
Udinese-Como 1-1, Considerazioni Sparse
Il Como parte con un pareggio contro l'Udinese dopo un primo tempo complicato e una ripresa di carattere: Da Cunha cambia la partita, Palma brilla tra i friulani e la traversa nel finale nega ai lariani la rimonta completa.
Il Como non riesce a ripartire da dove aveva chiuso la scorsa stagione e al debutto in campionato deve accontentarsi di un 1-1 sul campo dell’Udinese. Un pareggio che lascia sensazioni contrastanti alla squadra di Cesc Fabregas, protagonista di una partita dai due volti e costretta a rincorrere dopo un primo tempo nel quale i friulani hanno imposto ritmo, intensità e soprattutto una precisa superiorità nella zona centrale del campo. L’Udinese ha interpretato meglio la prima parte della gara, sfruttando un pressing aggressivo e una struttura capace di togliere linee di passaggio al Como, che ha faticato a sviluppare il proprio consueto calcio associativo.
Nella ripresa, però, la squadra di Kosta Runjaic ha progressivamente abbassato il proprio baricentro, scegliendo di proteggere il vantaggio invece di continuare ad aggredire la partita. Una scelta che ha finito per restituire campo e fiducia ai lariani. Il Como ha trovato il pareggio e nel finale ha anche sfiorato il colpo da tre punti, con il colpo di testa di Jacobo Ramon al 95’ che si è stampato sulla traversa. Un legno che sintetizza bene la sensazione finale: per quanto visto nei secondi quarantacinque minuti, il Como avrebbe potuto completare la rimonta, ma la prestazione complessiva racconta anche di una squadra che ha ancora parecchio da sistemare.
Il problema principale è stato soprattutto il primo tempo, nel quale il Como è apparso lontano dalla versione brillante ammirata nella passata stagione. I lariani hanno mosso il pallone con troppa lentezza, senza riuscire a trovare con continuità l’uomo libero tra le linee e soprattutto senza quella fluidità che rappresenta uno dei tratti distintivi del calcio di Fabregas. L’assenza di Da Cunha si è fatta sentire più di quanto si potesse immaginare, perché al centrocampo è mancato quel giocatore capace di dare ordine, ritmo e connessioni alla costruzione.

Perrone e Milla hanno comunque disputato una partita positiva per intensità e disponibilità, ma è mancata la pulizia tecnica del francese nei momenti in cui il Como aveva bisogno di uscire dalla pressione. Anche davanti le cose non sono andate meglio: Baturina e Jesus Rodriguez sono rimasti troppo ai margini della partita, mentre Nico Paz non è riuscito ad accendersi con quella continuità che spesso gli permette di cambiare il volto alle gare.
In fase di non possesso, poi, sono emerse difficoltà ancora più evidenti. L’Udinese ha trovato con facilità la zona centrale, soprattutto attraverso Ekkelenkamp e Kamara, con quest’ultimo bravo a partire dalla corsia sinistra per accentrarsi e creare superiorità. Il Como ha sofferto la propria linea difensiva alta, spesso esposta alle transizioni friulane, e soprattutto una distanza non sempre corretta tra difesa e centrocampo. Una squadra che vuole difendere in avanti deve riuscire a mantenere le distanze estremamente corte: in questa occasione, invece, il Como ha lasciato troppo spazio alle proprie spalle e tra i reparti, pagando una di queste situazioni con la rete dell’Udinese.
In una prima frazione nella quale il Como ha faticato praticamente in ogni zona del campo, merita una menzione particolare Matteo Palma. Il difensore classe 2008, tedesco ma di origini italiane, è stato probabilmente uno dei migliori in campo e ha disputato un primo tempo di grande personalità. Palma ha annullato Douvikas, rendendo complicata la vita all’attaccante greco e impedendo al Como di trovare un riferimento stabile nella zona centrale dell’attacco. Non si è limitato alla marcatura, però: il giovane difensore dell’Udinese ha mostrato tempi di intervento notevoli, aggressività e soprattutto la personalità necessaria per accorciare in avanti ogni volta che la situazione lo richiedeva.
È proprio questo dettaglio ad averlo reso particolarmente efficace contro una squadra come il Como: invece di aspettare l’avversario, Palma ha spesso anticipato la giocata, rompendo sul nascere alcune delle combinazioni che Fabregas avrebbe voluto sviluppare. L’Udinese sembra quindi avere tra le mani un profilo estremamente interessante, soprattutto considerando età e margini di crescita. Proprio per questo lascia qualche interrogativo la sua sostituzione all’intervallo. Se non ci sono stati problemi fisici, è difficile comprendere una scelta che ha tolto alla difesa friulana il giocatore più aggressivo nell’interpretazione della fase difensiva. Con la sua uscita, infatti, è cambiato anche il modo in cui l’Udinese ha affrontato il secondo tempo.
Nella ripresa il Como ha infatti iniziato progressivamente a prendere il controllo della partita. L’ingresso di Da Cunha ha avuto un peso importante, perché ha restituito alla mediana quelle geometrie e quella capacità di muovere il pallone rapidamente che erano mancate nella prima frazione. Il francese ha permesso ai lariani di trovare più facilmente gli uomini offensivi e di superare con maggiore continuità la prima pressione dell’Udinese.
Allo stesso tempo, l’uscita di Palma ha privato i padroni di casa dell’unico difensore realmente propenso ad aggredire la giocata in avanti, lasciando maggiore libertà ai giocatori offensivi del Como. Anche gli esterni hanno contribuito a cambiare il volto della gara: Diao prima e Liberali poi hanno aggiunto imprevedibilità, strappi e capacità di attaccare gli spazi.
Il Como ha così iniziato a giocare più alto, recuperando palloni in zone pericolose e costringendo l’Udinese a difendere sempre più vicino alla propria area. In questo contesto è arrivato il pareggio e, con il passare dei minuti, anche la sensazione che i lariani potessero completare la rimonta. Yan Couto, alla sua prima uscita con la nuova maglia, ha mostrato immediatamente quanto possa essere importante per dare ampiezza e qualità alla fase offensiva, anche se il brasiliano ha evidenziato qualche difficoltà quando è stato chiamato a difendere. È un aspetto sul quale Fabregas dovrà lavorare, soprattutto considerando il tipo di calcio che il Como vuole proporre e l’equilibrio necessario per sostenere una linea difensiva aggressiva.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: per affrontare una stagione con un calendario più fitto e soprattutto con la Champions League all’orizzonte, al Como servirà qualcosa in più? La risposta è sì, ma non c’è motivo per trasformare il primo pareggio stagionale in un campanello d’allarme. È soltanto la prima partita e la squadra non è ancora completamente definita, sia dal punto di vista del mercato sia da quello della condizione fisica. Il Como ha ancora margine per intervenire e alcune lacune emerse a Udine possono diventare indicazioni preziose per Fabregas e per la società.

Una delle esigenze più evidenti riguarda probabilmente l’attacco: Douvikas ha caratteristiche precise, ma potrebbe servire una punta capace di offrire soluzioni differenti, soprattutto nelle partite in cui il Como troverà avversari molto chiusi o sarà costretto a giocare più direttamente. Al tempo stesso, il ritorno a pieno regime di alcuni giocatori e l'inserimento dei nuovi acquisti potranno modificare sensibilmente gli equilibri. Il pareggio di Udine, quindi, va letto più come una fotografia iniziale che come una sentenza.
Il Como ha mostrato fragilità, soprattutto nei primi quarantacinque minuti, ma anche la capacità di reagire e cambiare una partita che sembrava essersi incanalata nella direzione sbagliata. E proprio per questo la prossima trasferta, quella al Maradona contro il Napoli, assume già un fascino particolare: sarà un test molto più severo, ma anche un'occasione per capire quanto rapidamente i lariani riusciranno a trasformare le indicazioni di Udine in crescita concreta.
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