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Colombia
, 1 Luglio 2026

Il Mondiale visto da Cali: Colombia-Portogallo


La sfida per la testa del girone K tra Colombia e Portogallo termina 0-0, ma a uscirne meglio sono sicuramente i cafeteros.

Prima di andare a vedere Colombia-Portogallo alla tienda della Loma, da Pitufo, passiamo dal Kurullao. Un baretto nel barrio di San Cayetano che vende soprattutto viche, un distillato di canna da zucchero tipico della costa pacifica. È stata una giornata caldissima. Ci sediamo al tavolino di legno sulla strada e ordiniamo due cocktail rinfrescanti, uno di lulo e l’altro di maracuyá. Sul bordo del bicchiere una squisita combinazione di dolce e piccante: marmellata di tamarindo e pipilongo, una spezia del Pacifico. 

L’amico che ora sorseggia il cocktail di lulo propone di vedere la partita da un’altra parte. Si lamenta che da Pitufo salta il segnale e che le casse di plastica delle birre sono scomode per sedersi. L’altro amico, quello che tifa Once Caldas e non beve perché sta prendendo delle medicine, insorge: “Stai scherzando. La cabala è la cabala. Dove abbiamo visto le prime due partite? Da Pitufo. Le abbiamo vinte giusto? Dove vediamole prossime? Da Pitufo. Punto”. La discussione finisce lì. Beviamo il cocktail e ci incamminiamo verso la tienda di Pitufo.

Casa dolce casa.

Una volta lì, l’amico dell’Once Caldas ci comunica che Alexa non verrà. Lo dice con un tono sconsolato. “È andata a uno di quei rituali che vanno ancora di moda”, aggiunge. “È andata a un matrimonio”. La sua assenza spezza la cabala. A fine partita non ci sono dubbi: se si è pareggiato è perché Alexa non è venuta, visto che era presente sia contro Uzbekistan, sia contro il Congo. Ci sono, come sempre, maglie gialle ovunque. Pitufo è meno attivo del solito, meno goliardico. Un bel tramonto e una brisa deliziosa ci accompagnano. Le altre due partite le abbiamo viste alle nove, quando era già buio; questa, invece, inizia alle sei e mezza.

I tifosi e le tifose colombiane sono sempre molto severi con i giocatori della nazionale. I commenti prima che inizi la partita sono per lo più pessimisti. Sono fanatici, ma non megalomani: non ho sentito nessuno osare un pronostico di vittoria mondiale. Nessuno crede che possa accadere davvero. Forse questo sentimento è figlio di una storia che ha visto trionfare la nazionale colombiana in pochissime occasioni. Una sola Copa América in bacheca; il miglior risultato a un Mondiale resta il quarto di finale perso contro il Brasile nel 2014.

L'avventura colombiana al Mondiale del 2014 finì per mano della super-punizione di David Luiz.

Nonostante i Valderrama, gli Higuita, i Rincón e gli Asprilla abbiano fatto sognare i tifosi negli anni Novanta, non hanno vinto niente. Anche a livello di club i risultati sono stati modesti: tre Copas Libertadores, conquistate dall’Atlético Nacional di Medellin nel 1989 e nel 2016 e dal sorprendente Once Caldas nel 2004. Menzione speciale per l’América de Cali, quattro volte finalista e mai vincitrice.

C’è quindi grande scetticismo alla tienda. Sì, i ragazzi hanno giocato bene contro Uzbekistan e Congo, hanno vinto, è vero, ma hanno fatto fatica a segnare e hanno sempre portato a casa le partite con qualche brivido nei minuti finali. Il Portogallo è di un altro livello. È una delle candidate a vincere il Mondiale. Ha un centrocampo stellare e si teme che possa neutralizzare il frizzante possesso palla espresso dalla Colombia in questa competizione. 

Prima del fischio di inizio, Cristiano Ronaldo e James Rodriguez, i due capitani ed ex compagni di squadra nel Real Madrid, si scambiano abbracci, qualche parola nascosta e grandi sorrisi. Quando la partita comincia si capisce subito che lo spartito è lo stesso delle prime due uscite della Colombia. I cafeteros dominano il gioco. Gustavo Puerta e Jhon Lerma si confermano certezze a tutto campo, Jhon Arias e James Rodriguez sono più ispirati del solito e Lucho è Lucho.

Nestor Lorenzo, l’allenatore della Colombia, ha fatto tre cambi rispetto alle prime due partite. Ha inserito la punta Jhon Córdoba per Luis Suarez, ben limitato dalle chiusissime difese di Uzbekistan e Congo, e ha dato riposo ai due esterni Daniel Muñoz e Johan Mojica. Al loro posto, il veterano Santiago Arias e il giocatore del Nantes Deiver Machado. Il Portogallo si presenta con un solo cambio rispetto alla formazione scelta contro l’Uzbekistan: Rúben Neves prende il posto di João Neves, mentre João Félix viene preferito ancora una volta a Bernardo Silva.

Dopo appena un minuto, la Colombia ha una grande occasione. Il difensore del Portogallo João Cancelo è incerto su un lancio lungo di Davidson Sánchez. Lucho ne approfitta, entra in area, punta Cancelo e va al tiro. La palla rimbalza sul difensore e si impenna a limite dell’area piccola. Córdoba vince il duello con Renato Veiga e colpisce di testa. La palla finisce alta di un soffio. È solo la prima di una lunga serie di occasioni da gol per la Colombia. 

Al 16’, dopo una splendida uscita palla al piede, Jhon Arias serve Córdoba con un filtrante. Bruno Fernandes prova a contrastarlo ma sbatte letteralmente contro una roccia e cade a terra. L’attaccante colombiano, che dal 2021 gioca in Russia nel Krasnodar, prosegue la corsa, entra in area, e incrocia un destro potente. Il portiere portoghese Diogo Costa fa un grande intervento ed evita il gol. Sulla ribattuta ci prova Lucho, ma trova ancora il corpo di un difensore portoghese.

La Colombia è scesa in campo senza paura e sta dominando il gioco sotto tutti i punti di vista. Ronaldo è un fantasma, Vitinha non si vede, Bruno Fernandes e Nuno Mendes non riescono ad incidere. Cinque minuti più tardi arriva un’altra occasione: James pesca l’elettrico Jhon Arias con un filtrante. L’ala del Palmeiras incrocia il destro da posizione simile a quella di Córdoba. Diogo Costa è battuto, ma Ruben Neves salva sulla linea.

Come era successo contro il Congo, la Colombia ha iniziato in maniera arrembante creando tre chiare occasioni da gol nei primi venticinque minuti. Dopo l’Hydratation Break i cafeteros abbassano leggermente il ritmo, ma continuano a controllare il gioco. La fotografia del Portogallo è la punizione dalla lunga distanza di Ronaldo al 23’: centrale, debole e facilmente bloccata dal portiere Camilo Vargas. L’unico tiro in porta dei portoghesi fino a quel momento. I lusitani non riescono a far valere le loro grandi doti tecniche e ad arrivare in area con pericolosità. 

Sul finire del primo tempo però, complice forse la stanchezza dei colombiani, il Portogallo si accende e crea tre occasioni nel giro di tre minuti. Su passaggio di Cancelo, Bruno Fernandes, al limite dell’area piccola e dopo un’incertezza di Lerma, colpisce la palla a botta sicura. Vargas salva con un riflesso prodigioso. Sulla ribattuta Ronaldo prova la rovesciata, senza fortuna. L’azione continua e Rúben Neves spara un bel tiro dalla distanza che finisce di poco a lato. Siamo al 38’.

Tre minuti dopo, Nuno Mendes mette una palla in area da rimessa laterale e Joao Felix sfiora un gran gol, saltando Davidson Sanchéz con uno stop di petto e provando il tiro al volo che finisce alto. Tre occasioni in tre minuti per il Portogallo che fino a questo momento non aveva mai impensierito la difesa colombiana. L’ultima opportunità del primo tempo capita sul piede sinistro di James, che calcia dal limite dell’area da posizione centrale. Diogo Costa risponde presente e respinge il pallone. “Quello che sta mancando alla Colombia”, commenta il telecronista alla chiusura del primo tempo, “è polvere da sparo”.

Il secondo tempo si apre con un Portogallo più propositivo. Dopo cinque minuti João Felix, probabilmente il migliore dei suoi, solo in mezzo all’area di rigore, si mangia un gol di testa. Pochi minuti dopo un bel contropiede termina con un filtrante del solito João Felix per Ronaldo che però, solo davanti alla porta, sbaglia la conclusione. Era comunque in fuorigioco. La telecamera inquadra il presidente della FIFA, Gianni Infantino, e tutta la tienda si mette a fischiare e borbottare. Pitufo indossa gli occhiali gialli con la scritta “Colombia” e ogni tanto strimpella con la vuvuzela, ma non è il Pitufo scatenato visto nei due precedenti incontri.

La Colombia però resta pienamente in partita e costruisce un’altra chiara occasione da gol. Un bellissimo filtrante di James raggiunge Santiago Arias, che crossa rasoterra in area per l’accorrente Richard Rios, nel frattempo entrato per Lerma. Rios si divora il vantaggio mandando a lato. Siamo già alla quinta grande occasione per la Colombia.

Tre minuti dopo, un altro delizioso filtrante di James, oggi in gran serata, innesca Luis Suarez, subentrato a Cordoba. Il suo tiro finisce in un niente di fatto. Poi ci prova Puerta con una gran botta dalla distanza che sfiora il palo. Come nelle due partite precedenti, i cambi entrano con grande energia e rinvigoriscono la squadra. In pochi minuti i nuovi entrati hanno creato due chiare occasioni. La Colombia domina, il Portogallo è schiacciato nella propria metà campo. 

Al 73’ un altro tiro di James dal limite dell’area viene deviato miracolosamente in corner con la testa da Renato Veiga. I tifosi sugli spalti vedono scaldarsi Juan Fernando Quintero, Juanfer, e com’era già successo contro il Congo, iniziano a intonare il suo nome. Juanfer entra per James, insieme a Kevin Castaño del River Plate per un ottimo Jhon Arias. Gioca appena venti minuti, ma è come gioca quei venti minuti che fa capire perché il pubblico lo ami così tanto e canti il suo nome. La palla sembra attratta dal suo magnetismo, i suoi compagni conoscono il suo sinistro e la sua capacità di vedere cose che gli altri non vedono.

All’87 Juanfer imbecca con un filtrante perfetto Muñoz, l’eroe delle prime due partite della Colombia. Il laterale mette una palla tesa in mezzo per Luis Suárez che viene anticipato solo sulla linea di porta da Rúben Dias. L’azione prosegue e dopo una combinazione tra Lucho e Puerta la palla torna sui piedi di Juanfer, che disegna una parabola che attraversa tutta l’area di rigore. Ha visto l’inserimento di Muñoz, ma Diogo Costa riesce a anticiparlo con il piede. La palla s’impenna e Luis Suárez prova la mezza rovesciata, senza riuscire ad inquadrare la porta. 

Al 90’ è sempre Juanfer, da posizione simile, a mettere un bel pallone in area che trova l’inserimento di Davidson Sanchez. Il difensore insacca con un gran colpo di testa. Sarebbe il giusto finale per una bella partita che la Colombia merita di vincere. Ma il calcio, si sa, è ingiusto. Per un dito del piede, Davidson Sanchez risulta essere in fuorigioco e il gol viene annullato. Si conferma lo 0-0, probabilmente il pareggio senza gol più spettacolare visto finora in questo Mondiale. Se Davidson Sánchez non si fosse lanciato su quella palla probabilmente Muñoz, che era proprio alle sue spalle, avrebbe concluso il suo girone con tre gol in tre partite. 

C’è ancora tempo per un ultimo brivido. Al terzo minuto di recupero, Rafael Leao riceve palla sulla fascia sinistra, punta Muñoz, doppio passo e lo salta secco in velocità. Entra in area, prova il tiro, la palla esce. Sarebbe stata una beffa. Alla fine il conto dei tiri dice ventisei per la Colombia e tredici per il Portogallo, con appena due conclusioni nello specchio per i lusitani. Dopo aver superato il 65% di possesso palla nelle due partite precedenti, questa volta i cafeteros si impongono comunque con il 55%. Diogo Costa, il portiere portoghese, viene eletto migliore in campo.

La sfida tra i due vecchi saggi, James Rodriguez e Cristiano Ronaldo, apparsi un po’ stanchi nelle prime due uscite mondiali, è stata vinta dal colombiano. James è stato brillante nel tessere il gioco, dialogare con il suo sinistro con i suoi compagni e trovare la via del tiro. Ronaldo è rimasto ai margini della partita, a differenza di James che, anche se viene sostituito in ogni incontro, sembra aver trovato un bell'equilibrio con l’allenatore Nestor Lorenzo. Immagino Roberto Martinez, l’allenatore del Portogallo, sognare di poter sostituire Ronaldo. Sognare la sua reazione e la reazione della stampa, qualcosa di insopportabile e che porta alla memoria qualcosa di già visto al Mondiale del 2022.

L’amico che sorseggiava il cocktail di lulo prima della partita era stato cauto. “Speriamo di non perdere”, mi ha detto, “ma neanche di vincere”. “Perché?”, gli ho chiesto. “Se perdiamo passiamo secondi nel girone”, mi ha spiegato, “ma se vinciamo, qui si montano tutti la testa. Meglio restare umili”. Il pareggio, arrivato dopo una prestazione di altissimo livello, che ha confermato le certezze della Colombia, è sicuramente il miglior risultato.

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