-1. L'arbitro lo grazia, forse facendo un favore più ai ciociari che ai toscani.
Per quanto aspetto all'apparenza secondario, il progressivo sprofondamento emotivo della Fiorentina è ben trasmesso dal linguaggio del corpo del suo allenatore. Grosso nei 90 minuti è, forse in maniera ancor più evidente rispetto alla partita dell'Olimpico, una cartina tornasole in tempo reale dell'angoscia della sua squadra. Ed è difficile pensare che questo rapporto non sia biunivoco: la tensione della panchina viola, con quel senso di impotenza per una partita che era pure stata approcciata bene ma è scivolata via fin troppo presto, non possono non pesare su testa e gambe dei giocatori. Alla fine, la sensazione più sconfortante trasmessa dalla Fiorentina sta nel fatto che, una volta preso il gancio dall'avversario, non sia più stata in grado di alzarsi. Esattamente come sei giorni prima all'Olimpico.
Fare la lista dei meritevoli del Frosinone è quasi superfluo, vista la generale superiorità organizzativa e di personalità mostrata dalla squadra di Alvini. Ma forse giocatori che raramente stanno sulla bocca di tutti meritano una menzione per la loro prestazione del Franchi. A partire da Raimondo, autore di una doppietta con in particolare uno 0-3 di pregevolissima fattura (tra le macerie di una difesa viola ormai in rotta totale), e continuando con Kvernadze, mattatore della corsia mancina e autore della rifinitura per il gol del vantaggio. Il georgiano, applicatissimo in entrambe le fasi e sempre due passi avanti a Jimenez, ha colpito a ripetizione la fragile catena destra viola grazie anche al supporto di un Bracaglia dominante, che se dietro ha sofferto l'imprevedibilità di Mastantuono e tenuto botta anche grazie ai compagni (sempre attento Montarisi nella coppia centrale, prezioso Calò in mezzo al campo nelle due fasi), in proiezione offensiva è finito a referto sia per il gol del 2-0, sia per l'assist del 3-0. Onore al merito per il Frosinone, altra doccia gelata per una Fiorentina che ancora non ha una chiara idea di sé.
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