
Leila Pereira e la controversa presidenza del Palmeiras
La presidenza di Leila Pereira: una lotta alla violenza sulle donne o un'altra sferzata alla dimensione popolare del calcio?
Negli ultimi anni, si sono verificati episodi molto spiacevoli nei confronti delle donne all’interno dell’Allianz Parque, la casa del Palmeiras: dagli insulti rivolti alle cheerleader del club fino al gravissimo fatto che ha visto protagoniste due tifose del Verdão, prese a calci da alcuni supporters del Corinthians e cacciate da un vagone della metropolitana.
È stato proprio quest’ultimo accaduto che ha portato alla formazione del collettivo VerDonnas nel 2018, un’organizzazione femminile nata per assistere le tifose che non si sentivano sicure ad andare allo stadio da sole. Oltre a questo, sono nate altre associazioni e pagine su internet aventi lo scopo di contrastare il maschilismo radicato nelle tribune dell’arena.
Così, mentre le donne rivendicavano il proprio spazio e il proprio diritto di tifare senza subire molestie sugli spalti, nel dicembre del 2021 Leila Pereira ha iniziato il suo mandato da presidente del club: nella storia del Palmeiras, mai una donna aveva ricoperto questa carica. Solo pochi mesi fa, nel marzo del 2026, la squadra è riuscita a vincere l’ottavo titolo sotto la sua gestione (quattro mesi dopo la finale di Libertadores persa contro il Flamengo), un record nella storia del Verdão. Un aumento di vittorie coincidente con l’aumento di donne che riempiono ogni settimana gli spalti dell’Allianz Parque.

Leila Pereira si è sempre schierata a favore di una maggiore sicurezza per le donne negli stadi e contro ogni forma di violenza e di sessismo. Nel 2023 ha fatto introdurre all’interno dello stadio un sistema di riconoscimento facciale, al dichiarato scopo di identificare i tifosi più facinorosi e difendere i soggetti più vulnerabili. Nel 2024, ha deciso di offrire a 27 professioniste l’opportunità di dimostrare le proprie competenze, tenendo una conferenza stampa aperta a sole donne. Una politica all’apparenza progressista e condivisibile. Tuttavia, se contestualizziamo queste azioni all’interno del quadro della sua gestione societaria, ci accorgiamo di come tutto questo interesse nella tutela delle tifose possa in realtà nascondere altri propositi.
Trionfi sul campo e gelo sugli spalti
Leila Pereira sta combattendo da anni una battaglia contro la Mancha Verde, il principale gruppo della tifoseria organizzata del Palmeiras. Fin da subito, Leila ha dimostrato un coraggio e un’autorità non tanto diffusi all’interno dell’ambiente calcistico brasiliano, molto suscettibile agli atteggiamenti degli ultras.
Già nel 2023, la leader ha adottato misure legali nei confronti di alcuni tifosi che l’avevano insultata a morte sotto la sede della Crefisa, azienda di cui Leila è presidente (nonché sponsor del club). I tifosi hanno approfittato di un momento negativo della squadra per manifestare tutto il proprio dissenso su una serie di politiche mirate a colpire la Mancha Verde. La patron aveva infatti tagliato i finanziamenti per le trasferte e quelli destinati da anni alla scuola di samba della tifoseria.
Queste misure si sono sommate ad altre che hanno stretto gli ultras in una morsa. Oltre al già citato sistema di riconoscimento facciale, che rappresenta uno strumento invadente e di controllo sui tifosi, sono arrivati il rincaro dei prezzi dei biglietti e la chiusura delle strade nei paraggi dello stadio. Queste politiche hanno la conseguenza di allontanare le frange più calde della tifoseria, rendendo loro più difficile l’ingresso all’arena e l’organizzazione di feste al suo esterno e trasformando, di fatto, l’Allianz Parque in un luogo accogliente rivolto a turisti, persone benestanti e sponsor.

Gli ultras, portatori della cultura cittadina e dell’identità del club, vengono così sacrificati in nome del profitto proveniente dalla logica di mercato. Il 1° giugno del 2026, in un’intervista rilasciata a Globo, Leila ha inoltre rivendicato la sua volontà di gestire il Palmeiras con la massima professionalità, evitando ogni tipo di interferenza degli ultras nelle questioni societarie. La presidente ha citato un episodio nel quale si è trovata costretta a chiamare la polizia per evitare che i capi della Mancha entrassero in campo per “parlare” con giocatori e allenatore.
Un femminismo di facciata?
Ora che conosciamo il contesto societario in cui si trova il Palmeiras, possiamo riprendere la questione del sessismo e legarla all’obiettivo di repressione della Mancha Verde. Se da una parte è vero che gli ultras storici non riescono a concepire la presenza femminile, considerata una minaccia per l’ambiente caldo e aggressivo della curva, dall’altra dobbiamo chiederci se Leila Pereira stia usando il femminismo come pretesto per varare politiche neoliberiste e misure di sicurezza funzionali, in realtà, ai propri interessi.
Le tifose esprimono opinioni contrastanti nei confronti della presidente: se da una parte ringraziano Leila per aver reso lo stadio un posto più sicuro, dall’altra c’è un cambio di prospettiva, specialmente tra le militanti dei collettivi progressisti, noti per il loro attivismo politico. Associazioni come Palmeiras Antifascista e Porcomunas sono da sempre contrarie riguardo all’aumento dei costi dei biglietti, che impedisce ai tifosi meno abbienti, tra cui le donne, di frequentare lo stadio. Per questo motivo, sono in molte coloro che accusano la numero uno di favorire una sorta di femminismo aziendale.
Tra queste donne, troviamo anche la giornalista Alicia Klein, la quale si è espressa sul presunto femminismo della patron. Ospite del podcast Podporco, Alicia ha ripreso una frase pronunciata da Leila, la quale ringraziava le donne per il sostegno e criticava gli uomini che pensavano solo a chiederle nuovi giocatori sul mercato. La giornalista ha smentito Leila, poiché anche le donne esigono una squadra competitiva. La tattica adottata dalla leader sarebbe stata quella di insabbiare le critiche sulla gestione sportiva, utilizzando come scudo un discorso di genere. Alicia Klein, non contenta, si è soffermata anche sulla direzione delle strutture del club, ricordando che, su 300 consiglieri, solo 9 sono donne.
Nel tentativo di smascherare la retorica di Leila, la stampa indipendente brasiliana si è soffermata su due episodi. Il primo vede come protagonista Abel Ferreira, allenatore del Palmeiras, accusato di aver utilizzato un tono sessista nei confronti di una giornalista nell’agosto del 2024. I giornalisti Rodolfo Gomes e Felipe Oliveira hanno voluto sottolineare il silenzio di Leila, la quale non ha preso le difese della donna. La seconda vicenda che fa storcere il naso è quella legata al giocatore Caio Paulista, accusato di violenza domestica dall’ex compagna. Anche in questo caso, non c’è stata una presa di posizione da parte dei vertici del club.
Non stupisce quindi lo scetticismo rivolto alla controversa presidenza Pereira, la quale è parsa più volte appropriarsi del tema del femminismo solo per uscire da situazioni scomode. Per alcune tifose, un esempio di indipendenza ed emancipazione, per altre una miliardaria insensibile alle esigenze dei tifosi più poveri e disinteressata a cambiare il sistema maschilista che domina all’interno del club.
È vero che l’avvento di Leila Pereira come presidente ha permesso a molte più donne di assistere alle partite del Verdão in uno stato di maggiore sicurezza, ma l’imprenditrice lo ha fatto all’interno di uno scenario che non tiene conto della loro passione e che, a detta di tifosi e giornalisti, strumentalizza il tema delicato della violenza sulle donne per criminalizzare il tifo e amministrare i propri affari.
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