
Cosa ricorderemo di Neymar al Mondiale 2026
Il contributo di Neymar in campo è stato irrilevante, a differenza della sua presenza.
Lo sguardo di Neymar è serissimo. La rincorsa si muove lateralmente, poi si avvicina al pallone, rallentando e facendo alcuni passetti quasi sul posto. L'abbiamo vista tantissime volte. Gli occhi sono fissi su Nyland, che prima del fischio dell’arbitro gli ha detto “Te lo paro”, sicuro di sé perché ha giocato una gran partita e ha parato già un rigore a Bruno Guimarães. O Ney capisce dove il portiere sta per buttarsi e allarga con il piatto dall’altro lato. La palla sfila lentamente in rete.
Per un attimo non si nota il fatto che sia decisamente più appesantito di come lo abbiamo sempre visto e di come continuiamo ad immaginarcelo. Quando va dal portiere a dire che a lui non può parare un rigore, il fatto che la sua squadra sia ormai virtualmente fuori dal Mondiale passa sullo sfondo. Per qualche decina di secondi è tornato quel giocatore sfrontato e padrone dei propri mezzi, che nel corso degli anni ha incantato milioni di appassionati.
Anche il fatto che Neymar vada da lui sorridendo, al 99’, con la sua squadra sotto di un gol in un ottavo di finale, con i compagni che vanno a prendere il pallone per portarlo a centrocampo e provare un ultimo disperato assalto, racconta molto di chi sia Neymar e di come sia andato il suo Mondiale. Il suo ultimo Mondiale, come potevamo facilmente immaginare e come ha detto dopo Brasile-Norvegia. “Ci ho provato, ci ho provato. Ora è finita”.
Ma come è andato il Mondiale di Neymar? Ancelotti ci credeva davvero o è stata solo una mossa per portare dalla sua parte la maggior parte dei brasiliani?
Trentasette minuti
Partiamo da qualche dato. Neymar ha giocato 37’ in totale. È arrivato in ritiro con il Brasile con un infortunio al polpaccio da smaltire, accompagnato da immagini surreali relativamente al suo arrivo al campo in elicottero. Per questo motivo ha saltato le partite contro Marocco e Haiti. Nella terza partita del girone gioca 14’ contro la Scozia, con i suoi avanti 3-0. Un solo tiro tentato, 24 tocchi di palla, 3 passaggi chiave su 13.
Nell'ottavo di finale contro il Giappone non entra nemmeno un minuto. Contro la Norvegia, invece, fa il suo ingresso sullo 0-0: possiamo pensare che Ancelotti abbia davvero creduto potesse essere decisivo, ma comunque non incide. A parte il rigore, prova 2 tiri, realizza un passaggio chiave su 12 totali con una precisione del 75%. Da sottolineare un dribbling, un dato buono rispetto allo 0 della Scozia, ma che dimostra in che condizioni Neymar abbia giocato questo Mondiale. Un giocatore senza la brillantezza che lo ha reso una delle cose più entusiasmanti da vedere in un campo da calcio.
“Ci si sente fantasticamente a essere di nuovo con il Brasile, sono molto contento e grato di essere qui” diceva dopo la partita con la Scozia. Ecco, sicuramente era sincero, ma non abbiamo visto nulla di fantastico in quello che ha fatto Neymar al Mondiale, sia rispetto alle aspettative che ancora nutriamo in lui, sia anche rispetto a una versione depotenziata ma comunque utile alla causa.
Oltre a scelte sbagliate di carriera e a una – presunta-– mancanza di professionalità dimostrata in certi casi, Neymar non ha saputo adattare il suo calcio alle sue condizioni fisiche attuali. Messi è un’eccellenza e sarebbe ingiusto per chiunque essere paragonati al miglior calciatore di sempre; perfino Cristiano Ronaldo, che sembra l’emblema dell’atleta che non scende a patti con le sue capacità attuali, ha saputo molto meglio cambiare e modificare il suo gioco, asciugandolo di tutto quello che non è più in grado di fare e focalizzandosi sulla finalizzazione. È chiaro che CR7 non sia uno qualunque, ma parliamo comunque di quello standard alto che vorremmo poter associare anche al brasiliano.
Ma quindi: perché Ancelotti lo ha chiamato?
Ottima domanda. Il ct del Brasile lo ha più volte definito un leader e una presenza importante e positiva per lo spogliatoio. Neymar ha fatto molto poco nella sua ultima stagione per meritare una convocazione, e non arrivava in condizione fisiche adeguate. La sua ultima partita in verdeoro era stata nell’ottobre 2023, quando si era infortunato gravemente al ginocchio sinistro.
A chiedere a gran voce la sua convocazione è stata la stragrande maggioranza dei brasiliani, compreso il presidente Lula. Neymar è il miglior marcatore di sempre della nazionale. È stato uno dei giocatori più tecnici a vestire la maglia del Brasile, e risponde all’idea del brasiliano-immaginato. Quel giocatore con il gusto del tocco, dell’elusività, della sorpresa, dell’eleganza, del joga bonito. Insomma, sintetizzando e generalizzando molto, in una nazionale con così poco talento e creatività, sarebbe un delitto privarsi dell’uomo che incarna tutto questo.
Così, quando Ancelotti ha annunciato il suo nome tra i convocati, si è alzato un boato di approvazione tra i presenti e sono poi circolati video di brasiliani che esultavano guardando gli schermi, come se fosse già una vittoria o un gol al Mondiale. Molti brasiliani pensano che nel 2014 avrebbero vinto la coppa, se Zuniga non avesse infortunato Neymar con quell’entrata killer sulla sua schiena, che lo ha poi fatto rimanere in ospedale mentre la squadra perdeva 7-1 contro la Germania.

Non è chiaro se i tifosi brasiliani siano più convinti che Neymar potesse essere effettivamente un salvatore per la nazionale, considerando che seguono il Brasilerao e hanno visto come Neymar deambulava appesantito per il campo nelle sue ultime partite, o se fosse solo nostalgia per quello che lui rappresenta ancora e che non rivedono negli altri giocatori del brasile.
Ovviamente non penso che se Ancelotti avesse portato João Pedro al Mondiale il Brasile, sarebbe arrivato automaticamente almeno ai quarti, ma forse sarebbe stato meglio non vedere Neymar al Mondiale e limitarsi ad immaginare cosa avrebbe potuto dare alla nazionale.
Dopo l’eliminazione la stampa brasiliana ha criticato soprattutto Ancelotti e ha parlato poco delle prestazioni di Neymar, sottolineandone piuttosto le lacrime uscendo dal campo e prendendolo a simbolo della tristezza del popolo brasiliano. C’è chi – con molta fantasia – ha polemizzato col CT per averlo fatto giocare poco ma anche, perlopiù, chi ha sottolineato come fosse distante anni luce dalla sua versione migliore.
Nei pochi minuti in campo contro la Norvegia, Neymar è finito sul tabellino della partita anche per un’ammonizione oltre che per il gol. Un fallo di frustrazione su Ødegaard, a cui rifila una spallata dopo aver segnato. Una di quelle cose che a volte fanno i giocatori molto fisici per intimidire i giocatori molto tecnici. Insomma, Neymar che fa le cose che gli altri facevano a Neymar. Oltre a non riuscire più a essere Neymar, dunque, decide di non fare il Neymar. Parafrasando Harvey Dent nel Cavaliere Oscuro: o lasci da eroe, o giochi abbastanza a lungo da diventare il cattivo.

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