Logo sportellate
Arsenal City
, 16 Agosto 2026

Arsenal-Manchester City 3-0, Considerazioni Sparse


L'Arsenal apre la nuova stagione di calcio inglese con una grande prova di forza. Per Maresca, invece, esordio da incubo sulla panchina del Manchester City.

Nella cornice del Millennium Stadium di Cardiff, surrogato di lusso di un Wembley preso in ostaggio da The Weeknd in questi giorni, l'Arsenal si è gonfiato il petto davanti all'intero Regno Unito, ricordando a tutti chi siano i primi della classe. Effettivamente, era dall'inizio del Nuovo Millennio che i Gunners non arrivavano così tanto in pompa magna alla partenza della nuova stagione: un effetto collaterale piuttosto gradevole, se sei campione d'Inghilterra e vicecampione d'Europa in carica.

A farne le spese proprio quel Manchester City che, per praticamente un decennio, aveva sempre guardato i londinesi dall'alto verso il basso, ed che ora è costretto a inaugurare un nuovo corso targato Enzo Maresca. Quest'ultimo, probabilmente, non fa neanche in tempo a prendere le misure della propria area tecnica che si ritrova già costretto ad inseguire: dopo una ventina di secondi, un pallone visionario di Lewis-Skelly manda in porta Calafiori, freddissimo davanti a Donnarumma. Praticamente un terzino sinistro diventato centrocampista che imbuca per un altro terzino sinistro, che passa più tempo nella metà campo avversaria piuttosto che nella propria; nelle sue versioni più fluide, l'Arsenal di Arteta è anche questo.

Tatticamente parlando, il tecnico basco non rinuncia al suo solito 4-4-2 senza palla; proprio come ad aprile, nello scontro diretto di Manchester, i biancorossi pressano molto in alto, andando persino ad aggredire nell'area del City. Quest'ultimo costruisce con 3 difensori, ossia i due centrali Dias e Gvardiol coadiuvati da Khusanov, schierato da terzino destro bloccato. In fase di palleggio, c'è un elemento che salta all'occhio nella squadra di Maresca: al fianco di Kovacic non c'è Elliot Anderson, che si defila verso destra, bensì Foden, che però si schiaccia troppo, ricevendo quasi sempre spalle alla porta, e perdendo gran parte della sua pericolosità.

Non è certo l'unica falla nel sistema dei Citizens, che sul proprio lato destro (quello dei continui tagli di Calafiori e Tzolis) imbarcano acqua più e più volte. L'Arsenal gioca davvero sul velluto, forte delle sue antiche certezze, ma anche dei suoi volti nuovi, come il già citato Tzolis: è lui a sfilare alle spalle di Khusanov sulla scodellata perfetta di Ødegaard, servendo di prima intenzione la testa del ben appostato Havertz, che colpisce in maniera sporca ma efficace.

Insomma, se l'Arsenal fa girare comodamente il pallone da una parte all'altra, il City coinvolge invece quasi esclusivamente Doku, tagliando i rifornimenti necessari a Semenyo e risultando davvero sterile. Un primo potenziale pericolo nasce da una ricezione estemporanea in zona centrale dell'ala belga, che prova a mettere in moto Haaland in verticale, col norvegese che finisce però per impappinarsi col destro. Il doppio svantaggio non sembra demoralizzare troppo i Citizens, che confezionano una doppia occasione coi soliti Haaland e Doku (paratona di Raya prima, e salvataggio da martire di White poi).

Il Manchester, però, inizia ad allungarsi, e sulle fasce, di conseguenza, l'Arsenal fa il bello e il cattivo tempo: ispirandosi al sacro Vangelo di Hateboer e Gosens, White pennella un cross perfetto per Calafiori, che impatta maluccio al volo, mancando il colpo del 3-0. I campioni uscenti sfiorano ancora il tris con Ødegaard, grazie a un salvataggio sulla linea anche leggermente goffo di Gvardiol; le maglie della difesa del City, però, sono sempre troppo larghe, specie sul lato di Khusanov, che non riceve abbastanza supporto da Anderson e Semenyo.

Il secondo tempo serve solo a confermare un dato di fatto piuttosto oggettivo: ad oggi, rispetto a un City ancora in divenire, l'Arsenal è semplicemente di un'altra categoria. Tzolis si invola per l'ennesima volta in fascia, con Khusanov che rincula; gli sforzi dell'uzbeko, tuttavia, svaniscono di fronte all'inconsistenza degli uomini di Maresca in zona centrale, dove Ødegaard trova una tavola apparecchiata per servirsi, con un gol quasi Öziliano.

Gli scivoloni di Gvardiol e Donnarumma ai piedi del norvegese sono un'efficace metafora degli attuali rapporti di forza tra le due squadre. Il tanto sospirato 3-0 è una manna dal cielo per Arteta, che può approfittarne per abbassare il baricentro, e allenare la fase d'attesa della sua truppa. Emblematico un frangente in cui il neoentrato Grealish, in piena area di rigore, si trova accerchiato da un'infinità di maglie biancorosse, prima di farsi borseggiare il pallone da un Ødegaard apparso raramente così in forma lo scorso anno.

Il capitano dei Gunners, arretrato in mediana, è addirittura principesco in certe giocate, come quando riesce a eludere la pressione di Lewis, innescando poi una transizione mal rifinita da Saka. Lo stesso numero 7, a 10' dalla fine, si mangia un altro gol da buona posizione, al termine di un'azione scacchistica perfetta da parte dei londinesi.

Fa inoltre impressione pensare che la Spagna si sia laureata campione del mondo senza concedere neanche un minuto ad un portiere del calibro di David Raya: il suo riflesso sul destro basso e ravvicinato di Semenyo è davvero world class, come direbbero da quelle parti. I tanti cambi offensivi di Maresca, che nella ripresa dà spazio tra gli altri a Grealish, Marmoush e Cherki, sembrano più improntati a dare minuti a tutti, piuttosto che a provare davvero a invertire la rotta.

Sta di fatto, però, che tra una settimana inizia la Premier League, e l'ex tecnico del Chelsea avrà non poche cose da mettere a posto per presentarsi in maniera pimpante al debutto contro il Bournemouth. Il Manchester City conferma dunque il suo scarso feeling col calcio d'agosto (dal 2020 in poi, ha perso il Community Shield in 4 edizioni su 5), mentre l'Arsenal impreziosisce ulteriormente uno degli anni solari più memorabili della propria storia: all'orizzonte, tra i confini patri, si attendono rivali che possano impedire ad Arteta di fare il bis.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

pencilcrossmenu