
Stati Uniti-Belgio 1-4, Considerazioni sparse
I difetti che gli Stati Uniti avevano saputo nascondere fino ad ora vengono a galla nella maniera più lampante possibile contro il Belgio.
Quello che poteva essere “l’ottavo di finale con cui il Belgio ha eliminato i padroni di casa 4-1” verrà certamente ricordato come “la partita in cui la FIFA ha sospeso la squalifica di Balogun dopo aver ricevuto una chiamata dalla Casa Bianca”, e questo di base è un peccato perché, al di là dell’effetto rinvigorente che la sensazione di essere stati svantaggiati dal presidente statunitense possa aver avuto sui giocatori belgi, la partita è stata tutt’altro, scevra di polemiche e eventi controversi, senza eccessi violenti e, soprattutto, in una direzione unica e contraria a quella dei padroni di casa.
Nel giro di novanta minuti – ma in effetti anche meno, nel giro del primo tempo – della partita giocata a Seattle, tutti i difetti della nazionale statunitense che sono stati sempre lì, mai nascosti dalla squadra di Pochettino ma solo scarsamente sfruttati da avversarie magari anche organizzate ma poco interessate ad attaccare, sono venuti a galla in maniera forse pure troppo severa per quello che è stato il mondiale degli statunitensi.

La conformazione difensiva statunitense – con un terzino prettamente offensivo adattato a braccetto destro in possesso e un centrale mancino eccellente in impostazione ma lento e ormai inadeguato a coprire il campo aperto a sinistra – si è sempre prestata ad essere bucata, ed è un sacrificio che Pochettino si è – giustamente – preso con l’idea che questa squadra potesse segnare un gol in più di quelli che subiva.
Il Belgio ha punito sistematicamente questo difetto strutturale anche grazie alla presenza alta sulla fascia di Lukebakio. L’esterno del Benfica non ha raccolto né gol né assist, ma è stato una presenza chiave nel tenere occupata la difesa statunitense dal suo lato più debole.
Proprio Lukebakio ha costretto agli straordinari Antonee Robinson (che ha speso tante energie per supportare un Ream modalità cervo in tangenziale proprio, vedere il secondo gol di De Ketelaere per credere) e ha messo una firma su entrambe le reti dei suoi nel primo tempo, prima con un cambio di gioco diretto per Trossard, poi attirando la struttura USA verso sinistra, incapace di riconoscere in velocità lo spostamento a destra sempre per Trossard, che ha portato su un’isola un Dest troppo passivo, permettendo un facile cross per la testa del centravanti atalantino.
Ci sono però due questioni tendenzialmente separate, se pure comunicanti fra loro, ovvero da un lato l’incapacità degli Stati Uniti di proporre un modello di gioco e un’esecuzione stantia che ha ceduto al piano gara semplicemente superiore del Belgio; dall’altra, invece, ci sono gli errori quasi comici che hanno accompagnato tutti i gol del Belgio, una sequela di scenari peggiori possibili che ha punito le individualità di questa nazionale in maniera più grave di quanto le loro prestazioni in questo mondiale avrebbero meritato.
Dest, lo abbiamo già detto, è protagonista principale dei primi due gol, come se la vista della propria area difensiva lo privasse di forze, venendo poi sostituito all’intervallo. Sul terzo gol è clamorosa l’indecisione di Freese, che pure era stato solido e, anche in questa partita, autore di due buoni interventi fino a quel punto, mentre sulla quarta rete è palese la superficialità di Richards nel gestire il possesso.
Più in generale, questi gravi errori individuali sono qualcosa di più che un fatto episodico, ma forse la sintesi intera di quello che non ha funzionato per gli Stati Uniti in questa partita: forse per frustrazione o perché incapaci di gestire gli spazi ridotti che il Belgio ha chiesto loro di affrontare, la nazionale di Pochettino ha visto indebolirsi i legami di simpatia che l’avevano portata fino a questo punto.
Eppure, se ne facciamo una questione di struttura, o di meccanismi di costruzione, gli Stati Uniti hanno provato ad impostare la stessa partita che hanno giocato in tutti questi mondiali. Alla stessa maniera, il Belgio non si è allontanato dai principi dei suoi giorni migliori, con Garcia che ha optato per la scelta pesante, ma già vincente contro il Senegal, di far uscire De Bruyne e Doku per Vanaken – dopo che l’infortunio di Onana ha fatto abbassare Tielemans – e Lukebakio.
Con il risultato in ghiaccio, è servito poco al Belgio per gestire i disordinati e scarni tentativi di rimonta USA. Romelu Lukaku ha agito da valvola di sfogo per il Belgio, sia per far respirare la sua squadra in possesso lontano dalla propria porta sia, nel recupero, col gol che ha messo la parola fine alla partita più discussa, ma forse anche meno interessante, di tutti questi ottavi di finale.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














