
Inghilterra-Argentina 1-2, Considerazioni Sparse
L'Argentina rimonta ancora una volta e raggiunge la sua terza finale in quattro edizioni dei Mondiali: l'Inghilterra crolla nella sua noiosa mediocrità istituita da Tuchel e incarnata da Bellingham.
Se la prima semifinale di questi Mondiali 2026 fra Spagna e Francia si è disputata su un generale sentimento di entusiasmo, forze giovanili e scontro fra qualità tecniche da stropicciarsi gli occhi, quest'Inghilterra-Argentina possedeva sì parte di queste stesse componenti ma orbitava su un piano dell'esistenza superiore, impregnata di un carico emotivo trasversale, inserita in un racconto ampissimo che va da Maradona alle Falkland/Malvinas fino all'ultimo sogno di Lionel Messi al cospetto della disperazione tendente alla rassegnazione di vincere qualcosa da parte degli inglesi.
Sarebbe onorevole riuscire a raccontare questa partita senza menzionare il contesto attorno ad essa e il passato di questi due popoli, ma ciò risulterebbe una cronaca che manca di rispetto a ciò che abbiamo visto in campo. Già nel momento in cui sono stati suonati gli inni delle rispettive nazionali si è percepito quale fosse l'atmosfera dei prossimi novanta minuti: l'Argentina avrebbe usato tutto il suo fiato per rincorrere gli inglesi e farli spaventare a morte, chiuderli nel loro piccolo sogno portato avanti con fatica e ridicolizzarlo di fronte allo spirito dell'Albiceleste, riassunto perfettamente nell'ultimo coro che ha accompagnato Messi e i compagni nelle ultime settimane.
Al di là delle specifiche istanze, il significato di Inghilterra-Argentina è stato un elemento che ha connotato la prestazione aggressiva dell'Albiceleste, né più né meno. Ce lo restuiscono le parole a fine gara degli argentini, così come i contrasti e i falli ricevuti dagli inglesi a partire dal primo minuto di gioco.
Analizzando la gara: il cambio più significativo negli undici iniziali di Scaloni è stato l'inserimento di Giuliano Simeone, una felice intuizione tattica. Largo a destra, Giuliano ha potuto svolgere due compiti fondamentali per mettere in difficoltà gli inglesi: rafforzare la marcatura su Bellingham, che svariava molto sul suo lato; attaccare la profondità in fase di possesso. Ha giocato una partita dove era costantemente nella metà campo avversaria, costringendo l'Inghilterra ad abbassare molto il loro baricentro e aprendo spazi per Messi che, soprattutto nella prima parte, ha provato a far male dalla trequarti destra.

Il tandem con Molina ha funzionato bene nonostante il gol di Gordon – arrivato più per una disattenzione di Molina – soprattutto per la capacità di attaccare in transizione dei due. Con l'Argentina in contropiede a destra c'erano sempre un paio di soluzioni di scarico o di attacco dello spazio dietro ai difensori, molto ben coordinate fra Simeone e Molina. Non è sbagliato né così azzardato pensare che Scaloni possa riproporre Giuliano dal primo minuto anche in finale, visto anche il suo contributo sotto porta, dimostrato con una intelligente sponda per Julian a inizio secondo tempo e con uno strappo su Spence che ha costretto il difensore a una chiusura fenomenale.
Per quanto riguarda l'Inghilterra, anche Tuchel propone alcuni cambiamenti rispetto alle ultime uscite: Reece James torna titolare sulla destra e Spence ruba il posto a O'Reilly sulla sinistra. In attacco c'è Morgan Rogers a destra anziché uno fra Madueke e Saka.
La chiave tattica per capire la partita è stata l'occupazione da parte dell'Argentina della fascia e della zona di trequarti destra, poco fuori dall'area. Scaloni ha visto che le mezze ali inglesi, soprattutto dopo l'1-0, non erano propensi ad uscire forte sul giro palla dell'Albiceleste, dando modo agli argentini di mettere le tende nella metà campo avversaria e puntellare la specifica zona di campo dove Messi è quasi sempre pericoloso.
Nei primi minuti del secondo tempo è intuibile come scelta, col passare del tempo tracima. Tutte le azioni più pericolose dell'Argentina nascono da lì, e da un errore di lettura di Tuchel vediamo un'Inghilterra che non prova neanche a contrastare la fonte di gioco, uscendo magari più convinta o raddoppiando: la formazione inglese si preoccupa solo di riempire l'area per non far colpire di testa gli avversari. Anche questa seconda strategia non funziona visto che più di una volta Pickford deve metterci le mani, aiutato anche dal palo e dalla testa di Stones.
Per attuare questa tattica l'ingresso di De Paul è stato fondamentale: el Motorcito, fin qui opaco, ha giocato una partita delle sue, senza rubare eccessivamente l'occhio ma mettendo insieme tante piccole cose che hanno portato l'Argentina a credere di poterla vincere, ancor prima di pareggiarla.
L'Argentina ha giocato, sin qui, la sua miglior partita del Mondiale e ci è riuscita riscoprendo le origini, tornando un po' alla versione primordiale ed originale della Scaloneta. Il fulcro come sempre è stato Paredes, che si è spesso abbassato fra i due centrali per costruire. Ma, a differenza delle precedenti partite, l'Argentina ha trovato nell'ex Roma e Juventus anche un eccelso rifinitore, perché con il passare del primo tempo il numero 5 del Boca si è alzato molto e ha ampliato il suo raggio d'azione: per alcuni istanti di partita lui e Messi hanno giocato sulla stessa linea, associandosi molto bene e cercando continuamente la superiorità sugli esterni.
Oltre a Paredes, anche Mac Allister ed Enzo Fernandez sono stati all'altezza del nome che portano sulla schiena. Il primo è stato un esterno aggiunto preziosismo per il gioco associativo di Scaloni sulle fasce ed Enzo, come già detto, ha goduto di una libertà e di una leggerezza che ancora non erano apparse nel suo Mondiale. La densità creata a centrocampo da parte di Scaloni ha, inoltre, impedito agli inglesi uscite pulite e li ha costretti ad una costruzione molto lenta e statica, ingabbiando Rice e costringendo Harry Kane ad abbassarsi molto per prendere palla, come sul gol di Gordon, unica vera occasione inglese.
Enzo Fernandez, in particolare, aveva ricevuto non poche critiche – anche da noi, precedentemente – e ha risposto con una partita che ha lasciato intravedere il giocatore di Qatar 2022. Sin dal primo minuto si è abbassato per chiedere il pallone in uscita sugli esterni o per combinare con Paredes per poi puntare verso la porta. Enzo ieri è stato fondamentale perché nei fatti è stato un attaccante aggiunto, l'unico che sin dall'inizio a provato a fare male anche da fuori area, senza però perdere la sua vena di rifinitore.
Da lui sono arrivate le occasioni più importanti prima di segnare, e dopo aver subito gol ha dato la riscossa emotiva, senza perdere la calma, costruendo ogni azione pallone per pallone con la pazienza e la precisione di un sarto. Nel gol invece è stato semplicemente splendido per come ha ricevuto e ha calciato senza pensare, spostando il peso del corpo un po' sul lato, quasi a voler indirizzare il pallone. Una realizzazione che è solo la fine di una bellissima azione costruita – ancora una volta – con pazienza e giocando palla a terra.
Ah, poi c'è l'esultanza con l'iconico Topo Gigio di Riquelme, quasi a incitare chi lo aveva screditato – scusaci ancora, Enzo – a urlare più forte. Un'esultanza piena di rabbia e rivalsa, un po' come tutta l'Argentina.
Terminata la partita è stato srotolato dai giocatori argentini uno striscione che recitava «LAS MALVINAS SON ARGENTINAS», anche un po' in scherno alle regole FIFA che non ammettevano bandiere o striscioni con riferimenti alle isole dentro allo stadio – chiudendo però gli occhi se allo stadio entra una bandiera di uno stato che sta effettuando un genocidio. La partita è stata caricata di ogni significato nei giorni precedenti al fischio d'inizio, soprattutto da parte degli argentini, e alla fine è stato giusto che tutto il rumore di fondo sia evaporato al primo minuto.

Dal punto di vista tecnico-tattico è stata una partita comunque gradevole, giocata su buoni ritmi e ovviamente piena di ottime individualità. Certo, è stata un po' dura e spigolosa, ma cosa aspettarsi dalla semifinale del Mondiale. Dal lato dell'Argentina il lavoro splendido di Scaloni si vede da un dettaglio: come è possibile che i suoi giocatori rendano tutti mediamente meglio in nazionale rispetto che nei club? Romero e Lisandro Martinez sono il caso principe, ma gli esempi potrebbero continuare all'infinito. Il tecnico santafesino, da buon alchimista, è riuscito a creare un incantesimo che cercherà di replicare anche domenica contro la Spagna.
Il cuore dell'Argentina sorpassa l'affaticante titubanza dell'Inghilterra. Saranno settimane dense di riflessioni per i vertici della Football Association sulla posizione del CT Thomas Tuchel: nonostante il raggiungimento di una semifinale dei Mondiali non sia un risultato banale, il fallimento dell'avventura di Tuchel si materializza nell'essersi sostanzialmente rintanato nella stessa struttura tattica di Southgate, un elemento in completa antitesi rispetto la scelta della FA nei confronti di Tuchel.
Esattamente come otto anni fa, l'Inghilterra sblocca la semifinale e poi viene rimontata dallo spirito dei suoi avversari. Nel 2018 fu la Croazia di Modric e Mandzukic a mangiare direttamente nel piatto degli inglesi, quest'anno Messi e Lautaro hanno calpestato le bandiere pulite e ordinate dell'It's coming home.
La pessima prestazione degli inglesi questa volta si sprigiona nella falsa caratura mondiale di Jude Bellingham, lasciatosi andare per la prima volta nei suoi veri connotati superbi e arroganti contro Messi e gli argentini, nonché in una prestazione che ha preso a pugni in pancia il significato del numero dieci in campo: il concetto che più di tutti gli inglesi non comprendono, non portano con sé in America e che vogliono sostituire con falsi poeti, gli argentini ne fanno il proprio appiglio, il proprio Rosario da stringere nel cuore e da appiccicare sulla schiena.
A volte la realtà si diverte a rendere realistica la retorica più inflazionata e ci semplifica il lavoro del racconto.
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