
Tzolīs, Karetsas e gli altri: la Grecia vuole riprendersi il calcio
Oltre i nuovi acquisti di Arsenal e Dortmund: in Grecia c’è un intero movimento calcistico in grande espansione, dal quale anche l'Italia potrebbe imparare qualcosa.
Domenica 16 agosto, Millennium Stadium di Cardiff, finale di Community Shield fra Arsenal e Manchester City, minuto 28. Un Ødegaard formato deluxe scodella sul secondo palo per l’accorrente Tzolīs che di testa appoggia a centro area per Havertz, un pallone che il tedesco deve solo spingere in rete per il 2-0 dei Gunners.
Christos Tzolīs ha impiegato meno di mezz'ora per mettere a referto il suo primo assist con la maglia dell’Arsenal. E ci metterà solo venti minuti per replicare, con un altro pallone servito a centro area – stavolta col destro – ricambiando il favore ad Ødegaard che fa 3-0 e di fatto regala il primo trofeo stagionale ai londinesi con una quarantina di minuti di anticipo.
Tzolīs è stato il primo acquisto estivo dei Gunners, che lo hanno prelevato dal Club Brugge per poco più di €40 milioni, affidandogli il compito di sostituire sulla sinistra Leandro Trossard e probabilmente un altro partente, Gabriel Martinelli. La titolarità alla prima occasione, poi, rappresenta una dichiarazione d’intenti molto seria del tecnico basco. L’Arsenal, come ogni anno, giocherà moltissime partite e ci sarà bisogno di tutti; ma intanto a sinistra, davanti a tutti nelle gerarchie, c’è il greco.
Perché i Gunners – con disponibilità economiche pressoché illimitate – abbiano scelto Tzolīs è presto detto: in due stagioni in Belgio l’esterno greco ha segnato 43 gol e messo a referto 45 assist. Dati impressionanti, tra i quali spiccano i 40 G+A nella scorsa Jupiler League, accompagnati da 8 G+A in 13 presenze in Champions League. Numeri che mancano da un paio di anni sull’out di sinistra dell’Arsenal.
Non solo. Nella scorsa stagione Tzolīs, oltre ad essere stato il migliore in Belgio per occasioni create, è stato anche primo per dribbling riusciti e progressioni in avanti, con quest’ultime che gli riescono non solo sulla sinistra ma anche quando avanza centralmente o nelle poche volte che è stato schierato a destra.
Soprattutto, 52 delle 135 chance create sono arrivate dalle palle inattive. Non sorprende, dunque, che la squadra più forte del mondo sulle palle inattive abbia scelto un giocatore abilissimo sotto questo aspetto. L’obiettivo dell’Arsenal è quello di diventare ancora più letale sui piazzati, e in questo Tzolīs potrà dare una grossa mano.
In pochi lo ricordano, ma Tzolīs era arrivato in Premier League già a 20 anni, quando il Norwich lo prelevò dal PAOK per circa 10 milioni di sterline. Con i Canaries non lasciò un segno indelebile, giocando 27 partite e segnando un solo gol in due stagioni. Per rilanciarsi, scese di livello andando al Fortuna Dusseldorf in Zweite Bundesliga, trascinando il club fino ai playoff promozione. Da lì, un salto abbastanza comune per chi gioca da quelle parti (vi ricordate la storia di Undav?) e il passaggio in Belgio, appunto al Club Brugge, e il ritorno in Premier, stavolta con ben altre credenziali.
Ad essere diventato comune, però, è proprio il passaggio dei calciatori greci in Belgio e poi verso i campionati più prestigiosi. Non solo Tzolīs dal Belgio all’Arsenal per oltre 40 milioni, quest’estate è stata la volta anche di Kōnstantinos Karetsas, passato dal Genk al Borussia Dortmund per €30 milioni.
Karetsas è un trequartista/ala destra – di piede ovviamente mancino – che calcisticamente si è formato del tutto in Belgio. I suoi genitori, infatti, sono emigrati vicino Bruxelles prima che lui nascesse, e nelle giovanili del Genk ha fatto tutta la trafila prima di esordire in prima squadra a soli 16 anni, a differenza della famiglia di Tzolīs che era tornata in patria quando il ragazzo era adolescente.
Classe 2007, Karetsas è nato a novembre, motivo per il quale nelle squadre under era sempre tra i meno sviluppati fisicamente. In Belgio però – paese serio e lungimirante anche dal punto di vista calcistico – esiste un progetto chiamato Future Teams che fino all’under 15 prevede due squadre per ogni categoria: una con i giocatori più pronti e un’altra per continuare a far sviluppare i ragazzi meno avanti fisicamente ma che i club non vogliono scartare.
I ragazzi che maturano un po’ più avanti (banalmente, soprattutto quelli nati negli ultimi mesi dell’anno) rischiano di essere scartati o penalizzati solo perché meno strutturati fisicamente, portando a una grande dispersione di talento. Per evitare questo, la Federcalcio Belga nei primi anni Duemila ha istituito squadre giovanili dedicate esclusivamente ai late maturers. Verso i 17/18 anni, poi, il divario biologico si annulla naturalmente e questi ultimi raggiungono la struttura fisica dei coetanei.
A quel punto, i giocatori cresciuti nel programma Futures si trovano spesso in vantaggio: avendo dovuto compensare per anni la mancanza di forza fisica con la rapidità di pensiero, il posizionamento e la tecnica di base, sviluppano un bagaglio cognitivo e tattico superiore.
Se Karetsas oggi vale 30 milioni è anche grazie a questo programma. Il classe 2007 ha scelto di rappresentare la Grecia – della quale è diventato il più giovane debuttante di sempre e con la quale ha già segnato tre gol in 10 partite – anziché il Belgio, pur riconoscendo il ruolo fondamentale che la Jupiler League ha rivestito nella sua crescita.
Inoltre, non solo il campionato belga è un ottimo step intermedio tra il basso livello della Super League greca e i top campionati europei, ma programmi federali come quello appena citati sono di ispirazione per la stessa Federcalcio greca e per il suo profondo programma di riforma del calcio nazionale.
La Grecia vive infatti un profondo momento di crisi calcistica per quanto riguarda la sua nazionale. Gli ellenici non si qualificano ad una competizione internazionale dai Mondiali del 2014, avendo mancato persino la qualificazione agli ultimi tre Europei con 24 squadre. Anche a livello di club le cose non vanno molto meglio. Nel 2024 l’Olympiakos ha vinto la Conference League ma poi nient’altro, e i tempi con due squadre ai gironi di Champions sembrano lontanissimi.
Negli ultimi anni, consci delle difficoltà di un campionato che è il più vecchio d’Europa per età media, i vertici federali greci hanno iniziato a pensare a come migliorare le cose, studiando cosa funziona negli altri paesi europei. Se pensiamo a paesi come il Portogallo o lo stesso Belgio, infatti, vediamo territori con lo stesso numero di abitanti della Grecia. Eppure, i primi producono talenti a ripetizione, mentre in terra ellenica la produzione di talenti sembrava essersi fermata alla squadra che sorprese tutti vincendo Euro 2004.

Il progetto della Federazione greca si chiama Anagennisi, che significa rinascita. Il presidente Makis Gagatsis ne ha spiegato la necessità, affermando: “Ci siamo resi conto che la produzione di calciatori non stava al passo con le esigenze del calcio moderno. Producevamo, cioè, calciatori non adatti a ciò che chiede il calcio oggi”.
“Per invertire questa tendenza e stare finalmente al passo coi tempi” continua Gagatsis “serviva investire su struttura, formazione degli allenatori, filosofia comune”. I dirigenti delae Federcalcio greca, spesso neoassunti in posizioni di comando, hanno girato l’Europa per cercare di copiare cosa funzionava negli altri paesi.
Dal Belgio, appunto, è arrivato il modello dei Future Teams, mentre dall’Olanda sono stati presi allenatori ed educatori formatisi all’Ajax. Sul modello di altri paesi come Francia e Germania, invece, è stata modificata la struttura territoriale della Federazione. Il paese è stato diviso in 52 associazioni locali, ognuna con un centro di eccellenza con a capo un tecnico federale a tempo pieno. È in questi centri che si spiegano i nuovi metodi, si formano gli allenatori e si crea un linguaggio comune dalla base alla nazionale, proprio come avviene in Olanda o in Spagna.
Sul modello di Clairefontaine, poi, a Paiania nascerà un nuovo centro tecnico, che dovrebbe ospitare sia tutte le selezioni nazionali che i corsi di formazione più avanzati. Lo scopo è quello di formare una nuova generazione di giovani allenatori che non punti ad ottenere risultati nell’immediato ma che abbia i mezzi per formare i calciatori più giovani, riconoscendo il talento anche quando è parzialmente oscurato da mancanze fisiche.
Il miglioramento infrastrutturale ha poi coinvolto anche i club. L’Olympiakos dell’istrionico proprietario Evangelos Marinakis ha triplicato le dimensioni del proprio centro sportivo, vincendo anche la UEFA Youth League nel 2024 e rivendendo a caro prezzo i giocatori di quella squadra.
Sempre ad Atene, l’AEK ha costruito uno stadio super moderno, e lo stesso sta facendo il Panathinaikos, forse la big più indietro da questo punto di vista. Seppur non con tempi rapidissimi, qualcosa (anzi, più di qualcosa) si muove.
Importanti sono stati poi gli investimenti sul settore giovanile del PAOK. I bianconeri di Salonicco, che negli ultimi anni sono stati gli unici a provare a spostare il baricentro dal calcio greco lontano dalla capitale Atene, hanno sia investito su un centro di allenamento all’avanguardia - comprensivo di scuole e alloggi per i ragazzi del settore giovanile -, sia hanno adottato un approccio più europeo nella formazione dei giovani.
Ingresso di tecnici stranieri, partecipazione a grandi tornei internazionali a livello giovanile e risultati già raggiunti egregiamente. Abbiamo citato Tzolīs, uscito dal settore giovanile del PAOK, ma abbiamo parlato anche di Koulierakīs, difensore centrale appena acquistato dalla Roma e con esperienza già in Bundesliga.
Ma il pezzo più pregiato del settore giovanile del PAOK è probabilmente Giannīs Kōnstantelias, trequartista classe 2003 appena acquistato anche lui dal Borussia Dortmund per circa €30 milioni. Nel corso di sei stagioni, Kōnstantelias ha giocato 190 partite con i bianconeri, segnando 44 gol e servendo 18 assist.
Già capitano del PAOK, la sua partenza ha scatenato grandissime proteste fra i supporter bianconeri, con addirittura alcuni ultras che hanno preteso una chiamata di spiegazioni con i tifosi e il giocatore costretto a chiarire che la decisione di andare al Dortmund fosse tutta sua e non motivata da esigenze economiche del club.
Il calcio greco è anche questo – con tifoserie caldissime di cui avevamo scritto qui – e sicuramente ad oggi è ancora troppo poco attrattivo per evitare che uno dei suoi maggiori talenti voglia andare in un top club europeo, ma il fatto di vendere direttamente un giocatore al Dortmund per quelle cifre è già di per sé un risultato impensabile fino a qualche anno fa.
Inoltre, grazie al percorso di riforme che abbiamo citato, i club sono costretti a investire parte dei soldi ricavati nel settore giovanile. Dall’anno scorso, infatti, per i club di terza divisione vige l’obbligo di schierare almeno due under-18 greci in campo e altri due in panchina. Risultato? Nel primo anno ci sono stati centinaia di esordi. E in Coppa esiste l’obbligo di schierare sempre un under-21, anche per i club di prima divisione.
Come frutto di questa politica, un anno e mezzo fa il PAOK ha realizzato un’altra cessione a peso d’oro, vendendo il centravanti appena maggiorenne Stefanos Tzimas al Brighton (con un passaggio in prestito al Norimberga in Zweite Bundesliga) per quasi 30 milioni. Purtroppo, un gravissimo infortunio al ginocchio lo tiene fermo dallo scorso dicembre, senza avergli impedito, però, di segnare 3 gol in 12 partite con il club di Premier.
Tornando invece all’Olympiakos, anche il club più vincente del paese è tornato a sviluppare talenti di primissimo livello. Alcuni, come l’interessantissimo centrocampista classe 2006 Chrīstos Mouzakitīs, sono rimasti in rosa, diventando già titolari in nazionale. Altri, invece, sono stati ceduti all’estero nelle ultime sessioni di mercato generando importanti plusvalenze.
Stiamo parlando di Kōnstantinos Tzolakīs, portiere classe 2002 appena acquistato dall’Hull City per 20 milioni di sterline dopo che in tre anni da titolare ad Atene ha vinto svariati trofei – tra cui la Conference nel 2024 contro la Fiorentina – e si è conquistato la titolarità in nazionale; e di Charalampos Kōstoulas.
Quest’ultimo è un centravanti abbastanza atipico, finito anche lui al Brighton. Così come per il collega di reparto Tzimas, i Seagulls hanno investito anche per lui oltre €30 milioni non appena è diventato maggiorenne. Nella stagione 2024/25 – giocata interamente da diciassettenne – Kōstoulas ha messo a segno 10 gol in 35 partite. Il primo anno in Inghilterra è stato più difficile con soli 2 gol e 1 assist in 21 partite di campionato (ma nelle quali ha giocato pochissimo, neanche 400 minuti) ma tutti gli addetti ai lavori sono pronti a scommettere sull’avvenire di questo ragazzo classe 2007 che si è anche già guadagnato l’esordio in nazionale maggiore.
Il programma Anagennisi, poi, è costellato di richiami all’epica greca, dalla battaglia delle Termopoli fino a proclami abbastanza singolari come “penetrare per uccidere”. E il calcio greco è sempre stato accompagnato da questa retorica della battaglia, del lasciare tutto sul campo e del sopperire con altre qualità – resistenza oltre il possibile e indomito spirito di sacrificio – alle mancanze tecniche o tattiche. L’incredibile successo ad Euro 2004 arrivò proprio così, con una squadra estremamente compatta nella difesa della propria porta, che non mollava mai e che davanti in qualche modo la palla – spesso sui piazzati – riusciva a buttarla dentro.
22 anni dopo, però, il calcio è cambiato profondamente e i dirigenti greci si sono accorti che retorica e abnegazione non erano più sufficienti. E lo scopo del progetto, al di là di qualche proclama da 300, è quello di creare giocatori che abbiano le diverse caratteristiche necessarie per il calcio moderno.
È il caso di Koulierakīs, difensore centrale mancino dal piede educato e che non disdegna sortite offensive. Un profilo molto diverso rispetto allo stereotipo del difensore greco a cui siamo abituati a pensare (ricordate, sempre alla Roma, Dellas e Manōlas? Grandi difensori, ma piedi non proprio educatissimi).
Ma è anche e soprattutto il caso dei citati Tzolīs, Karetsas e Kōnstantelias, talenti offensivi – spesso piccolini – la cui capacità migliore risiede proprio nell’uno contro uno e nella creazione della superiorità numerica. Talenti quasi più da Portogallo o da Belgio che da Grecia, almeno per quello che siamo stati abituati a pensare negli ultimi anni.
Anche il ruolo di centravanti è stato investito da questa evoluzione. Kōstoulas e Tzimas sono molto lontano dall’interpretazione del ruolo che offriva Charisteas, l’eroe di Euro 2004. Entrambi, pur non rinunciando ai gol, sono centravanti moderni in grado di dialogare coi compagni, dotati tecnicamente e in grado di attaccare bene la profondità.
Caratteristiche che condividono con un altro centravanti, un po’ più grande di loro e che già ha lasciato la Grecia da un po’. Stiamo parlando di Anastasios Douvikas, a Como da un anno e mezzo e vicecapocannoniere della scorsa Serie A. Un attaccante anche lui moderno, bravissimo nel legare il gioco ma anche nell’attaccare il primo palo da vero nove. Se Kōstoulas e Tzimas sono il futuro del reparto offensivo greco, lui e Pavlidīs del Benfica ne rappresentano il presente.
Per Douvikas quest’anno ci sarà il palcoscenico della Champions League e la sensazione è che anche lui abbia grandi margini di miglioramento. Cresciuto nell’Asteras Tripolis, in Europa ha già giocato in Eredivisie e nella Liga prima di approdare al Como, e ultimamente ha anche riacquistato la titolarità nella nazionale di Ivan Jovanović.
Arsenal, Borussia Dortmund, Roma e Como in Champions League. Senza dimenticare il veterano Tsimikas al Liverpool e l’interessantissimo terzino classe 2001 dello Sporting Lisbona Vagiannidīs. Guardando dove giocano oggi i principali giocatori greci, il salto di qualità rispetto agli ultimi 10/15 anni è già impressionante, segno che quando una federazione lavora bene serve sì pazienza ma al tempo stesso per vedere i primi risultati importanti non bisogna neanche aspettare moltissimo.
Ovviamente, la nazionale è il fine ultimo di tutto questo. Anche attraverso lo scouting nei confronti dei figli della numerosa diaspora greca in Europa (l’ultimo esempio ne è proprio Karetsas), l’obiettivo della Federazione è quello di ridare competitività e futuribilità ad una selezione che negli ultimi anni ha mancato la qualificazione a tutti i tornei principali.
Il sorteggio per i gruppi di qualificazione ai prossimi Europei nel Regno Unito si terrà a dicembre, con le qualificazioni che inizieranno a marzo. La Grecia – che nel frattempo ha ottenuto la promozione in League A di Nations League – conta di arrivarci potendo contare sulla grande esperienza maturata dai giocatori citati nei contesti più importanti d’Europa, con la speranza di poter tornare ad essere un paese rilevante nella cartina geografica calcistica del Vecchio Continente.
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