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Harry Kane festeggia con Gordon e Bellingham il goal dell'Inghilterra contro la Repubblica Democratica del Congo
, 1 Luglio 2026

Inghilterra-R.D. Congo 2-1, Considerazioni Sparse


Harry Kane è stanco del suo destino: l'Inghilterra si gode l'annata migliore di sempre dell'attaccante più forte della storia inglese.

L'Inghilterra sembra averci preso gusto: come nell'ultima partita del girone L contro il Panama, ci vuole un'ora per vedere gli inglesi capaci di dimostrare di valere qualcosa. Contro una commovente Repubblica Democratica del Congo c'è bisogno del miglior Harry Kane per strappare la qualificazione agli ottavi di finale dei Mondiali 2026. Ad attendere i Three Lions sarà il Messico fra le mura dell'Azteca Stadium, nel cuore urbano degli ospitanti più caldi di questo Mondiale, lì dove Maradona punì l'inglesi con el goal del siglo. Lo anticipiamo: per Tuchel ci vorrà molto di più quanto visto in queste settimane per proseguire nel torneo.

Le cadute rovinose dei Paesi Bassi e della Germania avrebbero dovuto ammonire le potenze europee. Oggi più che mai, il ranking stilato dalla FIFA non conta più nulla, è vietato sottovalutare qualunque nazionale. Nel caso inglese, la Repubblica Democratica del Congo: una squadra che ha strappato il pareggio al Portogallo di Cristiano Ronaldo e ha rubato il cuore a tantissimi opinionisti italiani.

I congolesi giustificano l'entusiasmo nei loro confronti scendendo in campo con un'eccentrica maglia azzurra targata Umbro, un marchio che oggi produce un'estetica purtroppo molto distante da quelle splendide casacche inglesi anni '90, gli abiti di quell'Inghilterra perdente che nonostante tutto cantava il magnifico It's coming home. È un'eccentricità che tuttavia si sposa benissimo con la prepotenza dei giocatori congolesi, fin dall'inizio capaci di mettere sotto l'Inghilterra senza neanche chiedere loro il permesso: sberleffano gli inglesi costruendo nella propria aria di rigore, li scavalcano nei duelli aerei e si sganciano con leggerezza sulle corsie esterne per punirli.

Dopo sette minuti, la Repubblica Democratica del Congo si trova in vantaggio con la bella rete di Brian Cipenga, esterno sinistro della CD Castellòn, seconda categoria spagnola.

L'entusiasmo della Repubblica Democratica del Congo, d'altronde, trova il miglior contesto possibile per sprigionarsi. La linea difensiva di Thomas Tuchel continua ad essere la sezione più deficitaria dell'Inghilterra: dopo gli infortuni di Reece James e di Jarell Quansah, è obbligatorio che giochi Djed Spence come terzino destro titolare dei Three Lions. È proprio il giocatore del Tottenham a mancare il colpo di testa che permette al pallone di raggiungere Cipenga e quindi punire un Pickford imperfetto sul primo palo. Ad Atlanta, nonostante i forti riflettori dello stadio, sembrano proiettarsi le ombre perfette per mostrarci gli angoli peggiori di quest'Inghilterra: impaurita, addomesticata, quasi sodomizzata dall'energia dei suoi avversari.

Per intenderci, sembra di rivedere quello spirito da tremarella che aveva contrassegnato il ciclo di Southgate, un CT che aveva istituito una linea difensiva a cinque proprio per sopperire a questa paura costante di concedere un goal. Di quell'Inghilterra piratesca e verticale vista contro la Croazia non c'è più nemmeno il più flebile dei bagliori, chissà perché.

Probabilmente, Tuchel non ha ancora individuato il miglior sistema possibile. Lo dimostra l'aver cambiato nuovamente la coppia di esterni offensivi: questa volta tocca all'inedita coppia Rashford-Madueke giocare allo stesso livello di Bellingham e Kane. Ma come nelle scorse uscite, l'Inghilterra insiste di giocare su delle fasce prive di calciatori capaci di impensierire le difese. Più in generale, nonostante la maggior parte degli inglesi giochi nell'elettrica Premier League, i Three Lions sembrano impressionati e spaventati dalla velocità dei congolesi e dai loro palloni distribuiti fra di loro con tecnica e velocità. Non un bel segnale.

Un'azione simbolo del primo tempo dell'Inghilterra arriva alla mezz'ora. Madueke sfonda sulla fascia destra quasi in punta di piedi, in qualche modo fa recapitare il pallone in area di rigore a O'Reilly che lo sbuccia come un principiante, quindi giunge sui piedi di Rashford che non ha la cattiveria giusta di sfondare la porta. Se il campo da calcio di Atlanta fosse acqua, gli inglesi annegherebbero a picco di fronte alla leggiadra dei congolesi, nonostante il territorio del Congo abbia uno sbocco piccolissimo sul mare. In particolare, Madueke sembra essersi impuntato nel dimostrarsi capace di fare un goal ai Mondiali, ma risulta evidente che non possa sfuggire alla propria natura così come i limiti del proprio talento.

Il primo tempo si chiude perfino con un pizzico di rimpianto per la Repubblica Democratica del Congo, perché Wissa trova un palo clamoroso a negare lo spaventoso 0-2 contro l'Inghilterra. Questa volta la sorte premia Tuchel e lo lascia andare negli spogliatoi con un passivo ancora rimontabile: per la quarta volta consecutiva, il CT tedesco dovrà impegnarsi in un discorso motivazionale impattante per recuperare dei compiti a casa non fatti (o forse fatti male).

Se volessimo concederci in un giudizio meno severo, potremmo raccontarci che l'Inghilterra sia cosciente che contro avversari del genere la stanchezza sia un'arma micidiale da sfruttare a proprio favore. Come abbiamo già notato nelle scorse partite, fra una condizione atletica generalmente superiore abituata a lunghi sforzi e una panchina davvero troppo corposa per non azzeccare le sostituzioni, per gli avversari dell'Inghilterra ninety minutes are very long. Personalmente, continuo a notare una certa insistenza di Tuchel nel proseguire in scelte tattiche discutibili, a partire dall'impiego timido di O'Reilly, utilizzato come un giocatore semplice e ordinato, l'opposto di quella caratura da tuttofare di personalità vista con il Manchester City.

E così, proprio come contro il Panama, l'Inghilterra aspetta un'ora di gioco prima di prendere coraggio e fare la grande squadra. Questa volta i meriti sono di Antony Gordon, inserito al posto di Rashford a dettare un gioco più diretto e verticale, nonché ad agitarsi di meno e compiere delle scelte più funzionali nell'ultimo terzo di campo: è suo il pallonetto verso il colpo di testa di Harry Kane che buca un Mpasi fino a quel momento eroico.

La partita si stappa e segue la trama che tutti si aspettavano di vedere: la Repubblica Democratica del Congo vede arrivare gli inglesi su ogni pallone e da ogni direzione, quindi deve chiudersi nelle capocciate dei suoi difensori centrali, sperando di raggiungere i tempi supplementari e magari i calci di rigore.

Nei minuti successivi, il pallone non entra in porta ma continua a girovagare intorno l'area di rigore della Repubblica Democratica del Congo. Da una seconda palla, Gordon sbuca dal limite dell'area e serve il pallone per Harry Kane con una verticalizzazione dolce con il piattone. Per la prima volta, dopo troppo tempo vediamo un'azione che mostra un'autentica ed eccezionale cattiveria agonistica degli inglesi: Harry Kane si ribella al destino che piomba su questa nazionale da sessant'anni e si gira con una foga meravigliosa per trovare il 2-1 e distruggere tutti quei limiti mentali che hanno condannato questa Nazionale per tutto questo tempo.

Harry Kane segna il secondo goal dell'Inghilterra contro la Repubblica Democratica del Congo!

L'esultanza di Kane è rabbiosa e consapevole di aver raggiunto il livello più alto di sempre nella storia del calcio inglese. Sono momenti che cambiano definitivamente la percezione di sé nel mondo, nella storia e cambiano la propria traiettoria calcistica: emozioni che dimostrano che vale la pena attendere ogni quattro anni e che spiegano cosa significhi vivere un Mondiale, la propria Nazionale e un'estate passata a sognare ogni notte.

Il risultato premia ancora gli inglesi e trascina i Three Lions agli ottavi di finale, contro il Messico, all'Azteca Stadium. L'Inghilterra raccoglie altre gocce di sudore e pezzi di personalità, elementi fondamentali per una Nazionale che sogna di superare il mondo e alzare il trofeo sopra di esso. Se Tuchel ha qualcosa da dire, si sbrighi nel farlo: dalle prossime partite, una mezz'oretta finale di foga e intensità potrebbe non bastare per continuare il proprio cammino nei Mondiali 2026.


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