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Draft
, 29 Giugno 2026

Tra stelle annunciate e scommesse intriganti: cosa ci lascia il Draft 2026


Le prime tre chiamate del Draft 2026 seguono il copione previsto, mentre altre scelte offrono alcuni degli spunti più interessanti della notte.

Il Draft NBA rappresenta da sempre il ponte tra una stagione che si chiude e una nuova che sta per cominciare. È il momento in cui le franchigie provano a immaginare il proprio futuro, a correggere gli errori del passato e, in alcuni casi, a cambiare completamente direzione.

L’edizione 2026, almeno nelle sue primissime posizioni, ha rispettato quasi alla perfezione le attese. Le prime tre scelte sono andate ai nomi che da mesi occupavano la parte alta delle board degli scout, mentre le numerose trade viste nel corso della serata hanno avuto principalmente una matrice economica, senza alterare in maniera significativa gli equilibri della lega.

Washington, reduce dalla scelta di investire pesantemente sul presente con il quadriennale da 212 milioni di dollari firmato da Trae Young, ha deciso di affidare il proprio futuro ad AJ Dybantsa con la prima scelta assoluta.

Classe 2007, nato a Boston da famiglia di origini congolesi e giamaicane, Dybantsa è probabilmente il talento offensivo più intrigante dell’intera classe Draft. I suoi mezzi fisici e atletici sono fuori scala: alla Combine ha fatto registrare un Max Vertical da 105 centimetri, dato che racconta solo in parte l’esplosività di un giocatore capace di creare vantaggi praticamente in ogni situazione.

Il suo talento come scorer non è mai stato in discussione. Dybantsa può segnare da ogni zona del campo e possiede un arsenale offensivo già molto sviluppato. A volte, però, tende a innamorarsi della giocata spettacolare, preferendo il tiro più complicato a quello più efficiente. Una tendenza che dovrà essere corretta al piano superiore.

Anche sul lato difensivo il lavoro non manca. Al college non si è distinto per continuità o applicazione, risultando spesso disattento e poco coinvolto. Tuttavia, osservando gli strumenti atletici di cui dispone, è facile immaginare come possa diventare un difensore di alto livello con il giusto sviluppo e una maggiore concentrazione. Le basi per incidere sia point of attack che come aiuto dal lato debole ci sono tutte.

Alla numero due, gli Utah Jazz hanno invece scelto Darryn Peterson, guardia proveniente da Kansas e considerata da molti uno dei prospetti più sicuri dell’intera classe. Peterson ha costruito la propria reputazione grazie a un tiro affidabile praticamente da ogni zona del parquet. Le comparazioni più frequenti lo accostano a Devin Booker, ma diversi osservatori ritengono che il suo potenziale possa persino essere superiore. È un realizzatore versatile, capace di adattarsi a contesti differenti e di trovare modi diversi per incidere offensivamente.

Anche in difesa ha mostrato qualità interessanti, soprattutto sulla palla, dove combina fisicità e attenzione. Le principali incognite riguardano invece la dimensione fisica e il playmaking. Durante la stagione ha dovuto fare i conti con alcuni episodi di full-body cramp legati a un utilizzo eccessivo di creatina, mentre sul campo resta da capire quanto possa essere efficace come creatore di gioco per i compagni. A Kansas ha operato prevalentemente come guardia realizzatrice; a Utah sarà chiamato ad ampliare il proprio repertorio.

Con la terza scelta assoluta, Memphis ha puntato su Cameron Boozer. Il figlio d’arte arriva in NBA con un corpo già pronto per competere ad altissimo livello. Con i suoi circa 115 chilogrammi, Boozer rappresenta un rebus per qualsiasi difensore. Può punire i lunghi grazie alla rapidità di piedi e gli esterni grazie alla superiorità fisica, rendendolo uno degli attaccanti più difficili da inquadrare della classe.

Le perplessità riguardano soprattutto il lato difensivo, dove l’atletismo non sempre eccezionale potrebbe limitarne l’impatto. Offensivamente, invece, il repertorio è già estremamente ricco: sa giocare spalle a canestro, attaccare frontalmente, leggere i raddoppi e sfruttare praticamente ogni situazione che la difesa gli presenta.

Se le prime tre scelte hanno seguito un copione ampiamente previsto, alcune delle mosse più interessanti della notte sono arrivate più avanti nel Draft. Tra le squadre che escono particolarmente rafforzate ci sono Oklahoma City e San Antonio, le due franchigie che soltanto pochi mesi fa si sono contese il titolo della Western Conference.

I Thunder, campioni NBA nel 2025, hanno utilizzato la dodicesima scelta per assicurarsi Aday Mara, centro spagnolo classe 2005 reduce dal titolo NCAA conquistato con Michigan. Mara è un lungo atipico. La sua caratteristica migliore è probabilmente la visione di gioco: possiede qualità da passatore rare per un giocatore della sua stazza e un tocco offensivo estremamente raffinato. A questo aggiunge una notevole presenza come protettore del ferro, tanto da essere stato accostato a Marc Gasol. Le sue limitazioni riguardano principalmente la mobilità laterale e la velocità di piedi, aspetti che potrebbero essere esposti nelle situazioni di transizione e nei cambi difensivi contro quintetti più rapidi.

Alla sedicesima posizione, Oklahoma City ha poi aggiunto Bennet Stirtz, playmaker proveniente da Iowa State. Tiratore affidabile e ottimo lettore del gioco, rappresenta una scommessa intrigante per una squadra che continua ad accumulare talento e profondità attorno a Shai Gilgeous-Alexander.

Anche San Antonio ha seguito una direzione precisa, scegliendo di investire ulteriormente nel reparto lunghi. Con la ventesima scelta Brian Wright ha selezionato Jayden Quaintance, prospetto di Kentucky considerato da molti un talento da lottery prima della rottura del legamento crociato anteriore e del menisco che ne ha compromesso la stagione.

Se recupererà completamente, potrebbe rivelarsi uno dei grandi affari del Draft. Difensivamente è probabilmente il miglior rim protector della classe e la prospettiva di vederlo condividere il parquet con Victor Wembanyama è sufficiente per accendere l’immaginazione dei tifosi Spurs. Il suo arrivo potrebbe alleggerire parte del carico difensivo che oggi grava sulle spalle del fenomeno francese.

San Antonio non si è fermata lì. Attraverso una trade ha acquisito la ventiseiesima scelta, utilizzata per selezionare Tarris Reed da UConn. Più maturo rispetto a Quaintance, essendo un classe 2003, Reed porta in dote grande fisicità, una notevole apertura alare e ottimi istinti a rimbalzo. Non possiede un tiro affidabile dalla distanza, ma eccelle nelle situazioni da rollante e come finalizzatore vicino al ferro. In un contesto costruito attorno a Wembanyama, il suo ruolo sarà chiaro: proteggere il pitturato, catturare rimbalzi e rappresentare una costante minaccia verticale.

Tra le scelte più intriganti di questo Draft 2026, della parte finale del primo giro, merita infine una menzione Boston. Con la ventisettesima chiamata, i Celtics hanno puntato su Chris Cenac Jr., lungo proveniente da Houston e spesso paragonato a Christian Wood.

Sembra il prototipo perfetto del lungo moderno da sviluppare nel sistema di Joe Mazzulla. Difensivamente possiede buoni istinti e margini di crescita interessanti, mentre offensivamente resta un progetto ancora tutto da costruire. Il 34% da tre punti fatto registrare al college lascia intravedere la possibilità di trasformarlo, con il tempo, in uno stretch big capace di aprire il campo e creare spazi per le stelle di Boston. Una tipologia di giocatore che i Celtics hanno cercato e valorizzato con continuità negli ultimi anni.

  • Nato nel nuovo millennio in provincia di Torino. Appassionato di sport, romanticismo, scrittura e di tutto ciò che è argentino.

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