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, 2 Luglio 2026

Daffara al Parma è un brutto segnale per il futuro della Juve


La cessione di Daffara, unita alle incognite per la porta e all'operazione Ekhator, racconta una realtà preoccupante.

"La Juventus ha in casa il portiere del futuro?", ci chiedevamo su Sportellate non più di 5 mesi fa. Giovanni Daffara, classe 2004 cresciuto nel vivaio juventino, era reduce da un'ottima prima parte di stagione in B con l'Avellino. Mentre l'estremo difensore si metteva in mostra in Irpinia, in casa bianconera Di Gregorio attraversava un momento decisamente complicato, e mai del tutto lasciato alle spalle; era lecito, dunque, ragionare su un possibile successore.

Oggi i tifosi della Juventus si sono svegliati con una notizia che qualcuno potrà reputare di secondaria importanza, ma che è sintomatica del problema che attanaglia i bianconeri da troppe stagioni, e che sembra non poter essere risolto nemmeno con l'ennesima, nuova gestione: la cessione di Giovanni Daffara al Parma.

Non in prestito secco, non con diritto di riscatto, nemmeno con controriscatto o contro-opzione: Daffara passa al Parma a titolo definitivo, per €5 milioni più bonus. Che cos'ha fatto, negli ultimi 5 mesi, il portiere di Biella per non meritarsi nemmeno la chance di andare in ritiro con la Juventus, o per non essere girato con un prestito che permettesse ai bianconeri di mantenerne il controllo?

Assolutamente niente. Anche nel girone di ritorno, Daffara ha confermato l'altissimo rendimento con l'Avellino. Per alcune partite - complice un problema fisico - l'allenatore Ballardini ha proposto il più esperto Iannarilli, divenuto eroe per il gol contro il Catanzaro, ma Daffara ha risposto presente ogniqualvolta è stato chiamato in causa.

A coronamento di una stagione di altissimo livello, è arrivata la convocazione in Nazionale per le gare amichevoli contro Grecia e Lussemburgo; quella di Baldini era un'Italia sperimentale, certo, ma che Daffara sia stato preferito ai tanti concorrenti è un segnale positivo. Segnale che è stato colto dal Parma, non dalla squadra che deteneva il cartellino del giovane.

Daffara a Coverciano con la nazionale italiana (foto: Getty Images).

Con Suzuki sul piede di partenza, il Parma aveva bisogno di un potenziale titolare da affiancare a Corvi: lo ha individuato nel miglior portiere della scorsa Serie B, portato in Emilia per una cifra relativamente bassa. La Juventus, pur avendo ceduto Daffara, non ha risolto in alcun modo la questione portiere, ad oggi un vero e proprio mistero.

Il titolare del 2025/26, Michele Di Gregorio, è finito sulle prime pagine per una deprecabile uscita del proprio procuratore via Instagram; non è un mistero che la Juventus e Spalletti abbiano cercato in ogni modo di sostituirlo nell'ultimo mese e mezzo di Serie A, ma tutti i tentativi fatti fin qui sembrano essere andati a vuoto.

In principio si è cercato Alisson, che ha scelto di rimanere al Liverpool; il Dibu Martinez non convince per i costi elevati in relazione all'età - fa sorridere pensare che la Juve abbia ceduto per due spicci un estremo difensore 12 anni più giovane dell'argentino.

Negli ultimi giorni sono spuntati i nomi di Vicario e Carnesecchi: il primo in Italia è percepito ancora come "un giovane" nonostante compia 30 anni a ottobre, il secondo è una solida realtà e proprio per questo non verrà ceduto all'Atalanta a prezzo di saldo. Si è parlato anche di Svilar, ma la Roma non pare volerlo cedere a meno di offerte che la Juve non può e non vuole formulare.

La Juve ha al momento in rosa un portiere classe '97 che sta cercando in tutti i modi di sostituire, un '92 (Perin) del quale non ha mai mostrato di fidarsi appieno e che andrà in scadenza nel 2027, e il caro, vecchio Pinsoglio, grandissimo uomo spogliatoio e utile per le liste data la militanza nel vivaio bianconero, ma nulla più. Come si può credere nella programmazione di una squadra che cede il portiere più forte e giovane tra quelli di sua proprietà, e nel frattempo cerca sostituti troppo costosi o avanti con l'età?

L'avvento in bianconero dell'AD Giovanni Carnevali - grande uomo mercato, eccellente politico, maestro delle plusvalenze - aveva fatto ben sperare chi era stanco dell'algoritmo di Comolli e del suo accento francese: finalmente un dirigente italiano, che sa lavorare in Italia, meritocraticamente "promosso" dopo i miracoli messi in mostra in quel di Sassuolo. Giudicarne l'operato dopo così poco tempo sarebbe miope, certo, ma le premesse sono preoccupanti.

Quasi contemporaneamente alla cessione di Daffara è arrivato l'annuncio dell'acquisizione di Jeff Ekhator, attaccante classe 2006 ex Genoa. L'operazione è interessante: contratto fino al 2031, costi complessivi pari a €18 milioni, a cui è da aggiungersi il passaggio in rossoblù del giocatore della Next Gen Puczka, valutato €5 milioni. Oltre 50 presenze in A a 20 anni, punto fermo dell'Italia U21, unanimemente considerato tra gli addetti ai lavori come uno dei migliori talenti; c'è qualcosa che non va nell'operazione Ekhator?

C'è la sensazione che essa non sia stata condotta per motivazioni sportive, ma meramente economiche. Ekhator è un attaccante, impiegato principalmente come centravanti: la Juventus nel suo ruolo ha al momento in rosa Openda, per il quale si sta disperatamente cercando un acquirente, e Jonathan David, la cui situazione è in bilico e verrà valutata al termine del Mondiale.

I bianconeri stanno cercando un attaccante titolare: se dovessero partire sia Openda che David, è molto probabile che di attaccanti ne arrivino due. Ekhator, nel 2026/27, dovrebbe in ogni caso essere la terza punta di una squadra che impiega un centravanti alla volta, nella speranza di riuscire a scalare le gerarchie a suon di buone prestazioni, o di fare capolino in Europa League. Era però davvero prioritario il suo acquisto?

Se per un Ekhator che entra a €18 milioni deve uscire un Daffara per €6 milioni per "far quadrare i conti", se in entrambi i ruoli la Juventus cerca ALMENO un altro profilo, hanno davvero senso operazioni del genere? Sì, solamente se ribaltiamo la prospettiva.

Giovanni Daffara è un portiere: i prezzi medi per le cessioni dei portieri - benché aumentati negli ultimi anni - sono inferiori rispetto ad altri ruoli. Una stagione in panchina o in prestito nella squadra sbagliata avrebbero fatto scendere il suo valore; nessuno, in casa Juventus, ha pensato a lui come a un potenziale titolare, nemmeno per quelle a venire, più per un fatto di età ed esperienza che per il suo effettivo status tecnico. Meglio disfarsi di Daffara quando la sua quotazione è al (presunto) apice, vista la stagione al top di B e la convocazione in nazionale, invece di rischiare una potenziale svalutazione.

Jeff Ekhator è un attaccante, ruolo in cui bastano 10 gol in stagione per essere ambito da diverse big europee, vista la carenza di giovani calciatori validi che giochino nella sua posizione. Ekhator ha 20 anni e difficilmente si svaluterà in modo cospicuo nelle prossime 2-3 stagioni; le possibilità di registrare una plusvalenza in caso di cessione sono quindi molto alte. Nel peggiore dei casi, la Juve avrà scommesso su un giovane italiano senza nulla o quasi da perdere; nel migliore, avrà in rosa un attaccante di valore, pronto a andarsene all'estero per svariate decine di milioni.

C'è ovviamente una grande sconfitta in tutto questo ragionamento: la programmazione. Una Juve che sa programmare sopporta la cessione di Daffara, perché sa di essere coperta nel ruolo e di poter tamponare la sua perdita, conscia di non avere "spazio" per valorizzarlo. Una Juve che sa programmare prende Ekhator quando ha già chiare le dinamiche e volti nel reparto avanzato, e lo inserisce in un progetto che abbia al centro la crescita del calciatore, non la sua trasformazione in carne da macello.

In questo modo, invece, giustificare la cessione di Daffara e l'acquisto estemporaneo di Ekhator diventa esercizio complicato.

"In questo preciso momento storico, con Di Gregorio in difficoltà e Perin mai realmente preso in considerazione come titolare, è davvero così difficile provare a fidarsi di Giovanni Daffara?". Questa era la domanda che ci ponevamo a febbraio, alla quale Giovanni Carnevali ha risposto: fidarsi di Daffara non è difficile, fidarsi di Daffara è impossibile.

"Alla Juventus non c'è tempo di programmare", si dice ogni anno, e di certo non c'è nemmeno il tempo di aspettare un portiere di 22 anni, nonostante i bianconeri attraversino uno dei peggiori momenti della loro storia per quanto riguarda gli estremi difensori. Non si può aspettare né programmare nemmeno in quello che potrebbe essere un anno 0, fuori dalla Champions League, in cui si ha la fortuna di disporre di un un vero e proprio maestro di calcio come Spalletti, che ha già dimostrato di saper costruire squadre eccellenti anche in condizioni non ottimali.

Alla Juventus non c'è tempo di programmare, è vero, ma che succede quando a vincere sono gli altri? Quelli che programmano, aspettano, spendono tanto con raziocinio e non in modo schizofrenico, non per compiacere procuratori amici, che mettono la parte sportiva al centro e non la relegano in un angolino.

Carnevali e la Juventus hanno tutto il tempo del mondo per invertire il trend di un calciomercato partito in modo sinistro. Viene però da chiedersi: ne avranno davvero l'intenzione?

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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