
Com'è andata la fase a gironi dei Mondiali 2026?
Francia e Argentina davanti a tutte, i dubbi dell’Inghilterra, il tabellone squilibrato e l’exploit delle africane: qualche spunto dai primi 17 giorni di questi Mondiali 2026.
Partiamo subito col dire una cosa: nonostante l’allargamento a 48 squadre, il tanto temuto crollo della qualità delle partite non c’è stato, anzi: le 72 partite dalla fase a gironi (che già sono un record assoluto per numero di partite giocate in un Mondiale) sono state spesse equilibrate, giocate su ottimi ritmi – anche grazie all’assenza, in Nord America, del caldo torrido che ha colpito invece l’Europa – e non prive di spunti. Da stasera, il ritmo serrato imposto dall’organizzazione delle partite propone subito i sedicesimi con uno scoppiettante Sudafrica-Canada. Ecco, a proposito di quello che scrivevo prima: il livello tecnico in molti casi non è stato eccezionale ma le partite sono state quasi tutte gradevoli.
Parto dalle due squadre che mi sono piaciute di più e che vedo favorite per la vittoria finale: la Francia e l’Argentina. Le due finaliste del 2022 sono a mio avviso le favorite per ripetersi anche quest’anno, con i Blues forse più attrezzati della Seleccion ma con quest’ultima che, qualora dovesse arrivare in fondo, lo farebbe al termine di un percorso infinitamente più semplice e quindi con meno energie spese.
La Francia è arrivata prima senza patemi in quello che probabilmente era il girone più difficile del Mondiale, segnando 10 gol e subendone 2. Dopo un brutto primo tempo all’esordio contro il Senegal – in cui i Blues mi avevano dato l’impressione di essere un gruppo di giocatori fenomenali ma di essere poco squadra – il loro livello è migliorato partita dopo partita, fino ai 4 gol rifilati con serenità alla versione B della Norvegia.

Mbappé, Dembelè e Olise, a rotazione affiancati da uno fra Barcola e Doué: l’attacco della Francia fa paura e l’impressione è che nessuna squadra abbia i mezzi per arginarli in modo efficace. In fase difensiva non sembrano di essere impenetrabili ma, nonostante ciò, li vedo favoriti contro tutte le – seppur ottime – squadre che dovrebbero affrontare per arrivare all’eventuale finale.
Dall’altro lato del tabellone la favorita, per quello che si è visto ai gironi, è sicuramente l’Argentina di Scaloni. I punti di forza dall’Albiceleste sono principalmente due: una squadra rodata (17 giocatori su 26 sono reduci dal titolo in Qatar) ed estremamente coesa e il fatto di avere tra le proprie fila il giocatore più forte della storia del Calcio.
Se da un lato la Francia può contare su Mbappé – che probabilmente a fine carriera batterà il record di Messi di gol segnati ai Mondiali – dall’altro l’Argentina può fare affidamento su un Messi che non smette di disegnare calcio. Pensavo che per lui fosse troppo tardi già ai Mondiali del 2022, e dopo aver vinto pensavo che lasciasse la nazionale e si dedicasse ad una tranquilla vecchiaia a Miami.
Invece, 6 sono i gol segnati in 3 partite e la sua voglia di vincere è assolutamente fuori luogo se pensiamo che, oramai, non ha nulla da dimostrare. La rabbia famelica con cui ha segnato il secondo gol all'Austria ce la si potrebbe aspettare da un giocatore con una manciata di presenze in Nazionale, non da chi è il più grande di sempre. E invece.
Il grande merito di Scaloni è stato proprio quello di costruire una struttura di squadra che mettesse Messi nelle migliori condizioni possibili per giocare dalla metà campo in su, e anche in questo Mondiale sembra esserci riuscito. Per il resto, a fare la differenza è anche la straordinaria forma fisica della Pulga: ho la sensazione è che arrivi meglio ai Mondiali ora che ha 35 o 39 anni proprio perché ha praticamente smesso di giocare a livello di club: meno partite durante l’anno e meno botte prese si traducono in una maggiore freschezza a fine stagione. E tutto il Calcio ringrazia.
L’Argentina, poi, potrà sfruttare un tabellone non irresistibile, che nei sedicesimi li vedrà opposti a Capo Verde (indiscutibile favola del torneo), agli ottavi ad una fra Australia ed Egitto e nei quarti probabilmente ad una fra Svizzera e Colombia.
Le uniche due squadre davvero temibili dal lato destro del tabellone, infatti, sono Brasile ed Inghilterra, che però sono nella parte alta e sfiderebbero l’Albiceleste solo in un’eventuale semifinale. La squadra di Carlo Ancelotti è stata brava a fare il suo: dopo aver strappato un pareggio contro il Marocco, nonostante una brutta prestazione, ha poi vinto senza sprecare energie contro Haiti e contro una pessima Scozia. Al di là dei problemi nel ruolo del centravanti, il Brasile ha sistemato la difesa e può contare su un Vinicius in formato deluxe. Li vedo dietro all’Argentina, ma attenzione a sottovalutarli.
Nel loro lato del tabellone, appunto, c’è l’altra big con un allenatore straniero: l’Inghilterra, affidata in modo sacrilego al tedesco Tuchel. L’approccio al Mondiale degli inglesi è stato accompagnato, tanto per cambiare, da polemiche: prima, appunto, relative alla nazionalità del CT, e poi sulle sue convocazioni che hanno fatto molte vittime illustri. Pronti via e i Three Lions hanno rifilato quattro gol alla Croazia in una delle partite più belle di questa prima fase, mettendo in mostra sia i loro pregi offensivi – la qualità nel quartetto avanzato è inferiore solo a quella della Francia, e dà l’impressione di poter far gol ad ogni azione – che una fase difensiva molto ballerina.
Tuchel ha applicato alla nazionale i suoi principi di calcio, e la risposta della squadra è ancora ondivaga (dopo la bella vittoria con la Croazia sono arrivati un brutto pari col Ghana e un brutto primo tempo contro Panama) ma l’impressione è che se l’Inghilterra imbrocca la giornata può fare malissimo a tutte, potendo contare soprattutto su Bellingham – in formato stagione 2023/24 – e Harry Kane. A proposito: col gol contro Panama, il capitano degli inglesi è diventato il secondo giocatore della storia a superare quota i 70 gol stagionali fra club e nazionale. Chi era stato il primo? Quello che potrebbe sfidare in semifinale.
Tornando al lato sinistro del tabellone, nella parte alta, quella della Francia, ci sono sia la Germania che l’Olanda. La squadra di Nagelsmann pare molto coesa, più forte davanti che in difesa, con alcuni giocatori un po’ fuori fase (su tutti Pavlovic e Sanè) ma altri (Havertz e Musiala) in gran forma. Non è la Germania del 2014, ma è più squadra di quella eliminata ai gironi negli ultimi due Mondiali, e storicamente i tedeschi hanno raccolto il massimo quando avevano squadre non eccezionali (vedasi il Mondiale del 2002 su tutti). Tuttavia, nell’eventuale ottavo di finale contro la Francia partirebbero abbastanza sfavoriti.
L’Olanda di Koeman invece è una creatura strana. È una squadra molto forte, completa in tutti i reparti, ma che mi dà l’impressione di potersi rovinare le partite da sola. Contro il Giappone, in quella che è stata una delle partite più belle del Mondiale, gli olandesi sono stati quasi fortunati ad uscire con un pari da una partita che però avevano in mano fino al novantesimo, mentre nell’incontro successivo hanno rifilato 5 gol alla Svezia in una partita dal punteggio finale forse troppo severo per quanto visto in campo.
Il sedicesimo di finale contro il Marocco, in ogni caso, sarà un bel banco di prova per una nazionale che comunque può contare su alcuni dei giocatori offensivi che mi stanno più impressionando in questa Coppa del Mondo, Summerville su tutti.

Dal girone degli olandesi poi sono uscite fuori due squadre interessanti: la Svezia di Potter – a proposito di allenatori stranieri – che può contare sul talento di Ayari e sulla coppia di attacco Isak-Gyokeres e il Giappone. I nipponici confermano il trend che li vede sempre agli ottavi dal 2014 e, nonostante molti infortuni, hanno fermato sia l’Olanda che la Svezia. Partiranno sfavoriti nel sedicesimo contro il Brasile ma attenzione: sono la classica squadra molto organizzata e atletica che potrebbe mettere in difficoltà i verdeoro.
Un’altra squadra europea che mi è piaciuta moltissimo è la Norvegia. Haaland e co. non partecipavano ad un Mondiale da… prima che Haaland nascesse, ma hanno rispettato le aspettative di chi li dava come possibile sorpresa. Hanno perso contro la Francia schierando la squadra B, ma con Iraq e Senegal hanno confermato quello che si era visto nelle qualificazioni: i norvegesi hanno un grande potenziale offensivo, dietro sono solidi e la loro forma fisica sembra ottima. Potrebbero dunque essere la sorpresa dal lato destro del tabellone di questi Mondiali.
Molto male, infine, Portogallo e Belgio. Quest’ultimo ha vinto il girone solo grazie alla vittoria all’ultima partita contro la Nuova Zelanda, ma nel complesso i due pareggi contro Iran ed Egitto hanno fatto venire fuori tutti i limiti di un allenatore – Garcia – e di una generazione di giocatori che ormai il meglio l’ha dato.
Il Portogallo, invece, - allenato proprio dall’ex CT del Belgio Roberto Martinez – è arrivato secondo in un girone non certo irresistibile, battendo solo l’Uzbekistan, forse la peggior nazionale di questi Mondiali, dando l’impressione di essere una squadra sull’orlo di una crisi di nervi. La gestione della questione Cristiano Ronaldo – che sembra un corpo avulso dalla squadra, e soprattutto un catalizzatore di ansia – mi sembra che stia portando i portoghesi ad incartarsi su loro stessi, e il sanguinoso pareggio all’esordio contro il Congo li ha condannati al lato peggiore del tabellone.
Agli ottavi, infatti, il Portogallo potrebbe trovare la Spagna che è una delle favorite. I campioni d’Europa in carica hanno clamorosamente toppato l’esordio contro Capo Verde, sbarazzandosi poi senza problemi di Arabia Saudita ed Uruguay. Anche loro sono dal lato peggiore del tabellone, ma ho l’impressione che siano la squadra che ha speso meno in questa prima fase e soprattutto la squadra che ha più margine per salire di livello con i propri giocatori, Yamal su tutti.
Altro fattore che gioca a favore degli spagnoli è poi la tranquillità con cui giocano sapendo che, come nazionale, hanno già vinto. Insomma, di chi “sa come si fa”. Così come l’Argentina dopo la vittoria allo scorso Mondiale, la Spagna gioca molto più libera di testa, e questo fattore potrebbe aiutare molto anche le Furie Rosse.
Venendo agli altri continenti, oltre a Brasile ed Argentina, il Sud America porta ai sedicesimi anche il Paraguay, squadra modesta che si è qualificata principalmente grazie all’eroica vittoria in dieci (prima applicazione della regola ridicola che punisce addirittura con il rosso i giocatori che si mettono la mano davanti alla bocca quando parlano) contro la deludente Turchia di Montella. Qualificate al turno successivo anche la Colombia, con grande merito, e l’Ecuador che ha approfittato della scarsa concentrazione della Germania nell’ultima partita del girone dopo un incredibile pari contro Curaçao e una sfortunata sconfitta contro la Costa D’Avorio.
Ecuador e Colombia sono due squadre con buone individualità – offensive per i primi, difensive per i secondi – ma soprattutto squadre vive, frizzanti e piene di garra. Tutto ciò che, incredibilmente se consideriamo la sua storia, non è stato l’Uruguay di Bielsa, unica squadra sudamericana eliminata al primo turno. I biancocelesti sono ormai la brutta copia della squadra di un decennio fa e anche il loro CT sembra arrivato abbastanza al capolinea, con metà dei giocatori che si sono ammutinati durante il Mondiale.
Negativa, invece, l’esperienza nordamericana delle squadre asiatiche con solo Giappone ed Australia qualificate ai sedicesimi su nove partecipanti. Uzbekistan e Giordania, al loro esordio, così come l’Iraq, sono state praticamente squadre cuscinetto nei rispettivi gironi. Discorso analogo per il Qatar, che però è riuscito a conquistare un punto incredibile contro la Svizzera pur restando una nazionale molto sotto alla media.
A deludere sono state l’Arabia Saudita, che non riuscendo a battere Capo Verde ha vanificato l’ottimo pareggio contro l’Uruguay alla prima giornata, e soprattutto la Corea del Sud: Son e compagni erano partiti bene battendo la Repubblica Ceca, ma si sono suicidati perdendo all’ultima contro il modesto Sudafrica e sprecando anche la chance di un buon accoppiamento ai sedicesimi.

Il continente che invece sorride più di tutti è l’Africa, con nove qualificate ai sedicesimi su dieci partecipanti: un risultato impressionante, se si considera che a questi Mondiali mancavano squadre come Nigeria e Camerun. Con buona pace di Gattuso che a novembre 2025 disse “ai miei tempi ai Mondiali c’erano due africane e adesso otto… non aggiungo altro”. Ecco appunto, a volte meglio star zitti.
Un risultato figlio soprattutto di un calcio africano sempre più strutturato e quindi in grado di attrarre molti figli delle vare diaspore, con il Marocco – nel 2022, prima squadra africana a raggiungere le semifinali di un Mondiale – come esempio migliore in tal senso. Proprio il Marocco alla prima giornata ha messo in difficoltà il Brasile, sfoderando una miglior organizzazione tattica - e probabilmente anche una miglior preparazione tecnica - in molti interpreti. Chi lo avrebbe mai detto, solo 10 o 15 anni fa?
La storia più bella, però, è sicuramente quella di Capo Verde, arcipelago di circa mezzo milione di abitanti all’esordio assoluto ai Mondiali. Con tre pareggi ha strappato la qualificazione ai sedicesimi e affronterà l’Argentina di Leo Messi, che da solo in carriera avrà guadagnato più di tutto il PIL generato da Capo Verde dalla sua indipendenza ad oggi. Storie come queste sono il bello dei Mondiali e nessuna qualificazione di diritto per l’Italia deve azzardarsi ad eliminare queste storie.
Che dire poi della Repubblica “Democratica” del Congo, che il suo unico Mondiale l’aveva fatto 52 anni fa quando si chiamava Zaire e che questa volta ha fermato il Portogallo di Cristiano Ronaldo e si è qualificata ai sedicesimi. Bellissima è un’altra immagine: quella di una tifosa allo stadio che trasmette via FaceTime gli ultimi minuti della partita contro l’Uzbekistan a chi non era riuscito a recarsi in loco per via delle assurde restrizioni imposte dagli USA.
Chiudono l’elenco delle qualificate il Ghana, con la feroce applicazione difensiva del CT giramondo Queiroz; il Sudafrica, che a me ha dato l’impressione di essere una delle nazionali peggiori qualificatesi a questi Mondiali; Senegal e Algeria, che si sono qualificate grazie a degli incastri favorevoli all’ultima giornata; l’Egitto che supera i gironi per la prima volta nella sua storia e lo fa con pieno merito; e soprattutto la Costa D’Avorio.
Quest’ultima merita due righe a parte: intanto, perché contro Ecuador e Germania ci ha regalato alcune delle partite più belle del Mondiale; e poi, perché è una squadra piena di talento, da Diomande alla sorpresa Oulai, da una fase difensiva che con l’innesto di Ndicka potrà solo che migliorare ad una offensiva che produce tantissimo, grazie anche al lavoro sporco dell’intramontabile Frank Kessie.
Insomma, Marocco e Costa D’Avorio sono due nazionali che non hanno nulla da invidiare a molte europee e che si giocheranno l’approdo agli ottavi contro due nazionali europee molto belle da vedere, rispettivamente Olanda e Norvegia.
Buono è stato il percorso anche dei tre paesi ospitanti – le uniche nazionali del Nord e Centro America ad aver superato i gironi – con il Messico che ha dominato il proprio girone, il Canada che per la prima volta nella sua storia lo ha superato e soprattutto gli Stati Uniti che mi hanno davvero impressionato per talento di alcuni giocatori ed organizzazione tattica. Gli USA tra l’altro hanno un ottimo tabellone e non mi stupirei di vederli arrivare ai quarti.
L’Europa ha portato avanti 13 squadre su 16 – meglio ha fatto solo l’Africa – con alcune prime volte come quella della Bosnia. Si sono perse per strada solo la Scozia, apparsa davvero poca roba nonostante il solito McTominay, Repubblica Ceca e Turchia, che insieme all’Uruguay si dividono il premio di peggior squadra di questi Mondiali.
I cechi hanno sprecato innumerevoli occasioni per passare il turno, facendosi rimontare dal modesto Sudafrica e perdendo contro il Messico già certo del primo posto nel girone, mentre la Turchia ha pagato la scarsa vena offensiva: 0 gol in due partite contro Australia e Paraguay nonostante 65 tiri in porta. La squadra di Montella si è sciolta sul più bello, ed è vero che questa generazione del calcio turco potrà giocarsi altre grandi, competizioni ma quanto visto in queste settimane è certamente un fallimento per Yildiz, Calhanoglu e compagnia cantante.

Infine, mi riservo qualche commento sul format dei Mondali in generale. Seppur, da una parte, le partite sono state quasi tutte gradevoli o comunque equilibrate (tranne 4/5 goleade che ci sono sempre state in ogni Mondiale), dall'altra la formula a 48 squadre – come ogni formula che prevede la possibilità di qualificarsi da terzi – è francamente improponibile in un torneo di questa importanza.
È vero che è stato così anche dal 1986 al 1994, ma rappresenta un sistema che si presta a troppi calcoli e biscotti. Chi gioca per ultimo è troppo avvantaggiato: questa notte Algeria ed Austria sapevano che un pareggio sarebbe bastato ad entrambe, così come per Ghana e Croazia. Il Senegal invece sapeva che due sconfitte contro le più quotate Francia e Norvegia non sarebbero state un problema, a patto di non subire troppi gol, in caso di vittoria con il modesto Iraq all’ultima giornata.
A farne le sorprese è stato l’Iran. Paese bombardato dal paese ospitante fino a un paio di mesi fa, costretto ad allenarsi in Messico e a viaggiare negli USA solo i giorni delle partite e con una delegazione ridotta rispetto a tutte le altre squadre, gli iraniani hanno anche subito la beffa di essere eliminati grazie ai biscotti altrui nell’ultima giornata.
L’Iran manca così ancora una volta l’accesso alla fase ed eliminazione diretta: peccato, perché sarebbe stata una storia bellissima, davvero una di quelle storie contro tutto e tutti, contro la FIFA di Infantino che dopo la partita contro l’Egitto gli ha assicurato che “stavano lavorando” per migliorare la loro situazione – peccato che il Mondiale stesse finendo – e contro il coglione (lo chiamo così solo perché l’ha fatto anche Libero, mica per altro) presidente di uno dei paesi ospitanti che vuole intestarsi il Mondiale.
A questo punto sarebbe più logico un Mondiale a 64 squadre, in cui passano solo le prime due del girone, e non mi sorprenderei se dalle prossime edizioni si passasse direttamente a questo format: Infantino avrebbe così anche una scusa sportiva per racimolare qualche voto in più utile per la sua rielezione.
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