Logo sportellate
Portogallo Croazia
, 3 Luglio 2026

Portogallo-Croazia è stata semplicemente folle


La sfida tra Portogallo e Croazia, che ha visto trionfare Cristiano Ronaldo e compagni, rimarrà nella storia del calcio.

Capita, talvolta, di assistere a partite di calcio che sembrano scritte a tavolino. Pare impossibile non pensare che, dietro a ciò che succede sul rettangolo verde, non ci sia lo zampino di uno sceneggiatore, che assegna a ogni interprete il copione per dare vita a uno spettacolo da Oscar per il Miglior Film. Roma-Barcellona 3-0, Francia-Argentina del 2022, l'Inter-Barcellona del 2024/25. Partite che, semplicemente, non ti puoi far raccontare, ma che devi necessariamente vivere sulla tua pelle per capire perché rappresentino delle tappe indelebili nella storia del calcio.

E, fa strano dirlo, questo Portogallo-Croazia, sino all'intervallo, non dava l'impressione di essere una partita valevole di rientrare in tale categoria. I primi 45 minuti sono stati giocati a ritmi tutt'altro che forsennati, senza che nessuna riuscisse a prendere il sopravvento sull'avversaria. Con la ripresa, è cambiato tutto. Ed è proprio questo ad aver reso il tutto incredibilmente magico e tragico: non vi era la minima avvisaglia che il tutto potesse esplodere con tale enfasi. Ci sentiamo di stringere la mano allo sceneggiatore di questo Portogallo-Croazia: il futuro ti riserverà una gran carriera.

Tornando seri, Portogallo-Croazia era già di per sé una partita storica. La sfida rappresentava un banco di prova interessante per entrambe, ma doveva il proprio fascino per la presenza di due dei maggiori interpreti della storia recente di questo sport.

Da un lato, Luka Modrić, istituzione del calcio croato. Dall'altra, Cristiano Ronaldo, uno dei calciatori più forti e influenti della storia. Certamente la sua ingombrante figura è stata più un problema che una soluzione, in questo Portogallo, ma l'idea che, da questo momento in poi, tutte potrebbero le partite che giocherà potrebbero essere l'ultima volta del numero 7 a un Mondiale mette senz'altro nostalgia. E il discorso è estendibile al suo ex compagno di squadra al Real Madrid.

I due si sono abbracciati al termine del match: ben distinguibile l'emozione sul volto del croato, che fatica a mantenere il contatto visivo con il portoghese.

Nonostante tali premesse, come accennato, il primo tempo non è stato entusiasmante. Roberto Martinez schiera Pedro Neto e Leão – alla prima da titolare a USA/Canada/Messico 2026 – sulle fasce, confermando Ronaldo come prima punta. Dal canto suo, Dalić conferma in blocco gli undici visti con il Ghana: Ivan Perišić fa il terzino sinistro.

Gli spunti, nel corso della prima frazione, non sono tantissimi. Sostanzialmente, a gestire il possesso è il Portogallo, in maniera piuttosto prevedibile, ingolfata e macchinosa. Sin da subito si deduce che la scelta di schierare Leão, da parte di Martinez, è azzeccatissima: Stanišić, da quel lato, non riesce a contenerlo - il terzino del Bayern Monaco non è stato autore di una gran partita - e Vlašić è costretto ad aiutarlo in raddoppio con costanza. Dall'altro lato anche Perišić dimostra di far fatica a star dietro a Pedro Neto: tutta la Croazia si abbassa per togliere soluzioni agli esterni portoghesi.

Poche le emozioni, sino all'intervallo: la conclusione di Budimir, dopo pochi minuti, è strozzata e facilmente leggibile da parte di Diogo Costa; il colpo di testa di Renato Veiga è potente ma alto; medesimo risultato raccoglie Leão, sempre utile quando viene innescato ma la cui conclusione, sul tramontare del primo tempo, si spegne sopra la traversa. A conti fatti, le occasioni migliori sono di Bruno Fernandes, murato prima da Livaković e poi dalla retroguardia croata. Tra le fila dei Vatreni il migliore è Sučić, vero valore aggiunto grazie ai suoi spunti e ai suoi movimenti.

Il centrocampista dell'Inter è stato uno dei migliori della spedizione croata ai Mondiali 2026.

Uno dei più in difficoltà nella Croazia è Budimir, che ha faticato per tutti i primi 45' al cospetto di Rúben Dias e Renato Veiga. Dalić inserisce dunque Igor Matanović al rientro dagli spogliatoi: l'attaccante autore di 14 gol e 3 assist in stagione col Friburgo sarà, nel bene e nel male, colui che determinerà l'andamento della partita.

Pronti-via e, ad inizio secondo tempo, Nuno Mendes si ritrova praticamente a tu per tu con Livaković: il giocatore del PSG ce l'ha sul mancino, il suo mancino, ma non opta per la conclusione nonostante la posizione favorevole, cercando di servire Cristiano Ronaldo in area. CR7 viene anticipato: la cronaca di DAZN parla di "sudditanza psicologica", difficile contraddirla. È interessante, però, sottolineare quest'azione: tale "sudditanza psicologica", con il volgere della match, è venuta meno, per la prima volta all'interno di questo Mondiale. Il che, senza alcun dubbio, non può che essere una buona notizia, per il Portogallo.

Riprendendo l'analogia cinematografica, questa occasione sciupata dagli uomini di Martinez rappresenta uno dei turning point di questo secondo tempo: da una parte, il Portogallo continua con il suo giro palla lento e tutt'altro che convinto. Si cita, in tal senso, il minuto 49: Rúben Dias invita vistosamente Bruno Fernandes a salire, dopo che quest'ultimo si era abbassato tra il centrale del City e Renato Veiga per aiutarli ad impostare. Tale movimento, però, è stato sostanzialmente inutile: la Croazia ha sempre lasciato facoltà ai difensori centrali del Portogallo la libertà di impostare l'azione indisturbati. Qualcosa, insomma, nel Portogallo, continuava a non quadrare.

Dall'altra, invece, la Croazia ha tirato fuori la testa, aggredendo la partita. Ha alzato il baricentro, gestendo di più il pallone e contribuendo a rendere il match vivo. Matanović è una mossa azzeccata: Budimir, nel primo tempo, non è mai riuscito ad imporsi, ma l'attaccante del Friburgo ha dato un'altra dimensione ai suoi, aiutandoli a dare maggiore credibilità alla propria fase di possesso. La Croazia ha trovato con maggior continuità le combinazioni armoniose che si erano viste a sprazzi nel primo tempo – complice un assetto difensivo del Portogallo ampiamente rivedibile e disorganizzato – sbloccando il risultato al 53'.

Matanović allarga per Vlašić, che aspetta sapientemente la sovrapposizione di Stanišić. Il duo Leão-Nuno Mendes è pigro, rientra sommariamente: l'esterno del Bayern Monaco riceve sulla linea di fondo e crossa in mezzo, indisturbato. Matanović prova a raccogliere senza successo, Cancelo è mal posizionato a metà tra il numero 20 e il giocatore della Croazia pronto a colpire sul secondo palo.

E chi potrà mai essere, quest'ultimo, se non l'intramontabile Ivan Perišić? L'ex giocatore dell'Inter controlla il pallone, tentenna un po', quasi non si aspettasse che la sfera carambolasse sui suoi piedi, e con il mancino trafigge Diogo Costa. La Croazia si ritrova dunque in vantaggio, grazie alla rete numero 7 ai Mondiali dell'ormai – purtroppo... – 39enne.

Francamente, la partita sembra ormai indirizzata. La Croazia è riuscita a portarla su binari a lei congeniali: nel primo tempo ha tenuto botta, per poi alzare i ritmi nella ripresa, trovando anche la via del gol. Il Portogallo, invece, pare spaesato, privo della verve necessaria per rimontare e senza le risorse tattiche che gli consentirebbero di legittimare maggiormente il cospicuo possesso palla. Non riesce a trasformare il proprio giro palla da quantitativo a qualitativo.

La partita decolla definitivamente. Leão sfonda la traversa. Cristiano Ronaldo segna un gol d'autore, in pallonetto, dopo aver eseguito uno stop tanto difficile quanto elegante e brillante. Il VAR, però, glielo annulla: è partito in posizione di fuorigioco. Il 7 si gira verso le panchine, probabilmente gli si gela il sangue. Martinez prova a dare una scossa alla squadra, e ne mette dentro quattro. Nei pressi del quarto uomo sono pronti a entrare Bernardo Silva, Semedo, Conceição e, soprattutto, Gonçalo Ramos. Nel giro di pochi minuti, la storia del Mondiale di Ronaldo può cambiare radicalmente. Dallo splendido gol annullato alla sostituzione: sarebbe un colpo durissimo da digerire per l'ex Juventus.

A uscire, però, non è Ronaldo, ma Bruno Fernandes, insieme a Vitinha, Cancelo e Pedro Neto. Scelte forti da parte di Martinez, che sostituisce alcune delle colonne portanti di questo Portogallo. E non Cristiano, che rimane in campo, a fianco di Gonçalo Ramos. Anche questo, uno dei momenti clou della partita.

Già, perché il Portogallo riprende a gestire il pallone, e subito dopo questo quadruplo cambio, Renato Veiga fa ancora la differenza su sviluppi di corner. Non arrivando per primo sul pallone, ma grazie alla sola presenza: Vlašić, che sino a qui era stato protagonista di una partita sicuramente positiva, stende il difensore centrale del Villarreal. L'arbitro viene richiamato al VAR, e concede – giustamente – il calcio di rigore.

Dal dischetto non può che presentarsi Cristiano Ronaldo. Qualora segnasse, darebbe un senso alla propria prestazione, nuovamente e prevedibilmente opaca. Qualora sbagliasse, invece, il contraccolpo psicologico sarebbe difficile da assorbire. Dinnanzi a lui, un pararigori come Livaković, cliente scomodissimo dagli undici metri. CR7 parte, calcia centrale, e segna. Finalmente, può esultare, riprendendo quel grido che il VAR gli aveva strozzato pochi minuti prima.

Da questo momento in poi, la partita impazzisce definitivamente. La Croazia torna a rendersi pericolosa: sale in cattedra anche Kovačić, che colpisce il palo dopo un miracolo di Diogo Costa che si ripete poco dopo, murando una conclusione ravvicinata di Matanović (fondamentale, il portiere del Porto: senza di lui, probabilmente staremmo parlando di un'altra partita). Segna Sučić – autore di una prestazione maiuscola – ma il VAR annulla, ancora una volta, per fuorigioco. Il Portogallo galleggia ancora, resistendo alle sfuriate dei Vatreni e spaventando Livaković ancora grazie a Renato Veiga, che si rende nuovamente pericoloso da calcio d'angolo.

La partita non lascia un attimo di respiro, fino all'81'. Stavolta, infatti, il tabellone del quarto uomo esibisce per davvero il numero 7, in rosso.

Cristiano, per la prima volta in questo Mondiale, esce dal campo, dopo aver giocato ogni singolo minuto a disposizione. Nella sua reazione si legge sconforto, amarezza. Fa una smorfia, si guarda un po' intorno, spaesato. Il suo sguardo è quello di un calciatore che sa che questo momento sarebbe potuto arrivare, ma che nonostante ci credeva ancora, a poter giocare ancora tutti e 90 i minuti. Scuote un po' la testa, accenna di voltarsi verso il centro del campo, quasi per sfuggire a un destino ormai segnato. Poi si convince, abbassando lo sguardo.

Esce dal campo, dà la mano a Rúben Neves, a Roberto Martinez, a tutta la panchina, e si accomoda. Cristiano Ronaldo può stare antipatico, è legittimo. Però non emozionarsi davanti a scene del genere è difficile. La mimica descritta tradisce un animo tormentato, ossessionato dal successo e dalla vittoria. E, in quel momento, ammettetelo: a meno che non siate abituali fruitori del campionato arabo, tutti quanti, pensando che quella sarebbe potuta essere l'ultima partita di Ronaldo con il Portogallo e, conseguentemente, l'ultima sua prestazione sui nostri schermi, vi è venuto un po' il magone.

Ma il bello deve ancora arrivare. Pašalić – subentrato al posto di Baturina – sfiora il gol, servito brillantemente da Sučić. Poco dopo, però, al 94', Gonçalo Ramos porta avanti i suoi completando una rimonta insperata e confermando la validità di una legge del calcio tanto spietata quanto vera: gol sbagliato (nel caso della Croazia, sono stati più d'uno), gol subito.

Leão controlla sulla sinistra e Stanišić lascia fare, passivamente. Il giocatore ancora in forza al Milan crossa in maniera precisa pescando Gonçalo Ramos, che svetta in mezzo a Gvardiol e Pongračić, che macchia una prestazione più che positiva. Il pallone si insacca, e il Portogallo esplode.

Magari rivedremo l'asse Ramos-Leão al Milan, qualora l'esterno dovesse rimanere in rossonero...

Per la seconda volta nel secondo tempo, la partita pare conclusa, ormai decisa. I volti dei calciatori croati sbiancano, e i tifosi scaccati si portano le mani tra i capelli. Il tracollo della Croazia è arrivato dopo una prestazione corale da brividi, con tutti gli interpreti che hanno venduto cara la pelle dinnanzi ad una selezione più attrezzata nonostante sembra che giochi al 50% del potenziale.

Difficile immaginare che la partita possa riaprirsi. Ma il nostro sceneggiatore mascherato ha ancora un asso nella manica, per rendere questo finale ancora più folle con l'ennesimo coup de théâtre di una partita infinita. O di un film infinito, che dir si voglia.

Il cronometro segna 90:00+12:23, ben oltre i 10' di recupero assegnati inizialmente Fuori tempo massimo, un Perišić stremato mette in mezzo l'ennesimo disperato pallone alla ricerca del gol del pareggio. Dopo una carambola, la sfera finisce sulla coscia di Pašalić, che involontariamente rimette il pallone in mezzo. Gvardiol anticipa Rúben Neves, Diogo Costa non può nulla. I telecronisti non ci credono, i calciatori nemmeno, e i tifosi di entrambe le squadre non se ne capacitano. È 2-2.

La regia, a questo punto, si rivela spietata. Prima inquadra un tifoso croato in estasi, e tutti si preparano per vivere i tempi supplementari. Poi cambia inquadratura, e ci mostra l'arbitro che si avvicina al monitor. La scena che segue è difficile da spiegare. Mentre il giudice di gara rivede l'azione al VAR, nella parte bassa dello schermo compare un rilevatore, che dimostra come Matanović, effettivamente, tocchi il pallone, rendendo la posizione di Pašalić irregolare. L'arbitro comunica la decisione: la panchina portoghese esulta, Modrić sorride, Perišić osserva impietrito, Pongračić si inginocchia in lacrime. Una scena surreale, un plot wist drammatico, sconsigliato ai deboli di cuore.

Quando il cronometro segna 90:00+18: 50, l'arbitro mette definitivamente la parola fine a questo pazzesco sedicesimo di finale. Il Portogallo passa, la Croazia è eliminata. Ronaldo è ancora in corsa, Modrić saluta. Le telecamere inquadrano subito il portoghese, che scuote i pugni, e sorride. Passano poi davanti al centrocampista, che si piega sulle ginocchia, si sistema i capelli: è chiaramente in preda all'emozione, non sa bene come comportarsi. Sučić è disperato, piange inconsolabile mentre qualcuno cerca invano di supportarlo. Queste, le due facce della medaglia di una partita drammaticamente memorabile.

Gli highlights non potranno mai restituire nemmeno l'1% delle emozioni che questa partita è stata capace di suscitare, ma ve li proponiamo ugualmente, per completezza.

Difficilmente assisteremo ad una partita più pazza, d'ora in avanti, in questi Mondiali 2026. E, forse, non vedremo nemmeno Modrić solcare nuovamente il rettangolo verde. Sicuramente vedremo ancora in campo Ronaldo, che affronterà la Spagna agli ottavi di finale. Il Portogallo, per avere la meglio sulle Furie Rosse di Lamine Yamal, ha bisogno di una prestazione di tutt'altro livello. Per il momento, però, tiriamo anche solo per un attimo il respiro: questo Portogallo-Croazia ci ha davvero sfiniti.

  • Nato a Venezia, cresciuto da pendolare. Appena può indossa le cuffie e ascolta i Twenty One Pilots.

pencilcrossmenu