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Fabian Ruiz e Gavi festeggiano la vittoria del Mondiale con la Spagna
, 26 Luglio 2026

Los Palacios ha le sue due stelle della Spagna: Gavi e Fabian Ruiz


Reportage dal pueblo andaluso che ha dato i natali ai due campioni del mondo, protagonisti con la Roja di De la Fuente.

La tanto attesa hermanita è arrivata ed ha trovato posto sulla maglia della Roja dopo la meravigliosa notte di New York: seconda stella per la Spagna che alza al cielo la coppa del mondo, tra sorrisi e lacrime di gioia. Un trionfo meraviglioso quello della squadra di De la Fuente che dopo l'Europeo si prende anche il Mondiale, registrando un record dopo l'altro. 

Ancora una gioia sul petto per la Spagna, la seconda a distanza di sedici anni dal sogno sudafricano. Anche se, in realtà, c'è un pueblo dell'Andalucia che vantava due stelle nella Roja già prima della finale di New York, sfoggiate con orgoglio: è Los Palacios y Villafranca, casa di Fabian Ruiz e Gavi.

Un pueblo stellare

A Los Palacios y Villafranca si respira il profumo, autentico, dell'Andalusia. Siviglia è a poco più di mezz'ora di auto, a circa 30 chilometri. Dall'altra parte c'è Cadice, più lontana, a quasi un'ora di viaggio. Ed è proprio questo lo scenario che ha dato i natali a due futuri campioni del mondo: sia Fabian Ruiz che Gavi sono nati qui, in un paese che conta 39 mila abitanti della comarca del Bajo Guadalquivir.

In realtà, però, prima di loro fu Jesus Navas a portare in alto il nome del pueblo palaciego: l'ex Siviglia e Manchester City è nato qui e non ha mai abbandonato la sua terra, alzando al cielo un Mondiale e due Europei con la Roja, spinto da tutto l'orgoglio di Los Palacios.

Tra le strade di questo paesino si percepisce l'influenza calcistica della capitale andalusa. Nella piazza principale di Los Palacios si incontra facilmente la Peña Betica Cultural, il club di tifosi legato alla frangia biancoverde di Siviglia, il Betis. A poco più di 200 metri di distanza, districandosi tra i vicoli che circondano la lunga area pedonale del centro, c'è invece la Peña Sevillista, dedicata alla passione biancorossa.

La si nota anche per l'enorme striscione che brilla, in alto, da un lato all'altro della strada. Raffigura Fabian Ruiz, Gavi e Jesus Navas in posa dopo la vittoria della Nations League del giugno 2023. “En Los Palacios nacen campeones del mundo”, quasi profetico, aspettando la seconda stella. Anzi un'abitudine, soprattutto per questa strada. A raccontarlo, fiero, è Manuel Pozo – per tutti 'Pozito' – che con passione gestisce e organizza la Peña Sevillista. Quando gli si chiede dei ragazzi di Los Palacios lui ricorda con orgoglio: “Sono stato il primo a dire che Gavi sarebbe arrivato a giocare in Liga!”

Gavi, suo nonno Manuel e la profezia di 'Pozito'

Il talento del Barcellona non aveva compiuto ancora 10 anni, era il giorno della sua prima comunione e i blaugrana per lui erano ancora un miraggio. Pozito lo ricorda con assoluta lucidità, nonostante gli anni trascorsi: il piccolo Gavi che girava tra i tavoli della Peña e la sua profezia annunciata davanti a quattro amici, seduti all'angolo. Da La Liara, una delle cantere di Los Palacios, al Betis prima di spiccare il volo verso Barcellona, sulle orme dei migliori: di Gavi raccontano l'incredibile facilità nel far gol da ragazzino, un talento che lo ha portato a ritagliarsi prestissimo il suo spazio tra i grandi, seppur ancora diciassettenne nel giorno del suo debutto in Liga. 

Tra gli amici di sempre della Peña c'è anche un signore distinto: camicia di lino azzurra, occhiali da sole e un cappello panama che richiama gli stessi colori, chiari, dei pantaloni. È il nonno di Gavi, Manuel, per tutti Gaviria: lo si incontra spesso passeggiare per il centro, da un punto di ritrovo all'altro del pueblo, soprattutto in giorni nervosi come questi. Anche se, per lui, sembra quasi la normalità: “Nervoso? In realtà no, sarei davvero contento per mio nipote, chiaramente. Ma non seguo tantissimo il calcio”, racconta con il sorriso quando gli chiediamo le sensazioni che precedono la grande notte di New York.

Ha scelto di non volare verso gli USA con il resto della sua famiglia, nonostante l'invito, per restare nella sua comfort zone, tra gli amici di sempre. E per vedere la sua stella dalla tv di casa, non senza emozionarsi. Suo nipote è Pablo Martin Paez Gaviria, per tutti Gavi, nome scelto per necessità e per distinguersi da un altro Pablo, suo compagno di squadra da bambino.

Il primo tesserino di Gavi, giocatore della Spagna e conterraneo di Fabian Ruiz
Il primo tesserino di Gavi.

Fabian Ruiz, la madre Chari e la scelta del Betis

Sulle pareti della Peña Betica Cultural, in Plaza de Espana, basta poco per riconoscere il piccolo Fabian Ruiz tra le foto appese sulle pareti. Classe 2004, palaciego come Gavi: le nonne dei due campioni abitavano nella stessa strada. “Sono quelle persone che rappresentano l'identità di Los Palacios, che sono cresciute insieme ed hanno vissuto le varie epoche del pueblo”, racconta Maria Josè descrivendo la Los Palacios di cinquant'anni prima, sviluppata intorno alla chiesa e con qualche casetta dislocata qua e là.

Tutt'altra storia rispetto a oggi, con i suoi quartieri e i suoi colori in cui si respira la vera essenza andalusa. I primi passi a casa anche per Fabian, poi la chiamata del Betis, passaggio quasi scontato per chi riesce a mettersi in mostra qui, tra le squadre del pueblo. Le sliding doors del 'gigante timido', descritto così da chi lo conosce bene, in realtà lo avevano avvicinato al Siviglia, complici le difficoltà economiche del Betis. Ma il club biancoverde pur di vederlo in campo al Villamarin con i suoi colori ha fatto di tutto. Ed ha vinto la sua sfida.

La storia di Fabian Ruiz è legata con un doppio filo a quella di sua madre Chari, punto di riferimento perenne nella vita dell'ex Napoli. È stata lei a crescere, da sola, Fabian e i suoi due fratelli – Alejandro e Yamila – non senza difficoltà, anche dal punto di vista economico. La chiamata del Betis arrivò sia per Fabian, in campo, che per sua madre. Anche Chari, infatti, fu offerto un lavoro nel club: doveva occuparsi della pulizia degli spogliatoi.

Uno scenario che ha trasformato la timidezza di Fabian - “Un po' mi vergognavo all'inizio, era lei a pulire gli spogliatoi dove ci cambiavamo con i miei compagni”, raccontò in un'intervista – in coraggio, osservando da vicino tutti i passi compiuti e i sacrifici affrontati da sua madre per vederlo brillare tra i grandi del calcio. 

Prima e dopo la grande finale: la vigilia, la festa e l'omaggio ai campioni

La vigilia della finale di New York a Los Palacios si apre di buon mattino con il maxischermo in Plaza de Espana già in fase di allestimento. Tra le strade del paese non mancano le bandiere della Spagna e i simboli dedicati ai campioni di questa terra, protagonisti in Nazionale. Tra i bar il pensiero viaggia già alla sera della partita, tra le questioni più importanti: dove vederla e con chi. Ogni locale ha la sua tv ma c'è chi ha scelto di fare le cose in grande come El Moli, caffè che in occasioni come queste si trasforma in un'autentica curva. E che racchiude l'anima più passionale della tifoseria.

Gli occhi sognanti della gente sembrano già percorrere gli istanti successivi al lieto fine: la festa condivisa e poi tutti alla 'fuente', la fontana della Rotonda de La Union, simbolo di Los Palacios.

Ma c'è anche chi, animato dalla voglia di raccontare l'identità palaciega e la sua tradizione sportiva, riavvolge il nastro fino alle origini: è Rafael, suocero di Jesus Navas, che descrive con orgoglio ed emozione il lavoro di José Moral Ayala, primo consigliere dello sport della democrazia spagnola a Los Palacios dopo le elezioni del 1979, le prime dopo la caduta di Franco. Fu lui a gettare le basi dello sport palaciego, impegnandosi in prima persona anche nella cantera, trasformando i suoi 'Moral boys' in campioni. “Abbiamo raccolto anche ciò che lui ha seminato”, confida Rafael.

José Moral morì nel 2010, un anno davvero speciale per la Spagna e per il suo calcio e che simboleggia legami che vanno oltre ogni coincidenza. Come quella che riporta a Los Palacios la Virgen de las Nieves, la patrona del paese, proprio nella data di domenica 19 luglio dopo i lavori di restauro vissuti lontano da casa. L'occasione migliore per riabbracciare la Virgen celebrata ogni anno il 5 agosto, giorno in cui è nato anche Gavi. Altra coincidenza di questo paesino meraviglioso.

Il Manifesto della Virgen in SPagna

Passeggiando per Los Palacios nelle ore che precedono la finale è possibile anche incontrare una coppia speciale: Ariel, argentino di Buenos Aires, e Maribel, spagnola di Los Palacios. Quella della domenica è un po' anche la loro finale, tra sorrisi e scherzi che aiutano ad allentare la tensione. “È solo una partita”, raccontano tra una foto al telefono condivisa in famiglia e l'ennesimo occhiolino di chi aspetta, impaziente, la notte di New York.

Tra le strade di Los Palacios, così come quelle di tutta la Spagna, c'è spazio solo per la maglia bianca della Nazionale, tra le più belle di questi Mondiali. Nel Paese è andata a ruba: esaurita in tutti gli store ufficiali e anche in quelli 'di strada', tra lo stupore generale. 

Già dalle 18 a Los Palacios la febbre per la finale è altissima: le prime sfilate in auto sventolando la propria bandiera per caricare l'ambiente, tra i canti e i cori che riempiono i vicoli. C'è già chi prende posto in piazza, di fronte al maxischermo, con largo anticipo per non perdersi nemmeno un istante della 'previa' che precede la finale.

Plaza de Espana si riempie già nel lungo prepartita con il dj set così come El Moli, molto più autentico sia per la posizione – un parcheggio trasformato in curva da stadio – che per le vibrazioni regalate dalla sua gente. La piazza esplode durante l'inno, nel classico 'lololo' che accompagna la sola musica della Marcha Real. Ma fa sentire tutta la sua energia soprattutto all'annuncio delle formazioni ufficiali, al nome di Fabian Ruiz titolare nella finale dei Mondiali.

La Roja di De la Fuente domina e non corre rischi ma, anche quando il gol sembra nell'aria, l'urlo si interrompe sul più bello. Fino ai supplementari, al rosso di Enzo Fernandez, alla sponda di Nico e alla firma di Ferran Torres: entrambi dalla panchina, entrambi decisivi. Juan Carlos Rivero, telecronista de La1, scandisce i secondi che mancano al triplice fischio. Ad arricchire la tensione il gran salvataggio di Cubarsì, accolto da un boato fragoroso, e l'ultima azione dell'Argentina, mossa dalla forza della disperazione, annullata dalla difesa di Unai Simon. Altro boato, fino agli ultimi istanti: al termine del recupero esplode la festa, la Spagna è di nuovo sul tetto del mondo.

La notte di Los Palacios si trascina tra le strade di Plaza de Espana fino alla fontana, già presa d'assalto subito dopo il triplice fischio di New York. Son tutti lì a festeggiare la seconda stella, aspettando di poter rendere omaggio ai propri beniamini. Lunedì l'abbraccio con la Spagna per i campioni, atterrati a Barajas e guidati dalla coppa. Martedì, invece, il ritorno a casa per Fabian Ruiz e Gavi, tra le proprie radici e i quartieri di sempre, accolti da eroi da tutto il popolo di Los Palacios y Villafranca, dal sindaco Juan Manuel Valle e da una comunità in tripudio per le sue due stelle.

Fabian Ruiz e Gavi a Los Palacios in Spagna
La foto scattata da Gavi a Los Palacios da campioni del mondo.

Anch'io a 16 anni ero lì, come tutti i ragazzi del pueblo, a vedere Jesus Navas alzare al cielo la prima stella. Ed oggi siamo qui con Gavi a portare in alto la seconda: questo traguardo è per voi”, ha raccontato Fabian Ruiz non senza emozioni davanti alla sua gente.

Anche se mi sono trasferito a Barcellona da piccolo, Los Palacios è e sarà sempre casa per me”, la dedica di Gavi per la sua gente davanti alla sua famiglia, in lacrime per lui. Non sono stati mesi semplici per il talento blaugrana, che ha perso la sua adorata nonna solo pochi mesi fa. A lei è andato il primo pensiero dopo il trionfo di New York, con la maglia Tq Abuela indossata durante i festeggiamenti americani. Un legame profondo con la sua terra, con il nonno Manuel e la gran famiglia palaciega, da sempre al fianco del suo campione.

A Fabian Ruiz e Gavi verranno intitolati gli stadi Marismas e San Sebastian, come annunciato dal sindaco palaciego ancor prima di conoscere l'esito della finale. Un altro riconoscimento per i campioni del pueblo dopo quello regalato a Jesus Navas che ha dato il suo nome al palazzetto dello sport del paese. Un esempio accecante quello dell'ex Siviglia e Manchester City, come confidato da Rafael tra le righe: “Ha dimostrato a tutti che sì, si può partire da un piccolo paese per raggiungere il tetto del mondo”. Due stelle per la Spagna, nate a Los Palacios: Fabian Ruiz e Gavi sul tetto del mondo per la meravigliosa 'hermanita' della Roja. 


  • Classe 1995. Laureato in Comunicazione, phD in Scienze del Movimento Umano e dello Sport. Diviso tra Roma e la Campania, innamorato dello sport e di ogni sua sfumatura.

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