
Yıldız e Alajbegović possono giocare insieme?
La Juventus è piombata su Alajbegović: il suo acquisto è davvero coerente col progetto di Spalletti?
Un mese abbondante di immobilismo, fatta eccezione per operazioni "accessorie" come Ekhator - dopo l'infortunio nella prima amichevole, sembra destinato al prestito - e l'occasione Çelik a parametro zero. Poi, un fulmine a ciel sereno: la Juve chiude con esito positivo la telenovela per Randal Kolo Muani, ma soprattutto si getta su Kerim Alajbegović, talento di proprietà del Bayer Leverkusen che, con la maglia della Bosnia, ha contribuito all'eliminazione dell'Italia dai playoff per i Mondiali. Non c'erano avvisaglie, non c'erano leak da parte dei principali esperti di calciomercato; un'operazione condotta sottotraccia, e lasciata emergere solo quando le parti erano ormai prossime alla chiusura.
Per il talento classe 2007 sono state investite cifre importanti: stando alle principali fonti, si parla di €35 milioni tra parte fissa e variabile, più €3 milioni di ingaggio fino al 2031. Una spesa imponente, ma coerente con i numeri del calciomercato attuale; Alajbegović è reduce dalla prima stagione da professionista della carriera, compirà 19 anni a settembre, e come tutti i giovani talenti l'investimento va considerato calcolando sia il suo valore attuale, sia il suo potenziale, prendendo già in considerazione una possibile rivendita.
Alajbegović è anche un nome di rottura rispetto a quelli sondati dalla Juve nell'ultimo mese, perlopiù con trascorsi vicini o lontani in Serie A, un profilo esotico (ma non troppo) e con caratteristiche che risvegliano l'entusiasmo dei tifosi. Parliamo di un'ala che ama scattare, dribblare e imbucare per i compagni, uno di quei calciatori che crea superiorità e catalizza l'attenzione degli avversari, insomma un profilo che tutte le big europee cercano, oggi ancor più di ieri. A livello tattico, però, dove può inserirsi Alajbegović nella Juve di Spalletti?
Va ricordato che parliamo di un calciatore non completamente formato, che potrebbe andare incontro a cambiamenti sia dal punto di vista fisico che di collocazione tattica; qualsiasi discorso intrapreso oggi, potrebbe già non essere più valido a fine stagione. Tutte le analisi riguardano dunque ciò che Alajbegović ha mostrato fin qui, tra l'anno col Salisburgo e quelli nel settore giovanile del Bayer Leverkusen, con un occhio anche alla nazionale maggiore della Bosnia e alle sue esperienze nelle varie selezioni giovanili.
Nonostante i voli pindarici di chi l'ha definito genericamente "un giocatore di fantasia", o un trequartista puro, o un esterno che "può giocare da entrambe le parti", Kerim Alajbegović può essere principalmente definito un'ala sinistra. A Salisburgo ha giocato prevalentemente come esterno sinistro del 4-3-3; nelle giovanili del Bayer ha giocato anche nel 4-2-3-1 e nel 4-4-2, ma sempre prediligendo la fascia sinistra; in nazionale, Barbarez lo ha impiegato quasi sempre da esterno sinistro del suo 4-4-2.
Certo, Alajbegović può essere impiegato in altri ruoli: nella pur breve carriera, lo abbiamo visto più volte agire da esterno offensivo di destra o da trequartista centrale (l'ha fatto bene, ad esempio, nei sedicesimi contro gli USA); a Salisburgo ha addirittura giocato da mezzala con spiccata propensione offensiva. Se però dovessimo chiederci calpestando quale zolla Alajbegović dà il meglio di sé, ad oggi qualsiasi risposta diversa da "l'out offensivo di sinistra" sarebbe errata.
Tra i punti di forza del giovane bosniaco c'è il tiro in porta: Alajbegović è capace sia di bordate da fuori area (anche di sinistro), sia di prodursi nella classica giocata da ala, sgusciando in dribbling e accentrandosi per calciare col piede forte. Praticamente tutti i suoi gol stagionali sono arrivati seguendo queste due dinamiche: se viene impiegato a destra, o imbottigliato nei canali centrali, il ragazzo perde gran parte della sua pericolosità.

La zona di campo prediletta da Alajbegović è quella che, nella Juventus, da due anni a questa parte è stabilmente occupata da Kenan Yıldız. I dubbi sulla loro convivenza sono leciti: quando si è iniziato a parlare con insistenza del bosniaco in ottica Juve, in molti si sono fatti delle domande sulla reale condizione fisica di Yıldız - tormentato da problemi di vario genere da diversi mesi -, e addirittura su una sua potenziale cessione.
Dando per scontato che Yıldız sia integro e ancora al centro del progetto bianconero, e che la Juve non possa aver speso €35 milioni per una riserva o un "giocatore da plusvalenza" - cioè preso esclusivamente per esigenze economiche e non tecniche -, è naturale chiedersi come Spalletti potrebbe impiegare insieme il talento bosniaco e l'attuale 10 della Juventus. Al di là, ovviamente, di letture semplicistiche del tipo "i giocatori forti vanno tutti in campo comunque" o "i campioni la posizione se la trovano", sconfessate ogni giorno dal mondo reale, tanto più dopo questo Mondiale.
Nel 2025/26, Spalletti ha alternato il 3-4-3 e il 4-3-3, mandando quasi sempre in campo almeno un'ala pura. L'out di destra, vista la condizione fisica deficitaria di Zhegrova, è stato stabilmente occupato da Conceição, mentre a sinistra sono stati impiegati Yıldız e Boga. Quando il tecnico di Certaldo ha rinunciato a un'ala per impiegare un trequartista-incursore, come McKennie o Miretti, la manovra bianconera è spesso collassata su un solo lato, diventando prevedibile.
Con il tridente puro, è evidente che Alajbegović potrebbe occupare solamente gli slot di ala sinistra - al posto di Yıldız - e di ala destra, rischiando di andare incontro al depotenziamento che abbiamo già illustrato. Certo, l'unica arma del bosniaco non è il tiro ad accentrarsi dalla fascia; parliamo comunque di un giocatore ambidestro, che oltre al gol sembra possedere una buona propensione per l'assist e che (come Conceição) è abituato a dribblare anche verso l'esterno, risultando dunque poco prevedibile. Forzare sulla destra uno tra lui e Kenan, però, ora come ora suona come un vero e proprio spreco di talento.

Si può auspicare un'evoluzione di Alajbegović in mezzala, processo a cui sono andati incontro campioni come De Bruyne o David Silva, ma dobbiamo ricordarci che parliamo di un ragazzo che, alla Juve, affronterà quella che è solamente la sua seconda stagione tra i pro. Metterlo a proprio agio dovrebbe essere una priorità, per non rischiare di snaturarlo o di soffocarne l'entusiasmo, caratteristica che tanto sarebbe servita alla Juve un po' deprimente vista nelle ultime uscite della scorsa stagione.
Tra i moduli utilizzati da Spalletti in carriera, dunque, l'unico che sembra fare al caso sia di Yıldız che di Alajbegović potrebbe essere il 4-2-3-1. Tra i due, sarebbe più logico e naturale vedere il numero 10 spostarsi nel ruolo di sottopunta. A differenza del bosniaco, Yıldız non nasce come ala: sia nelle giovanili del Bayern Monaco, sia in quelle della Juve, il turco giocava da 10 puro, trequartista alle spalle di un centravanti, se non addirittura seconda punta di un attacco a due.
Sulla trequarti, però, Yıldız ha giocato da professionista soltanto una manciata di partite in Serie C, con la maglia della Juve Next Gen, oltre alle prime tre uscite nella stagione 24/25 con Thiago Motta in panchina. Con l'arrivo di Teun Koopmeiners, il tecnico italobrasiliano ha spostato stabilmente Yıldız sull'esterno, posizione in cui è stato confermato sia da Tudor, sia dallo stesso Spalletti. Nessuno sa dunque se e come potrebbe funzionare Yıldız da 10 puro in Serie A, visto l'esiguo campione di gare a disposizione.
Se Spalletti deciderà di impiegare Kenan al centro e Alajbegović a sinistra, difficilmente l'esterno di destra sarà Conceição: immaginare quelli che di fatto sono tre attaccanti, tutti insieme, alle spalle di Kolo Muani o David, appare esercizio complicato, visti i delicati equilibri sui quali ballerebbe una squadra che è ancora alla ricerca di una sua solidità. Più facile immaginare l'inserimento di un equilibratore alla McKennie, che tanto piace a Spalletti e che ha dimostrato di saper interpretare innumerevoli ruoli.
Un'eventuale trequarti Alajbegović-Yıldız-McKennie non va inoltre intesa in modo statico: nell'interpretazione fluida dei ruoli voluta da Spalletti, l'americano potrebbe ad esempio accentrarsi per inserirsi in area, mentre Yıldız andrebbe a chiudere il secondo palo, ma le potenziali combinazioni sono in realtà molteplici. Dobbiamo comunque porci degli interrogativi, relativo all'impiego di Yıldız dietro la punta: quante squadre che giocano col 4-2-3-1 utilizzano un vero numero 10 alle spalle del centravanti? L'accentramento e l'avvicinamento alla porta farebbero davvero del bene al ragazzo o gli complicherebbero la vita, portandolo a giocare troppo spesso spalle alla porta o lì dove c'è più traffico?
L'arrivo in bianconero di Alajbegović in bianconero è una notizia positiva, sia chiaro, e apre a diversi scenari, anche suggestivi. Con tre competizioni a disposizione, la Juve avrà bisogno di più giocatori possibile di alto livello in ogni posizione: l'impressione, però, che il giocatore sia stato preso come "occasione" e non per reali necessità tattiche, è viva, e investe in realtà l'intero mercato bianconero.
La Juve ha bisogno di un portiere, sta cercando un difensore centrale, ha un solo terzino mancino in rosa e potrebbe andare alla ricerca di un altro centrocampista; fin qui, invece, i bianconeri hanno preso un giovane centravanti che potrebbe già partire in prestito (Ekhator), un terzino destro "di riserva" che percepirà quasi 4 milioni a stagione (Çelik) e un'ala sinistra (Alajbegović) pur avendo, nel ruolo, già Yıldız e Boga, mentre a destra, oltre a Conceição, sia Zhegrova che Nico González rappresentano delle incognite. L'unico acquisto chiuso per reali necessità tecniche, a cifre peraltro decisamente elevate, è stato Kolo Muani.
L'idea di vedere Yıldız e Alajbegović giocare insieme intriga tutti, Spalletti in primis, ma l'acquisto del bosniaco non sembra andare incontro alle reali necessità della squadra. Se alla fine del mercato bianconero ci chiederemo "ma non era meglio investire i 35 milioni in un altro ruolo?", viste le tante caselle ancora scoperte, ne sarà valsa davvero la pena? Luciano Spalletti ha bisogno di uomini che possano aiutarlo a proporre il suo calcio; la storia recente ci insegna che non è ammassando giocatori talentuosi, senza però fare attenzione alle loro caratteristiche e alle necessità dell'allenatore, che si vincono i trofei.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.












