
Aïssatou Liberge e la Coppa d'Africa che non si vede
La Coppa d'Africa femminile racchiude tante belle storie, ma la sua trasmissione in Europa sembra essere un grave problema.
La WAFCON 2026, la Coppa d'Africa femminile, vale la qualificazione diretta al Mondiale per le quattro semifinaliste, e vi sono ulteriori due posti a disposizione nel playoff intercontinentale per due delle quattro nazionali sconfitte ai quarti, e che si affronteranno in uno spareggio il 13 agosto. Eppure, a parte alcune gare, questa competizione non viene trasmessa in maniera uniforme.
Facciamo un esercizio di fantasia, o meglio, di fantacalcio, laddove l'elemento compositivo ci permette davvero di immaginare un ipotetico scenario, e non rimandare ad una competizione nella competizione, che dipende da scaltrezza, fortuna, e dai voti dei giornalisti o delle giornaliste. WAFCON 2026, ultima giornata del Girone D: si affrontano Mali e Ghana, che si contendono l'ultimo posto ai quarti di finale e quindi l'ultima possibilità di agguantare una qualificazione al Mondiale, nello stesso gruppo in cui vi sono l'esordiente Capo Verde (che strapperà il suo primo storico punto) e il Camerun già qualificato.
Sei al 93', e la tua nazionale, in questo caso il Mali, batte un calcio di punizione nei pressi dell'area di rigore avversaria. Una punizione potenzialmente decisiva per la qualificazione ai quarti. E tu, sei una portiera. Non una portiera qualunque, ma una seconda portiera, quella che viene schierata nelle amichevoli di poco conto, magari titolare nel suo club di appartenenza, tra le più forti nel suo ruolo del suo paese, ma purtroppo relegata come seconda perché c'è una persona, se non più forte, quantomeno più affidabile o più esperta di lei.
E in tornei come la Coppa d'Africa, salvo colpi di scena clamorosi, sai che ti sveglierai ogni mattina presto, farai colazione con il gruppo squadra, ti allenerai sotto il sole cocente, pranzerai con la squadra, ti allenerai nuovamente, ti farai la doccia nella tua stanza di albergo prima dell'ennesima cena di squadra, vivrai le rifiniture e i pre-partita, ma vivrai quei 90 minuti soltanto dalla panchina.
Questa sera, però, tutto è diverso. Sei partita dalla panchina, come al tuo solito, ma è successo qualcosa: la tua portiera titolare, per uno strano gioco del destino, si è fatta male nel tentativo di togliere il pallone dalla porta. E allora arriva il tuo momento. Sulle prime non ci credi, ma ti riscaldi comunque perché devi seguire la prassi. Ma poi il tuo CT ti fa cenno di sbrigarti, e allora lì capisci che è il tuo momento. Entri in campo con una sicurezza che nemmeno pensavi di avere; è quello che serve perché le tue prime parate siano già decisive.
Rischi al 44', quando l'attaccante avversaria, lasciata sola in area, centra la traversa divorandosi una rete che avrebbe mutato il corso della partita, e premiato l'atteggiamento offensivo del Ghana. Nel recupero però, un colpo di testa in tuffo, beffardo, ti lascia ferma, immobile e incapace di reagire; è 0-1. Torni negli spogliatoi con un rodimento di budella incredibile. Vorresti riavvolgere il nastro e trovare le energie per effettuare quel tuffo, ma la vita non è "Life Is Strange", e comunque quel videogioco ti insegna che cambiando il passato in meglio, non è detto che il presente evolva allo stesso modo.
Rientri in campo, e, sorpresa delle sorprese, la tua squadra pareggia. Un calcio di punizione, simile a quello battuto sul finale del primo tempo (ma sprecato), che stavolta trova una deviazione decisiva della barriera. Ora, quelle sensazioni che provavi tu qualche minuto prima, le sente la tua diretta avversaria. Siete 1-1, loro sono più forti, ma ora avete capito di avere una chance per qualificarvi. E ogni tuo pallone respinto diventa in automatico un mattoncino per costruire il muro della storia.
Le tue avversarie hanno un minimo di blasone, avendo partecipato, per esempio, ai Mondiali del 1999 e del 2003, quando tu non eri nemmeno nata, e quello del 2007 (il loro ultimo) non l'hai nemmeno vissuto, perché avevi due anni e nessuna idea di come fosse il mondo del calcio femminile. Forse non ci pensavi neanche, ma in qualche modo, forse, tutto era già stato scritto.
Ogni attacco avversario, adesso, è un tuffo al cuore. Un'accelerazione di battiti improvvisa, fino a che il pericolo non è scampato. Palloni mancati a un metro, cross che attraversano tutto lo specchio, e persino un gol annullato dal VAR per fuorigioco. È la tua serata, non c'è dubbio. È la vostra serata. Nel finale le avversarie ci provano dalla distanza, pensando di sorprenderti, poiché ogni tiro lo vedrai all'ultimo, le tue compagne sono tutte in area di rigore.
Se un colpo di testa a fine primo tempo ti ha sorpresa così, figurarsi cosa può fare una bordata imprevedibile. E invece no. Perché sei giovane e impari in fretta, e hai una consapevolezza stratosferica. E allora quel tiro, carico di speranza per le avversarie, lo respingi con una forza d'animo che nemmeno avevi. E poco dopo, fai la stessa cosa, di nuovo, agevolata anche dal fatto che ora le tue avversarie hanno capito chi hanno di fronte.
E torniamo a quel calcio di punizione. Puoi salire in area di rigore, provare ad avventarti sul pallone, e metterlo dentro. Portiere goleador ce ne sono state poche, e tuttora ce ne sono poche. Nella storia del calcio italiano, il nome è quello del Piacenza scudettato (1971) di Maria Rosa Ligabue, che trasformava i rigori, per una tradizione ripresa con lo stesso esito da Ulla-Karin Rönnlund, portiere dell'Umeå, e il Bardolino se lo ricorda ancora in quel 4-0 del 2008-09, sconfitta pesante in quel caso, ma indolore per una qualificazione alla fase successiva già raggiunta.
Per i gol all'ultimo respiro, solitamente, ricordi le segnature di Michelle Betos, Bella Bixby e Alyssa Naeher in NWSL. E allora ci credi, anche se questa parte di storia, forse, non l'hai ancora studiata. Parte il traversone, ti lanci in area, salti, e...
E invece niente. Perché in quell'area di rigore non ci sei mai entrata. Forse ti è mancato il coraggio dopo una prestazione incredibile, o forse il tuo CT non sa come sfruttare la tua presenza in area; il tuo ruolo non è decodificato in un mondo di rigidi schemi. Perché dovrebbe essere decodificato poi? Sei una portiera. E le portiere i gol li evitano. E lo sa la tua avversaria, che branca quel cross financo troppo prevedibile, e sancisce che quella gara debba finire 1-1. Il tuo sforzo viene premiato, ma tu avresti voluto di più, e saresti potuta essere di più, l'eroina della tua nazione. L'eroina del Mali.
Aïssatou Liberge subentra al 22' per l'infortunata Karantao. Portiere classe 2005, ha giocato in Francia con la maglia del Le Havre prima e poi del La-Roche-sur-Yon, squadra di Terza Divisione, che ha lasciato a luglio dopo aver raggiunto il sesto posto nel Girone A. Il destino per certe portiere è quello: doversi ritagliare un ruolo da titolare nelle leghe più basse perché davanti hai già giocatrici più affermate.
Nel suo caso, se lo scouting è tutt'ora molto complicato e non sempre tiene in considerazione la performance globale, rischia di essere molto difficile costruirsi una carriera al di fuori della propria nazione, e sarà comunque un discorso soggetto al dover prima lavorare, e poi giocare a calcio.
La WAFCON 2026 sarebbe dunque un palcoscenico di grande visibilità proprio per questo tipo di calciatrici, che potrebbero strappare un contrattino in una seconda divisione dei principali campionati del ranking, o stregare qualche squadra di bassa classifica a corto di budget che può permettersi di scommettere su di loro come unica opzione per restare competitive senza rischiare un "fuorigiri" aumentando il debito. Purtroppo, riguardo alla sua trasmissione globale, ci sono ancora dei problemi.
Il Marocco, paese ospitante, sapeva dell'organizzazione della competizione da almeno agosto 2022 (e già aveva ospitato le edizioni del 2022 stesso e addirittura del 2024, entrambe perse in finale), ma a due settimane dal calcio d'inizio ufficiale, con buona parte delle Nazionali che aveva già cominciato il ritiro, l'aveva rinviata per l'estate, con la CAF che non ha rilasciato nessuna news durante la faccenda, se non quando l'ufficialità del rinvio era ormai stata annunciata.
Il giorno antecedente al calcio d'inizio dell'edizione 2026, sui canali ufficiali della CAF, è stata pubblicata una lista di broadcaster, tra cui SportItalia, ma nessuna di queste testate ha mai comunicato di aver raggiunto un accordo. Il 27 luglio, poco prima del calcio d'inizio di Sudafrica-Tanzania, valevole per la prima giornata del Gruppo B, la lista è stata aggiornata. SportItalia trasmetterà semifinali e finale con commento in italiano (così farà Ziggo nei Paesi Bassi), mentre altri broadcaster hanno strappato accordi con il quale poter trasmettere partite selezionate.
Inoltre, DAZN ha acquisito i diritti per trasmettere tutta la competizione nell'area tedesca (Germania, Austria e Svizzera, a quanto pare con buona pace del povero Lussemburgo). Altri accordi annunciati non sono poi entrati in vigore - e la soluzione forse si sta trovando ora, quando ormai i gironi si sono conclusi - e in territori selezionati la copertura è data dalla CAF stessa, che trasmette sul proprio canale YouTube. Per poter essere seguita da tutti, quindi, la Coppa d'Africa richiede una VPN, con tutti i rischi del caso.
Per una competizione che ci permette di iniziare a studiare sia l'evoluzione del calcio femminile africano sia le future squadre del Mondiale, non è sicuramente il miglior modo di presentarsi. Perché se non si agevolano il racconto, la match analysis, lo scouting e tutti quegli elementi di contorno che servono per costruire una narrazione adeguata su un movimento in crescita o comunque in fase di sviluppo, diventa davvero difficile consolidare l'interesse per il calcio femminile.
Storie come quella di Aïssatou Liberge rischiano di rimanere nell'ombra, così come l'intero drama di un Gruppo C che ha visto l'eliminazione dello Zambia per aver segnato una rete in meno rispetto alla Nigeria, con tre squadre che hanno chiuso a 6 punti, e l'esordiente Malawi delle sorelle Chawinga che ha l'occasione unica di qualificarsi direttamente per il torneo in Brasile.
Se il calcio femminile non va alla gente, è molto difficile che la gente vada al calcio femminile. E hai voglia dire: "Non sapete cosa vi siete persi".
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