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Cunningham WNBA, atlete trans
, 16 Agosto 2026

Atlete trans in WNBA: un argomento inquinato dagli uomini


Dopo le parole di Sophie Cunningham, le provocazioni di due ex cestisti hanno inquinato la questione della partecipazione delle atlete transgender nelle leghe femminili.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito a una completa manipolazione provocatoria di un argomento delicato: le trovate pubblicitarie di due ex giocatori come Enes Kanter e Royce White, ossia di dichiararsi al prossimo draft di WNBA, sottolineano ancora una volta come il focus della conversazione sulle atlete trans negli sport femminili sia completamente nel posto sbagliato.

Facciamo un piccolo passo indietro per cogliere l'intera situazione. A metà luglio, dopo una partita vinta 123-88 dalle Fevers contro le Connecticut Sun, Sophie Cunningham, giocatrice di Indiana, ai microfoni di ESPN ha espresso la sua visione a riguardo della partecipazione di atlete trans alla Women's National Basket Association. Ad oggi, nonostante non ve ne sia nemmeno una nella principale lega americana, tale lega è di fatto aperta a tale evenienza. Cunningham ha sottolineato di schierarsi sostanzialmente contro la possibile partecipazione, volendo “proteggere le giocatrici più giovani” riservando quindi l’accesso allo sport solamente alle “donne biologiche”.

L’atleta ha più volte ribadito di non essere affatto contro la comunità trans e di non voler in alcun modo che le sue parole venissero polticizzate. Ciò ovviamente non è avvenuto, con l’ala più conservatrice del paese che ha immediatamente eretto Cunningham a “eroina contro la cultura woke” e baluardo in una lega che, storicamente, ha sempre portato avanti con decisione le lotte per i diritti civili.

Il culmine di questa rivendicazione è arrivato tra il 6 e il 7 luglio, quando Enes Kanter (giocatore turco con un passato in NBA, ritiratosi nel 2022) e Royce White (ex giocatore con una modesta carriera, in Italia venne tagliato dopo un mese da Torino per motivi disciplinari, oggi attivo in politica con i repubblicani) hanno esternato la loro volontà di dichiararsi eleggibili per il prossimo draft di WNBA in qualità di atleti trans.

Nonostante entrambi abbiano minacciato azioni legali se non verrà loro concesso questa partecipazione, la trovata sembra più legata a motivi pubblicitari e di “provocazione” che ad una vera spinta sportiva.

Ad oggi la Lega femminile non ha ancora commentato l’accaduto, ma il fatto ha messo in luce come il focus sul discorso sia incentrato sulle argomentazioni sbagliate. Oltre a non essere effettivamente un ”rischio” concreto, le argomentazioni secondo cui le atlete trans abbiano un vantaggio fisico e biologico sulle atlete donne non poggiano su alcuna base scientifica.

Kirsti Miller, atleta olimpionica transgender, ha dedicato la sua vita post-ritiro alla ricerca in ambito accademico su tali aspetti. Il lavoro della Miller parte da un assunto di base: gli uomini sono mediamente più forti delle donne, questo in gran parte dipende dalla percentuale di muscoli (rispetto alla massa grassa) e alla relativa maggior presenza di emoglobina, che ha la funzione di ossigenare la massa muscolare.

Il lavoro che sta venendo portato avanti dai team di ricerca si fonda sul capire l’impatto che la GAHT (la terapia ormonale a cui si sottopongono le sportive in fase di transizione sessuale) abbia sulle loro performance. Nelle donne, la GAHT spesso consiste in assunzione di estrogeno e medicinali per abbassare i livelli di testosterone. I risultati che stanno arrivando in questi anni dimostrano che, dopo 2 anni di GAHT, ci sono minime differenze tra atlete trans e atlete non-trans in attività quali la corsa e le flessioni. Dopo i 3 anni di trattamento queste piccole differenze sostanzialmente scompaiono.

Addirittura, la GAHT sembra portare, dal punto di vista delle performance, un peggioramento sotto certi aspetti quali la capacità polmonare, i salti in verticale e la capacità di VO2 massima (un indicatore della prestanza generale). Gli studi di Miller sono tesi ad indicare come completamente arbitrarie alcune limitazioni che vengono poste in certi sport.

Nell’atletica leggera viene richiesto alle atlete un livello di testosterone, negli ultimi 24 mesi, al di sotto dei 5nmo/litro - in altri sport invece le atlete trans sono completamente bandite, nonostante non ci sia alcuna evidenza scientifica di un vantaggio tecnico o fisico. E così, spostando l’attenzione sull’aspetto sensazionalistico della questione, quelle frange più estremiste dei conservatori, preoccupate che gli sport femminili venissero “invasi” da uomini desiderosi di prevalere con l’”inganno”, hanno portato proprio a questo e, come spesso capita, non hanno capito nulla.


  • Scrivo dello sport che non fa rumore, delle vite che si consumano lontano dai riflettori, di uomini e donne che trasformano l’ombra in resistenza.

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