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, 1 Luglio 2026

Pallacanestro Brescia: lettera a cuore aperto a Mauro Ferrari


Un appello all'ormai ex patron del Brescia, Dopo la cessione dei diritti sportivi e il conseguente trasferimento a Roma.

Egregio signor Ferrari,
oggi non si rivolge alla sua persona uno dei giornalisti che ha incontrato sabato pomeriggio. Non le si rivolge un professionista del settore cestistico o finanziario o un rappresentante delle istituzioni. Si rivolge a lei un bambino.

Un bambino che tanti anni fa ha iniziato a seguire la pallacanestro tifando la squadra della sua città, Brescia, prima presso il PalaSport del San Filippo, poi presso il PalaGeorge di Montichiari e, fino a poco tempo fa, presso quel gioiellino che è il PalaLeonessa. Quel bambino, cresciuto con i miti di Cittadini, Moss e Della Valle, ma anche con il mito di una proprietà e di una dirigenza bresciana, locale, forte, ambiziosa e strutturata, oggi è cresciuto e si è trovato, nell’ultimo mese, a dover sperare, ogni giorno, che le voci che si susseguivano riguardo il non-futuro di Pallacanestro Brescia fossero prive di fondamento.

Che il futuro del basket nella città che, numeri alla mano, nelle ultime stagioni è stata la terza forza del campionato dietro solo a Olimpia Milano e Virtus Bologna, non fosse assolutamente in discussione. E invece a quel bambino che ha sognato, ha gioito e ha sofferto tifando a quei colori, è stata rubata una passione. Ma non solo. Mi permetta di dirle che da lei, nella conferenza di sabato, ci si aspettava delle risposte, delle spiegazioni, ci si aspettava dei perché. E invece, dopo il primo schiaffo della sparizione della pallacanestro, abbiamo dovuto sopportare un’altra serie di schiaffi che francamente non ci sentiamo di meritare.

Durante la conferenza, ho personalmente cerchiato alcune frasi – dal mio punto di vista significative – che lei ha pronunciato; ha attaccato, senza mai ringraziarli in un singolo passaggio, i tifosi, specialmente quelli che l’hanno contestata (e viene naturale chiederle: cosa pensava di ricevere? Applausi? Gli insulti alla sua persona da parte degli Irriducibili non sono sicuramente la soluzione, ma non può biasimarli; gli è stato tolto tutto e si ricordi che per noi appassionati lo sport è qualcosa di serio, qualcosa che va oltre; spiace che lei non sia stato in grado di cogliere questo aspetto) e senza scusarsi per quel comunicato-farsa fatto durante i play-off con il quale ha illuso tutti.

Ha criticato (anche giustamente, anche se ormai è diventata una moda nello sport del Belpaese più che uno spunto per costruire qualcosa) le istituzioni del basket italiano, salvo poi prendere le difese di Gianni Petrucci, da 13 anni Presidente della FIP, che ha fatto gli interessi di tutti tranne che delle piazze italiane, acconsentendo appunto che Brescia e Cremona sparissero, al che viene spontaneo chiedersi chi siano queste fantomatiche istituzioni.

Ha chiesto ai giornalisti di abbassare i toni, accusandoli di essere complici del clima di tensione creatosi in questi giorni a Brescia; anche in questo caso viene spontaneo chiedersi cosa avrebbero dovuto fare e scrivere, dato che lei, nascondendosi dietro agli accordi di riservatezza, non ha proferito, se non per il ridicolo comunicato già citato del 30 maggio, alcuna parola su una situazione che per rispetto di tutti i protagonisti meritava una oggettiva spiegazione.

Ha parlato di umiltà dell’ambiente, ma mi permetta, la prima persona non umile in questa situazione è stata lei. Solo un anno fa, col petto gonfio, parlava di «andare a Trapani con i documenti in ordine», alludendo alla situazione del club siciliano in confronto a quella di Brescia (evidentemente i documenti erano in ordine, ma non le disponibilità economiche). In più, e Brescia l’ha vissuto l’anno scorso con il calcio, non c’è vergogna a chiedere con umiltà una mano, alle istituzioni e al tessuto imprenditoriale locale (le hanno anche chiesto come mai, invece di rimodulare il budget, esso negli ultimi anni sia stato aumentato, se c’era questa difficoltà; non ha risposto).

Infine, e questo mi ha colpito ancora di più, ha parlato dei giocatori, di fatto non dando alcuna importanza a quelli che potrebbero essere i loro sentimenti e le loro preoccupazioni in quanto, guadagnando certe cifre, non sono legittimati a esprimere determinate impressioni. Credo sia importante ricordarle che il nostro capitano, Amedeo Della Valle, veste la maglia della Pallacanestro Brescia da 5 stagioni e che, negli ultimi anni, salvo poche eccezioni, la squadra che lei stesso ha costruito ha sempre cercato continuità nei singoli (Bilan e Burnell 3 stagioni, ad esempio). Forse qualcuno di loro, alla nostra città, si era affezionato.

Sa, una parte di me sperava che questa conferenza la aiutasse a salvare la faccia. Perché lei per questa città e per questa squadra ha fatto tanto, tantissimo e, seppur lei abbia contribuito a cancellare il basket da essa, è impossibile per me cancellare quello che lei ha fatto. E invece, dopo averla ascoltata più volte, non riesco a provare altri sentimenti che non siano rabbia e disgusto.

Oltre a qualche spunto interessante di riflessione sulla situazione basket del nostro Paese, non è stato in grado di considerare l’aspetto emotivo e passionale che ha lo sport in Italia, di considerare quanto fosse importante la pallacanestro in questa città e provare a salvarla con una mossa (l’acquisizione e successiva eventuale donazione di un titolo sportivo di A2 o B1 al Comune) che, francamente, pare più di facciata che qualcosa di costruttivo, soprattutto nel decimo anniversario della promozione in A1. Ulteriore umiliazione?

Infine, ribadendo i miei personali ringraziamenti per quello che lei ha fatto prima dell’ultimo mese, le chiedo un’ultima cortesia, sempre da parte di quel bambino che andava al PalaGeorge e si appassionava a questo sport e a questa squadra. Dica al Presidente Federale che potrà pure essere vero che gli imprenditori con i loro soldi fanno quello che meglio reputano, che le leggi permettono lo scempio avvenuto a Brescia e Cremona e tutte queste frasi fatte (che forse avremmo accettato dai rappresentanti delle due cordate americane, non dal Presidente Federale).

Dica ciò che vuole, ma dica anche che è fondamentale ricordarsi che la pallacanestro in questo Paese la fanno ancora i bambini che iniziano a giocare e a seguire questo sport, la fanno i tifosi che rinunciano a diverse opportunità per non mancare ad una singola partita, la fa chi, pur non essendo professionista, continua a giocare nei dilettanti, perché l’amore che abbiamo per quella cazzo di palla a spicchi è e sarà sempre più forte di tutto. La pallacanestro la fanno le persone, non i soldi.

Grazie Pallacanestro Brescia, ci hai fatto vivere un decennio meraviglioso. Saremo ancora, un domani, quello che tutti sognano.

  • Studente universitario, grande appassionato di sport, in particolare calcio, basket e Formula 1.

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