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Argentina
, 4 Luglio 2026

Argentina-Capo Verde 3-2 d.t.s., Considerazioni Sparse


I sedicesimi non smettono di stupire: Capo Verde lascia il Mondiale con nuove certezze, mentre l'Argentina dimostra di saper vincere soffrendo.

Fino ad oggi l'Argentina era stata quella che, fra le favorite, aveva deluso di meno, stravincendo il suo girone, con una solidità e un dominio sugli avversari che facevano pensare ad un remake – migliorato – di Qatar 2022. L'Albiceleste rimane, senza dubbio, una delle squadre più temibili del Mondiale ma, dopo la partita con Capo Verde, qualche certezza inizia a scricchiolare. L'involuzione più preoccupante si è vista a centrocampo, dove i tre titolari (Enzo, De Paul, Mac Allister) sono sembrati lenti, imballati e molto in difficoltà nel saltare il filtro di Capo Verde.

Il più indietro è sembrato Enzo, appesantito e meno dinamico rispetto al giocatore a cui eravamo abituati, che ha avuto molta difficoltà nel collocarsi in campo. È partito decentrato sulla sinistra ma non ha saputo combinarsi e coordinarsi con Medina, molto propositivo ed esuberante. La partita del centrocampo ha condizionato tutta l'impostazione tecnico-tattica dell'Argentina che non ha trovato la strada centrale per la porta fino al 62', con un'ottima sponda di Lautaro per imbucare Messi.

Fino a quel momento, la Seleccion ha cercato continui triangoli sulle fasce o palle lunghe dalla difesa sopra i difensori. Il gol di Messi dell'1-0, condito da un controllo di esterno pregevole, arriva proprio grazie ad una giocata del genere di Licha Martinez, assoluto protagonista in impostazione.

Capo Verde ha seguito il canovaccio argentino ma non in modo passivo, mettendo invece in campo tutte le qualità che la hanno caratterizzata al Mondiale: organizzazione difensiva, pragmatismo e ottimi concetti quando si tratta di ripartire e aggredire. Il più positivo – oltre a Vozinha, che ha chiuso più volte la porta a Messi – è stato Jovane Cabral, sempre molto attivo sulla destra, che ha messo in difficoltà la catena di sinistra argentina, tagliando spesso dietro le spalle di Almada.

Capo Verde, che in questo Mondiale non ha perso nei novanta minuti con Spagna, Uruguay e Argentina, ha giocato come ci si aspettava, aggiungendo anche qualcosa di più: uno spirito combattivo, tipico di paesi così piccoli che vogliono mostrarsi davanti agli occhi del mondo, applicato – però – ad un'organizzazione da paese con una tradizione calcistica molto più solida di così. Bubista ha disegnato una partita volta a chiedere ogni spiraglio centrale verso la porta di Vozinha per poi cercare continuamente Da Costa in attacco, con palle lunghe dalla difesa o rasoterra dalle fasce.

Il manifesto di questa impostazione è il gol che segna Deroy Duarte, nato da un recupero che poi si trasforma in un tre contro due che punisce i troppo passivi Medina ed Enzo Fernandez.

La svolta tattica per l'Argentina avviene in due momenti ben precisi, ovvero con l'ingresso di Nico Gonzalez al 66' e con quello di Paredes all'83'. L'ex Fiorentina svolta la partita perché fa quello che Almada non si era mai sognato nella precedente ora: allargare il campo. Contestualmente, Messi si abbassa e agisce più da trequartista che da punta, come aveva fatto nel primo tempo, guardando la porta.

Con questo nuovo assetto il Dieci ha più tempo per guardare cosa succede in attacco e decidere come incidere, e lo fa cercando continuamente passaggi sopra i difensori per Nico, che taglia verso la porta coi tempi giusti, rendendosi imprendibile per i terzini capoverdiani. Con l'ingresso di Nico l'Argentina velocizza molto il suo gioco e si scrolla di dosso il torpore dei primi sessanta minuti.

Ma la svolta ancora più importante si verifica con l'ingresso di Paredes. Già autore di un'ottima prestazione contro la Giordania, il capitano del Boca è stato protagonista di una partita che sa di statement: ad oggi, è il centrocampista più in forma della nazionale e lasciarlo fuori, visti anche due dei tre titolari, sa di eresia. La cosa che stupisce di Paredes è la varietà di cose positive che sa fare in campo. Gioca con un'economicità straordinaria, dando l'idea di non buttare via una goccia di sudore che non sia necessaria.

Ma la cosa che lo differenzia dagli altri è che è sempre lucido, mantiene tutto sotto controllo, come se non stesse giocando la partita ma dirigendola, imponendo alla partita un ritmo cadenzato, ossia l'unico a cui oggi l'Argentina può permettersi di andare. Paredes è un giocatore che sa cosa fare quando il pallone pesa e lo fa con l'umiltà dell'ultimo arrivato, contrasta, recupera, spazza quando è necessario e con la stessa efficienza e lucidità imposta, organizza, dirige.

È il miglior cinco che Scaloni potesse desidera per il suo sistema che ha nel centrocampo il nucleo e in Paredes un meraviglioso cervello che esalta prima gli altri e poi se stesso, con un altruismo pragmatico. Dopo stanotte, è diventato il cinque titolare della Seleccion.

L'Argentina la vince con huevos, huevos e ancora huevos. Dimostra di saper soffrire con uno spirito combattivo che era un po' scemato in virtù della superiorità che ti conferisce essere Campione del Mondo. La superbia con cui guardavamo le altre nazionale è stata mitigata dai due gol di Capo Verde che hanno acceso un campanello d'allarme: il 2022 è stato bellissimo, ma adesso la coppa va difesa e guai a sottovalutare qualsiasi avversario.

I due gol decisivi, non a caso, li segnano i giocatori più cazzuti in rosa, Licha e Cuti, sempre pronti a mettere le mani nel fango per cercare un diamante o a tirar fuori la testa per deviare in porta un calcio d'angolo. L'Argentin, non perde le sue qualità e il suo status, ma ha forse capito che si deve vincere anche così.

  • Classe 99, come Darwin Nuñez. Tifoso della Fiorentina, dell’Athletic Club ed ossessionato dalla Doce. Apprezza il mate, un buon regista davanti alla difesa e tutto ciò che venga dal Rio de la Plata

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