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Jude Bellingham esulta dopo il suo goal con l'Inghilterra contro la Norvegia ai Mondiali 2026
, 12 Luglio 2026

Norvegia-Inghilterra 1-2, Considerazioni Sparse


Il documentario sportivo di Jude Bellingham supera anche la Norvegia di Haaland: l'Inghilterra torna a giocare una semifinale dei Mondiali.

In un tardo pomeriggio di Miami, sotto il caldo di vera estate, Norvegia e Inghilterra si giocano un posto per la semifinale dei Mondiali 2026. Sono le due nazionali che più di tutte hanno attirato le attenzioni e l'ammirazione del pubblico per i festeggiamenti alla fine delle partite: la Norvegia ha rubato il cuore degli stranieri per l'emozionante urlo collettivo della viking row, un rito piuttosto simile al viking clap degli islandesi che già aveva fatto breccia in un'estate di dieci anni fa; l'Inghilterra ha deciso di raccontarsi con Wonderwall, salutandosi con i propri tifosi con la voce degli Oasis, due fratelli miserabili della vecchia working class di cui il maggiore dei due si dice irlandese anziché inglese.

Qualcuna delle due dovrà interrompere il proprio rituale. Se ciò fosse un criterio utile per scegliere una delle due squadre, l'Inghilterra dovrebbe farsi da parte per la propria performance da guitto a cospetto dell'unisono norvegese. Parlando di cose più serie, in campo le due squadre arrivano alla sfida con due umori pressoché identici: entusiasti, coraggiosi, generalmente emozionati.

La Norvegia ha sorpreso un po' tutti in questo Mondiale: ha superato la Costa d'Avorio e poi ha stracciato il Brasile con una prestazione che per molti ha significato la chiusura di un'epoca. Fa specie osservare questa unione di intenti così speciale e intensa fra i norvegesi. Questa crescita sportiva parte da lontano, quantomeno a partire dalla mancata qualificazione ai Mondiali del 2022: allora le sensazioni erano dominate da un pieno senso di disperazione e fallimento, quasi di star sciupando una possibile generazione d'oro. Da lì, tuttavia, la Norvegia ha intrapreso un cammino virtuoso e si è presa un posto nella mappa del mondo calcistico senza troppi scrupoli – l'Inter e l'Italia sono state alcune delle vittime più blasonate.

Per quanto riguarda l'Inghilterra, tralasciata un po' di isteria generale a livello comunicativo da parte di Thomas Tuchel, il clima attorno ad essa non ha mai avuto i connotati dell'arroganza. Da circa otto anni, d'altronde, gli inglesi hanno imparato ad essere sempre pronti al peggio: nonostante avesse ricevuto un battesimo di fuoco dai propri media per le scelte del suo CT, l'Inghilterra è stata in grado fin dalle prime gare imporsi come squadra seria e degna erede della vecchia Inghilterra quadrata e cinica dell'era Southgate.

Le vittorie contro la Repubblica Democratica del Congo e contro il Messico, in particolare, hanno concesso agli inglesi di reputarsi una squadra seria e possibilmente capace di vincere davvero il Mondiale. Fino all'appuntamento con la Norvegia, prima sfida seria di quest'estate.

Il ritratto delle due squadre ci permette di capire che questa Norvegia-Inghilterra è una partita dalla base entusiasmante. Ad infittire questa trama ci sono anche i fascinosi duelli personali che appartengono alla storia di Haaland: contro il Brasile era stata riproposta la sfida dell'odio contro Gabriel Magalhaes, trascinata in America dagli stadi della Premier League, stravinta dall'attaccante norvegese. Contro gli inglesi, invece, ci sono due incroci tranquilli: il primo è con Jude Bellingham, interpreti di una grande amicizia dai tempi del Borussia Dortmund che ci viene ribadita ad ogni intervista possibile.

L'altra è con la coppia Guehi-Stones, due difensori che si sono allenati da gennaio a maggio avendo Haaland come punta avversaria di riferimento durante gli allenamenti con il Manchester City.

Eseguiti i rispettivi inni nazionali, sembra tutto pronto per una grande gara. Fin dai primi minuti riusciamo a comprendere che sarà una partita piuttosto bloccata e composta. L'Inghilterra tenta per tutta la prima mezz'ora di aumentare l'ampiezza del 4-5-1 in fase di non possesso della Norvegia, trovando pochi spazi e soprattutto poche occasioni. La partita trova un sussulto soltanto con il goal di Schjelderup, un cross che si trasforma in tiro imprevedibile e batte l'incolpevole Pickford. Sembra l'inizio da favola per il proseguimento della favola della Norvegia, ma presto scopriremo di essere spettatori di un altro tipo di opera.

Succede tutto poco prima dell'intervallo. Sorloth porta avanti il pallone in una transizione due contro uno, Haaland alla sua sinistra e Stones di fronte a sé. Di fronte alla punta norvegese si profilano una miriade di scenari, probabilmente quasi tutti in grado di portare la Norvegia sul 2-0, ma tenta di fare qualcosa che probabilmente non è mai riuscita nella sua carriera considerato l'esito. Sorloth rientra sul sinistro ma quasi crolla dal poco equilibrio sulle sue gambe; Stones continua a schermargli la porta e poi Konsa arriva a raddoppiare la pressione, mandando in calcio d'angolo il tiro più prevedibile del mondo. Haaland sbuffa platealmente e da lì in poi smetterà di essere pericoloso.

Poco dopo arriva il goal del pareggio dell'Inghilterra, propiziato dal recupero di Anderson sul tiro dal fondo di Nyland: il centrocampista del Manchester City trova Gordon sulla verticale, l'ala del Barcellona rientra sul destro e serve Bellingham sul limite dell'area. La star del momento attacca il primo palo con un paio di tocchi pregevoli e incrocia sul secondo, trovando il goal e cadendo per terra. La sua esultanza sembra anche piuttosto composta per qualità e peso specifico della rete, ma da lì a poco ci renderemo conto che tutto questo fa parte di un più grande documentario sportivo dedicato a Jude Bellingham.

C'è in effetti un sospetto nel goal dell'Inghilterra: sembrerebbe che il pallone calciato da Nyland abbia toccato uno dei fili che tiene su la cosiddetta spider-cam, modificando così la propria traiettoria e favorendo il recupero inglese. Hanno protestato praticamente tutti i componenti della Norvegia a riguardo, da Haaland al CT Solbakken, ma a Turpin non giunge alcuna comunicazione da parte del VAR e deve convalidare la rete di Bellingham. Qualcuno suggerisce el cavo de Dios, per altri è la nausea definitiva di questo calcio della sorveglianza, a maggior ragione quando il presunto chip all'interno del pallone nulla pare abbia rivelato, dando ragione alla FIFA: pensate un po'.

Per il VAR ci saranno comunque altre due intrusioni in questa partita: prima annulla il goal di Heggem per una flebile spinta di Haaland verso Anderson in una situazione da calcio d'angolo; dopodiché, viene revocato un rigore su Spence dopo attenta revisione al monitor. Sembra tutto un po' forzato, a dire il vero.

Tornando alla partita, uno spunto che vale la pena leggere è quello di Michael Cox sul The Athletic. Il giornalista inglese ha notato come questa partita abbia restituito tutta l'essenza di Tuchel alla guida dell'Inghilterra: ondivago nella capacità di fare scelte pessime a scelte ottime. I primi cambi avvengono all'intervallo e riguardano Rice e Madueke, sostituiti da Eze e Saka. Se quello degli esterni gunners appare come uno scambio equivalente per occupazione dello spazio, ciò non vi è nella sostituzione Rice-Eze: l'idea di Tuchel era di comporre un'Inghilterra più offensiva, portando Anderson come unico vertice basso del centrocampo ed Eze all'altezza di Bellingham.

Tuttavia, Eze e Bellingham così alti non riescono a ricevere in alcun modo dei passaggi. L'Inghilterra subisce la Norvegia e sfiora anche di prendere il 2-1. Dopo venticinque minuti, Tuchel mette di nuovo mano alle sostituzioni: Reece James entra per Gordon. Un altro cambio inusuale, ma che si spiega con James interprete di un ruolo interno e Anderson libero di avanzare, mentre Eze occupa la corsia di sinistra lasciata libera dall'uscita di Gordon. Poco prima del novantesimo, Tuchel inserisce infine Spence e Rogers per O'Reilly e Konsa. Se il primo risulta compatibile come sostituzione ruolo per ruolo, il secondo mostra ancora un'attitudine offensiva del CT tedesco.

L'Inghilterra riesce a risalire il campo congestionando il lato sinistro del campo con Eze, Rogers, Kane e Anderson che agiranno tutti in quella porzione, mentre Saka può spadroneggiare con più spazio di fronte a sé sulla destra. Il goal dell'1-2 finale arriva da un tiro di Rogers respinto malissimo da Nyland, il pallone viene trovato al posto giusto e al momento giusto da Jude Bellingham, di nuovo.

Non ci sono altre spiegazioni se non che tutto questo sia soltanto un grande palco istituito per girare il documentario sportivo perfetto nei confronti dell'inglese. Tutto ciò che accade intorno a lui sembra esser quasi attratto dal suo protagonismo e dal suo marchio. Jude Bellingham è allo stesso tempo accattivante quanto privo di essere, sportivamente decisivo in un modo talmente assordante che quasi imporrebbe di non porsi troppe domande su di lui e sulle sue qualità.

Jude Bellingham segna il goal dell'1-2 finale contro la Norvegia per conto dell'Inghilterra.
«Se la cuoca è bella, sarà tutto buono»: se il calciatore è bello, sarà tutto decisivo.

Eppure qualcosa non torna. Ce lo eravamo chiesti già ad EURO2024 se l'Inghilterra altro non fosse che la sede perfetta per girare un generico documentario sportivo su Jude Bellingham. Questa volta, Bellingham sembra essere davvero capace di pensare in modo speciale e attrarre su di sé la benevolenza degli Dei più potenti. Se ciò fosse vero, potremmo misurare in quale categoria di potenza sia issato Diego Armando Maradona, protettore altissimo dei prossimi avversari dell'Inghilterra.

L'Inghilterra di Tuchel ha eguagliato dunque il miglior risultato di Southgate, il raggiungimento della semifinale dei Mondiali. Da qui in avanti, comunque andrà, gli inglesi giocheranno almeno altre due partite: per parafrasare in maniera provocatoria degli scozzesi come i Cocteau Twins, per l'Inghilterra sarà Heaven or Miami. O il paradiso della finale al MetLife Stadium il 19 luglio, oppure Miami per la finale per il terzo o quarto posto già come accadde nel 2018. Per Tuchel potrebbe convenire un ripasso di Bob Dylan: è lui che cantava Trying To Get To Heaven (Before They Close The Door). Se lo stile americano non piacesse c'è una versione ancora più emozionante cantata da sua divinità in persona David Bowie.

A voler chiudere la porta per il paradiso saranno protagonisti illustri: l'Argentina di Messi subito, poi una fra la Francia di Mbappé e la Spagna di Rodri, Yamal e La Fuente, quelle maledette furie rosse che distrussero con poco sforzo tutta la fatica degli inglesi per arrivare alla finale di EURO2024. Ovunque ci si volti, si scopre di essere inseguiti dalla storia, dai suoi fantasmi e dalle sue vendette da compiere. L'Inghilterra vuole scacciarli una volta e per sempre, forse perfino vendicarsi. Sarà tutto da vedere.


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