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Toy Story 5
, 16 Luglio 2026

Toy Story 5, una prevedibile delusione


Il quinto capitolo di Toy Story conferma le basse aspettative che si nutrivano sul suo conto, offrendo un film poco coraggioso e che non lascia il segno.

"Non mi aspetto niente, ma sono già deluso". Questa la base di un meme old school ormai caduto in disuso tratto dalla sitcom Malcom in the middle, ma anche il perfetto riassunto della sensazione che ci avvicinava alla visione di questo Toy Story 5. Dopo un quarto capitolo che ha diviso molto ma che senza dubbio non è stato al livello dei primi tre, l'ultimo episodio della saga che ci accompagna dal 1998 non si discosta troppo dal precedente.

Ormai la storia di Woody, Buzz, Jessie e compagni si può definire spezzata in due: la prima parte, di qualità assoluta, termina con Toy Story 3 e con l'arrivo di Bonnie; la seconda, invece, rientra in quel novero di lungometraggi della Pixar poco convincenti, che sembrano voler accontentare un po' tutti limitandosi a fare il proverbiale ma ugualmente remunerativo compitino.

La cosa che più destava interesse, in Toy Story 5, era l'ingresso nella vita dei bambini della tecnologia, vale a dire una grande minaccia per i giocattoli di pezza che, per parlare, necessitano di una cordina da tirare sulla propria schiena, di un tasto da premere o, semplicemente, della fantasia dei rispettivi padroni. Questo conflittuale rapporto, tra le altre cose, era già stato affrontato nel primo Toy Story, con Buzz che sembrava un super-giocattolo venuto dal futuro in grado di offrire ai bambini tutt'altro divertimento.

Sostanzialmente, questo schema narrativo viene in parte ripreso in quest'ultimo capitolo, ma con risultati che non si possono minimamente paragonare alle vette toccate nella trilogia che si conclude con il terzo film. I nuovi personaggi sono tutt'altro che indimenticabili (uno, in particolare, è un po' più interessante degli altri, ma il confronto con la caratterizzazione dei protagonisti dei precedenti film è impietoso); la fuga da un'ambiente all'altro, ovvero uno dei punti di forza della saga, è molto meno appassionante; infine, i momenti clou del film non hanno un carico emotivo piuttosto risibile, uno in particolare che, senza voler anticipare troppo, riguarda la sfera amorosa.

Il grande protagonista di questo Toy Story 5, inoltre, cambia, e passa dall'essere il duo Woody-Buzz ad essere incarnato da Jessie. Anche qui, però, non si ha una vera evoluzione del personaggio, ma si scimmiotta quello che è stato il suo collega cowboy fino ad ora: il paladino della situazione che mette il bene del proprio padrone davanti a tutto, e che nel farlo dimostra un po' di egoismo.

Una dinamica già vista, trattata in un modo già visto, come nel caso in cui Jessie guarda facendo gli occhioni la sua Bonnie mentre quest'ultima si diverte con LilyPad; o quando la cowboy prova a catechizzare la nuova arrivata, che non ne vuole sapere di sottostare alle condizioni della vecchia guardia.

Da un lato, dunque, si è cercato di svecchiare (ri)tirando in ballo la tecnologia e rendendo Jessie la protagonista della storia, il tutto in maniera piuttosto goffa (e, a tratti, pure sbagliata); dall'altro, così facendo, si sono rinnegati alcuni elementi caratterizzanti della saga. Uno su tutti: la coralità.

Infatti, se andate al cinema per vedere Toy Story 5 con lo scopo rivivere un'opera cinematografica che, come successo nella trilogia, ha come cavallo di battaglia principale quello di sviluppare la propria trama mediante più personaggi divertenti, particolari, tutt'altro che banali e le cui relazioni sono innanzitutto convincenti ma soprattutto brillantemente memorabili, rimarrete irrimediabilmente delusi.

Ci permettiamo di fare un piccolo spoiler, per far passare questo concetto: i vari Mister e Miss Potato, Rex, Slinky (Slinky!) etc. rimarranno in una scatola, principalmente. Il loro screentime è inspiegabilmente bassissimo, il che, per usare un eufemismo, fa storcere il naso. Si può dunque dire che se quella maledetta scatola rappresenta il simbolo di qualcuno che si dimentica dei propri giocattoli, questa volta a compiere tale gesto non è stato il bambino di turno, ma la Pixar stessa.

Cari Rex e Slinky, non è colpa vostra. Semplicemente, non vi meritano.

Poi, per carità, non stiamo parlando di un film brutto. Alla fine, per rendere l'animazione noiosa o non divertente bisogna impegnarsi particolarmente, e non è questo il caso, per fortuna. Fatto sta, però, che l'onore di portare il peso di uno storico titolo come questo non può non tramutarsi anche nell'onere di rispettare tale investitura. Purtroppo, però, così non è stato.

Una cosa senz'altro positiva di questo Toy Story 5 è la realizzazione visiva di quest'ultimo. In particolar modo, alla rappresentazione grafica degli animali e degli ambienti non si può dire nulla. Anzi, è a tratti stupefacente.

Ma al cinema andiamo a vedere delle storie, per citare anche lo story presente nel titolo del film in questione. Sennò, se non si accompagna una trama avvincente ad una componente visiva di alto livello, quest'ultima risulta vuota, a tratti insulsa. Se così non fosse, saremmo infatti costretti a riconoscere all'unanimità la saga di Avatar come la più riuscita della storia del cinema...

Alla fine dei conti, dunque, stiamo parlando della solita Pixar. O, per meglio dire: stiamo parlando di quello a cui ormai ci ha abituati la Pixar, negli ultimi anni, privando Toy Story della sua vena rivoluzionaria optando invece per un sostanziale appiattimento. L'epoca d'oro dei titoloni sorprendenti e mozzafiato come gli stessi Toy Story 1, 2 e 3, Ratatouille, Wall-E, Monsters & Co è acqua passata, e la casa di produzione sembra aver imboccato la strada che la porta a produrre film tutto sommato sufficienti che non hanno più lo scopo di osare ma quello di soddisfare e portare in sala quanto più pubblico possibile.

Basta vedere il trailer, per accorgersene. I personaggi più presenti sono Buzz e Woody, i due volti principali della saga e delle infallibili calamite per i nostri portafogli; tuttavia, questa preponderanza del duo nel prodotto finale non la si troverà mica, così come la canzone Hai un amico in me (basterebbe questo per rendere negativo il giudizio su questo film). Insomma, per citare un altro meme: questo, è un Toy Story ordinato su Wish.

  • Nato a Venezia, cresciuto da pendolare. Appena può indossa le cuffie e ascolta i Twenty One Pilots.

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