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, 19 Agosto 2026

Guglielmo Vicario è ancora un grande portiere?


Come ha fatto Vicario a passare da secondo della nazionale a piano Z della Juventus? Il suo talento sarà davvero sfiorito?

In principio fu Alisson, portiere del Brasile e del Liverpool che alla fine ha deciso di rimanere ad Anfield. Dopo di lui, è toccato al Dibu Martínez, per il quale c'era anche stato un ritorno di fiamma negli ultimi giorni, prontamente spento dalle richieste economiche dell'Aston Villa. Incredibile è stato anche il bailamme intorno a Zion Suzuki, portiere per il quale la Juve sembrava pronta a spendere una cifra assurda o a fare da succursale del PSG, che annusata l'aria che tirava si è infatti tirato indietro.

Alla fine, alla Juventus arriverà il portiere più "logico": italiano, esperienza in nazionale e nelle coppe europee, età matura, prezzo non esorbitante e formula che sorride quasi esclusivamente ai bianconeri, dato che si parla di prestito con diritto (e non obbligo) di riscatto a cifre tutto sommato basse. Il fatto è che Guglielmo Vicario, di ritorno da Londra sponda Tottenham, ad oggi non può che sembrare una soluzione di ripiego, visto che la Juve ha sondato un grande numero di portieri (aggiungiamo Atubolu, Trubin e tanti altri) prima di "rassegnarsi" e puntare su di lui.

Dov'è finito quel portiere che, nell'estate del 2023, lasciava Empoli per accasarsi in Premier, con una valutazione di €20 milioni e la sensazione che le big della Serie A si fossero lasciate sfuggire un numero 1 di livello assoluto? Come siamo passati a considerare il secondo portiere della nazionale italiana come l'ultima ruota del carro? Ma soprattutto, siamo davvero sicuri che Vicario non offra le garanzie necessarie?

Il fantasma del Natale passato

Guglielmo Vicario compare nelle nostre vite - e quindi in Serie A - nell'aprile del 2021 a San Siro, in occasione di Inter-Cagliari. Ha 25 anni, ma alle spalle ha solo due stagioni da titolare in B con Venezia e Perugia, più due in Serie D da giovanissimo. Sostituisce Alessio Cragno, che ha soltanto due anni in più di lui, ma rispetto a Vicario sembra in giro da una vita, tanto da diventare un'istituzione in quel di Cagliari. Pur non evitando la sconfitta dei suoi, il portiere nato a Udine fa un'ottima figura al Meazza: disputa altre tre gare di livello, poi torna a sedersi in panchina a guardare Cragno. Qualcuno, però, ha già mangiato la foglia.

Non una delle big nostrane - perché sia mai dare una chance a un 25enne che ha giocato una manciata di partite in provincia -, bensì l'Empoli, che tra prestito e riscatto investe su di lui €10 milioni (che poi diventeranno magicamente 8), forse troppi per gli standard della società toscana. Nessuno se ne ricorderà, quando Vicario lascerà l'Italia per trasferirsi in Premier e il suo cartellino varrà più del doppio di quanto versato dall'Empoli agli isolani.

Le 4 gare in Serie A in maglia rossoblù si rivelano non un fuoco di paglia, bensì un preludio alle mirabilie che il portiere metterà in mostra nei due anni di Empoli. Aurelio Andreazzoli lo lancia subito da titolare, e Vicario lo ripaga già alla seconda di campionato, con due parate impressionanti su Chiesa che permettono ai toscani - assieme al gol partita di Mancuso - di espugnare l'Allianz battendo per 1-0 la Juve di Allegri.

Nonostante i 70 gol al passivo, la stagione all'Empoli non può che dirsi positiva, tanto che, nel settembre 2022, arriverà la prima chiamata in nazionale, anche se Vicario dovrà aspettare altri due anni prima di esordire effettivamente con la maglia azzurra. Nella stagione 22/23 Vicario alza ancora il livello, e i gol subiti dall'Empoli si riducono drasticamente: 39 in 31 partite, per il portiere che inizia a essere soprannominato Venom, tanta è la sua abilità di raggiungere anche i palloni più impensabili e avvolgerli nella sua ragnatela.

Per mesi e mesi abbiamo visto, nelle compilation sulle migliori parate della Serie A, questo triplo intervento ai limiti del prodigioso. Tammy Abraham, probabilmente, ogni tanto sogna ancora il piedone di Vicario che gli nega un gol già fatto.

In due anni di Empoli, il numero 1 neutralizza inoltre 4 rigori sui 13 fronteggiati, chiudendo la porta anche a specialisti come Perotti e Immobile. Due stagioni su questi livelli bastano al Tottenham - dove ancora opera nell'ombra lo squalificato Fabio Paratici - per decidere che sì, Vicario è pronto al grande salto, e a diventare l'erede di Hugo Lloris, considerato ormai in fase calante.

Il paziente inglese

Giunto a Londra sulle ali dell'entusiasmo, i primi mesi di Vicario in maglia Spurs sono più che positivi, nonostante il tecnico Ange Postecoglou lo impieghi in un modo completamente differente rispetto ai suoi ex allenatori italiani. L'allenatore australiano ha bisogno di lui per accorciare le distanze create dalla sua linea di difesa iperoffensiva, e lo impiega stabilmente fuori dai pali, costringendolo a un enorme sforzo anche atletico per anticipare gli attaccanti avversari lanciati a rete.

Un sistema del genere espone il portiere a numerosi rischi ma, nonostante sia stato portato fuori dalla sua comfort zone, Vicario riesce a restare a galla anche nei momenti più grigi della stagione degli Spurs. La presenza in rosa (fino a gennaio) di Lloris, invece di rivelarsi scomoda - vista l'importanza del francese nella storia del Tottenham -, è per Vicario sia uno stimolo, sia un'occasione di apprendimento, tanto che più volte l'ex Empoli ringrazierà il portiere campione del Mondo per il suo contributo silenzioso.

Il Tottenham chiude al quinto posto la sua prima stagione senza Harry Kane in avanti, e Vicario è titolare in 38 gare su 38, anche se i suoi numeri sono inficiati dallo stile di gioco quasi suicida del Tottenham: 61 gol subiti (sostanzialmente alla pari con gli xG fronteggiati) e solo 7 clean sheet. Tali statistiche non intaccano però la bontà della sua stagione d'esordio, condita da diversi interventi prodigiosi che lo fanno diventare velocemente uno dei beniamini della tifoseria Lilywhite.

Cambia il campionato, ma non cambia il fetish di Vicario per le parate impossibili, su tiri forti e ravvicinatissimi che mettono in risalto i suoi riflessi e la sua esplosività.

La seconda stagione di Vicario al nuovo White Hart Lane è condizionata da un grave infortunio, che avrà ripercussioni pesantissime sul campionato del Tottenham. 23 settembre 2024, il Tottenham sta vincendo 2-0 contro il City di Guardiola all'Etihad, quando il portiere degli Spurs esce malconcio da un contrasto con Savinho e sembra dover lasciare il campo. Vicario invece resta in campo, ed è decisivo per la vittoria dei suoi, che chiudono la gara sul 4-0; a fine partita si scoprirà che l'ex Empoli ha giocato per un'ora con una caviglia fratturata, e avrà bisogno di operarsi.

Mentre gli Spurs sono costretti a correre ai ripari acquistando dallo Slavia Praga Antonín Kinský - visto che anche il secondo portiere del Tottenham, Forster, finisce per infortunarsi gravemente -, il rendimento della squadra crolla. In 12 partite senza Vicario, i londinesi totalizzano ben 8 sconfitte, a fronte di due sole vittorie. L'ex Empoli torna in campo a metà febbraio 2025, risultando subito decisivo per la vittoria di misura sul Manchester United, ma la stagione degli Spurs, almeno in ambito domestico, è ormai naufragata.

Siamo al crepuscolo dell'era Postecoglou, che però vivrà il suo sussulto finale in ambito europeo: Vicario torna in tempo per gli ottavi contro l'AZ Alkmaar, e contribuisce a trascinare la squadra fino all'atto conclusivo, la finale tutta inglese contro lo United di Rúben Amorim. Postecoglou abiura totalmente al suo credo, e per quasi tutta la gara si consegna ai Red Devils, punendoli però con Brennan Johnson a fine primo tempo. Pur traballando in qualche uscita alta, il portiere azzurro è tra i protagonisti della serata, e al 97' toglie dalla porta il colpo di testa a botta sicura di Luke Shaw, permettendo al Tottenham di alzare al cielo la coppa dell'Europa League.

"Guglielmo è un fenomeno!", esclamerà estasiato Destiny Udogie al termine della finale contro lo United (foto: Getty Images).

La conquista dell'Europa League è il punto più alto dell'esperienza inglese di Vicario, che da lì in avanti imboccherà la via dell'inesorabile declino, come del resto tutto il Tottenham. Sconfitto nella sua Udine in Supercoppa Europea dal Psg, il numero 1 degli Spurs inizia a vacillare di fronte alle difficoltà della squadra, alternando prestazioni altisonanti - su tutte quella in Champions contro il Monaco, 8 parate da dentro l'area e 2,68 xG evitati - a errori banali, quasi sconcertanti.

Contro lo United appare poco reattivo sui colpi di testa di Mbeumo e de Ligt, ma è soprattutto la topica contro il Fulham a suscitare le ire dei tifosi: uscito in anticipo su Raúl Jiménez all'altezza del fallo laterale, invece di rilanciare Vicario regala palla agli avversari, e permette a Wilson di insaccare a porta vuota. Il nuovo tecnico Thomas Frank si schiera in sua difesa, ma i fischi dei tifosi sono impietosi; il portiere sembra aver perso sicurezza, anche perché Frank - più che il fraseggio corto - gli chiede precisione nei lanci lunghi, elemento che non è mai stato un suo cavallo di battaglia.

Emblematica, in questo senso, è la partita contro il Nottingham Forest, in cui l'estremo difensore propizia con un brutto errore in costruzione il gol di Hudson Odoi, e mostra una totale inadeguatezza nella gestione della sfera, testimoniata dagli 0/6 passaggi riusciti nella metà campo avversaria e dai 2/11 lanci riusciti. Nel marzo 2026 Vicario si opera per rimuovere un'ernia e, al suo ritorno, trova il suo posto occupato da Kinský, lanciato da Igor Tudor nella terribile notte del Wanda Metropolitano ma poi confermato sia dall'ex Juve, sia dal suo successore Roberto De Zerbi.

A rendere Guglielmo Vicario un portiere inadatto alla Premier League, oltre agli errori sopra citati, è stato un fondamentale dal quale un estremo difensore del campionato inglese non può prescindere. Il nuovo acquisto della Juve è da sempre - e a dispetto del metro e 93 d'altezza - poco sicuro nelle uscite alte, e poco intuitivo nel valutare la traiettoria del pallone.

In un campionato come la Premier moderna, in cui le palle inattive hanno assunto un'importanza capitale e le squadre ammassano giocatori possenti in area per eseguire blocchi e controblocchi, un portiere poco autoritario nelle uscite e poco avvezzo allo scontro fisico aereo rappresenta un grave handicap per la propria squadra. Da qui, la decisione del Tottenham di lasciarlo andare, al termine di un triennio che l'ha visto, nel bene e nel male, sempre protagonista.

Nella morsa del ragno

Al netto di un'ultima stagione complicata, quali doti porta con sé Vicario in quel di Torino, e su cosa potrà far leva per conquistare i suoi nuovi tifosi? Parliamo di un portiere che, nonostante i trent'anni da compiere a ottobre, ha conservato intatte reattività, forza esplosiva, riflessi e attacco della palla, ovvero le stesse doti che 5 anni fa lo avevano reso uno dei migliori numeri uno emergenti d'Europa. Al massimo della condizione psicofisica, tra i pali è una garanzia, e non mostra particolari punti deboli per quanto riguarda la difesa della porta sulle conclusioni sia lunghe che ravvicinate.

Rispetto a molti portieri contemporanei, Vicario possiede inoltre una eccellente tecnica di bloccaggio; invece di puntare sul respingere il pallone il più a lato e distante possibile - come fanno molti suoi colleghi - Vicario è abituato a tenere il pallone vicino a sé: un dettaglio da non sottovalutare, una di quelle sfumature che possono fare la differenza. Se potesse giocare solo nell'area piccola, Vicario sarebbe uno dei portieri più forti del mondo.

Purtroppo per lui, nel calcio del 2026 le uscite rivestono un'importanza sempre maggiore. Oltre alle già citate mancanze sulle uscite alte, l'ormai ex Tottenham non figura tra i migliori nemmeno nelle uscite basse e, in generale, nel valutare la traiettoria della palla quando essa viaggia orizzontalmente; un fondamentale migliorabile, ma che in un classe 1996 sembra difficile da impiantare ad alti livelli.

Relativamente al gioco con i piedi, Vicario è un portiere affidabile in fraseggio basso, anche se è difficile chiedergli quei laser pass che tagliano una linea di pressione, mentre presenta qualche lacuna nel giocare troppo fuori dalla propria area o nel lanciare lungo in modo preciso. Le idee di Vicario sono spesso corrette, supportate da una buona visione di gioco, ma non sempre da una tecnica di base sufficiente per metterle in pratica. Non parliamo dunque di un regista aggiunto, ma nemmeno di un portiere disabituato a giocare la palla, visto anche l'utilizzo da parte di Postecoglou nel suo biennio alla guida del Tottenham.

Anche in un'annata negativa come la scorsa, Vicario risulta sopra la media per quasi tutte le statistiche chiave per un portiere; fanno eccezione, per l'appunto, i passaggi lunghi (fonte: McLachApp).

Siamo di fronte dunque a un estremo difensore con qualità e lacune già note, non perfetto ma sicuramente di livello elevato, che però - come la Juventus, del resto - viene da un'annata terribile, che ne ha minato le certezze e, per la prima volta, lo ha portato a compiere errori marchiani, lui che ha costruito le sue fortune anche sulla sua impressionante continuità di rendimento.

C'è il rischio che Vicario vada, almeno in parte, ricostruito dal punto di vista psicologico, e in questo l'esser considerato l'ultima scelta per la porta della Juventus non lo aiuterà di certo. Spalletti ha già provato a fare il pompiere, definendolo un portiere "a livello dei top del ruolo", ma sarà nel lavoro quotidiano che tecnico e staff dovranno restituire al ragazzo le antiche certezze.

Le certezze che servono a Vicario, servono anche alla Juventus, soprattutto dopo l'annus horribilis di Michele Di Gregorio: giocatore e squadra riusciranno a influenzarsi a vicenda in modo positivo, o sprofonderanno ancora più in basso, mano nella mano? L'ambiente bianconero, in questi anni, non si è rivelato adatto alla valorizzazione del talento, ma con un tecnico esperto e "mentale" come Spalletti, le possibilità di invertire il trend esistono eccome. Palla a Luciano e, ovviamente, a Guglielmo.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

  • Nato a Roma nel 1989, vive a Bruxelles. Podista, musicista, portiere di calcio, avido lettore ma il tutto rigorosamente da amatore.

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