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, 21 Agosto 2026

Rodrigo Mora è la soluzione?


Dopo tanti profili esaminati, i giallorossi hanno scelto Mora per rinforzare la trequarti, ma il portoghese possiede davvero le caratteristiche giuste?

Il calciomercato della Roma è iniziato con la telenovela-Greenwood, è proseguito con la trattativa per Summerville che era stato davvero ad un passo, e alla fine, invece, porterà a Trigoria – dopo l’ennesima telenovela dell’estate giallorossa – il giovane Rodrigo Mora, talento purissimo del Porto ma con caratteristiche diverse rispetto a quelle dei giocatori cercati e citati in precedenza.

I dettagli della trattativa, mai come stavolta, sono fondamentali per definire un acquisto che – stando a quello che si legge – dovrebbe avvenire con una formula fantasiosa: la Roma pagherà €25 milioni ora e garantirà al Porto addirittura il 50% della futura rivendita, con la possibilità di eliminare questa percentuale versando altri 25 milioni la prossima estate.

Al termine della stagione 2024/25, Rodrigo Mora sembrava destinato ad essere un crack del calcio mondiale e una gemma pregiata dell’imminente calciomercato. Soprattutto, sembrava un giocatore totalmente fuori portata per la Roma. Aveva chiuso la prima stagione da professionista – giocata interamente da minorenne – con 10 gol e 4 assist in 30 partite, e a maggio il Porto gli aveva rinnovato il contratto inserendo una clausola pari a €70 milioni.

A fine stagione, dopo un finale di campionato incredibile in cui aveva segnato 7 gol nelle ultime 9 partite giocando sempre da titolare, era arrivata anche la prima convocazione col Portogallo in Nations League – senza però debuttare – e il debutto al Mondiale per Club col Porto, anche quello timbrato con un gol.

I lusitani avevano faticato non poco per trattenerlo al do Dragão, e nei piani della dirigenza portoghese doveva essere un perno fondamentale del nuovo ciclo targato Francesco Farioli. Invece, il feeling col tecnico italiano non è mai scattato e, nonostante il campionato vinto, il contributo di Mora è stato minore sia a livello di gol che di minuti giocati.

Non è incomprensibile se pensiamo che i portoghesi hanno stravolto abbastanza il loro modo di giocare e che, soprattutto, parliamo di un giocatore che ha compiuto appena 19 anni lo scorso maggio. Una pausa nella crescita – forse, come vedremo, relativa principalmente ai numeri, piuttosto che al processo di maturazione in generale – che ci può stare e che in realtà non è così allarmante se letta anche alla luce del fatto che Mora ha cambiato ruolo sotto la guida di Farioli.

Nel 2024/25, infatti, il portoghese era stato impiegato principalmente come trequartista, ma aveva giocato anche una decina di partite come vera e propria ala sinistra, compresa l’andata del playoff di Europa League proprio contro la Roma. La scorsa stagione, invece, Mora non ha mai giocato esterno, con Farioli che ha provato a cucirgli addosso una posizione più arretrata in campo, da mezzala sinistra del 4-3-3.

Oltre a questo, però, Mora ha anche gradualmente perso titolarità. Nella prima parte di stagione ha inciso meno ma ha giocato spesso da titolare, soprattutto nel periodo tra novembre e dicembre. Nel girone di ritorno, invece, per lui sono arrivati quasi solo spezzoni di partita, con sole 3 partite su 17 da titolare in campionato. E anche in Europa League, dove ha segnato tre dei cinque gol stagionali, Farioli lo ha lasciato in panchina nei quarti contro il Nottingham, costati l’eliminazione al Porto.

Su tutto questo potrebbe aver inciso, tra le altre cose, anche la trattativa della scorsa estate con l’Al-Ittihad. Il Porto fece sapere che non avrebbe trattato la sua cessione ma, stando alle dichiarazioni del presidente Villas-Boas, il club saudita avrebbe fatto pressioni sull’entourage del giocatore per spingerlo a convincere i lusitani ad accettare un’offerta inferiore ai 70 milioni della clausola. Una situazione che si era trascinata per tutto agosto e che potrebbe aver inciso sulla concentrazione del ragazzo nel momento in cui l’allenatore costruiva l’impianto di gioco che avrebbe poi vinto il campionato.

Ed è probabile che i rapporti fra chi dovrebbe curare gli interessi del ragazzo – ovviamente parliamo di Jorge Mendes – e il Porto siano rimasti tesi, motivo per il quale, un anno dopo, il Porto ha deciso di ascoltare offerte per il giocatore. Stavolta, però, a cifre ben più basse di quelle che circolavano 12 mesi fa. Anche questo comprensibile, se si considera che parliamo di un giocatore da un solo gol nel 2026.

Quando ha giocato titolare, Rodrigo Mora ha sofferto l’adattamento ai compiti di mezzala che gli ha richiesto Farioli, anche a causa di un gap di fisicità importante rispetto agli altri centrocampisti in rosa. Come ha ammesso lui stesso, “ho dovuto cambiare il mio modo di giocare, lavorando di più a livello fisico e difensivo, che è quello che mi chiedeva l’allenatore. Sento di essere un giocatore diverso e migliore sotto molti aspetti. In fase difensiva sono migliorato e, con il pallone tra i piedi, ora scendo più in profondità per aiutare la squadra a sviluppare il gioco. Sono un giocatore più completo”.

Il fatto di venire spesso incontro alla ricerca del pallone ha poi probabilmente inciso sulla scarsa incisività dell’ultimo terzo di campo – quello prediletto dal giocatore fino allo scorso anno – dato che Mora arrivava spesso meno lucido al limite dell’area avversaria.

Anche Farioli è stato onesto e ha ammesso di aver chiesto a Mora qualcosa di a lui meno congeniale: “Lo sviluppo di Rodrigo Mora è legato anche a richieste diverse”, ha detto più volte il tecnico italiano “stiamo parlando di 10 o 12 metri in campo, ma questo fa una grande differenza. Penso però che il lavoro che fa, la sua dedizione, la sua curiosità nel voler essere un giocatore di squadra, abbiano fatto la differenza. Credo che sia migliorato come giocatore e che al tempo stesso ci abbia dato una grande mano”.

Potrebbe poi aver inciso anche la visione generale di Farioli, che ha da subito voluto imporre un Porto senza stelle con al centro il concetto di collettivo. È stato necessario per far tornare i biancoblù campioni di Portogallo – titolo che mancava da quattro anni – ma potrebbe aver inciso negativamente su un ragazzo che in qualche modo si stava costruendo come stella del club. Sicuramente è ulteriore dimostrazione che Farioli non è quell’integralista offensivo che viene stato dipinto in Italia per il solo fatto di esser giovane (crimine gravissimo nel nostro paese, non solo nel calcio), anzi.

In ogni caso, anche in una stagione negativa come la scorsa, Rodrigo Mora è stato il primo giocatore del Porto per dribbling effettuati (1.7 ogni 90’) e per passaggi chiave riusciti (2.7 ogni 90’). Questi due dati, uniti ad una buona media per quanto riguarda i tiri effettuati (2.8 ogni 90’), denotano comunque un giocatore che non ha perso la sua creatività quanto piuttosto la sua efficacia, anche per i motivi tattici sopraesposti. Che però a 19 anni può tornare, e in tal senso cambiare aria dovrebbe fargli solo che bene.

Nella Roma, inoltre, Mora ritroverebbe quel 3-4-2-1 che è il modulo con il quale esplose nella seconda parte della stagione 2024/25 e con il quale invece il Porto non ha mai giocato la scorsa stagione. È infatti da trequartista sinistro che Mora ha imbroccato quel periodo di fuoco che l’ha portato persino nel giro della nazionale, ed è da trequartista sinistro che giocherebbe nella Roma.

In quel ruolo ha dimostrato di essere soprattutto bravo ad accentrarsi - ormai di trequartisti che giocano solo centralmente ce ne sono pochi - e calciare, qualcosa che in realtà gli riesce bene partendo da un po’ tutto il fronte offensivo. Parliamo, infatti, di un giocatore di piede destro ma in grado di calciare benissimo anche col sinistro. Se guardiamo i suoi 16 gol realizzati in carriera, infatti, vediamo che alcuni molto belli sono stati realizzati anche col piede debole, con il quale riesce a dare una curvatura al pallone che lo rende spesso imprendibile.

La shotmap di Mora (dati Fotmob 2024/25) conferma come i tiri del portoghese non seguano il tipico pattern delle ali che rientrano sistematicamente sul piede forte per calciare: l'ex Porto cerca la rete da ogni posizione, risultando efficace anche in situazioni difficili, come testimoniato dal gap tra reti e xG.

Inoltre, pur non essendo - come ha ammesso lui stesso - un giocatore che salta l'avversario grazie alla velocità pura (come poteva essere, ad esempio, Summerville), riesce a farlo grazie ad una tecnica eccezionale nello stretto e alla capacità di calciare benissimo con entrambi i piedi.

Negli highlights, si vedono i suoi marcatori rinculare eccessivamente fin dentro la propria area di rigore, quasi spaventati dal fatto che Mora possa calciare con entrambi i piedi in qualsiasi momento. E alla fine, portarsi un tiratore così dentro l’area è molto pericoloso. Gran parte dei gol del primo anno, infatti, sono arrivati proprio così.

Se, quindi, la Roma sta cercando qualcuno in grado di coprire quel ruolo del 3-4-2-1 – posizione scoperta da quando Gasperini è arrivato a Roma – Rodrigo Mora non dovrebbe avere problemi di collocazione tattica, anzi, quello è il suo ruolo come dimostra il calo di rendimento che ha avuto non appena Farioli lo ha spostato più indietro e lo ha gravato di compiti difensivi.

Allo stesso modo, la Roma non rimarrà delusa se cerca un giocatore in grado di calciare bene da diverse posizioni, qualità che oggi nella rosa giallorossa possiede solo Malen. Soulé, infatti, calcia solo se ha la palla nella mattonella ideale dalla quale colpire con l’interno del piede sinistro, e Dybala ha ridotto il volume delle sue conclusioni, anche per tamponare il rischio di un infortunio, come gli è capitato calciando un rigore.

Discorso diverso, invece, se i giallorossi si aspettano da Mora quello che si aspettavano da Greenwood o Summerville. O meglio, chiaramente nessuno nella Roma sarà così ingenuo da pensare di aver preso giocatori simili solo perché giocano in ruoli simili, ma bisogna capire per quale motivo la Roma ha virato su un giocatore con caratteristiche totalmente diverse rispetto a quelle dei giocatori trattati prima di lui.

La ricerca di un giocatore più attaccante, anche meno dotato tecnicamente come Summerville ma più veloce ed in grado di attaccare la profondità, non era un vezzo ma una precisa richiesta di Gasperini, che fin dal suo arrivo a Trigoria chiede un giocatore “alla Lookman”, senza che però la società sia stata in grado di prenderlo.

D’altronde i motivi sono molteplici. Primo fra tutti, la Roma sulla destra ha già giocatori molto dotati tecnicamente ma poco incisivi nello strappo e nello spunto in velocità, Dybala su tutti. Poi, Gasperini nella sua carriera all’Atalanta ha allenato attaccanti diversissimi tra loro, ma non si è mai trovato particolarmente bene nel far giocare due giocatori simili dietro alla punta.

Si è paragonato – in modo secondo me azzardato – Rodrigo Mora a quello che era il Papu Gómez nella prima Atalanta del Gasp. Ammesso e non concesso che il paragone regga, ci sono due ma. Il primo è che dall’altro lato, appunto, c’erano giocatori molto più attaccanti, con molto più spunto e forza fisica come ad esempio Iličić o Muriel. E il secondo è che nel frattempo il calcio si è evoluto (e Gasperini – che non a caso ha fatto benissimo anche senza il Papu – ha contribuito molto a questa evoluzione), con la forza fisica e la progressione in velocità che hanno assunto sempre maggiore importanza.

C'è poi anche la preoccupazione che un giocatore davvero molto brevilineo come Rodrigo Mora possa faticare in Italia. L’agente FIFA Francesco Nicolato ha detto che Mora “è un giocatore più da Fàbregas che da Gasperini” e potrebbe non avere tutti i torti. Tuttavia, secondo i principali esperti di mercato, pare che sia stato lo stesso tecnico piemontese a volere direttamente Mora e ad insistere con la società per finalizzare un acquisto che ad un certo punto della trattativa sembrava bloccato.

Oppure, per tornare al paragone con la prima Atalanta di Gasp, con Mora potremmo aspettarci una Roma con maggiore densità nella parte centrale della trequarti, ideale per tirare dentro e tenere bloccati i tre centrali avversari, e due quinti che - in stile Conti e Spinazzola o Hateboer e Gosens - arrivano sistematicamente sul fondo del campo, fin dentro all'area avversaria.

Forse non è un caso che la Roma, dopo aver acquistato Molina che non ha caratteristiche super offensive ma che comunque ha più familiarità di Çelik con la porta avversaria, stia trattando altri quinti dalle spiccate doti offensive, come Cacciamani del Torino o Udogie del Tottenham.

Sicuramente dovrà arrivare un altro acquisto in quel ruolo per completare il reparto (si parla con insistenza anche di Luis Henrique dell'Inter, uno che al Marsiglia con De Zerbi faceva praticamente l'attaccante) e chissà che non si opti appunto per una soluzione molto offensiva che consenta alla Roma di trovare sulle fasce quella velocità e quello spunto che sarebbero dovuti arrivare con Greenwood e Summerville e che non sembrano, invece, le caratteristiche migliori di Mora.

Mason Greenwood è quasi un attaccante puro, e parliamo di un giocatore che in quel ruolo avrebbe risolto sia il problema della mancanza di spunto e velocità dei giallorossi, sia quello dei pochi gol segnati. Nonostante la Champions League ritrovata dopo otto anni, infatti, la squadra di Gasperini nella scorsa stagione ha segnato molto poco per gli standard del tecnico piemontese.

È vero che sia Castro che Molina rappresentano due upgrade rispetto a Dovbyk e Çelik, ma il vero salto di qualità i giallorossi lo faranno aggiungendo quel tassello – appunto il trequartista/esterno sinistro – che manca da anni, e lo faranno se quel giocatore sarà in grado di garantire alla Roma almeno una quindicina tra gol e assist.

Summerville, al netto delle caratteristiche che sicuramente sarebbero state ideali, non ha mai avuto numeri eccezionali in carriera, ma è probabile che Gasperini pensasse di migliorarlo e renderlo devastante vicino alla porta in modo simile a come fatto, appunto, con Lookman.

Mora, invece, in carriera ha fatto 16 gol, quelli che Greenwood impiega meno di una stagione per mettere a referto. È chiaro che le sue caratteristiche sono diverse, e che la sua ottima capacità di calciare con entrambi i piedi potrebbe non essere sufficiente per migliorare drasticamente i numeri offensivi della Roma.

Ovviamente è un paragone ingeneroso se pensiamo a tutto il discorso fatto sui ruoli diversi dei due e al fatto che Greenwood ha ben sei anni di più, ma è un confronto che serve ad evidenziare come la Roma sia passata da un obiettivo che possiede determinate caratteristiche ad un acquisto con qualità buonissime ma quasi opposte, e in parte ancora da costruire.

Già nel biennio di Monchi la Roma fece una cosa simile. Nell’estate 2017 fu impiegato moltissimo tempo per cercare un’ala destra simile a Salah per sostituire l’egiziano, ma sfumato Mahrez i giallorossi andarono su Schick. Un prospetto che all’epoca sembrava un crack così come potrebbe esserlo Mora, ma un giocatore completamente diverso dall’algerino. E l’anno dopo il DS spagnolo fece ancora peggio quando, sfumato l’esterno del Bordeaux Malcom (che doveva essere, con un anno di ritardo, il sostituto di Salah), arrivò Nzonzi, un mediano.

Senza scomodare i peggiori ricordi dei tifosi giallorossi, giova però ricordare che le attuali ristrettezze imposte dal Settlement Agreement siglato dai Friedkin e la UEFA sono dovute proprio alle follie fatte sul mercato in quel periodo. L’acquisto di Rodrigo Mora – seppur a cifre importanti e forse superiori al valore del giocatore visto lo scorso anno – risponde invece ad una logica economica diversa.

Si tratta, infatti, di un giocatore giovane che dovrebbe avere un costo a bilancio contenuto, per ora sugli 8 milioni di euro annui. Merito di un ingaggio sostenibile e di un’età davvero green. E forse, sulla decisione dei giallorossi di andare su Mora, incide anche un altro fattore.

Il Rodrigo Mora ammirato nella stagione 2024/25, come scrivevamo all’inizio, era un giocatore inavvicinabile per la Roma e per l’intera Serie A. Uno di quei talenti che sistematicamente esplodono in Portogallo e che gli addetti ai lavori sanno già che non finiranno in Italia, perché inaccessibili al nostro campionato.

Un anno dopo, Mora ha avuto una stagione difficile e il suo valore di mercato si è ridimensionato, e allora per i giallorossi si è aperta una possibilità che 12 mesi fa sembrava impossibile. La sensazione è che la dirigenza della Roma potrebbe aver deciso di cambiare obiettivo in corso non solo per la solita confusione, ma anche perché allettata dalla possibilità di mettersi in casa un talento che – se torna quello ammirato nella prima stagione completa al Porto – può essere un futuro crack di scala mondiale.

In questo calciomercato i giallorossi hanno già rinunciato ad affondare il colpo (ad aprile, quando c’era un’altra dirigenza in rotta con l’allenatore e quando il calciatore costava la metà) su un altro potenziale crack in quel ruolo, il bosniaco Alajbegović finito poi alla Juventus.

Può darsi che la Roma abbia deciso di rinunciare a qualcosina nel presente per mettersi in casa un giocatore che un anno fa sembrava dall’avvenire radioso. Non so quanto questo faccia piacere a Gasperini, sulla cui volontà di costruire un instant team ci sono pochi dubbi, ma nell’ottica del tipo di club che è la Roma, soprattutto a livello economico, potrebbe essere una mossa azzeccata.

Inoltre, unendo l’aspetto tattico a quello economico, potrebbe essere una mossa utile sia per un’evoluzione della Roma verso un modulo a trequartista unico, un 3-4-1-2 poco usato da Gasperini ma che valorizzerebbe sia i quinti che Castro – a quel punto non più riserva di Malen ma attaccante in grado di scambiarsi la posizione e i compiti in campo con l’olandese – e che aiuterebbe a pensare in modo serio al futuro della Roma senza Dybala, crescendo in casa il sostituto tecnico dell’argentino, appurato che Soulé non fa impazzire Gasperini.

Quello che è sicuro, però, è che il pacchetto di trequartisti della Roma non può dirsi completo col solo acquisto di Rodrigo Mora. E non solo perché mancano le caratteristiche inizialmente cercate di cui abbiamo scritto sopra, ma proprio per una questione numerica.

Oltre al portoghese, infatti, nei due dietro la punta i giallorossi hanno solo Pellegrini e Dybala – rinnovati più per evitare di dover fare ulteriori acquisti che per meriti sportivi – che anche quest’anno potrebbero essere a disposizione per non più di una ventina di partite a testa. Mati Soulé, alle prese con una fastidiosa pubalgia e che a giugno era stato messo sul mercato, nella speranza di riuscire così a finanziare l’acquisto di Greenwood, è per ora un discorso a parte, e non è detto che resti in giallorosso per un'altra stagione.

Quattro giocatori di cui almeno due a mezzo servizio e uno potenzialmente sul mercato, troppo poco considerando che quest’anno la Roma giocherà anche la Champions League e che difficilmente dei “rinforzi” davanti potranno arrivare dal centrocampo, altro ruolo in cui i giallorossi – salvo acquisti dell’ultimo minuto ma non se ne è proprio parlato – sono contati.

Un secondo acquisto sulla trequarti è dunque una necessità, e a quel punto sarebbe un delitto non prendere neanche in quella sede un giocatore con caratteristiche diverse da Rodrigo Mora e dagli altri giocatori in rosa. Non sappiamo, ad oggi, se la Roma può fare un altro esborso rilevante, ma le ultime settimane di agosto si caratterizzano per la possibilità di andare ad individuare e acquistare – magari in prestito – giocatori in esubero dalle big d’Europa.

Alla Roma, per completare il reparto offensivo, servirebbe un giocatore "alla Leao". Tecnicamente anche il portoghese del Milan è un esubero in questa sessione di mercato, ma se arrivare a lui sembra impossibile, D’Amico & co. dovrebbero lavorare per individuare un profilo simile, con gol nelle gambe ma soprattutto in grado di saltare l’uomo in velocità e di ribaltare l’azione rapidamente gettandosi negli spazi.

Aggiungendo un giocatore così alla classe di Mora e Dybala e all’intelligenza di Malen, per i giallorossi si aprirebbero scenari molto interessanti. Il nome delle ultime ore è quello di Malick Fofana del Lione: un classe 2005 che ha perso buona parte della scorsa stagione per un gravissimo infortunio alla caviglia ma sul cui futuro molti addetti ai lavori sono pronti a scommettere. Vediamo se in questo finale di mercato sarà lui l’uomo individuato per aggiungere gol e velocità nella rosa di Gasperini.

https://www.youtube.com/watch?v=8eu7VOBKkUg

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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