
Brasile-Giappone 2-1, Considerazioni Sparse
Dopo un brutto primo tempo, Casemiro e Martinelli regalano al Brasile una vittoria sofferta ma meritata.
Sono serviti oltre 100' ai tifosi del Brasile per tirare un sospiro di sollievo davanti all’ostacolo Giappone, e al termine del primo tempo il suddetto sospiro sembrava davvero lontano. Nella prima frazione i verdeoro erano sembrati lenti, nervosi e incapaci di creare pericoli davvero significativi per la porta difesa da Suzuki. Un tempo dopo, gli accorgimenti tattici di Ancelotti e un paio di disattenzioni difensive del Giappone hanno proiettato il Brasile agli ottavi di finale dopo una sfida che ha rispettato le attese a livello di equilibrio e spettacolo.
Già, l’equilibrio. Ricordo che 20 anni fa, nei Mondiali del 2006 che ormai a noi tifosi italiani appaiono lontanissimi, vidi il Brasile scherzare il Giappone e vincere 4-1 in una partita che fu l’emblema del calcio bailado brasileiro. Segnarono Juninho Pernambucano – che in quella squadra neanche era titolare –, Ronaldo (doppietta) e Gilberto Silva dopo una magia di Ronaldinho. Vent’anni dopo, pur continuando il Brasile ad essere superiore ai nipponici, è impressionante quanto le due selezioni si siano avvicinate: il tasso tecnico del Brasile è calato drasticamente rispetto a quello di 20 anni fa, Vinicius Junior a parte, mentre il Giappone è cresciuto tantissimo sia per livello dei singoli giocatori – che giocano tutti in Europa – che per organizzazione tattica.
Pronti via ed è proprio quest’ultima qualità del Giappone ad imbrigliare i brasiliani, che mantengono il possesso del pallone ma con poche idee su come far male agli avversari. La squadra di Moriyasu aspetta dietro con due linee compatte, chiude le linee di passaggio ad un Brasile troppo lento nel far girare la palla e riparte con determinazione.
Proprio una ripartenza porta al gol del vantaggio nipponico al 29' con un diagonale forte e preciso di Kaishū Sano, centrocampista 25enne del Mainz reduce da un’ottima stagione in Bundesliga. Il gol subito non scuote i brasiliani che, anzi, nella parte finale del primo tempo appaiono ancora più incapaci di rendersi pericolosi, con alcuni giocatori che sembrano – onestamente ma duramente – inadatti al livello richiesto per giocare nella nazionale più vincente della storia dei Mondiali.
Durante l’intervallo Ancelotti legge bene la situazione e rinforza l’attacco brasiliano, togliendo uno spento Paqueta e inserendo Endrick – il cui poco utilizzo da parte del CT italiano è ormai diventato un meme – che va ad affiancare Matheus Cunha e soprattutto libera Vinicius sulla sinistra. La mossa paga subito e il primo quarto d’ora del secondo tempo è un assedio del Brasile: prima Suzuki salva sull’ottimo Bruno Guimarães, poi va a vuoto due minuti dopo ma incredibilmente si salva grazie a Tomiyasu che ci mette letteralmente la faccia sulla linea di porta.
Ma è solo il preludio al pareggio di Casemiro – il peggiore in campo nel primo tempo insieme a Danilo – che arriva pochi minuti dopo grazie ad un colpo di testa sul secondo palo dopo il cross di Gabriel Magalhães. Nella mezz’ora successiva le folate verdeoro sono affidate soprattutto alla vena di Vinicius, a tratti incontenibile (primo in campo per dribbling riusciti, col secondo che arriva terzo) sulla sinistra e che costringe Suzuki al miracolo.
Col passare dei minuti, però, la pressione del Brasile si attenua e la partita sembra incanalarsi verso i supplementari, se non che a metà recupero la difesa giapponese si dimentica completamente di Gabriel Martinelli (altro cambio vincente di Ancelotti), lasciando l’attaccante dell’Arsenal indisturbato e libero di stoppare e concludere a rete a 3’ dalla fine, salvando i suoi dall’incubo dell’extra-time.
Il Giappone esce in modo beffardo al primo turno ad eliminazione diretta per il quarto Mondiale di fila: nel 2014 e nel 2022 uscì ai rigori, nel 2018 e nel 2026 l'eliminazione è arrivata per un gol subito nei minuti di recupero. Nonostante gli evidenti passi in avanti, il calcio nipponico non riesce ad imporsi contro le big, si chiamino Brasile o Croazia come nel 2022, ma è evidente che, Mondiale dopo Mondiale, il gap si sta assottigliando.
Dall’altro lato il Brasile continua ad essere una squadra a due facce: è vero che abbiamo scritto dei cambi azzeccati da Ancelotti, ma si tratta in modo abbastanza palese di uno di quei casi in cui i cambi azzeccati fanno seguito ad una formazione iniziale profondamente sbagliata. L’ingresso di Endrick ha liberato Vinicius e Rayan, motivo per cui è inspiegabile la scelta di Paqueta dal 1’ che ha solo ingolfato inutilmente il centro del campo.
Centro del campo in cui ha sofferto pure Casemiro, risultato decisivo nel ruolo di incursore aereo ma che in teoria dovrebbe essere lo schermo difensivo, posizione in cui si è fatto trovare impreparato in occasione del gol del Giappone, e le sue difficoltà in transizione sono state colmate solo dalla grandissima prestazione di Bruno Guimarães, condita anche dall’assist decisivo per Martinelli. Insomma, al netto di questo passaggio del turno il Brasile sembra una squadra che deve ancora migliorare su molti aspetti. Bisogna capire se ci sono margini e tempo per farlo: già l’ottavo di finale contro una fra Norvegia e Costa D’Avorio sarà un test molto difficile.
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