
Brasile-Norvegia 1-2, Considerazioni Sparse
Haaland e Nyland portano la Norvegia ai quarti. Brasile sfortunato ma poco convincente.
"Absolute cinema": uno tra i meme più popolari degli ultimi tempi è l'immagine perfetta per l'ottavo di finale tra Brasile e Norvegia, ancor prima che la partita inizi. Facendo riferimento proprio al grande schermo, agli ultimi Oscar gli scandinavi hanno battuto i sudamericani nella corsa alla statuetta per il miglior film internazionale. Tornando invece al mondo del pallone, i Vichinghi si confermano la vera nemesi verdeoro, essendo l'unica nazionale contro cui il Brasile non ha mai vinto. La Norvegia non vuole smettere di stupire e i suoi tifosi non vogliono smettere di vogare; i sudamericani, dal canto loro, hanno in panchina l'allenatore che ha portato la Decima a Madrid, l'uomo con tutte le carte in regola per sfatare questo tabù e continuare la propria corsa nel torneo. Gli ingredienti per un thriller ci sono tutti.
I primi minuti confermano lo scenario: dopo appena centoventi secondi la Norvegia è avanti, ma il gol viene annullato per fuorigioco. Ne passano una decina e il punto di svolta capita sui piedi di Bruno Guimarães, che si fa però ipnotizzare dagli undici metri da Nyland; il punteggio rimane così invariato, lasciando la situazione in stasi fino al prossimo colpo di scena. Spavento iniziale da una parte, spavento iniziale dall'altra: quasi fisiologicamente, il ritmo di gioco rallenta da entrambe le parti, sebbene non manchino intensità né occasioni. L'uomo in più del Brasile è Vinícius Júnior che, con Neymar inizialmente in panchina, si prende sulle spalle la squadra e prova a trascinarla; l'uomo in più per la formazione di Solbakken è invece proprio il suo portiere: galvanizzato dal rigore parato, tiene in piedi i suoi anche in un'altra occasione. E pensando proprio al cinema, L'uomo in più di Sorrentino si apre con la frase Il pareggio non esiste: eppure è così che va in archivio il primo tempo.
La ripresa si apre con due sostituzioni nella Norvegia, che cambiano leggermente il leitmotiv del match: gli scandinavi prendono il controllo del gioco, schiacciando il Brasile nella propria metà campo. La squadra di Ancelotti, ad ogni modo, tiene botta senza rischiare più di tanto; anzi, ritrova vivacità e occasioni da gol con l'ingresso di Endrick. Il giovane talento ha subito la possibilità di portare in vantaggio i suoi al primo pallone toccato, dopo una giocata sublime del solito Vinícius, ma calcia fuori a tu per tu con il portiere avversario. È poi il turno di Alisson di tenere a galla i suoi: con diverse parate decisive congela il risultato in parità almeno fino a dieci minuti dalla fine, quando arriva la zampata del solito Haaland che sblocca il match e manda in visibilio i tifosi nordici.
Le statistiche sull'uomo nato a Leeds per far sognare la Norvegia si sprecano e si aggiornano partita dopo partita. Allo stesso modo fioccano le occasioni per il Brasile: prima Nyland - con l'aiuto del palo - evita un clamoroso autogol di Ajer, poi Casemiro spreca una chance enorme, confermando inconsapevolmente la legge più antica del calcio: gol sbagliato, gol subito. Neanche a dirlo, è ancora il cyborg del Manchester City, con un tracciante da fuori area, a mettere il punto esclamativo sul match e a spegnere definitivamente le speranze verdeoro di proseguire il percorso mondiale.
Finisce così il Mondiale del Brasile, fotografato perfettamente dal fallo di frustrazione di Neymar che - prima di segnare il rigore che pone il punteggio su quello finale - si fa ammonire nei minuti di recupero, colmi di nervosismo e tensione: non è stata una spedizione esaltante né convincente per gli uomini di Ancelotti. La Norvegia, dal canto suo, aveva finora stupito, ma eliminare il Brasile andava probabilmente oltre ogni più rosea aspettativa. Solbakken e i suoi ragazzi, però, sanno unire compattezza e qualità, e ora aspettano la vincente di Messico-Inghilterra per una sfida che promette già spettacolo: la "Viking Row" può continuare.
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