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Spagna Belgio
, 11 Luglio 2026

Spagna-Belgio 2-1, Considerazioni Sparse


La zona-Merino è ormai una garanzia per la Spagna, che elimina un Belgio condannato dai cambi e da Lammens.

Chi sarà l'anti-Francia in semifinale? La squadra che sembra avere davvero le credenziali per poter indossare questi panni, almeno sulla carta, è la Spagna, che pur senza sciorinare il proprio calcio migliore è stata per distacco la squadra più solida dell'intero Mondiale. Dal canto suo, invece, il Belgio è arrivato forse un po' più in là di quanto non abbiano detto le sue reali prestazioni sul campo, ma l'idea di fare lo scherzetto ai favoriti iberici avrà sicuramente stuzzicato un tipo sornione come Rudi Garcia.

Quest'ultimo, costretto a rimettere De Bruyne titolare a causa dell'infortunio di Tielemans, ha sconfessato un'altra scelta rivelatasi vincenti agli ottavi contro gli USA: fuori Lukebakio, e riecco Doku dal 1'. De La Fuente, invece, si priva di un Pedri abbastanza opaco col Portogallo, mettendo Fabián Ruiz al fianco di Rodri. Come secondo le previsioni, la Spagna è fin da subito dominante in possesso, obbligando il Belgio a stringersi nel suo 4-5-1 in blocco medio, in cui la gamba di Doku e i duelli di De Ketelaere sembrano gli unici mezzi adatti per risalire il campo.

L'attaccante dell'Atalanta, pur non essendo ovviamente un numero 9 classico, è comunque abbastanza affidabile una volta cercato con le palle lunghe. Inizialmente, inoltre, De Bruyne si abbassa spesso a fare quasi il doppio play sul centro-sinistra insieme a Raskin, un ruolo che lo svilisce (e lo abbiamo già visto nella prima parte dello scorso anno nel Napoli), impedendogli di sprigionare la propria visione di gioco sulla trequarti.

La Spagna prova a creare pericoli con i suoi consueti cambi di gioco per muovere la difesa belga, ma i ritmi del giro palla non sono molto alti. Oltretutto, neanche la stessa riaggressione delle Furie Rosse (uno dei punti di forza del gioco di questa squadra) sembra accentuata come nei giorni migliori.

Chi ci mette un po' a sintonizzarsi sulle frequenze della partita è Yamal, mentre sembra fin da subito pimpante Dani Olmo, l'attaccante-ombra di cui De La Fuente non potrà davvero mai fare a meno. In assenza di Nico Williams, però, una finta ala come Alex Baena viene quasi sempre dentro al campo, lasciando l'ampiezza a Cucurella; inevitabile dunque che la manovra della Spagna si appoggi in maniera quasi spasmodica alla propria fascia destra, dove nasce di fatto il gol del vantaggio.

Un triangolo tra Porro e Yamal affetta totalmente il binario De Cuyper-Doku, che non riesce a star dietro al terzino del Tottenham; sul suo cross a rimorchio arriva il solito Olmo, il cui destro rasoterra viene respinto da Courtois, ma il più rapido di tutti è Fabián Ruiz, che insacca a porta praticamente vuota. Come spesso le capita quando riesce a sbloccare le partite contro squadre che si chiudono, la Spagna con le sue combinazioni inizia a fare sul serio, e anche la prestazione del suo fuoriclasse inizia a lievitare.

Con una danza tribale, a un certo punto, Yamal ubriaca De Cuyper e Doku, e sfiora di poco il raddoppio con un mancino sul primo palo: pur essendo ben lontano dalla sua forma migliore, nessun giocatore al mondo riesce anche solo a pensare le giocate che a lui riescono con facilità.

Il Belgio, intanto, ha quasi rinunciato a costruire da dietro, affidandosi con sempre maggior insistenza ai piedoni di Courtois. Eppure, quando meno te l'aspetti, i Diavoli Rossi piazzano la zampata, la prima capace di far davvero sanguinare la Spagna in questo Mondiale: l'intuizione chiave è di De Bruyne, che libera Castagne a destra per il cross, impattato alla perfezione da De Ketelaere in anticipo su Cubarsí.

Per un CDK più ariete di quanto sembri è il secondo gol consecutivo di testa dopo l'incornata contro gli Stati Uniti; il suo nuovo allenatore, Sarri, che di falsi nove nati in Belgio se ne intende (sia chiaro, lui e Mertens non potrebbero essere più diversi, ma tant'è) inizia nel frattempo a prendere appunti.

Ce lo immaginiamo così, mentre assiste a Spagna-Belgio.

Lo stesso De Ketelaere riparte alla grande in campo aperto dopo un corner battuto male dalla Spagna, ma viene stoppato da una chiusura provvidenziale di Olmo, nell'ultima giocata degna di nota del primo tempo. Anche a inizio ripresa, il Belgio raffredda i ritmi, ma torna a rendersi pericoloso con un mancino di De Cuyper, arrivato fin dentro l'area spagnola dopo un bello scambio tra De Bruyne e Doku. Quest'ultimo vive uno dei suoi classici pomeriggi in cui alterna nuvole di fumo a bagliori di luce, senza soluzione di continuità.

A quel punto, De La Fuente capisce che l'unico modo per alzare il tasso di pericolosità è mettere Ferran Torres al posto di Baena; anche El Tiburón si accentra molto, ma va a fare di fatto la seconda punta, compensando lo scarso contributo dato da Oyarzabal. Dopo aver già cambiato la partita contro il Portogallo, Ferran entra bene anche in quest'occasione, andando a occupare bene i corridoi centrali. Entra anche Pedri, che rispetto a Fabián si muove più vicino a Rodri, rendendo ancor più corposo il possesso spagnolo. Il contro-pressing della Roja, intanto, inizia a farsi sempre più truce, manifestando la chiara intenzione di riappropriarsi del vantaggio.

A mezz'ora dalla fine, anche Garcia mette mano alla panchina, cambiando totalmente volto al proprio attacco: l'ex allenatore di Roma e Napoli opta per i muscoli di Witsel al posto di uno spento Trossard, e inserisce anche Lukaku al posto di Vanaken, obbligando De Ketelaere a trasferirsi sulla fascia destra. Da questo momento in avanti, le velleità offensive del Belgio, intestarditosi in continue pallate sporche e inutili verso Big Rom, spirano pressoché definitivamente. Quando la Spagna rischia di perdersi nel suo possesso perimetrale, ad accendere la lampadina ci pensa sempre Yamal, che a un certo punto trova un corridoio geniale per Oyarzabal, al quale si oppone con fermezza il solito Courtois.

Quest'ultimo, però, è costretto a dare forfait al 71', e lascia il posto a Lammens: sarà la vera e propria ghigliottina sul Mondiale dei fiamminghi. Intanto, dopo un buon avvio di secondo tempo, la Spagna torna a viaggiare a marce troppo basse, e De La Fuente, spazientito, fa riapparire Nico Williams (infortunatosi alla fine del girone contro l'Uruguay), e lo mette in campo per Oyarzabal: anche la fascia sinistra ispanica torna dunque a esistere, ed è un'ottima notizia, anche perché Yamal fatica tremendamente a saltare il neoentrato Seys.

Addirittura, nell'unica occasione in cui riesce a sfuggirgli in profondità su lancio di Rodri, lo stesso Yamal manca clamorosamente lo stop che lo avrebbe messo a tu per tu con Lammens. A quel punto, De La Fuente tenta un Portogallo-bis, buttando Merino nella mischia per sfruttarne la fisicità e il suo fiuto per gli inserimenti decisivi: inutile dire che il trucco di magia gli riesce anche stavolta, con la complicità di un Lammens che a 2' dalla fine respinge malissimo un tiro tutt'altro che irresistibile di Cubarsí.

Per certi versi, è una versione ancor più sporca del primo gol spagnolo, con responsabilità decisamente maggiori da parte del portiere del Belgio. Nell'assalto finale, lanciato senza poi neanche troppa convinzione, c'è tempo per un ultimo grande intervento di Laporte (fa quasi impressione ricordarsi che ha solo 32 anni): il difensore di origine francese salva infatti in grande stile un cross di Saelemaekers pennellato per l'arrivo di Lukaku, arrivandoci in spaccata, e togliendo dai guai Unai Simón, avventatosi in uscita non si sa bene dove e perché.

Vittoria meritata, seppur non esattamente scintillante, per una Spagna che raggiunge comunque il proprio obiettivo minimo in questo Mondiale: le semifinali. Per avere ragione di una Francia così forte, però, servirà la miglior versione possibile della Roja; rispetto al duello di EURO 2024, a pensarci bene, i ruoli delle due squadre sembrano essersi totalmente invertiti.

Ai tempi, infatti, trascinata dall'esuberanza di Yamal e Nico Williams, oltre che da un Rodri in versione Balón de Oro, era la Spagna ad arrivare in semifinale col vento in poppa, carica di entusiasmo e gioco fluido; la Francia era invece ben più grigia e burocratica, e avrebbe pagato a caro prezzo questo atteggiamento rinunciatario proprio contro la squadra di De La Fuente, che adesso fiuta l'appuntamento con la storia.

L'unica volta che le Furie Rosse erano arrivate così tanto in là in un Mondiale, 16 anni or sono, alzarono la coppa al cielo di Johannesburg. Non mancano invece i rimpianti ad un Belgio che aveva sognato i supplementari contro una squadra ben più forte, arenandosi su un errore individuale a due minuti dal termine. Per ciò che resta della fu Generazione d'oro (35 anni per De Bruyne, 33 per Lukaku e 34 per Courtois, forse l'unico che potrebbe resistere fino a EURO 2028), è probabilmente il definitivo passo d'addio su questi palcoscenici.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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