
Jhon Lucumí è perfetto per la Juventus di Spalletti
Dopo Kolo Muani e Alajbegović, la Juventus aggiunge un altro tassello. Quali doti porta con sé Lucumí, e perché la Juve ha scelto proprio lui?
La Juventus continua a costruire la squadra di Luciano Spalletti. Dopo gli arrivi di Randal Kolo Muani e Kerim Alajbegović, il club bianconero chiude anche per Jhon Lucumí, difensore colombiano classe 1998 che nelle ultime quattro stagioni ha rappresentato uno dei punti di riferimento della difesa del Bologna. L'operazione si aggira intorno ai 20 milioni di euro più bonus.
Non si tratta soltanto di un rinforzo numerico, atto a rimpolpare il reparto difensivo. Lucumí arriva a Torino perché risponde a una necessità precisa: aggiungere un centrale mancino capace di dare qualità alla prima costruzione e, allo stesso tempo, sostenere una squadra che vuole difendere in avanti.
Quello dell'ormai ex Bologna è un profilo che Spalletti conosce e apprezza proprio per queste caratteristiche. In terra felsinea il colombiano ha lavorato prima con Thiago Motta e poi con Vincenzo Italiano, due allenatori con idee differenti ma accomunati dalla richiesta di partecipazione attiva dei difensori alla costruzione del gioco.
Con Motta, Lucumí ha avuto un ruolo importante nell'uscita dal basso e nella gestione del possesso. L'idea era spesso quella di attirare la pressione avversaria, per poi superarla attraverso la circolazione del pallone e la prima uscita. Con Italiano, invece, il colombiano si è trovato a confrontarsi maggiormente con una linea difensiva più spregiudicata, e con una fase di riaggressione continua.
È proprio nella combinazione tra queste due esperienze che si può leggere il valore dell'acquisto.
Jhon il semplificatore
Il primo elemento che colpisce osservando Lucumí è la qualità con cui gestisce il pallone. Il suo 89,1% di passaggi completati racconta un difensore affidabile nella prima costruzione, capace di ricevere sotto pressione e mantenere il possesso senza cercare necessariamente la giocata spettacolare.
Anche i 3,7 passaggi progressivi ogni 90 minuti, secondo i dati di Fbref, mostrano una certa propensione a far avanzare la squadra. Non siamo però davanti a un centrale-regista, che prova costantemente a rompere le linee con passaggi verticali difficili.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti del suo profilo. Lucumí sembra costruire la propria partita sulla pulizia della giocata e sulla gestione del rischio. Sa quando accelerare e quando, invece, è più utile conservare il possesso e permettere alla squadra di risalire.
In una Juventus che vuole costruire dal basso, attirare la pressione e liberare spazio alle spalle della prima linea avversaria, è una qualità tutt'altro che secondaria. La sequenza può essere semplice: Lucumí riceve, attira l'uomo, supera la prima pressione e permette al centrocampo di ricevere in condizioni migliori.
Non deve necessariamente essere lui a trovare l'assist o la verticalizzazione decisiva. Il suo compito può essere quello di rendere più facile la giocata successiva, delegando il compito ai compagni.

Più letture, meno interventi
La parte difensiva racconta un giocatore altrettanto interessante. Il 55,6% di dribblatori fermati con un tackle suggerisce una discreta efficacia nei duelli diretti, ma soprattutto una certa capacità di scegliere il momento dell'intervento.
Lucumí non sembra il tipo di centrale che deve uscire continuamente dalla propria posizione per cercare il tackle. I suoi numeri relativamente contenuti per tackle e duelli vanno nella stessa direzione. È un difensore che può vivere la fase difensiva attraverso lettura, posizione e gestione dello spazio, più che attraverso una ricerca continua dell'intervento.
Questo diventa particolarmente importante in una squadra che vuole difendere con una linea alta. Quando il baricentro sale, infatti, il centrale deve sapere quando accorciare, quando accompagnare l'azione e quando invece proteggere la profondità.
Lucumí porta quindi un equilibrio interessante: aggressività quando serve, ma senza trasformare ogni situazione in un duello individuale. La sua abilità nelle preventive sarà un fattore chiave per la Juventus di Spalletti, con l'obiettivo di evitare sanguinose ripartenze da parte degli avanti avversari.
Difesa sudamericana?
La domanda più interessante, a questo punto, riguarda il suo inserimento nella Juventus. Il fatto che sia mancino rende particolarmente naturale immaginarlo accanto a Bremer. Un centrale mancino permette infatti di costruire l'azione dal lato sinistro senza costringere il difensore a ricevere sul piede meno forte, e offre una soluzione più fluida nella prima uscita.

Sulla carta, Lucumí-Bremer sarebbe una coppia fisica, aggressiva e soprattutto complementare, ma il suo arrivo potrebbe avere conseguenze anche sulle gerarchie degli altri difensori.
Il nome più interessante è quello di Lloyd Kelly. Dopo un primo periodo complicato a Torino, l'inglese è riuscito progressivamente a ritagliarsi uno spazio importante, diventando una soluzione affidabile nelle rotazioni. L'arrivo di Lucumí non significa necessariamente che Kelly debba sparire dai piani di Spalletti, nonostante il colombiano offra una prima uscita più pulita e una difesa alta più consolidata, bensì potrebbe aprire all'inglese una strada diversa.
Modello Premier?
Kelly ha già giocato da terzino sinistro sia al Bournemouth sia al Newcastle. La sua duttilità potrebbe quindi permettere alla Juventus di utilizzare contemporaneamente quattro giocatori con caratteristiche da central difensivo.
Kalulu, Bremer, Lucumí e Kelly possono infatti essere interpretati in maniera diversa a seconda della fase di gioco. È una tendenza ormai consolidata nel calcio contemporaneo. Guardiola ha utilizzato in più occasioni una struttura con Akanji, Rúben Dias, Aké e Gvardiol, mentre Arteta ha costruito alcune delle sue soluzioni difensive dell'Arsenal attraverso giocatori capaci di cambiare posizione e interpretazione durante la partita, con le retroguardie formate da Mosquera/White, Saliba, Gabriel, Hincapié/Calafiori.
Per questo parlare semplicemente di “difesa a quattro” rischia di essere riduttivo. La Juventus potrebbe iniziare con quattro difensori, ma trasformare la propria struttura quando avrà il pallone. Un terzino può stringere, un centrale può allargarsi, un altro può accompagnare il centrocampo. Il sistema non è più una fotografia statica, ma una sequenza di posizioni che cambiano in base alla situazione.
Diamante offensivo
L'acquisto di Lucumí diventa interessante, se pensiamo al reparto avanzato della Juve, anche per il resto della squadra. Una difesa più ricca di soluzioni e maggiormente capace di costruire può permettere a Spalletti di proteggere meglio la propria squadra senza dover rinunciare alla qualità offensiva.
La Juventus potrebbe infatti avere la possibilità di schierare contemporaneamente Conceição, Yıldız, Alajbegović e Kolo Muani, mantenendo alle loro spalle una struttura sufficientemente solida per sostenerne la libertà offensiva.
Non è detto che questa sia la soluzione che verrà scelta più frequentemente, ma avere la possibilità di adottarla cambia il ventaglio tattico dell'allenatore. Forse è proprio questo il punto centrale dell'operazione Lucumí: il colombiano non arriva soltanto per aggiungere un difensore alle rotazioni, bensì porta una caratteristica che alla Juventus può servire in più momenti della partita. Parliamo della sua capacità di iniziare l'azione senza sacrificare fisicità e aggressività nella fase difensiva.
Per Spalletti significa avere un centrale mancino naturale, un giocatore abituato a costruire sotto pressione e un profilo che può adattarsi a diverse strutture. In altre parole, Lucumí può diventare molto più di un nuovo nome nella lista dei centrali. Può essere uno di quei giocatori attraverso cui una squadra cambia il modo in cui occupa il campo. Che sia il tassello definitivo che permetterà alle idee di Luciano Spalletti di diventare, finalmente, realtà?
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