
Tutti i motivi per cui il calcio in Turchia non somiglia al calcio in Arabia Saudita
Spesso si confonde il livello del campionato turco con il calcio in Arabia Saudita: breve confronto fra la storia turca e modello sportivo artificiale saudita.
Acquisti importanti, ingaggi faraonici; queste le somiglianze tra Saudi League e Süper Lig, fra l'Arabia Saudita e la Turchia. Avrete notato come la Süper Lig stia vivendo un calciomercato di nomi davvero roboanti, coronato dall'arrivo di Momo Salah, leggenda recente del Liverpool, arrivato a Trabzon con un’accoglienza mastodontica da parte dei tifosi, degne di un faraone.
Non c'è solo Salah tra i volti nuovi: il Fenerbahçe del nuovo corso targato Aziz Yıldırım ha portato a Kadıköy due calciatori dal livello decisamente alto: Nathan Aké, pluricampione con il Manchester City, e Mason Greenwood, l’acquisto più oneroso della storia del Fener con i suoi 39 milioni, il secondo nella storia del campionato turco per costo del cartellino dopo Victor Osimhen. Non contenti, dopo aver speso 15 milioni per il Pirata Muriqi del Mallorca, sono andati dal Napoli per far firmare Romelu Lukaku con un biennale.
Non si è trattato di un caso isolato, ovviamente. Pensiamo quale squadra abbia costruito il Beşiktaş di Vincenzo Italiano: il primo grande colpo è stato l'acquisto di Leandro Trossard dall’Arsenal, insieme all'ex Juve e Fiorentina Dušan Vlahović, il quale, dopo un lungo corteggiamento durato un mese e mezzo, ha detto si all'offerta turca, l'unica squadra in Europa che fosse minimamente vicina alle richieste dell'attaccante serbo.
Alla luce di tutto ciò, tuttavia, si potrebbe giungere a riflettere che il calciomercato di queste squadre non si discosti molto dalle squadre saudite, composte generalmente da figurine mediatiche datate e/o comunque inadatte ai contesti agonistici più competitive. Allora proviamo a fissare qualche dato sullo stato di salute del calcio in Turchia: la Süper Lig, da diverso tempo, ha avviato un processo di stabilizzazione finanziaria, con la federazione che controlla tutti i conti delle squadre di massima serie e prima di ogni finestra di mercato segnala il massimo argine entro il quale una squadra può operare.
Un’altra differenza tecnica è che nessuna squadra è gestita direttamente dal governo centrale, come molto spesso si segnala sui siti di geopolitica, erroneamente. Nessun club di Süper Lig è controllato dai piani alti della classe politica della Turchia; però, dieci anni fa circa, il governo ha concesso dei prestiti agevolati per salvare i grandi club di Istanbul e il Trabzonspor, famosi come "accordo delle banche”.
Da questo accordo però, tre squadre su quattro tra quelle coinvolte (Galatasaray, Fener e Trabzonspor) ne sono uscite ed ora agiscono con grande sostenibilità economica grazie a proprietà forti economicamente e ricavi decisamente importanti, dati dal merchandising, dagli introiti ingenti da parte di sponsor milionari e dal botteghino, con stadi che fanno invidia a mezza Europa, sempre pieni.
Un altro punto che in pochi conoscono è che sono arrivate anche proprietà straniere in Turchia, come il caso del Göztepe, il club di İzmir (da noi nota come Smirne) che ha una grande base in termini di tifo, e che è gestito dal fondo che controlla anche il Southampton, in mano a Rasmus Ankersen di Sport Republic. In Arabia Saudita non esistono fondi stranieri che possiedano il 70% delle quote di una squadra di club: non è ancora realistico ipotizzare un investimento remunerativo in Arabia Saudita per quanto riguarda il calcio, improntato su un piano d'interesse diverso rispetto al mero successo sportivo.
In Süper Lig, inoltre, da molto tempo esiste un ispettorato interno per cercare di limitare indebitamenti tra club, con un meccanismo di capacità di spesa controllato dalla TFF, la federcalcio della Turchia, che in ogni sessione di mercato rilascia i limiti entro i quali i club turchi di Süper Lig possono spendere. Questo meccanismo ha ripulito il calcio turco di troppe squadre che avevano una vita breve solo per gli sforzi economici di un singolo presidente – un esempio calzante è l'Adana Demirspor, vicino al mecenatismo con Sançak, ora in quarta serie turca.
La Turchia calcistica, ovviamente, è una realtà interna alla UEFA, quindi le squadre che partecipano alle competizioni europee sono sotto controllo dal punto di vista incassi-spese; pensare che in Turchia le squadre spendano più di quanto effettivamente possano rimane dunque abbastanza sabbioso come terreno da esplorare. Non mancano infatti le multe, come quella inflitta al Fenerbahçe dalla UEFA per l'affare Aktürkoğlu: €8 milioni per un trasferimento che ha spostato in negativo i bilanci del club, per non parlare del Trabzonspor che per anni è stato sotto settlement agreement.
Un altro campionato, un altro tifo
Dopo aver definito le differenze tecniche ed economiche con il campionato saudita, va però descritta una differenza sostanziale: il contesto. La Süper Lig da sempre lega spesso il suo destino ad una delle città più calde per tifo di tutto il mondo: Istanbul. Le sue squadre principali, ovvero Fener, Beşiktaş e Galatasaray rappresentano, non solo delle polisportive, ma un vero e proprio modo di vivere la città. Non si dice in turco “sono del Galatasaray”, ma “Sono di Galatasaray” come a sugellare un’appartenenza totale al club.
Un tifo viscerale che accompagna tutte le sessioni di mercato, con i nuovi acquisti che vengono celebrati come dei re, l’ultimo proprio Salah, che a Trabzon ha vissuto un atto d’amore dei tifosi della quarta squadra di Turchia, sia per dimensioni del tifo (milioni di tifosi si dichiarano appartenenti al Trabzonspor), sia per trofei vinti, come l’ultima Türkiye Kupası ai danni del Konyaspor.
Come stiamo vedendo, il campionato turco non è solo punto di arrivo di calciatori che cercano stipendi importanti per fare i pasha ad Istanbul, ma anche punto intermedio per dei calciatori che vogliono rilanciarsi o che cercano una vetrina per passare a contesti più prestigiosi. Un esempio? Inao Oulaï, sempre dalla squadra di Trabzon, nel Karadeniz.
Il classe 2006 ivoriano, infatti, è arrivato dal Bastia, squadra di Ligue 2, e si è preso il centrocampo dei Mavibordeaux prima e della Costa d’Avorio poi, ed ha costretto la Fiorentina ad un investimento importante. Si può e si deve vedere il campionato turco come centro importante di sviluppo del talento, e di calciatori che si temprano in contesti molto pretenziosi e competitivi, con tifoserie accese e media sempre poco comprensivi quando non si gioca bene.

Una pressione che non viene descritta dai media nostrani, ma che ogni calciatore che abbia giocato in Süper Lig racconta come schiacciante, impetuosa, che in altri contesti europei si fa fatica ad incontrare e che si percepisce anche nelle squadre di medio-piccola realtà. Poniamoci anche una domanda: in quanti campionati possiamo trovare 25 mila tifosi che vanno ad accogliere un calciatore? Perché a Trabzon mercoledì si è mossa una curva intera per dare il benvenuto all'acquisto più iconico della storia del club.
Un campionato dove prestigio e voglia di emergere si incontrano: tutto questo è la Süper Lig, un campionato che si sta man mano inserendo tra Eredivisie, campionato portoghese e Jupiler League belga, e che ha l’ambizione di essere più competitivo degli stessi.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.












