
Julián Quiñones, adesso cosa fai?
Il miglior giocatore del Messico ai Mondiali può sbarcare in Europa? O Quiñones è solo un fuoco di paglia?
Una delle infinite sottotrame di questo mondiale nordamericano ha riguardato la Saudi Pro League. Quattro anni fa, in Qatar, si consumava la fine del rapporto tra Cristiano Ronaldo e il Manchester United: alla conclusione del torneo il portoghese si trovava a firmare con l’Al-Nassr, primo volto celebre dei nuovi investimenti folli del campionato saudita. Ai Mondiali 2026, per la prima volta, si è avuta la possibilità di comparare il livello di molti dei giocatori che hanno scelto la via saudita con chi ha optato per percorsi più tradizionali.
Dopo il primo turno a eliminazione diretta, il campionato saudita era il 7° con più minuti raccolti tra tutte le partite del Mondiale, dietro alla MLS statunitense e davanti al campionato turco, spinto in gran parte dal blocco della nazionale saudita ma anche da alcuni dei suoi più costosi investimenti. Molti di questi, a partire da Ronaldo - senza dimenticare l’italiano Retegui, che al Mondiale non ci è andato ma al playoff ha impressionato negativamente per condizione fisica - non hanno fatto una grandissima figura.
Chi però ha notevolmente impressionato, risultando forse uno dei migliori giocatori di questo torneo, certo uno dei più memorabili, è Julián Quiñones, sotto contratto con l’Al-Qadsiah, la stessa squadra di Retegui, 4° nell’ultima Saudi Pro League e qualificata alla prossima AFC Champions League Elite.
Nelle cinque partite della nazionale messicana, Quiñones ha collezionato 4 gol e 1 assist, rivelandosi il leader tecnico dell’attacco messicano e in un periodo di forma straordinario, che certo nell’esperienza saudita non ha perso nessuna delle caratteristiche che già lo avevano reso un punto fermo del calcio messicano.
Siccome ormai il mondiale deve condividere il proprio spazio con il calciomercato, l’esterno è subito diventato uno dei sogni e una delle chiacchiere di tifosi in tutta Europa, e non solo. Potremmo vederlo presto in uno dei migliori campionati del vecchio continente? Magari proprio in Serie A? A 29 anni, sarebbe un investimento che avrebbe senso?
Prima di tutto, è necessario comprendere il percorso che ha portato Julian Quiñones a questo punto. Nel 2015, a 17 anni, Quiñones è partito da un piccolo settore giovanile di Cali, nella nativa Colombia, in direzione Messico, per giocare nelle giovanili del Tigres.
Nel Nuovo León, pur non stabilizzandosi subito in prima squadra, Quiñones ha iniziato a sentirsi a casa: “Dopo quattro anni in Messico, ho smesso di tornare in Colombia, sono rimasto qui perché mi fa sentire calmo e a mio agio” ha detto in un'intervista nel 2023 del paese in cui ha trovato moglie e costruito una famiglia. Nel 2022, dopo non essere riuscito ad entrare nelle grazie del Tuca Ferretti al Tigres, Quiñones si è trasferito all’Atlas dove, improvvisamente, è esploso a 25 anni, diventando uno dei migliori giocatori del campionato messicano.
Nel 2023, allora, Nestor Lorenzo ha provato a convocare Quiñones nella nazionale colombiana per le qualificazioni mondiali, ma l’esterno, che di lì a poco sarebbe passato al Club America, ha rifiutato. La sua spiegazione? “Il Messico mi ha dato tutto ciò che sognavo, e il miglior modo per ringraziarlo è rappresentarlo”. Quiñones rifiuta la chiamata della Colombia nel marzo 2023, quando ancora non ha soddisfatto i requisiti per la cittadinanza messicana. A settembre, pur non essendo ancora eleggibile, si allena con la Tricolor, e a ottobre vede finalmente completato l’iter per diventare anche su carta quello che Quiñones già sentiva dentro di sé.
Questo già ci dice qualcosa, allora, del perché Quiñones non sia mai arrivato nei radar dei grandi campionati europei prima di questo mondiale: è un late bloomer, esploso a un’età in cui è più difficile essere notati da campionati di livello più alto. In più, Quiñones non avrebbe mai lasciato il Messico prima di poterlo finalmente rappresentare, per ricambiare tutto ciò che il paese gli ha dato, e questo voleva dire rimanere nel calcio messicano - dove peraltro i giocatori sono pagati benissimo, non meno di molti campionati top europei - almeno fino ai 26 anni.
E allora non è forse un caso che mesi dopo essersi assicurato la possibilità di rappresentare il Messico, Quiñones si sia dimostrato aperto a provare nuove esperienze, e abbandonando quel Club America che anche grazie a lui, sotto la guida di André Jardine, era diventato il club più dominante della Liga MX.
L’esordio in nazionale di Quiñones è del novembre 2023, il suo primo gol marzo 2024, in Nations League contro Panama, a fine maggio completa la sua doppietta con il Club America, capace di vincere nella stessa stagione sia l’Apertura che il Clausura, e poi, a giugno 2024, la partenza verso un nuovo continente. Non l’Europa, con i club troppo lenti e forse scettici all’idea di spendere soldi pesanti su un giocatore già formato, di ventisette anni. Bensì l’Asia, e in particolare l’Arabia Saudita.
L’Al-Qadsiah, spendendo $16 mln, lo ha reso il trasferimento in uscita più costoso nella storia del calcio messicano, e ne ha tratto enormi benefici. Questa stagione, Quiñones è stato il capocannoniere della Saudi Pro League, con 33 reti in 31 partite, davanti a Ivan Toney, Cristiano Ronaldo, e con più del doppio dei gol del suo compagno di reparto Retegui. Anche nella sua avventura saudita, Quiñones non ha mai perso il posto in nazionale, anche se i suoi trascorsi con la maglia della Tricolor sono forse meno straordinari di quanto il mondiale potrebbe far pensare.

Nel giugno 2024, Quiñones segna in amichevole al Brasile, poi realizza un assist contro la Turchia nel 2025, sempre in amichevole, ma per il resto questi sono i suoi unici contributi fino al mondiale casalingo. Nella Gold Cup 2025, vinta dal Messico in finale sugli Stati Uniti, Quiñones è convocato ma parte quasi sempre dalla panchina, non raccoglie né gol né assist. All’alba di questo mondiale, il posto di ala sinistra era certamente suo, anche alla luce di una seconda stagione saudita molto più straordinaria della comunque ottima prima - 20 gol in 28 partite - ma c’era tutto tranne che la certezza che in questo mondiale Quiñones avrebbe rappresentato il principale punto di forza della selezione padrona di casa.
Eppure, il suo mondiale è stato straordinario. Firma messa su tutti gli incontri della sua nazionale tranne nella vittoria risicata, e decisiva per il passaggio del turno come primi, contro la Corea del Sud, sempre partendo da titolare, una scelta non scontata dato che in quella posizione operano anche César Huerta, una delle rare cessioni della Liga MX in Europa, dell’Anderlecht, e soprattutto Alexis Vega, forse il giocatore più decisivo della Liga MX nell’ultimo anno con la maglia del Toluca.
Proprio Vega è un tipo di esterno che assomiglia molto per approccio al gioco a Quiñones, entrambi costruiti fisicamente come carri armati eppure agili, fluidi, mai impacciati nei loro movimenti; uno, Vega, più portato alla ricerca dell’ultimo passaggio e l’altro, Quiñones, ossessionato dalla ricerca del gol. Lo abbiamo visto in questo mondiale, quando il pallone si avvicina in zone pericolose di campo, Quiñones è come teletrasportato in quello spazio, lo aggredisce con voracità.
Lo abbiamo visto nel suo gol contro il Sudafrica, il primo di questo mondiale, in cui nell’istante del controllo errato di Sithole, Quiñones, già arrivato ad accorciare difensivamente sul terzino sudafricano, si butta alla carica, pronto ad intervenire sul pallone. Il suo primo controllo è orientato leggermente all’interno del campo, interpretando il tentativo in fretta e furia di Sithole di difendere la corsa verticale, e di fatto è tutto ciò che serve per aprire un’autostrada al gol.
Un’ala con tendenze da centravanti, Quiñones riesce a combinare entrambe le capacità grazie ad un primo passo veramente sensazionale, la capacità di non essere mai veramente del tutto a riposo o lontano dal gioco, potendo sempre liberare un briciolo di tensione, come se i suoi tendini fossero molle. Nel gol contro la Cechia, Quiñones inizia il movimento di rincorsa al pallone nello stesso momento dei due avversari più vicini al pallone, ma gli basta una falcata, già larga partendo praticamente da fermo, per creare separazione e arrivare per primo sul pallone.
Succede qualcosa di simile anche nel suo unico assist del torneo, quello più importante perché chiude con un terrificante uno-due nel giro di dieci minuti la partita contro un Ecuador esaltato dal passaggio del turno contro la Germania. Il pallone datogli da Jiménez è corto, il corpo di Quiñones orientato lontano dalla palla, schiena alla porta, richiede un aggiustamento immediato. Con due passettini laterali Quiñones si rimette in traiettoria, anticipa il difensore avversario con il primo tocco, e con il secondo serve Jimenez nello spazio anziché cercare un dribbling.
Lo stile di Quiñones è essenziale, senza fronzoli, ne favorisce la versatilità, ala o centravanti senza particolari problemi, con la garanzia del suo movimento e della sua interpretazione degli spazi a metterlo in condizione di essere pericoloso. Scoperto dal resto del mondo a 29 anni, qualsiasi risoluzione di progetto a lungo termine intorno a lui, qualsiasi investimento pesante - ci vorrà qualcosa del genere per convincere l’Al-Qadsiah a cederlo al massimo del suo valore - dovrà dipendere anche dalle valutazioni su come si ritiene possa invecchiare il suo stile di gioco.
Quiñones è nel giro del calcio professionistico da quando ha diciannove anni: ciò che è arrivata tardi è la sua prolificità, non i minuti giocati. Ma Quiñones, nel suo gioco, non si basa sulla potenza, sulla velocità, sul ritmo, non più di quanto non lo faccia il gioco del 90% dei giocatori. Allo stesso tempo, non si regge su straordinarie capacità in possesso, non sulla sua qualità di tiro o di passaggio, non nel flusso ipnotizzante dei suoi dribbling.
Ciò che fino ad ora lo ha separato dal resto degli avversari, nelle sue belle giornate, è la capacità di interpretare lo spazio un decimo di secondo prima di chi gli sta intorno, una caratteristica che quando lo porta a giocare contro avversari di livello tendenzialmente più basso, come in Saudi Pro League, rifulge con lo splendore di una supergigante rossa, ma che in un calcio più veloce, con minori tempi di riflessione, potrebbe farlo scomparire, o comunque richiedere come minimo un tempo di adattamento anche non breve.
Negli ultimi giorni, si è parlato molto di Quiñones e del suo potenziale arrivo in Europa. La verità è che, anche se lui facesse valere il desiderio di provare questa avventura, economicamente potrebbe non essere semplice. Considerato il prezzo pagato dall’Al-Qadsiah e il contratto in scadenza nel 2029, sarebbe difficile immaginare una cessione a meno di venti milioni di euro.
Inoltre, anche se i dati del suo stipendio non sono pubblici, tra l’esperienza in due leghe che pagano bene come Liga MX e Saudi Pro League, anche qualora volesse ridursi lo stipendio per provare l’esperienza europea, non dovrebbe essere un investimento troppo banale quello necessario per farlo firmare, soprattutto se, come è possibile dopo un Mondiale del genere, dovesse esserci molta concorrenza.
E forse, proprio Quiñones non è il migliore affare che si possa fare in questa squadra. Non per dire che non sia un giocatore forte, anzi, è forse il miglior giocatore al mondo di quelli mai visti in Europa, ma il Mondiale potrebbe averci lasciato l’idea di un giocatore molto più decisivo di quello che ha dimostrato fino ad ora, anche in nazionale.
D’altra parte, il Messico è pieno di giocatori interessanti, e quasi tutti probabilmente costerebbero meno di Quiñones. Non ovviamente Gilberto Mora, il giocatore più giovane di questo mondiale, su cui hanno messo gli occhi tutti i grandi club di questo pianeta. Ma giocatori come Brian Gutiérrez, impostosi in nazionale dopo appena sei mesi al Chivas, che lo ha acquistato in inverno dal club in cui è cresciuto, il Chicago Fire, o Mateo Chávez, ancora non impostosi pienamente tra i titolari dell’AZ Alkmaar, o un altro talento esploso recentemente nel Chivas, il centravanti Armando González.
Nessuno di questi - tranne forse Gutiérrez - sembra poter avere l’impatto di Quiñones o di Mora, e avrebbero bisogno di essere accompagnati in un progetto di crescita più lungo. Ma se l’obiettivo è acquistare quando il valore è basso col potenziale di avere dei profitti nel futuro a medio termine - cosa che ormai fanno tutti i club del mondo tranne una decina al massimo - forse rappresentano profili ancora più interessanti di quello che è stato, e rimarrà comunque, uno dei migliori giocatori di questo Mondiale.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














