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Fotomontaggio di Yamal e Messi in vista di Spagna-Argentina
, 19 Luglio 2026

Spagna-Argentina: le chiavi tattiche della finale


Analizziamo insieme il percorso tattico compiuto da Luis de la Fuente e Lionel Scaloni.

Alle porte di partite come una finale dei Mondiali, è nostro dovere impegnarsi ad analizzare tutto ciò che concerne la partita: come ci sono arrivate Spagna e Argentina, che percorso hanno affrontato, come giocano, come potrebbero limitarsi a vicenda e tutti i risvolti secondari, magari le narrazioni o le storie di alcuni giocatori, intrecci particolari, anche tra avversari.

Solitamente chi vuole analizzare cerca uno schema da seguire, per dare un senso a tutto e seguire una strada già mentalmente tracciata: si cerca una logica, insomma. Che succede, però, quando questa logica non c'è?

Ci sono cose che si possono spiegare solo se le vivi – e chissà quali processi chimici innesta la presenza di Messi nei suoi compagni –, altre che probabilmente non si possono spiegare proprio. Tra Spagna e Argentina, gli iberici rappresentano la parte più razionale di tutto questo, mentre l'Albiceleste vive in uno stato di lucida follia che fa succedere l'inspiegabile, in barba a chi cerca linearità.

D'altronde, che senso ha cercare una spiegazione a tutto? Come si può razionalizzare l'incontro, diciannove anni dopo, tra quello che allora era un ragazzo destinato a diventare Lionel Messi e un neonato a cui stava facendo il bagnetto? Quella fotografia del 2007, nata quasi per caso, oggi sembra una profezia che nessuno aveva visto nascere. Lionel Messi e Lamine Yamal si ritrovano sul palcoscenico più grande di tutti, uno di fronte all'altro, per ricordarci che il calcio, o ciò che lo circonda, rifiuta a farsi capire.

Nonostante tutto, però, è bene concentrarsi su ciò che sappiamo e che possiamo prevedere o analizzare. Questa sera vedremo scontrarsi due squadre tanto simili quanto molto diverse: stessi scopi, ma raggiunti in modo molto differente. Due filosofie che negli obiettivi da raggiungere a volte si incontrano, ma tramite strumenti differenti come posizioni e relazioni.

Parliamo delle due squadre che probabilmente hanno mostrato l'impianto di gioco più riconoscibile del Mondiale, entrambe fanno della fase di possesso uno strumento di difesa, cercano di controllare l'avversario con la palla ma soprattutto cercando di controllare il tempo. Il ritmo di gioco delle finaliste è tendenzialmente lento: passaggi corti, pochi strappi. Eppure, nel fare questo, le filosofie sono estremamente differenti.

Posizioni e controllo: la Spagna

La Roja è una nazionale che durante il torneo non aveva strappato grandi applausi, soprattutto all'inizio dopo il pareggio contro Capo Verde. Eppure, ha sempre tenuto fede ai propri principi, nonostante qualche ritocco nell'undici titolare. In questo mese di Mondiali, abbiamo assistito a una Spagna estremamente solida, che in un calcio poco organizzato, come quello delle Nazionali, spicca per controllo della partita. In questo Mondiale è andato tutto in maniera sin troppo lineare per loro e mai de la Fuente ha perso la bussola, portando la Spagna in finale dopo aver subito soltanto un gol, contro il Belgio ai quarti di finale.

Come hanno fatto? Controllando sempre il ritmo della partita. In una manifestazione dove il 4-4-2 in fase di non possesso ha dominato la scena, per la sua semplicità nell'applicazione e per la versatilità che ha come schieramento difensivo, come poteva la squadra regina nel controllo dei mezzi spazi e nel dominio del palleggio a centrocampo non spiccare?

La Spagna ha distrutto le pressioni avversarie sfruttando sempre la superiorità a centrocampo che porta avere un centrocampo a 3 contro una centrocampo a 2, lo ha fatto attraverso alcuni uomini chiave, tra cui Rodri, Oyarzabal, i due centrali di difesa e soprattutto Dani Olmo. L'ex Lipsia sa perfettamente come sfruttare i vantaggi di determinate posizioni, e se l'efficacia di queste nel calcio dei club – caratterizzato da un'intensità maggiore e marcature più incentrate sull'uomo – possono calare, in quello delle Nazionali, più lento e meno organizzato, torna ad essere molto utile.

Spagna Argentina
Olmo sfrutta la diagonalità per non permettere agli avversari di seguirlo a uomo.

In questo modo creare sovraccarichi nei corridoi interni diventa più facile, come lo è trovare l'uomo libero tra le linee: in questo i centrocampisti spagnoli sono esperti sin dalla loro nascita calcistica per come vengono formati. In questo contesto torna a dominare anche Rodri: dopo l'infortunio lo abbiamo visto spesso faticare a contenere le transizioni avversarie a livello di club, ma in questo contesto domina in mezzo al campo gestendo tempo e spazi alla perfezione.

La Spagna utilizza tutti i principi che hanno reso il suo movimento celebre: terzo uomo, occupazione e aggressione dei mezzi spazi, rotazioni posizionali. Un calcio abbastanza basico ma che può fare ancora la differenza se fatto bene. Caratteristico di questo 4-3-3 è la rotazione che consente l'ala a venire nel mezzo spazio e al terzino di prendere l'ampiezza.

Argentina

Questo viene fatto spesso anche al contrario, con il terzino che prende una posizione più interna favorendo la ricezione in ampiezza dell'ala, per poi attaccare il corridoio con sovrapposizioni interne, proprio come fatto in occasione del gol del 2-0 contro la Francia.

Queste giocate rappresentano quasi la totalità del gioco laterale di questa squadra, una giocata che però basta riesca una volta per fare la differenza.

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Il coinvolgimento di Porro costringe l'ala avversaria a partecipare alla fase difensiva, diventando chiaramente il punto debole dell'azione. Qui la Spagna, con un cutback del terzino, sblocca la partita col Belgio.

Il limite della Roja, come sempre, rimane quello di non riuscire sempre a tramutare la mole di gioco prodotto in occasioni da rete, anche per via di un gioco molto poco diretto. Mancano a volte gli attacchi alla profondità e soprattutto un modo per sbloccarli in maniera dinamica, ma è una cosa che questa squadra non disdegna, anche perché mette tanta pressione alla linea avversaria schiacciandola a proprio piacimento e, attaccando tanto in tutti i corridoi del campo, spesso questa fa qualche errore.

La Spagna inoltre può vantare giocatori come Olmo, Yamal, Oyarzabal e quando subentra Ferran Torres, che negli spazi stretti si esaltano e riescono a sfondare centralmente anche contro blocchi bassi.

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Ferran Torres fa il velo e attacca la linea suggerendo il passaggio a Oyarzabal. Un esempio di combinazione veloce che se riesce è letale.

Anche la nazionale di de la Fuente opta per un 4-4-2 in fase di non possesso, ma la sua è una squadra che difende con tutti gli effettivi a differenza di molte altre nel mondiale. Il pressing funziona molto bene, si orienta sull'uomo ma non appena la palla è laterale il centrocampista dal lato debole arretra dando manforte alla linea difensiva facendo diventare la struttura un 4-1-3-2, ma come detto a fare la differenza è la funzionalità di alcuni elementi che fa andare avanti il meccanismo.

L'abnegazione della squadra fa funzionare quelli che sono gli obiettivi di questo schieramento, riuscendo a negare le imbucate centrali, forzando i passaggi in ampiezza, e fornendo una buona pressione del pallone.

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Il momento in cui diventa più vulnerabile è forse quando la linea lavora sui palloni laterali. La Spagna infatti gioca con diagonali lunghe, lo spazio tra terzino e centrale può essere attaccato con sovrapposizioni interne che Rodri assorbe spesso e volentieri, facendo mancare però la copertura in zona di rifinitura, ma finora nessuna squadra è riuscita a sfruttare questa particolarità, dimostrando che basta tutto sommato un poco di organizzazione per avere una fase difensiva che funziona in questo contesto.

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Relazioni e controllo: come gioca l'Argentina di Scaloni

In cosa differisce La Selección dai loro futuri avversari? Nelle intenzioni, poco: anche la squadra di Scaloni cerca di difendere con il pallone e di rallentare il ritmo della partita, anche perché parliamo di una squadra vecchia, a fine ciclo, ma proprio per questo con nulla da perdere. Lo fa però senza quel dominio delle posizioni strategiche del campo: si scherza spesso sul potere dell'amicizia che fa andare avanti questa nazionale, ma la forza del gruppo e la complicità che sono riusciti a trovare Messi e compagni sono indubbiamente un fattore determinante.

In fase di possesso lo si può notare vedendo come si connettono in spazi stretti i giocatori: non ci sono regole di ampiezza né movimenti coordinati del reparto offensivo, "solo" scambi corti e attacchi veloci nella speranza di trovare un buco, che spesso e volentieri Messi trova anche nelle situazioni più disperate.

La capacità di fare fronte comune è di sicuro la costante che c'è stata nei vari cambi di formazione di Scaloni durante il torneo: è partito con un 4-4-2 con Almada largo a sinistra e Lautaro titolare, per poi passare a un 4-3-1-2 con l'inserimento di Paredes e Julián, mentre nell'ultima partita contro l'Inghilterra è tornato al 4-4-2 con Giuliano Simeone largo a destra al posto di De Paul.

La prima versione dell'Albiceleste era caratterizzata da un Almada che girava molto per il campo senza nessuno che occupasse l'ampiezza sinistra, mentre a destra De Paul tendeva ad allargarsi per crossare e servire le sovrapposizioni di Molina. Anche qui gli scambi corti erano all'ordine del giorno, specie con Lautaro che ormai si è specializzato nella sua permanenza all'Inter.

Con l'Egitto Scaloni passa al rombo puntando su Tagliafico.

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A questo punto i terzini offrono ampiezza e i centrocampisti dominano il gioco, con Paredes che si inserisce nella linea difensiva per un triplice vantaggio: migliore occupazione del campo con i centrali larghi, riaggressioni più efficaci e una regia che funziona più fronte-porta grazie alle ottime capacità balistiche del centrocampista. Il problema di questa scelta è che forse mancava un altro connettore oltre Messi tra i vari giocatori al centro.

Mac Allister tendeva a schiacciarsi troppo sulla linea di difesa, De Paul si allargava e Julian non è abituato a giocare nel traffico, piuttosto si smarca fuori linea. I movimenti non si incastravano bene e l'Argentina ha faticato non poco contro gli egiziani.

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Inoltre la fasce erano esplorate ancora meno del solito, da quella partita ne viene fuori una squadra troppo sterile persino per i suoi standard e lo si vede anche contro la Svizzera, specie dopo l'espulsione che ha portato gli elvetici ad abbassarsi togliendo tutti gli spazi centrali alla nazionale di Scaloni.

Nella semifinale contro l'Inghilterra, l'Argentina torna invece ad avere una soluzione in ampiezza a destra con Simeone, che però in fase di possesso tende ad accentrarsi e a suggerire attacchi in profondità, dando peraltro la possibilità a Messi di fare più il rifinitore che l'incursore, ruolo che a volte ha svolto nelle partite precedenti.

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Il sovraccarico dell'Argentina sul corridoio di destra.

In questa formazione il sacrificio più grande è stato quello di Julián Alvarez, che spesso e volentieri ha giocato in ampiezza a sinistra per uscire dal traffico, segno del grande spirito di sacrificio di questa squadra. La stratificazione della struttura inoltre permette di fare le riaggressioni lunghissime che hanno reso celebre questa squadra. È sempre qui che si finisce a parare quando si parla de La Selección: dove la tattica si ferma, subentra la voglia dei giocatori.

Normalmente una squadra che vuole riprendere il possesso dopo averlo perso aggredisce il portatore per qualche secondo, quando si guarda l'Argentina vediamo azioni anche molto prolungate. C'è sempre quel qualcosa in più che spiega il loro successo.

In fase di non possesso anche qui regna il 4-4-2 in blocco medio, con il compagno di attacco di Messi che cerca sempre di coprire l'effort ridotto del diez. Solo nelle partite contro Egitto e Svizzera abbiamo visto una pressione un po' più alta sfruttando il rombo, che però man mano che il baricentro si abbassava si appiattiva sempre di più, con Mac Allister e De Paul a fare da esterni.

A differenza della Spagna l'Argentina aveva iniziato il Mondiale facendo diagonali corte, con il centrale che chiudeva le sovrapposizioni interne e il mediano – all'inizio era Mac Allister – che lo copriva.

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Molina scala largo e Romero aggredisce sul mezzo spazio lasciando molto spazio tra sé e il compagno di reparto Lisandro Martinez.

Nelle ultime partite, visto il massiccio utilizzo di centrocampisti, sono loro ad assorbire le sovrapposizioni interne, lasciando i centrali a difendere l'area.

In generale, l'Albiceleste non ha mostrato la stessa solidità difensiva della Spagna, anche per via del fatto che Messi è chiaramente un peso che bisogna portarsi appresso in quella fase di gioco, nonostante siano state poche le squadra che hanno sfruttato la cosa in costruzione.

Le chiavi tattiche della finale

In primis, in una partita che probabilmente avrà dei ritmi abbastanza bassi e con poche transizioni lunghe, bisognerà vedere chi tra le due riuscirà a gestire meglio le riaggressioni avversarie. Finora la Spagna l'ha fatta da padrona in quell'aspetto ma domenica sera incontrerà probabilmente la migliore delle avversarie sotto questo aspetto.

L'Albiceleste infatti è maestra nel palleggio veloce e in spazi che si restringono e corre in maniera molto rapida nelle prime fasi della transizione, anche grazie a un Messi che anche a 39 anni rimane non pressabile, dimostrandolo ampiamente contro l'Inghilterra, un'altra squadra che grazie ad Anderson e Rice dominava nelle transizioni negative.

Discorso comunque simile per la Roja, anche loro hanno grandi doti nel fraseggio sotto pressione e ottimi atleti per risalire il campo velocemente. Oltre questo aspetto della partita però, molto dipenderà dalle scelte del CT argentino.

Visti i tanti cambi di formazione di Saloni, è difficile prevedere quali saranno le chiavi tattiche della partita, ad esempio l'utilizzo di una disposizione a centrocampo invece di un'altra definisce il come si difendono certe situazioni in blocco basso, che diagonali usare, e già questo è un tema fondamentale per capire come l'Argentina vuole assorbire le sovrapposizioni interne dei terzini e gestire le rotazioni posizionali della Spagna, che impegna sempre le linee difensive avversarie con cinque uomini.

Inoltre, la scelta del centrocampo determinerà anche la strategia in attacco dell'Argentina, che ha fatto vedere il meglio quando ha potuto schierare due uomini che occupavano l'ampiezza, non tanto per esplorarla ma più per allungare il più possibile la linea avversaria e giocare meglio dentro, che è e rimarrà sempre la zona che vuole attaccare.

Ricordiamo che la Spagna tende sempre a forzare palloni sulle fasce, quindi sarà molto interessante vedere la sfida tra una squadra che cerca di chiudere le vie centrali contro una che cerca di esplorarle. Le fasce potrebbero essere più che altro territorio di caccia per traversoni dalla trequarti: l'Argentina ha dominato contro il blocco basso inglese crossando dal centro-destra con De Paul e ovviamente Messi per gli inserimenti di Mac Allister e Nico Gonzalez, che contro Porro avrebbe tante chance di vincere il duello aereo.

Tuttavia è una situazione di gioco che potremmo vedere più probabilmente verso la fine della partita, qualora caso la squadra di de la Fuente si facesse schiacciare. Questa è una cosa che Yamal e compagni devono assolutamente evitare: portarsi Messi vicino alla porta insieme ai tiratori e saltatori di cui gode la Selección è un grande pericolo e Tuchel stesso può confermarlo.

La Spagna, d'altro canto, dovrà affrontare un centrocampo e una linea difensiva che si orientano molto più sull'uomo rispetto ad altre affrontate in questa competizione, oltre al fatto che sulle fasce ci saranno giocatori più predisposti al sacrificio rispetto, ad esempio, agli esterni del Belgio e della Francia. Non sarà facile per loro trovare la profondità che solitamente cercano quelle poche volte in partita.

Fatto un sunto di tutto ciò che potremmo ritrovare in campo nella finale, tuttavia, duole ricordare il tema con cui abbiamo aperto questa preview tattica: ci sono cose che non si possono spiegare. In una partita così delicata come questa, quella corsa in più, quel contrasto vinto e quel dettaglio che normalmente sfugge, possono essere decisivi in modo inquantificabile.

Il calcio non è logico e questo scontro fra Spagna e Argentina può esserne la dimostrazione in tutte le sue trame e sottotrame. Non ci resta che viverle tutte e sperare che, come spesso accade, vinca il migliore.


  • Reggino classe 2000, dopo aver mollato l’aspirazione di diventare calciatore sogna di riscendere in campo come Match Analyst, nel mentre scrive articoli.

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