
Bouaddi è già pronto al grande salto
Ai Mondiali 2026 è nata una stella, quella di Ayyoub Bouaddi: difficilmente il marocchino, quest'estate, rimarrà al LOSC Lille.
Il Marocco, bisognoso di bissare i risultati record dell’ultima campagna in terra qatariota, non ha fin qui deluso le aspettative. Trascinati dai gol di Ismael Saibari, gli uomini del neo-ct Ouahbi si confermano una delle nazionali più preparate e interessanti del torneo, con diversi volti nuovi rispetto a quattro anni fa. Tra questi, chi ha impressionato di più è Ayyoub Bouaddi.
Nato quando il prospetto più promettente del Marocco era Marouane Chamakh, Bouaddi è il simbolo della rinascita calcistica del proprio paese. Il giovanissimo mediano fa parte di quel centinaio di giocatori che, pur essendo nati in Francia, in questo mondiale rappresentano la terra dei propri genitori. I figli della diaspora sono la colonna portante degli importanti traguardi raggiunti dal movimento calcistico marocchino, il cui principale merito è proprio quello di continuare a “riportare a casa” talenti come Hakimi, Brahim Diaz, Ziyech, e via dicendo.
Bouaddi nasce in Picardia, storica regione al confine tra Francia e Belgio, da genitori entrambi marocchini. Il padre, membro politicamente attivo della comunità e appassionato di pallamano, cresce Ayyoub applicando un principio fondamentale: sport e scuola viaggiano di pari passo. Così il giovane ha potuto sia entrare a far parte del centro di formazione del Lille, sia diplomarsi con un anno d’anticipo in un collegio di Chantilly (sì, quello da cui prende nome la famosa crema).

Bruciare le tappe è un tratto distintivo di Bouaddi che, oltre ad aver sempre giocato contro avversari più grandi di lui, a soli quindici anni ha firmato il proprio primo contratto professionistico con il LOSC. Pochi mesi dopo fa già il suo esordio con la prima squadra, inizialmente in Conference League contro il KÍ Klaksvík (da titolare) e poi in campionato contro il Brest, su decisione dell’allora mister Paulo Fonseca. Ad oggi, si tratta del più giovane giocatore a scendere in campo per il club nordico.
Nel 2024, a diciassette anni, è titolare in Champions nella vittoria casalinga contro il Real Madrid, e qualche tempo dopo porta per la prima volta la fascia di capitano al braccio. Dopo l’ultima stagione di Ligue 1, infine, è divenuto il più precoce giocatore a raggiungere le cinquanta presenze in campionato con il Lille.
Su di lui, il direttore del centro di formazione del LOSC dice che “ha la particolarità di fare propria ed integrare ogni cosa che gli viene detta”, caratteristica che ha sempre permesso ai suoi vari allenatori di fregarsene della sua giovane età. È proprio questo, forse, l’aspetto chiave di Bouaddi: si tratta di un giocatore maturo soprattutto mentalmente, che non ha fretta di fare tutto subito, ma che sa di dover lavorare ogni giorno per il proprio futuro.
È per questo che a marzo di quest’anno, quando è stata resa pubblica la decisione del giovane di portare il rosso e il verde del Regno di Mohammed VI invece del blu, in Francia sono scoppiate le proteste contro la FFF. Effettivamente, lasciarsi scappare un così limpido talento, soprattutto dopo che ha preso parte a praticamente ogni selezione giovanile nazionale dall’under-16 all’under-21, è sicuramente un fallimento.
Ecco, quindi, che al mondiale nordamericano Bouaddi partecipa portando i colori della propria famiglia e non quelli della propria terra natale, giocando solo due amichevoli contro Madagascar e Norvegia prima di debuttare in una competizione internazionale. Partita d’esordio che ha visto i Leoni dell’Atlante pareggiare contro il Brasile di Ancelotti (il cui figlio, Davide, allenerà proprio il Lille l’anno prossimo), e Ayyoub dimostrare tutto il proprio talento e la propria tranquillità in mezzo al campo.
Chiaramente, nel calcio del 2026, che vede quotidianamente infiniti milioni di euro volare da una parte all’altra del globo in cambio di giocatori che hanno dimostrato molto meno di lui, Bouaddi non può non essere al centro del mercato di questa estate. Ma soprattutto, il proprio club non può esimersi dal fissare un prezzo tra gli ottanta e i cento milioni per lasciar partire il talento marocchino. Alla finestra sembrano esserci sempre i soliti: Manchester United, Real Madrid, Bayern, e Manchester City. Insomma, difficile che ad agosto Davide Ancelotti possa contare su Ayyoub Bouaddi, destinato ad altri palcoscenici.
Le doti di questo ragazzo, del resto, sono quelle di chi è venuto al mondo proprio per giocare ai massimi livelli del pallone europeo, sempre pronto a incoronare talenti cristallini come lui. Nel calcio dell’era contemporanea, del resto, nessuna qualità per un mediano è di vitale importanza quanto la capacità di giocare dentro la pressione avversaria, eludendo le rabbiose corse in avanti di attaccanti e trequartisti con la bava alla bocca.
Nulla di più semplice per uno come Bouaddi, abile a coprire la palla col suo metro e ottantacinque, e a sgattaiolare via con la sinuosità di un corpo ancora non assediato da quei troppi muscoli che, spesso e volentieri, finiscono per privare i giocatori della loro leggerezza originaria. In questa lunga fase a gironi del Mondiale, personalmente parlando, ho trovato pochi aspetti tecnici così esaltanti tanto quanto vedere la gemma del Lille orientarsi col corpo nella maniera più corretta possibile, e partire in conduzione con la sua lunga chioma al vento, utile nel dargli un ulteriore bonus stilistico.

Nel Marocco di Ouahbi, che sul campo riversa un turbinio incessante di talento dalla trequarti in su, il diciottenne capellone è di vitale importanza nel portare quella razionalità necessaria per non perdere equilibrio, dando le pause giuste nei momenti in cui occorre rifiatare, e offrendo sconfinate letture in fase di non possesso. Non bisogna però farsi trarre in inganno dalla sua innata eleganza: per certi versi, infatti, la vera eccezionalità di Bouaddi non sta nelle sue doti di costruttore con la palla, quanto piuttosto in ciò che riesce a fare senza di esso.
La tanto decantata visione di gioco, del resto, consiste anche nel saper intuire in anticipo dove andrà a finire il pallone, scegliendo i tempi giusti per intervenire, e impedendo ai reparti di allungarsi. Sia contro il Brasile che contro la Scozia, Bouaddi ha mantenuto un tono agonistico elevatissimo, con il picco dei 9 duelli vinti nel match con i verdeoro, probabilmente la partita che lo ha visto sbocciare una volta per tutte agli occhi del mondo intero.
Ora però non posso non porvi un quesito: avete memoria di altri calciatori ancora adolescenti capaci di diventare l’epicentro della propria squadra nel giro di appena un paio di partite? Io francamente no.
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