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Toni
, 26 Agosto 2026

I gol che raccontano la carriera di Luca Toni


Ripercorriamo la storia sportiva di Luca Toni, fattosi spazio nel grande calcio grazie ai gol, numerosi e spesso pesanti.

Poco più di una settimana fa si è ritirato Ciro Immobile: tra Pescara e Torino, Juventus e Genoa, Borussia Dortmund e Siviglia, soprattutto con la Lazio, si può dire che qualche gol lo abbia fatto. Per la precisione 332, di cui 207 in biancoceleste e 16 con la Nazionale italiana. Tra i vari riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera, vanta anche la Scarpa d’Oro, ottenuta grazie alle 36 reti segnate nel 2019/20.

La cosa che mi ha sempre stupito, parlando di Ciro Immobile è che, nonostante il numero di gol siglati, si tratti di un numero 9 che, a più riprese, è stato criticato, talvolta aspramente e spesso per via delle prestazioni offerte in maglia azzurra.

Il che è singolare, dal momento che i numeri parlano per lui e che, in particolar modo in Italia, abbiamo il brutto vizio di giudicare una partita o un giocatore (quasi) esclusivamente dal tabellino finale. Hai vinto? Sei un bravo allenatore. Hai segnato? Sei un grande attaccante. Questa superficiale narrazione, però, pare non valere per alcuni tecnici o giocatori i quali, nonostante le loro prestazioni, vengono sempre bistrattati un po’ più del dovuto.

Ora: l’obiettivo non è necessariamente quello di incensare Immobile, ma questo discorso è utile ad introdurre una dinamica curiosa. Il calcio italiano ha avuto “solo” tre attaccanti capaci di vincere la Scarpa d’Oro, e stiamo parlando dello stesso Immobile, di Francesco Totti e Luca Toni. E, nonostante ciò, al di là della bandiera della Roma, gli altri due campioni non sono mai stati veramente sotto le luci della ribalta, a livello mediatico, rispetto ad altri colleghi.

Parlando del centravanti nato nel modenese nel 1977, le ragioni vanno probabilmente ricondotte a una tecnica non tra le più eccelse del panorama calcistico internazionale, magari al suo essere po’ sgraziato nei movimenti per via dell’imponente struttura fisica, in un’epoca in cui a rubare l’occhio erano i patinati Del Piero, il già citato Totti e Di Natale. Giocatori più eleganti, estetici, calcisticamente parlando.

Dal canto suo, però, Luca Toni faceva gol. Tanti, in tutti i modi possibili: di testa, col destro, col sinistro, con due difensori aggrappati alla maglietta, in acrobazia, con l’esterno, chi più chi ne ha più ne metta. L’area di rigore era il suo regno, i palloni parevano calamitati in direzione del suo corpo, il tutto propiziato da un senso della posizione e dello spazio da occupare fuori dal comune. All’occorrenza, però, più di qualche rete l’ha segnata anche dalla distanza, prendendo alla sprovvista gli avversari.

Perché non ripercorrere la carriera di Luca Toni partendo dai suoi gol più significativi, quelli che più lo caratterizzano e che lo hanno reso un attaccante così speciale - e al tempo stesso, inspiegabilmente, un po' sottovalutato?

L'importanza del biglietto da visita (vs Bologna, Serie A 2000/2001)

Uno dei motivi per cui Toni non è sempre stato sulla bocca di tutti è riconducibile ai suoi inizi. Nelle prime battute della carriera militò principalmente in C1 e B tra Modena, Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani e Treviso. Nelle stagioni in cui ha vestito le maglie di queste squadre ha messo a segno 45 gol in 133 presenze: numeri intriganti, soprattutto se messi accanto al nome di un giovane che si sta approcciando al calcio professionistico. 32 di quei 45 gol li ha segnati nelle ultime due stagioni della prima fase della carriera, alla Lodigiani e con il Treviso.

L'esordio nella massima serie arriverà con il Vicenza, nella stagione 2000/2001, a 23 anni e dopo una cospicua trafila di annate in cui l'attaccante si è dovuto guadagnare l'opportunità di scendere in campo in Serie A.

L'impatto con quest'ultimo campionato dev'essere tosto da reggere, soprattutto per le pressioni che comporta. Fare la conta di tutti i calciatori che ritengono questo campionato particolarmente probante a livello puramente ambientale – tra i quali vi è anche lo stesso Toni – è un esercizio infinito: è importante presentarsi bene, tirati a lucido, per non rischiare di non farvi più ritorno, in Serie A.

Luca Toni impatta bene il campionato, segnando 9 gol in 31 presenze: un bottino interessante, per un esordiente. Le reti non valgono al Vicenza la salvezza: Toni, al termine della stagione, passerà al Brescia, ma le prestazioni dell'attaccante cominciano a catalizzare l'attenzione.

Parlavamo dell'importanza di essere fin da subito all'altezza, dimostrando di che pasta si è fatti e quali sono le proprie caratteristiche, in modo tale da rendersi utili alla propria squadra. E Luca Toni ci riesce, mettendo sul tavolo le proprie carte: senso del gol, strapotere fisico e reattività da vendere nell'anticipare i difensori di quell'attimo che basta per rendersi quantomeno pericoloso.

Ciò che stupisce, però, sono le sue capacità di segnare toccando pochissimo il pallone – dei suoi primi 9 gol in Serie A, molti sono di prima o degli stop-e-tiro, il che lo rende uno di quegli attaccanti ai quali non puoi lasciare spazio – e di farlo, talvolta, al volo. E si sa, la tipologia di gol al volo che tutti sognano di realizzare è la rovesciata.

In casa del Bologna, al 41', sugli sviluppi di calcio di punizione, un pallone alto e arcuato arriva in area, dove ci sono 5 giocatori del Vicenza. Uno di questi accenna un movimento a uscire e, seguendolo, il suo marcatore perde per quel tanto che basta il contatto visivo col pallone. Prova ad intercettarlo di testa, senza riuscirci. Si gira per vedere ciò che succederà in seguito: Toni è già in volo per impattare il pallone.

Probabilmente lo ha deciso all'ultimo: si coordina in pochissimi istanti, sembra tentennare all'inizio per via del liscio dell'avversario. Per compiere l'acrobazia, effettua un leggero avvitamento, impattando il pallone col sinistro e cadendo sul fianco. La sfera prende una traiettoria simile a quella del cross: non è granché tesa ma risulta precisa, disegna un arco piuttosto ampio, e rimbalza a terra prima di insaccarsi a fil di palo. Che altro dire: chapeau.

"Provate a togliermela!" (vs Messina, Serie A 2004/2005)

Al termine dell'annata disputata coi veneti, Toni passa al Brescia per 30 miliardi di lire, cifra tutt'ora record per i biancazzurri, anche considerando gli acquisti fatti da quando è entrato in vigore l'euro. Il biennio alla corte di Mazzone da una parte conferma la crescita del centravanti - al termine della prima stagione migliora il proprio career high portandolo a 13 reti in campionato; dall'altra, però, subisce una battuta di arresto per un brutto infortunio che lo condiziona nel 2002/03.

Toni prende una decisione interessante e coraggiosa: scendere di categoria, ripartendo dal Palermo di Zamparini e dalla B, nonostante tre anni in A tutto sommato di buon livello. In cadetteria certifica inequivocabilmente il salto di qualità compiuto, e dimostra di essere fuori categoria in B realizzando 30 gol in 45 presenze. Sicuramente, andare in un contesto che permettesse di essere titolare dopo un'annata più deludente del previsto gli ha permesso di non forzare la mano, giocando quei minuti che tanto tornano utili quando non si sta vivendo un momento di forma smagliante.

Difatti, quando fa ritorno in Serie A, Toni continua a migliorare il proprio record segnando 20 reti e, questa volta, togliendosi delle soddisfazioni anche a livello di squadra: il Palermo, da neopromosso, arriva addirittura 6°, qualificandosi per la Coppa UEFA. Come ciliegina sulla torta, Toni è ancora oggi il calciatore con più gol in una sola stagione, relativamente al Palermo, sia in Serie A che in Serie B, grazie ai numeri maturati nel corso del suo biennio in rosanero.

Citando il commentatore del seguente video, quel Palermo-Messina "non sembra proprio la giornata giusta per l'attaccante", protagonista di qualche errore marchiano davanti alla porta. Tuttavia, Luca non si dà per vinto, e al 77' trova la rete decisiva.

Zauli controlla sulla trequarti, e dopo essersi spostato il pallone sul sinistro mette al centro il pallone. Non è un suggerimento comodissimo da controllare, tant'è che il pallone impattato di petto da Toni, marcato stretto da un avversario, si alza, diventando difficile da controllare. Il marcatore alle sue spalle rimbalza all'indietro, Rezaei prova ad spazzare, ma Toni è più veloce di tutti, e in scivolata beffa Storari.

Il pallone sporco da controllare, la pressione per il fatto di non essere in giornata ma soprattutto la capacità di utilizzare propriamente il corpo come scudo per nascondere il pallone agli avversari (una delle armi che più gli tornerà utile, in carriera; in tal senso proponiamo anche il gol contro il Parma quando vestiva la maglia del Vicenza), facendolo proprio e recapitandolo con efficacia in rete: il gol di Toni è tutto questo.

Piccola nota a margine: sarà proprio a Palermo che Toni comincerà a celebrare i gol con la sua esultanza, un vero e proprio simbolo.

Potenza e precisione (vs Udinese, Serie A 2005/2006)

Da questo momento in poi, si può dire che Luca Toni entri definitivamente nel prime, cominciando anche a mettere qualche trofeo e qualche premio individuale in bacheca. Al termine della seconda annata con i rosanero, la Fiorentina si aggiudica le sue prestazioni per €10 milioni. Nel frattempo, Toni è entrato nel giro della Nazionale maggiore, contribuendo alla qualificazione ai Campionati del Mondo del 2006 con 4 gol in 8 presenze (di cui 3 con la Bielorussia).

La stagione d'esordio coi Viola è tra le migliori in carriera. Segna 33 gol in 42 presenze, di cui 31 in Serie A (il primo a segnare più di 30 gol nel massimo campionato italiano dalla stagione 1958/59, dai 33 di Antonio Angelillo): titolo di capocannoniere e nientemeno che la Scarpa d'Oro. La prima, per un italiano, che peraltro corrisponde tuttora al record di gol in una singola stagione nella storia della Fiorentina.

Quello di Toni in Toscana è un impatto devastante: 5 reti nelle prime 4 presenze con la Fiorentina. Diventa un attaccante implacabile, capace di segnare in qualsiasi modo, e che si muove all'interno dell'area di rigore con la precisione e la meticolosità di un chirurgo, facendosi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto. Tutti i palloni che spiovono all'interno dell'area sono suoi: di testa, anticipando il difensore con una zampata, ma anche partendo fronte alla porta, effettuando una finta e infilando il portiere sul palo lontano.

Le sue capacità analizzate pocanzi nell'utilizzare il corpo a proprio vantaggio, frapponendolo tra marcatore e pallone in modo tale da renderlo sostanzialmente inaccessibile a chiunque provi a strapparglielo, sono senz'altro agevolate da una potenza nelle gambe fuori dal comune. Questi due fattori lo rendono una sorta di montagna (193 cm) che si aggira per il campo, capace di abbinare altezza e dunque potenza, pronto ad avventarsi su qualsiasi pallone che si aggiri in area di rigore. Un gol che racconta questa forza è quello realizzato contro l'Udinese alla terza giornata di Serie A.

Provate ad immedesimarvi: siete un tifoso della Fiorentina, la stagione è appena iniziata e il vostro nuovo attaccante ha segnato due gol in altrettante partite. Sul risultato di 1-1, Stefano Fiore si accentra dall'out di destra, alza lo sguardo verso il centro del campo e indirizza il proprio passaggio verso Božinov. Quest'ultimo fa sfilare il pallone accennando un colpo di tacco, facendolo rotolare verso Toni. L'attaccante protegge il pallone dando un colpo all'avversario che cerca di contenderglielo, si gira e, in men che non si dica, carica la conclusione, facendo partire un missile terra-aria che si insacca inesorabilmente, con potenza e precisione, sotto la traversa, senza che l'estremo difensore possa intervenire in alcun modo.

Dite la verità: anche voi sareste tremendamente gasati.

Non importa il come (vs Livorno, Serie A 2006/2007)

Passa l'estate, l'Italia vince i Mondiali (anche qui, ci torneremo poi) e Toni sta vivendo un momento da sogno: in poche settimane, Scarpa d'Oro, Coppa del Mondo e menzione nell'11 ideale di quest'ultima competizione. Ci sono tutti i presupposti per un'altra stagione devastante ma, come in occasione degli anni a Brescia, qualche acciacco fisico lo condiziona in negativo, anche se riuscirà ugualmente a siglare 16 gol in Serie A.

Sinora abbiamo raccontato reti di pregevole fattura, tra rovesciate, un uso del corpo spiccato e una rara potenza. Ciò che è tuttavia necessario sottolineare, però, è che Toni si è distinto anche per numerosi gol sporchi, che vengono spesso definiti "da attaccante vero".

In apertura di articolo si faceva riferimento ad una possibile critica che si muove a questo genere di attaccanti, ossia di non essere molto tecnici. Qui, però, si può aprire un dibattito: cos'è, in realtà, la tecnica? Esiste un concetto universale di tecnica, o va rapportato al tipo di giocatore e ai suoi compiti in campo? Perché si potrebbe intendere come gesto puro ed esteticamente appagante, pulito e senza sbavature. D'altro canto, però, il tutto va contestualizzato: ruolo da ricoprire, richieste dell'allenatore, e via dicendo.

In tal senso i gesti tecnici di un attaccante il cui compito è quello principalmente di fare gol – sebbene oggi sappiamo che ai centravanti non sia richiesto solo quello – potrebbero essere identificati nel posizionamento, nella capacità di anticipare il difensore, nel saper calciare il pallone nello specchio della porta, nel far salire la squadra. Anche queste sono caratteristiche che vanno allenate, e che non sono frutto solamente del talento di un giocatore.

Ragion per cui, chiaramente, un gol su punizione da 30 metri che si insacca sotto al sette è un gol più bello da vedere rispetto ad una rete più rocambolesca, magari anche fortunata, ma nel repertorio di un attaccante d'area di rigore non può mancare la capacità di segnare anche questa fattispecie di gol. Questo discorso non è un modo per dire che Luca Toni fosse pulito nelle giocate con la palla come Totti o Del Piero ma che, se si analizzano i suoi movimenti, il suo modo di smarcarsi e, ad esempio, di colpire il pallone di testa, dunque i gesti tecnici richiesti ad un numero 9, non si può non dire che l'attaccante ne avesse piena padronanza.

Proponiamo, dunque, anche una rete magari meno appariscente, di quelle dove a contare è il senso della posizione e la capacità di buttarla dentro, facendosi trovare pronto anche a porta sguarnita. Perché un attaccante deve saper fare anche questo tipo di gol, nel corso di una carriera. Provate a farci caso: al momento del tiro Mutu, gli altri difensori rimangono immobili, un po' superficialmente, mentre Toni è l'unico che si muove già verso il centro dell'area, nella speranza che il pallone caramboli verso di lui dopo la parata del portiere.

Così accade: Toni anticipa tutti grazie a quel movimento e segna la rete dell'1-1; la Fiorentina, poi, completerà la rimonta prima del triplice fischio. Una rete magari sporca ma ugualmente importante e propiziata da un senso della posizione non banale, non credete?

In un fazzoletto (vs Fær Øer, Qualificazioni Euro 2008)

Facendo qualche passo indietro, ricordiamo che Toni esordì con la Nazionale italiana contro l'Islanda nel 2004 dopo essersi messo in mostra a Palermo, e trovando il gol alla seconda presenza, contro la Norvegia. Anche con gli azzurri, Toni ottenne sia riconoscimenti individuali – la nomination nei migliori undici di Germania 2006 – che a livello di squadra, contribuendo alla vittoria dei Mondiali del 2006 grazie ai due gol siglati ai quarti di finale contro l'Ucraina. In totale le sue reti con la maglia dell'Italia saranno 16 (17° miglior marcatore della storia degli azzurri) in 47 presenze, un bottino di tutto rispetto.

Parlando di attaccanti, un aspetto che spesso si sottovaluta è quello della reattività. Pensare di essere proprio lì, in mezzo all'area, e di avere poche frazioni di secondo per poter decidere cosa fare, come farlo nella maniera più efficace possibile e che il risultato di tale gesto sarà determinante per il destino della tua squadra, della sua stagione e, in alcuni casi, della tua carriera, dà sinceramente il mal di testa.

C'è pochissimo margine di errore: molte sfaccettature del proprio gioco si possono senz'altro allenare con esercizi mirati, ma l'istinto e la prontezza di scaraventare il pallone in rete, avendo a disposizione un numero di occasioni tendenzialmente non elevatissimo per 90', rappresenta un qualcosa inevitabilmente influenzato dal carattere innato di una persona. Devi essere rapido sia di testa che di gambe, ed entrambi questi fattori sono imprescindibili. Se non sei in forma fisicamente, il corpo potrebbe faticare a star dietro agli ordini impressi dal cervello; se non sei sereno, invece, basta un attimo o un'esitazione a mettere il corpo all'indietro e spedire il pallone in curva. E ad essere fischiato.

Un gol che racconta come Toni fosse un attaccante svelto nel pensiero è quello segnato alle Fær Øer, in occasione del torneo di Qualificazione ad Euro 2008. Grosso mette in mezzo il pallone – ancora una volta dalla sinistra – ma nessuno ci arriva con convinzione. Rimbalza sui piedi di Iaquinta e Toni, d'istinto, alza il pallone con il destro, in modo tale da poterlo calciare in maniera più comoda con il collo. Il tiro che ne risulta è secco, deciso, e si infila alla destra di Mikkelsen.

I due replay offerti dal canale YouTube della FIGC immortalano con efficacia il movimento dell'attaccante: poco tempo a disposizione e istinto fulmineo nell'allungare la gamba preparandosi alla conclusione, che si insacca.

I gol non si contano, si pesano (vs Getafe, 2007/2008)

Anche le belle storie finiscono, come quella di Toni alla Fiorentina, e chiusa una porta se ne apre un'altra: l'attaccante a 29 anni decide di cambiare aria, andando al Bayern Monaco. Qui sarà protagonista di due annate formidabili, condite da 57 reti in 81 presenze, tra cui le 24 messe a segno nel corso della stagione d'esordio in Bundesliga che gli valgono un altro titolo di capocannoniere. Solo un altro italiano era stato capace di vincere tale premio individuale in uno dei top 5 europei al di fuori della Serie A, ossia Christian Vieri con l'Atletico Madrid.

L'esperienza bavarese è utile ad introdurre un altro tema legato al nome di Luca Toni: l'attaccante nato a Modena, infatti, in carriera ha segnato numerosi gol pesanti. Spesso si sente dire, parlando di questo o di quel centravanti, che "segna solo con le piccole". A volte si tratta di commenti ingenerosi, in altri casi di verità, ma sta di fatto che le reti fatte nelle partite con un'alta posta in palio o cariche emotivamente sono senza dubbio più sentite, oltre a rimanere più impresse nella memoria collettiva.

Ecco: se date un'occhiata ai gol che Toni ha segnato in carriera, è facile evincere come si tratti di un attaccante che non ha mai avuto problemi a metterci il piede quando il pallone pesa. Molte delle sue marcature sono quelle che sbloccano il match, che danno il via alla rimonta in situazioni di svantaggio o match winner. Insomma, un numero 9 al quale ti puoi aggrappare in situazioni difficili. Viene in mente, ad esempio, il gol ai danni dell'Inter con cui Toni riapre la lotta scudetto nella stagione 2009/2010, ma l'elenco da fare sarebbe molto più lungo e dettagliato.

La stagione dei bavaresi è da incorniciare: vittoria in Bundesliga; vittoria in Coppa di Germania, la DFB-Pokal; e nella fu Coppa di Lega, la DFL-Ligapokal, cessata di esistere proprio in seguito all'annata 2007/2008. Inoltre, il Bayern arriverà in semifinale di Coppa UEFA, venendo eliminato dallo Zenit San Pietroburgo, laureatosi poi campione in finale contro il Manchester United.

Prima della semifinale, però, i tedeschi hanno eliminato il Getafe al termine di un quarto di finale al cardiopalma. L'andata, giocatasi all'Allianz di Monaco, termina 1-1. A segno vanno Toni e Cosmin Contra, al novantesimo. In terra spagnola, invece, sarà sempre Contra a sbloccare il match mentre a rispondere allo scadere, al minuto 89, toccherà a Ribéry.

Si va dunque ai supplementari, dove i padroni di casa si portano avanti addirittura per 3-1, grazie alle reti di Casquero e Braulio nel giro di tre giri d'orologio. Per gli ospiti sembra esserci poco da fare: fuori casa, pochissimo tempo a disposizione e, probabilmente, morale sotto terra. È in queste occasioni, dunque, che a salire in cattedra sono i grandi giocatori, capaci di riacciuffare situazioni apparentemente irrecuperabili.

Al minuto 115, Van Bommel scodella in area un pallone che non sembra aver grosse pretese, ed è preda sicura del portiere Abbondanzieri. Non si sa come, però, la sfera gli scivola via, e torna inspiegabilmente giocabile. Toni è il più vicino, ci si avventa e con la punta del sinistro anticipa l'estremo difensore: è 3-2.

Comincia dunque il più classico degli assedi finali: si ricorda che, all'epoca, vigeva ancora la regola dei gol fuori casa, ragion per cui in caso di pareggio a passare sarebbero stati i bavaresi. Anche Oliver Kahn si butta in area, alla ricerca di un'improbabile spizzata o deviazione. José Sosa controlla sempre sulla sinistra, lo stesso lato dal quale è arrivato il cross di Van Bommel che ha propiziato la papera di Abbondanzieri. Pressato in maniera superficiale, l'argentino effettua il traversone, che prende il giro giusto e filtra pericolosamente nel cuore dell'area di rigore.

Qui Toni sfila via al marcatore, prende posizione tagliandolo fuori e schiaccia il pallone a terra. La sfera spicca il volo dopo il rimbalzo. Non prende una traiettoria imprendibile ma il portiere, a metà strada tra pallone e linea di porta dopo aver accennato una timida uscita, è mal posizionato, e non riesce ad arrivarci. Toni, dopo aver segnato, corre verso la bandierina zittendo lo stadio con l'indice alla bocca, probabilmente inimicandosi a vita il tifo dei Los Azulones. Una serata indimenticabile.

Chi trova un amico, trova un tesoro (vs Eintracht Francoforte, Bundesliga 2008/2009)

Proseguendo con il Toni bavarese, nella seconda stagione con il Bayern l'attaccante si ridimensiona un po' relativamente ai numeri – 18 gol (di cui 14 in Bundes) in 35 presenze, quindi comunque più di un gol ogni due partite – ma contribuisce ugualmente alla vittoria del campionato tedesco e della DFB-Pokal. Nella stagione successiva, invece, complice l'arrivo di Van Gaal e un rapporto tra quest'ultimo e l'italiano che non è mai sbocciato (anzi), Toni racimolerà appena 8 presenze andando a segno una volta sola. I presupposti per andare ancora avanti non ci sono, e a gennaio farà ritorno in Italia, in prestito alla Roma sino al termine della stagione.

Nonostante la chiusura di un cerchio piuttosto brusca e condita da qualche malumore, Toni ricorda l'esperienza in Germania come il suo picco da calciatore. In tutto, per lui saranno 58 gol in 89 presenze e 5 trofei vinti, se ci si limita all'ambito sportivo, ma il suo soggiorno tedesco è stato molto altro. Toni, infatti, diventa un fenomeno culturale in Germania, per via del suo modo di fare (solare, con il sorriso stampato sulle labbra, carismatico), della celebre canzone che il comico Matze Knop gli dedicò e per la profonda amicizia che lo legò a Ribéry (ripresa anche in Numero Uno - "Ribéry ammmore mmmio"), suo compagno di squadra con il quale fece faville.

I due approdarono al Bayern nella stessa sessione di mercato estiva, quella del 2007, e nella loro stagione d'esordio rappresentarono una coppia semplicemente inarrestabile. In due, fecero registrare 58 gol e 32 assist. Il francese diventerà poi una bandiera del club disputando 12 stagioni con i bavaresi, mentre Toni farà ritorno in Italia dopo due annate e mezzo, ma la loro intesa e il loro rapporto di amicizia diventeranno storia per il Bayern Monaco e i propri tifosi.

E non potrebbe essere altrimenti: da una parte, un finalizzatore spietato, dall'altra un rifinitore da 233 assist in carriera (fonte Transfermarkt). Due calciatori che si completavano sotto ogni punto di vista, come si è potuto ammirare in campo.

Una rete che racconta il rodatissimo asse Toni-Ribéry? Quella contro l'Eintracht Francoforte nella stagione 2008/2009. Qui, il fuoriclasse francese scodella in area, sapendo già quali zolle dell'area Toni andrà ad attaccare, e il centravanti si muove quando Ribéry si appresta a calciare, sapendo già dove il compagno andrà a metterla. Poi, Toni si coordina, carica la conclusione e con il sinistro scocca una freccia troppo potente e ravvicinata per essere deviata. Sembra tutto semplicissimo, e il merito della coppia sta proprio nel far sembrare semplici giocate che non lo sono. Perché, per quanto tu possa essere un grande attaccante, avrai sempre bisogno di un Ribéry che ti rende la vita più facile.

L'arte di arrangiarsi (vs Udinese, Serie A 2009/2010)

Come anticipato, l'esperienza al Bayern Monaco non termina nel migliore dei modi, e Toni fa ritorno in Italia, alla Roma. Ormai la sua carta d'identità conta 32 anni, quindi non si tratta più un di attaccante nel fiore della sua carriera – anche se la sua è stata più che longeva. Tuttavia, qualche asso nella manica da giocarsi ce l'ha ancora, come vedremo in seguito.

Un'altra cosa che stupisce di Toni, scorrendo la carrellata di gol che ha realizzato in carriera, è che in non poche occasioni l'attaccante sia riuscito a segnare in condizioni d'equilibrio precarie, con i difensori che spesso lo disturbavano come potevano: aggrappandosi a lui, tirandogli la maglietta, e probabilmente dedicandogli qualche colpo proibito a palla lontana difficile da ravvisare non essendo ancora entrati in epoca-VAR. Non si tratta di una cosa scontata perché, nonostante fossero pochi i difensori in grado quantomeno reggere il confronto fisico con Toni, dover badare anche a un altro corpo che ti limita nei movimenti dev'essere in una certa misura anche un po' frustrante.

Un esempio in tal senso è il gol contro l'Udinese, il suo quarto (su cinque) con la maglia giallorossa. Neanche a farlo apposta, il pallone arriva dalla sinistra, alto, arcuato. Toni lo stoppa di petto, addomesticandolo in modo tale da poter calciare di destro. Nel frattempo, il difensore Luković lo strattona da dietro, e non gli permette di avvicinarsi all'area di rigore, cercando di arginarlo come può. Toni continua a coprire il pallone e d'istinto, ad un certo punto, calcia cadendo all'indietro.

La sua conclusione, date le condizioni di precario equilibrio, non risulta violenta, ma è comunque preciso ed efficace. Handanovič non ci arriva, e la Roma passa avanti. Tra le altre cose, un altro gol che sblocca il match.

È una questione di testa (vs Cagliari, Serie A 2010/2011)

Tra il 2010 e il 2013 inizia una fase interlocutoria per Toni. O meglio: probabilmente, all'epoca era lecito pensare che il centravanti fosse ormai in fase calante, e che ormai avesse perso lo smalto di un tempo. Dal gennaio 2010 alla stagione 2012/2013 Luca cambia 5 squadre: dopo la Roma, sarà la volta del Genoa – dove verrà aspramente criticato persino dal presidente Preziosi –, della Juventus, dove faticherà ad imporsi, e di un passaggio all'Al-Nasr di pochi mesi per poi tornare alla Fiorentina, esperienze che si traducono in 27 gol in 91 presenze. Numeri non eccessivamente bassi ma sicuramente in calo, rispetto agli standard ai quali ci aveva abituato Toni.

Personalmente, la versione di Toni che preferisco è quella dell'Hellas Verona, dato che è quella che ho toccato più con mano anche per questioni anagrafiche, ma senza correre troppo e soffermandoci sui 6 mesi alla Juventus, non si può non parlare delle sue capacità nel gioco aereo. Se in precedenza è stato paragonato ad una montagna, ora lo si potrebbe definire una sorta di rapace, che vola sopra le teste dei difensori anticipandoli, sovrastandoli e insaccando un quantitativo di reti di testa in Serie A (e non solo) semplicemente imbarazzante.

Anche qui, dando un'occhiata alle reti segnate da Toni in carriera, è impossibile non confermare tale assunto. In carriera, ha infatti segnato 75 reti con il destro, 60 con il sinistro e 78 di testa (fonte Transfermarkt; i dati sono relativi alle stagioni più significative della sua carriera). In poche parole: se avete un attaccante come lui in squadra e gli spunti offensivi scarseggiano, crossarla non è di sicuro un'idea da scartare, per usare un eufemismo. Di tutti i gol segnati di testa da Luca Toni, quello che più stupisce lo ha realizzato proprio con la maglia della Juventus, uno degli unici due siglati con i bianconeri.

La Vecchia Signora attacca in transizione e Del Piero riceve l'imbucata, questa volta, sulla destra. Le opzioni realmente percorribili non sembrano molte: nell'inquadratura l'unico compagno servibile è proprio Toni, che però deve ancora riuscire a trovare un posizionamento utile a ricevere un suggerimento. Pinturicchio ci prova comunque e fa partire il cross, indirizzato in linea d'aria nei pressi delle prime zolle dell'area di rigore. Anche qui, Toni non ha un ventaglio di scelte a disposizione così ampio, anzi. L'unica, a questo punto, è provare il colpo di testa.

Pisano (la qualità dei video a disposizione non aiuta a capire, in alcuni casi, chi siano i giocatori in campo, quindi speriamo di essere il più accurati possibile in tal senso) non può farci davvero nulla: Toni spicca il volo e impatta il pallone di testa. La sua incornata è forte, precisa, e sorvola tutta l'area di rigore, insaccandosi inesorabilmente alla sinistra di Agazzi. Più guardo questo gol, più rimango basito.

La speranza è l'ultima a morire (vs Sampdoria, Serie A 2014/2015)

È il 2013: nella stagione appena conclusa, la Juventus vince il suo secondo titolo consecutivo; Edison Cavani è capocannoniere della Serie A con 29 gol all'attivo; il Palermo di Franco Vázquez, Miccoli, Dybala e Iličić è appena retrocesso. Nella sessione estiva di calciomercato, Tévez approda in bianconero; il Napoli si aggiudica Higuaín, Callejón e Mertens; il già citato Cavani parte, direzione Parigi; Icardi inizia la sua esperienza all'Inter. E Luca Toni, dopo un'annata opaca a Firenze, si trasferisce all'Hellas Verona.

Qui, l'attaccante vive il suo vero canto del cigno: nella stagione d'esordio batte il record di gol di un singolo giocatore in Serie A con la maglia degli scaligeri, siglando 20 reti e conducendo i suoi al decimo posto. Nella seconda stagione, invece, compie qualcosa di davvero impensabile: vince a 38 anni la classifica dei cannonieri, a parimerito con Mauro Icardi a quota 22 marcature, diventando il giocatore più anziano a ricevere questo riconoscimento individuale oltre ad essere, insieme a Ibrahimović e a Immobile, l'unico ad averlo fatto con due maglie diverse in Serie A.

La sua carriera sembrava ormai sul viale del tramonto, e la scelta di vestire il gialloblu aveva il sapore dell'ultimissima chiamata con la quale dimostrare di saperci ancora fare ad alti livelli. E lui ha risposto presente, come meglio non avrebbe potuto fare, stabilendo l'ennesimo record. La sua annata da capocannoniere della Serie A con il Verona l'abbiamo già raccontata, analizzando alcuni gol che avrebbero meritato – per non dire strameritato – di rientrare in questo pezzo, ragion per cui è più interessante soffermarci su un altro aspetto.

Per arrivare a 38 anni a metterti ancora in discussione in Serie A riuscendo peraltro a diventare nuovamente capocannoniere, bisogna essere da un lato testardi, affamati, vogliosi di scendere ancora in campo senza darsi per vinti dal proprio fisico. Dall'altro, bisogna trovare gli stimoli giusti, oltre a crederci e a trovare qualcuno che creda ancora in te, che ti metta nelle condizioni di poter rendere nonostante l'età avanzata (calcisticamente parlando) e l'ambiente giusto, che ti accolga e che ti faccia sentire a casa. Il matrimonio tra Toni e l'Hellas, in tal senso, non sarebbe potuto andare meglio.

L'ultima rete che proponiamo in questo pezzo è la seguente. Di primo acchito, sembra non avere granché di speciale: conclusione, ribattuta, Toni insacca. A rendere questo gol speciale, però, è proprio il fatto che l'attaccante ci creda fino in fondo, nonostante una reattività fisica non paragonabile a quella dei tempi migliori e due difensori che (va detto: in maniera più che superficiale) si fanno entrambi anticipare. Anche qui, torniamo al tema del carattere. Ecco, Toni ne aveva da vendere.

L'ultima stagione di Toni da calciatore, purtroppo, non si chiude nel migliore dei modi. L'Hellas retrocede, e il rendimento del centravanti cala inevitabilmente. Si chiude così una carriera iniziata magari non con il botto, ma di sicuro di successo. I campionati e le coppe vinte con il Bayern Monaco, il Mondiale nel 2006, la Scarpa d'Oro, i 5 titoli di capocannoniere. Forse manca un trofeo vinto all'interno dei confini italiani, e forse è anche questo uno dei fattori che contribuiscono a non renderlo uno dei nomi più chiacchierati in assoluto.

Tuttavia, è impossibile non ricordare Toni come un grandissimo attaccante. Il 20° per gol in Serie A con 157 reti e, se si contano tutte le competizioni, addirittura 322 marcature, davanti ad altri campioni italiani di livello assoluto come Roberto Baggio, Christian Vieri, Filippo Inzaghi e Francesco Totti.

In apertura di articolo si era parlato proprio di un parallelismo con quest'ultimo. Toni, l'attaccante un po' sgraziato, che segna gol sporchi e staziona in area di rigore. Totti, il fantasista, capace di far saltare il banco grazie a giocate sopraffine, tecnicamente inattaccabile. Paragonare seriamente questi due giocatori sarebbe piuttosto inutile, rappresentando due prototipi di calciatore agli antipodi. Però, questa statistica, rende un po' più l'idea di che cosa sia veramente stato Luca Toni.

Luca Toni sarà presente alla V edizione del Festival della Cultura Sportiva e prenderà parte al panel intitolato I problemi del calcio italiano assieme a Giuseppe Pastore ed Emanuele Atturo, che si terrà dalle 20:00 alle 21:00 di venerdì 4 settembre al Cinema Fulgor di Rimini.

  • Nato a Venezia, cresciuto da pendolare. Appena può indossa le cuffie e ascolta i Twenty One Pilots.

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