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, 8 Luglio 2026

Nyland, Vozinha e i loro fratelli: è il Mondiale delle sorprese tra i pali


Nonostante i record di gol, questo Mondiale ci sta restituendo tanti portieri protagonisti con storie bellissime.

L’edizione 2026 della Coppa del Mondo è, allo stato attuale delle cose col quadro dei quarti di finale praticamente completato, la quarta edizione dei Mondiali con la media gol più alta, ben 2.95 a partita. Grazie a questo dato, i Mondiali americani sono nettamente l’edizione con la media gol migliore nell’epoca moderna, visto che le uniche edizioni in cui si è segnato di più sono quelle del 1954, del 1938 e del 1954. Un altro calcio.

Dagli anni Sessanta fino al 2018, poi, le medie sono sempre state sui 2 gol e qualcosa a partita, con il dato più basso che si registrò nell’edizione del 1990 (2.21 gol a partita in media), in quel paese che oggi ancora si vanta anacronisticamente di aver inventato il catenaccio. Già la scorsa edizione in Qatar aveva segnato un’impennata della suddetta media, per la prima volta dopo molto tempo più vicina ai 3 gol a partita anziché ai 2.

In questa edizione, poi, un dato che per ora sfiora i tre gol a partita, distribuiti anche in modo equilibrato visto che delle goleade ci sono state ma non in numero superiore rispetto ad altre edizioni dei Mondiali.

Eppure, nonostante i molti gol segnato, c’è un filo conduttore che lega moltissime partite di questo Mondiale 2026, ed è quello delle grandi prestazioni dei portieri. E soprattutto prestazioni che stanno concedendo una grande vetrina internazionale ad alcuni estremi difensori semi sconosciuti, i quali grazie al Mondiale stanno avendo i loro celebri 90 minuti di celebrità, che per Andy Warhol erano quindici solo perché all’epoca di questa famosa frase gli USA non avevano ancora scoperto questa cosa meravigliosa che è il Calcio.

Il ruolo del portiere, lo sappiamo, è un ruolo molto difficile, nel quale gli errori vengono ricordati molto di più delle belle parate, e nel quale un unico errore può cancellare decine di interventi fatti bene. Così come un errore del portiere può vanificare una buona prestazione di tutta la squadra, però, una brutta prestazione degli altri dieci può vanificare un torneo disputato in maniera eroica da un numero 1, e in quest’ultimo Mondiale sembra che stia accadendo di più la seconda cosa.

Abbiamo quindi deciso di raccogliere in questo pezzo alcune delle prestazioni dei portieri che più ci hanno colpito in queste prime quattro settimane di Coppa del Mondo, con un criterio di base fondamentale: il portiere in questione non deve essere un portiere affermato – premesso che questo criterio è molto soggettivo – e non deve giocare per una big tradizionale. Insomma, deve averci sorpreso. Vuoi perché non lo conoscevamo, vuoi perché non ci aspettavamo che fosse così forte.

Vozinha – Capo Verde, 40 anni

Di Vozinha ne avevamo già parlato dopo la straordinaria prestazione all’esordio contro la Spagna, quando le sue parate avevano consentito alla piccola Capo Verde di fermare sullo 0-0 i campioni d’Europa in carica. Ma oltre alla sua storia familiare estremamente particolare, da cui deriva il suo soprannome, Vozinha anche nelle partite successive si è confermato la vera e propria arma in più della sua nazionale, che contro ogni pronostico è riuscita a qualificarsi alla fase successiva del Mondiale, addirittura da seconda nel girone.

I tre pareggi – dopo quello contro la Spagna ne sono arrivati due contro Uruguay ed Arabia Saudita – sono infatti valsi al piccolo arcipelago il passaggio ai sedicesimi, ed il merito principale, anche nella terza partita del girone contro i sauditi, è stato nuovamente di questo portiere che a 40 anni gioca nella seconda divisione portoghese.

Nelle due partite successive all’esordio, poi, Vozinha è riuscito anche a far arrivare negli Stati Uniti la mamma, che non aveva potuto assistere dal vivo all’esordio del figlio ai Mondiali a causa delle politiche statunitensi in merito ai visti di viaggio. Evidentemente le sette parate con cui Vozinha aveva fermato la Spagna erano ciò che serviva per convincere i criminali dell’ICE che una signora di oltre 60 anni – mamma di un portiere che fino a quest’inverno doveva fare un secondo lavoro – non fosse una Bin Laden in gonnella.

La nazionale di Capo Verde, alla fine, è stata eliminata ai sedicesimi dall’Argentina di quel Leo Messi che probabilmente in carriera avrà guadagnato più di tutto il PIL complessivamente generato da questo piccolo arcipelago dalla sua indipendenza 51 anni fa fino ad oggi. Anche contro i campioni del Mondo in carica, tuttavia, la prestazione di Vozinha è stata ottima, con sì tre gol subiti ma anche altre 8 parate che hanno contribuito a mandare la partita ai supplementari.

Un risultato oltre ogni pronostico, perfetto per ricordarci qual è la magia della Coppa del Mondo, dove, al di là della storia e dei milioni mossi dalle singole nazionali, poi le partite vanno sempre vinte sul campo. Tra l’altro, per curiosità, Capo Verde saluta il Mondiale non avendo mai perso nei novanta minuti regolamentari.

Orlando Gill – Paraguay, 26 anni

A proposito, poi, di belle storie e di storie che ci ricordano che le partite vanno vinte sul campo al di là dei nomi, difficile non menzionare Orlando Gill, portiere del Paraguay che ha eliminato la Germania quattro volte Campione del Mondo.

Gill, all’esordio assoluto ai Mondiali, è un portiere classe 2000 che gioca in Argentina nel San Lorenzo. La squadra di Papa Francesco, però, è in gravi difficoltà economiche e i giocatori non prendono lo stipendio da circa sei mesi. Nonostante ciò, Gill è stato bravo ad isolarsi da questo contesto negativo e a mettersi a disposizione del CT Alfaro, il cui lavoro è stato sorprendente se consideriamo che la rosa paraguaiana è davvero modesta.

Eppure, non paghi di aver concluso il girone davanti alla Turchia nonostante la brutta sconfitta all’esordio contro gli Stati Uniti padroni di casa, i paraguaiani si sono concessi il lusso di eliminare una squadra che ai Mondiali raramente perde contro chi le è inferiore, e di tenere testa alla Francia per oltre un’ora nel turno successivo.

In entrambe le sfide il Paraguay partiva estremamente sfavorito, eppure ha dimostrato di poter stare in campo contro questi giganti del calcio mondiale. E dire che, se la nazionale di Alfaro è riuscita ad arrivare a giocarsi partite così importanti, il merito sta molto nei guantoni di Orlando Gill, che già nelle due sfide del girone contro Turchia e Australia era stato superlativo nel tenere la porta inviolata. Contro la squadra di Montella aveva evitato quasi 2xG, mentre contro l’Australia un’altra prestazione da cinque parate decisive gli è valsa il premio di migliore in campo.

Il capolavoro di questo portiere che nel 2024 è passato al San Lorenzo dal… San Lorenzo (esiste, infatti, un omonimo club anche in Paraguay) è arrivato però ai sedicesimi contro la Germania. Prima il miracolo su Havertz nei tempi regolamentari, poi ai rigori ha ipnotizzato sia lo stesso centravanti dell’Arsenal che Woltemade, facendo sì che i tedeschi perdessero la loro prima lotteria dei rigori dopo esattamente cinquant’anni.

Abbiamo citato i guantoni di Gill, e dietro le sue mani e le sue parate c’è un’altra storia particolare che merita di essere menzionata. Quattro anni fa, quando lui giocava ancora in patria, la moglie di Gill ha dato alla luce il piccolo Lautaro, il quale tuttavia si è gravemente ammalato fin dai suoi primi giorni di vita. Nonostante il lavoro del padre, non c’erano soldi sufficienti per pagare le cure per il figlio.

Dopo la vittoria contro la Germania, la moglie ha raccontato quello che ha dovuto fare Gill. "Quando Lauti è nato, non avevamo niente e Orlando ha dovuto vendere tutto il suo materiale ricevuto dalle varie squadre in cui ha giocato per coprire le spese. Nostro figlio ha lottato per la sua vita e suo padre è sempre stato lì! Ha venduto tutto: la maglia della nazionale Under 20, i vestiti, le scarpe da ginnastica. Ha letteralmente venduto tutto! Non è stato facile e non sarà mai facile, ma con amore e sacrificio tutto è possibile. Spero che il mondo intero sappia il grande cuore che hai".

L’unica cosa che non ha venduto furono i suoi guanti da calcio, quei guanti che in realtà scelse solo a 13 anni quando il suo allenatore di allora gli disse che come centrocampista era troppo lento. “O vai in porta o vai in panchina”, in sostanza. Ha scelto la porta e per i sostenitori del Paraguay è andata discretamente bene, al di là delle sguaiate uscite televisive di Luis Chilavert – da un lato più grande portiere paraguaiano di sempre, dall’altro persona delle cui opinioni faremmo volentieri a meno.

Tra l’altro Gill è l’unico under 30 del nostro articolo e chissà che la vetrina del Mondiale non possa costituire per lui un bel trampolino di lancio verso l’Europa e, magari, anche verso ingaggi più alti (e pagati puntualmente).

Eloy Room – Curaçao, 37 anni

All’inizio di questo articolo abbiamo citato le goleade, un fatto inevitabile dei Mondiali se pensiamo a quanto sono diverse le estrazioni e le provenienze delle squadre che si affrontano ogni quattro anni. E il Mondiale 2026 di Curaçao – nazione più piccola ad aver mai partecipato alla Coppa del Mondo – era iniziata proprio subendo una goleada. La Germania di Nagelsmann ne aveva messi 7 alla squadra di Advocaat, d’altronde si sa che i tedeschi non si fermano davanti a nulla, men che meno ai “piccoli” di turno.

Eppure, nella partita successiva la piccola Curaçao ha fermato sul pari l’Ecuador, una squadra che nelle altre partite del girone ha fatto vedere cose molto interessanti. Il pareggio per 0-0 ottenuto dalla nazionale caraibica porta certamente la firma del suo portiere, il 37enne Eloy Room.

Come altri 24 giocatori su 26 della rosa, anche Room è nato nei Paesi Bassi – d’altronde Curaçao è un territorio che dipende dai Paesi Bassi, il che ne fa, escluse le nazionali del Regno Unito, l’unica nazione non indipendente ad aver mai preso parte ai Mondiali insieme alle Indie Orientali nel 1938, altra dipendenza della corona olandese – e fino ai 30 anni ha giocato sempre in patria tra Vitesse e PSV, anche se raramente da titolare.

Nel 2019 si è trasferito al Columbus Crew negli Stati Uniti e – eccezione fatta per un anno da titolare di ritorno al Vitesse – da quel giorno ha sempre giocato nella MLS, dove quest’anno è passato all’Inter Miami di Leo Messi, che nel 2023 si complimentò con lui al termine di una partita amichevole fra Curaçao e Argentina.

La nazionale di Curçcao è una nazionale costruita con un’intensa ed eccellente attività di scouting. I dirigenti federali hanno dovuto cercare in giro per il mondo – soprattutto in Olanda ma anche negli Stati Uniti – giocatori col doppio passaporto. Room è entrato nel giro della nazionale circa 9 anni fa diventandone subito il portiere titolare.

Nella seconda partita del girone le sue parate hanno inchiodato l’Ecuador sullo 0-0 consentendo a Curaçao di conquistare il suo primo ed unico punto mondiale. Quante parate? Esattamente 15, record assoluto nei tempi regolamentari ai Mondiali. L’unico ad averne fatte di più fu lo statunitense Tim Howard nel 2014 contro il Belgio ma in 120 minuti. Nel post partita Room si è concesso una battuta dicendo che sicuramente Howard avrà sudato freddo davanti la tv.

Alireza Beiranvand – Iran, 33 anni

Abbiamo citato poco fa la storia di Gill con le relative difficoltà economiche, non possiamo dunque non citare quella di Alireza Beiranvand, portiere che prima di disputare ben tre mondiali da titolare con l’Iran è stato addirittura un mendicante senzatetto.

Beiranvand nasce da una famiglia nomade dell’ovest dell’Iran, in quella parte del paese a maggioranza curda che ha sempre subito molte discriminazioni di carattere etnico e religioso. La sua era una famiglia di pastori che si spostava in quella zona del paese a seconda delle stagioni e delle esigenze lavorative dei genitori. Proprio dai genitori, tra l’altro, nascono i primi ostacoli per il giovane Alireza.

Una volta scoperta la passione per il calcio e per il Dal Paran – un passatempo che consiste essenzialmente in un lancio del peso con le pietre – Beiranvand inizia ad allenarsi in una squadra locale a Sarabias, ma il padre lo ostacola perché questi due sport sottrarrebbero troppo tempo al lavoro.

Per accudire e spostare il gregge, infatti, c’è bisogno della collaborazione di tutta la famiglia e Beiranvand non può certo distrarsi giocando a calcio. In un’intervista al Guardian ha rivelato che il padre era arrivato persino a strappargli i vestiti ed i guanti per impedirgli di giocare. Stufo di giocare a mani nude, Beiranvand decise di scappare dalla propria famiglia e di andare a Teheran per provare a sfondare nel mondo del calcio.

In un autobus della capitale Beiranvand incontrò un allenatore che gli propose di allenarsi nella sua squadra dietro il pagamento di circa 30/40 euro al mese, troppo pochi per sopravvivere in una metropoli così diversa dalla sua terra di origine. Il portiere non aveva soldi, non aveva un lavoro e soprattutto non aveva un tetto sulla testa. Spesso dormiva proprio fuori dal campo di allenamento della squadra da cui aveva ricevuto la proposta. Dormiva all’addiaccio e iniziò poi a lavorare per un autolavaggio per il quale si dice che fosse passato anche Ali Daei, il più grande calciatore iraniano di tutti i tempi.

Oltre ad Ali Daei, il giovane incontrò anche l’allenatore di un club della capitale, il Naft-e-Tehran che gli concede una chance, e soprattutto un posto caldo in cui dormire. A quel punto Beiranvand poté tornare ad allenarsi, inizialmente affiancando all’attività sportiva anche i lavori di pizzaiolo e spazzino.

Nel 2016, dopo aver ricevuto altre porte in faccia dal mondo del calcio, arriva la chiamata del Persepolis, il club più importante e vincente dell’Iran. Beiranvand – che si fece notare soprattutto grazie all’incredibile capacità di effettuare con le mani lanci fino a 60 metri (vi ricordate il Dal Paran) – può ora finalmente fare solo il calciatore.

Due anni dopo arriva l’esordio al Mondiale con tanto di rigore parato niente popò di meno che a Cristiano Ronaldo, e nel 2022 e nel 2026 arriveranno altre due partecipazioni mondiali in cui, però, l’Iran non riuscirà mai a superare lo scoglio della fase a gironi. Nel mentre, anche due avventure in Europa con l’Anversa ed il Boavista.

Quest’anno l’eliminazione dell’Iran – giunta nonostante tre pareggi in tre partite – è arrivata in modo estremamente beffardo e non senza polemiche a causa sia di alcune partite dei gironi con risultati diciamo prevedibili, sia a causa del trattamento discriminatorio imposto all’Iran dalla FIFA.

Il Mondiale iraniano, infatti, è stato caratterizzato da mille difficoltà logistiche e difficoltà fuori dal campo, primo fra tutti il fatto che – in un caso più unico che raro – l’Iran è stato bombardato proprio dal paese ospitante. Se, nonostante tutto questo, l’Iran è arrivato comunque ad un passo dalla qualificazione molto lo deve proprio al suo portiere e alle sue parate nella seconda partita del girone contro il Belgio, dove è stato premiato come MVP.

Al di là, quindi, del risultato della sua nazionale, una bella rivincita per un giocatore del quale possiamo davvero dire che è partito molto dal basso prima di arrivare a farsi conoscere nella massima competizione al Mondo.

Ørjan Nyland – Norvegia, 35 anni

Sull’infanzia e sulla vita privata di Nyland non si sa molto, e forse visto il luogo provenienza è lecito pensare che la sua storia non sia una storia di riscatto dalla povertà come per Beiranvand o Gill, ma anche la sua avventura merita di essere raccontata. In primis per un motivo molto singolare: il portiere che ha portato la Norvegia ai quarti di finale dei Mondiali per la prima volta nella sua storia è… attualmente svincolato.

Ørjan Nyland, nato a Volda quasi 36 anni fa, infatti, è senza squadra dallo scorso primo luglio. Apparentemente sembra che le sue prestazioni non ne abbiano risentito: dopo un girone in cui non è stato molto impegnato sono arrivate un paio di parate decisive ai sedicesimi contro la Costa d’Avorio e soprattutto la prestazione monstre contro il Brasile agli ottavi, che non gli è valsa il titolo di MVP solo perché la Norvegia davanti ha uno che il mostro lo fa letteralmente in tutte le partite che gioca.

Nyland ha vinto un campionato norvegese da protagonista col Molde nel 2014 e da lì ha girato un po’ tutta l’Europa: prima l’Ingolstadt in Germania, poi Aston Villa e altre squadre inglesi, poi riserva a Lipsia e nel 2023 la chiamata del Sevilla per sostituire Bounou.

In Andalusia gioca due campionati travagliati da titolare ma poi nell’ultima stagione perde il posto, da qui la decisione del club spagnolo di non rinnovargli il contratto. Nel mentre, però titolarità fissa nell’ultimo – splendido – lustro della nazionale norvegese, tornata ai Mondiali dopo 28 anni.

Poco appariscente e poco conosciuto, la partita degli ottavi di finale col Brasile non è detto che sia stata la più bella della sua carriera, ma sicuramente è stata la più importante. Prima il rigore parato a Bruno Guimarães dopo neanche un quarto d’ora, poi altri due interventi provvidenziali su Martinelli e Vinicius – non proprio gli ultimi arrivati – sempre nel corso del primo tempo.

Nel secondo tempo, poi, nonostante la squadra del CT Solbakken stesse prendendo sempre più campo fino al vantaggio di Haaland al 79', un’altra parata miracolosa – forse la più bella di tutto il torneo – sull’incredibile tentativo di autogol di Ajer.

Solo Neymar con un ininfluente rigore a tempo ampiamente scaduto è riuscito a batterlo, ma la prestazione di Nyland resta una delle migliori ammirate in questa Coppa del Mondo, così come la Norvegia è una delle squadre più efficaci e belle da vedere. Vediamo dove arriveranno loro e vediamo dove finirà Nyland al termine di questo Mondiale così esaltante per lui.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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