
Jannik Sinner è di nuovo re di Wimbledon
Battendo Zverev in quattro set, Sinner vince il suo quinto titolo del Grande Slam, confermandosi campione ai Championship.
Era stato il 13 luglio 2025 il giorno in cui il tennis italiano aveva scritto, per mano della racchetta di Jannik Sinner, l’ennesima pagina di storia vincendo per la prima volta il trofeo più prestigioso del circuito. Nel 2026 è il 12 luglio, 364 giorni dopo, la data che ha consacrato ancora una volta il tennista italiano tra i più grandi di tutti i tempi grazie alla seconda vittoria consecutiva all’All England’s Club.
Così come nel 2025, anche nel 2026 Sinner ha trionfato a Wimbledon dopo aver mancato Parigi in modo beffardo. L’anno scorso erano stati i tre matchpoint mancati in finale al Roland Garros contro Alcaraz; quest’anno, invece, il problema fisico che lo ha tramortito nel secondo turno contro Cerundolo.
Come testimoniato anche dalle parole di coach Cahill dopo la finale, la grande forza di Sinner sta anche qui. Una forza che risiede nella voglia e nella capacità del tennista italiano di lavorare sulle sconfitte per continuare a migliorarsi. “Anche quando subisce colpi molto duri”, ha detto l'australiano, “ci chiama sempre per chiederci quando torniamo ad allenarci e quali sono i prossimi obiettivi”.

E quest’anno, a Wimbledon ma non solo, i miglioramenti dell’altoatesino si sono visti tutti. Aveva chiuso il 2025 con due slam vinti, la vittoria alle Finals e la seconda posizione nel ranking nonostante i tre mesi di stop. Insomma, migliorarsi non era facile. C’è riuscito a livello di risultati, vincendo tutti i 1000 che aveva saltato l’anno scorso, mentre a livello di gioco si è migliorato ancora intervenendo soprattutto sul servizio.
Dopo la finale, Zverev si è congratulato con il team di Sinner, sottolineando come Cahill, Vagnozzi & co. siano stati in grado di prendere un giocatore fuori dalla top 10 e di trasformarlo in una macchina da guerra capace di viaggiare su percentuali di vittoria ben oltre l’80% per tre anni di fila. E sicuramente il colpo in cui si è visto di più questo grande lavoro è proprio il servizio.
Si era visto durante il Sunshine Double e si è visto fin dall’inizio di questa edizione di Wimbledon. Nella partita del primo turno, infatti, Sinner era apparso in grande difficoltà contro la miglior versione di Miomir Kecmanovic. Dal quarto set in poi, però, Sinner ha portato il suo servizio su vette irraggiungibili per chiunque, aggrappandosi ad esso in modo efficace in una giornata in cui il gioco sembrava lontano da quello dei momenti migliori.
Nel primo turno contro il serbo, Sinner ha messo a referto 31 ace, nuovo record personale in una singola partita. Anche nei turni successivi il servizio è stato straordinariamente efficace per realizzare quello che, a un certo punto, è sembrato essere il principale obiettivo di Sinner nelle prime partite del torneo: vincere senza strafare in un’ottica di grande risparmio di energie.
Siamo abituati a vedere un Sinner dominante nei primi turni degli slam, con partite vinte quasi sempre senza soffrire e spesso rifilando un paio di break a set al malcapitato di turno. Un rendimento diverso da quelli, ad esempio, di Alcaraz e Djokovic, che sono soliti perdersi qualche set per strada nei primi incontri.
Stavolta, invece, è toccato al tennista italiano vincere senza dominare (anche se, dopo i due contro Kecmanovic, non ha più perso altri set) contro Borges, Brooksby o Mochizuki. L’impressione è che in quelle partite Sinner, forte di un servizio quasi sempre inattaccabile, stesse gestendo le energie concentrando gli sforzi maggiori in pochi ma decisivi punti.
Probabilmente anche il grande caldo – in queste due settimane a Londra non ha mai piovuto e si sono sforati più volte i 30 gradi – ha inciso sull’impostazione delle partite. Sinner non ha giocato tornei di preparazione sull’erba, scegliendo di andare a Londra due settimane prima per abituarsi al caldo e adottare alcuni piccoli accorgimenti nella sua routine, come ad esempio sfruttare tutte le pause tra i set per godersi un po’ di aria condizionata negli spogliatoi.
Il punto di svolta a livello di gioco, poi, è arrivato in semifinale contro Djokovic. Per il serbo questa era forse l’occasione migliore per provare a raggiungere l’agognato 25° slam: l’assenza di Alcaraz, l’incognita sulle condizioni di Sinner e la familiarità di Nole con questa superficie... Eppure, Sinner lo ha sconfitto in semifinale alla Djokovic: solidità da fondo, tante variazioni col servizio e soprattutto implacabile nel piazzare esattamente un break a set. Nulla più e nulla di meno di quanto serviva, e ineluttabile come Djokovic prime.
16 ace contro 0 doppi falli, 40 vincenti contro soli 15 errori non forzati, l’88% di punti vinti con la prima di servizio in campo: i numeri della vittoria di Sinner contro Djokovic sono semplicemente impressionanti.
Il serbo, dal canto suo, ha avuto una sola palla break – non sfruttata – in tre set. Solo un’altra volta nella sua carriera il miglior ribattitore della storia aveva concluso una partita dello slam senza rubare il servizio al suo avversario: contro Sinner nella semifinale di Melbourne del 2024. Questo, unito alla frase eloquente con cui Djokovic ha detto che Sinner è un giocatore migliore di lui in tutto al momento, sono due statement molto importanti.
Oltre a ciò, poi, la vittoria su Djokovic serve a sottolineare ancora una volta l’incredibile capacità di Sinner di migliorarsi dopo le sconfitte. Così come raramente perde due volte di fila contro Alcaraz, anche contro il serbo è arrivata una vittoria convincente dopo la brutta, e anche sfortunata, sconfitta di gennaio in Australia.
A detta del team, poi, la semifinale è stata proprio il momento in cui Sinner si è trasformato in quella che era sembrata essere la sua forma migliore. Se non che due giorni dopo, in finale contro un eccellente Zverev, il tennista italiano è stato chiamato ad alzare ulteriormente la qualità del suo gioco.
I primi due set e mezzo della finale sono stati infatti estremamente combattuti. Due set senza break e con un solo break point, sprecata da Sinner nel primo set con un errore di dritto. Due set decisi al tiebreak in un punteggio da partita sull’erba di altri tempi (anche se senza un singolo tentativo di serve and volley) in cui a farla da padrona sono stati i servizi di entrambi i giocatori.
Nel primo set era stato Jannik a fare qualcosina in risposta, attaccando la seconda di Zverev meglio di quanto quest’ultimo non avesse fatto sulla seconda dell’italiano, finendo però per cedere per primo il servizio al tiebreak dopo 15 punti senza nessun minibreak. Era stato un momento preoccupante, se non altro perché Zverev aveva fatto il Sinner, vincendo un set sui dettagli, cosa che invece di solito fa il nostro tennista.
Nel secondo set, poi, l’incredibile rendimento di Zverev con servizio e dritto era, se possibile, addirittura migliorato. Il tennista tedesco ha messo in campo l’85% delle prime con Sinner che non riusciva quasi mai a rispondere come suo solito. In quel contesto, il rendimento solido al servizio anche dell’italiano è stato decisivo per tenerlo aggrappato al parziale.
Giunti al tiebreak del secondo set, Sinner è riuscito finalmente a rispondere bene alla prima di Zverev vincendo i primi cinque punti e chiudendo la questione per sette punti a due. Nel momento in cui il conto dei set è tornato in parità, è probabilmente scattato qualcosa anche nella mente dell’italiano, che è tornato ad essere il favorito per la vittoria finale.
Con due servizi straordinari, il pensiero un po’ di tutti era che a cedere per primo sarebbe stato quello di Zverev. È vero che Sinner, come dimostra il suo storico, soffre le partite molto lunghe (non ha mai vinto un match oltre le quattro ore), ma la sensazione era che fosse il tedesco quello ad aver speso di più per mantenere per ore quel livello altissimo.
E infatti, i due set successivi sono stati entrambi vinti da Sinner senza dover ricorrere al tiebreak. Nel terzo parziale, sul 3 pari, è arrivata anche la prima palla break per Zverev, dopo quasi tre ore di gioco. Sinner l’ha giocata con grande coraggio, prima comandando lo scambio da fondo e poi chiudendo con la smorzata dopo aver fatto fare il tergicristallo al tedesco.
Nel game successivo, complice il calo del servizio di Zverev – nel terzo parziale la percentuale di prime è scesa dall’85 al 71% e ha vinto meno del 30% di punti con la seconda – Sinner ha piazzato il primo break del match vincendo un punto fantastico in cui è anche scivolato.
E pensare che il torneo di Sinner si era aperto proprio contro un brutto scivolone al primo turno contro Kecmanovic, con tanto di scarpa insanguinata che ci aveva fatto preoccupare, mentre ieri nel momento decisivo del match ha vinto due punti straordinari nonostante due piccole cadute. Si starà migliorando anche in questo?
Questi due game sono stati probabilmente la sliding door di tutta la partita, e c'è una statistica anche per questo: per 21 volte nella finale Sinner è stato 0-30, 15-30, 30-30 o 40-40 sul proprio servizio. Si è trovato, cioè, a giocare uno dei cosiddetti pressure points. Ne ha vinti 20 su 21. In 21 occasioni è stato ad un passo dall'offrire una palla break a Zverev, in 20 occasioni se l'è cavata. Concedendo solo due palle break tra semifinale e finale ha fatto qualcosa che a Wimbledon non si vedeva dal primo trionfo di Federer nel 2003.
Andato due set a uno, Sinner si è comunque dovuto sudare la vittoria nel quarto parziale, prima breakkando Zverev nel settimo gioco e poi chiudendo il game finale in modo clamoroso. Servendo per il match, il tennista italiano si è ritrovato sotto 15-30 per due palle corte sbagliate con cui aveva dato l’impressione di essere un po’ stanco e voglioso di tirarsi fuori dallo scambio.
Dopo una prima ottima, si è giocato il punto del 30-30 in modo molto coraggioso e forse anche un po’ incosciente: ne è venuto fuori il punto del match, in cui a inizio scambio Sinner è stato graziato da un timidissimo schiaffo al volo di Zverev chiudendo poi con un rovescio incrociato a una mano, giocato sotto rete e quasi rasoterra. Un colpo dalla difficoltà incalcolabile, soprattutto se pensiamo che arrivava alla fine di uno scambio lunghissimo in cui Zverev aveva spinto tantissimo sulla diagonale del rovescio.
Il punto successivo Sinner l’ha poi chiuso con un vincente di dritto. È bello e raro vincere uno slam chiudendo con un vincente e questo, in particolare, ha ricordato il dritto con cui Sinner chiuse la rimonta che nel 2024 lo portò a vincere il suo primo slam contro Medvedev.
La forza con cui Sinner ha vinto questi bracci di ferro nell’ultimo set – al cospetto di uno Zverev di livello assoluto e che ha combattuto fino all’ultimo – dà la misura della sua ritrovata forma fisica e del motivo per il quale continua a stare davanti a tutti. Il tennista italiano è riuscito a tenere un livello elevatissimo per tutti e quattro i set, mentre Zverev è calato leggermente con il servizio negli ultimi due parziali. Qualcosa di normalissimo, ma contro Sinner non puoi permetterti neanche questi minimi cali fisiologici.
Il tennista tedesco lo sa benissimo, avendo perso le ultime 10 (!) sfide contro l’italiano, ma come ha detto correttamente nel post partita, in questa finale si è avvicinato all’incredibile livello di Sinner. Nel loro ultimo incontro a Madrid l’italiano aveva vinto in neanche un’ora di gioco, meno della durata del primo set di ieri.
Si è vista una grandissima versione di Zverev, la migliore che si sia mai vista sia sull’erba che in una partita dello Slam in generale. Questa versione ha messo Sinner nella condizione di dover alzare ulteriormente il livello del suo gioco – esempio lampante è la qualità nell’indirizzare la risposta nel tiebreak del secondo set – per legittimare alla grande un traguardo in cui sono riusciti in pochi: difendere il primo titolo vinto a Wimbledon.
Prima di Sinner c’erano riusciti Laver, Newcombe, Borg, McEnroe, Becker, Sampras, Federer e Alcaraz. Direi che è un’ottima compagnia, e chi oggi sminuisce il trionfo di Sinner parlando di calendario facile o sottolineando l’infortunio di Alcaraz (come se infortunarsi meno dello spagnolo non fosse poi un merito) non ha davvero idea di cosa significhi mantenersi al top di uno sport così difficile.
Confermarsi è spesso più difficile di vincere la prima volta: Sinner, dall’infortunio di Alcaraz in poi, ha sempre avuto sulle spalle l’obbligo di vincere i tornei in cui ha partecipato, come se comunque non fosse un merito battere costantemente tutti gli altri migliori giocatori del mondo, compreso Zverev – da oggi numero 2 nel ranking ATP – per ben dieci volte di fila.
Alla fine, nonostante il problema patito a Parigi e la comprensibile ansia generata dallo stesso (“Abbiamo capito cos’è, ma non possiamo escludere che si ripresenti”), Sinner ce l’ha fatta, incidendo per la seconda volta di fila il suo nome nell’albo d’oro di Wimbledon.

Ce l’ha fatta al termine di un torneo che ha visto, per la settima volta di fila, almeno due italiani ai quarti di finale. Insieme a Sinner, stavolta è stato nuovamente Cobolli a contribuire a scrivere questa ennesima pagina d’oro del tennis azzurro. Cinquant’anni dopo il magico 1976 in cui Panatta vinse a Roma e Parigi guidando anche l’Italia al trionfo in Coppa Davis, l’Italia oltre a continuare a guardare tutti dall’alto del ranking con ampio margine, può contare su un altro tennista in top 10.
Nonostante la brutta sconfitta ai quarti contro il padrone di casa Arthur Fery – sicuramente la rivelazione del torneo londinese – Cobolli ha ritoccato il suo best ranking salendo alla posizione numero 9 e dimostrando di potersela giocare su tutte le superfici, segno di come il tennis italiano abbia ormai tantissime frecce nel suo arco.
La scena, però, oggi va giustamente tutta a Jannik Sinner, campione di Wimbledon per la seconda volta consecutiva e per la quinta volta campione slam in generale. God save the King.
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