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Francia Marocco
, 10 Luglio 2026

Francia-Marocco 2-0, Considerazioni Sparse


la francia si scrolla di dosso un marocco un po' impaurito e veleggia verso la sua terza semifinale mondiale consecutiva

C'è poco da fare, sono davvero i più forti di tutti. Lo erano già in partenza per quanto riguarda la qualità complessiva delle proprie individualità, e per l'enorme numero di opzioni offensive a disposizione di Deschamps, e stanno dimostrando di esserlo anche per quanto riguarda la proposta di gioco corale. Riavvolgiamo il nastro: la Francia si presenta al quarto di finale contro il Marocco forte delle proprie certezze, ottenute giochicchiando contro la Svezia, e a furia di calci e sputi contro il Paraguay. Per i nordafricani, invece, il principale rebus è capire chi sostituirà l'infortunato Saibari, un'assenza quasi incolmabile per Ouahbi, che opta per El Khannouss come falso nueve, con Talbi (alla prima titolarità in questo Mondiale) al suo posto sulla fascia sinistra. Partono a mille i Bleus, che vogliono replicare l'andamento della semifinale del 2022, in cui Theo Hernández portò in vantaggio i suoi dopo appena 5 minuti. Anche in questo caso è un difensore a creare il primo pericolo alla porta del Marocco: su un cross telecomandato di Dembélé, Bouaddi perde contatto con Upamecano, che ringrazia e schiaccia di testa, trovando i guantoni di un Bounou atteso da una prova quantomai ardua.

Sembra tanto aggressiva e verticale la Francia quanto timoroso ed impacciato il Marocco, che per i propri standard, nei primi 20 minuti, riesce a tenere davvero poco il pallone, rinunciando rapidamente a costruire da dietro. Per i "Galletti", il grande connettore tecnico è come sempre Olise, in moto perenne per associarsi coi compagni: non di rado, infatti, la perla del Bayern Monaco retrocede tra Koné e Rabiot per iniziare a pulire la manovra. Sul fronte opposto, prova a fare altrettanto Ounahi, seppur con esiti piuttosto diversi. Proprio quando i "Leoni dell'Atlante" iniziano ad alzare la pressione, la Francia ne approfitta come solo essa sa fare: su una palla persa da Hakimi sulla trequarti, Olise lancia in men che non si dica Mbappé, che all'ingresso dell'area di rigore salta con arrogante facilità l'affannato Mazraoui (schierato da difensore centrale), che lo stende. Il terzino del Manchester United, oltretutto, è uno che solitamente può vantare una buona scelta di tempo nei tackle, ma la pantera col numero 10 è troppo veloce per chiunque su questa Terra. La lunga attesa prima di battere il penalty, però, finisce probabilmente per innervosirlo, e un mostro sacro dei rigori come Bounou fa il resto, bloccando il suo debole piattone aperto.

Dopo il primo break, Ouahbi prova ad aggiustare qualcosa, alzando Salah-Eddine sulla linea dei centrocampisti per avviare il palleggio: si viene dunque a creare un 3+2, con El Aynaoui in mezzo ai centrali, e il terzino di proprietà della Roma di fianco a Bouaddi. Le piroette davanti alla difesa di quest'ultimo sono sempre una gioia per gli occhi, finché Doué non gli scippa un pallone terrificante, e spreca il suo stesso recupero alto mostrando poca freddezza al cospetto di Bounou. Prendendo spunto dal Canada, che aveva anestetizzato il Marocco col suo pressing furibondo nel primo tempo degli ottavi di finale, la Francia accorcia il campo a dismisura, grazie alla grande aggressività dei suoi due difensori centrali. Nota di merito, oltretutto, per un giocatore che avrà strappato più di qualche sorriso a Didier Deschamps: quest'ultimo, quando ancora giocava, fu definito in maniera sprezzante da Cantona "un semplice portatore d'acqua". Ebbene, a svolgere quel ruolo nei Bleus odierni ci pensa Manu Koné, autore di una prova massiccia, cristallizzata in uno splendido recupero su Brahim Diaz dopo un inseguimento lungo decine di metri.

Anche quando la Francia non riesce a penetrare, non le mancano le soluzioni per rendersi pericolosa in maniera estemporanea: persino un soldatino silenzioso come Digne, a un certo punto, si mette in proprio, e scheggia la traversa con un mancino potente e dalla traiettoria maligna. Al Marocco orfano di Saibari manca chiaramente peso specifico in attacco, visto che il povero El Khannouss, pur sbattendosi in non possesso, gira troppo al largo da Saliba e Upamecano, che non devono certo fare gli straordinari per proteggere Maignan. Nei primi 45', infatti, i marocchini effettuano un solo tocco nell'area di rigore transalpina, praticamente semi-irraggiungibile come un'oasi nel deserto. All'inizio del secondo tempo, però, il Marocco sembra avere le idee più chiare nel ripartire, giocando dentro la pressione dei francesi, attraverso le gambe secche ma magiche di Ounahi. Un paio di buone transizioni dei magrebini, tuttavia, non bastano certo per spaventare la Francia, il cui assedio prosegue senza sosta. Olise, sempre più epicentro creativo di questa squadra, è arte in movimento, e soltanto il fuorigioco di Mbappé vanifica una delle giocate più belle del Mondiale: controllo orientato per saltare Bouaddi, progressione nel mezzo spazio, ed imbucata con una "croqueta" (così gli spagnoli chiamano il farsi passare il pallone da un piede all'altro) che da dribbling diventa assist.

Kylian, tuttavia, non vuole certo essere da meno rispetto al suo compagno, e in una scena già vista qualche giorno fa (Haaland con Danilo vi dice niente?) dimostra che contro quelli come lui non si può esitare neanche per un millisecondo, o si rischia la pena capitale. A tentennare più del dovuto, in questo caso, è Diop, che concede al fenomeno del Real Madrid la mattonella per arcuare il destro, e spedire la palla in fondo alla rete per la ventesima volta della sua fantasmagorica carriera ai Mondiali. La partita, di fatto, finisce qui: il Marocco perde le distanze, e se il campo inizia ad allungarsi, i ragazzi in maglia blu riescono a farlo sembrare in totale discesa. A segnare il 2-0 pochi minuti dopo è Dembélé, fin lì il più in ombra dei suoi: nel vederlo spostarsi la palla sul destro, Diop rimane piantato sulle gambe, mentre Mazraoui accorcia in ritardo. Persino Bounou, stavolta, non è del tutto incolpevole sul destro rasoterra del Pallone d'oro in carica. Insomma, l'unico modo che ha la Francia per soffrire è farsi male da sola: su un cross da sinistra di Talbi, Upamecano impatta in maniera goffa, e il suo liscione sorvola di poco la traversa. Addirittura, per vedere la prima parata di Maignan, bisogna aspettare l'83', su un destro da fuori di Ounahi, ulteriore dimostrazione della sterilità offensiva del Marocco.

Soltanto un paio di interventi d'orgoglio di Bounou, e un po' di pigrizia dei suoi attaccanti in ripartenza, impediscono a Deschamps di portarsi a casa un risultato ancora più ampio. La sua Francia incute ormai un timore reverenziale incredibile, di cui anche un gruppo del calibro del Marocco è caduto vittima. Se l'attacco al tritolo dei transalpini fa sudare freddo, ma di certo non stupisce, è invece tutt'altro che scontato vedere quanto i Bleus siano diventati solidi: è il terzo clean sheet consecutivo per una squadra che, nella fase a eliminazione diretta, non ha ancora mai subito gol, e che in un quarto di finale potenzialmente insidiosissimo ha concesso la miseria di 0,14 xG. Che dire, beati loro; a differenza nostra, costretti dopo vent'anni a custodire ancora gelosamente i santini di Grosso e Materazzi, per la Francia il Mondiale non è un film in bianco e nero da proiettare con gli occhi lucidi, ma un territorio di caccia dove muoversi con disinvoltura.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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